I flash del 2025 che ricorderemo

 

mercoledì 31 dicembre 2025

 # 1 giorno al 2026

 

 

   

Vedi caro amico, cosa si deve inventare, per poter riderci sopra, per continuare a sperare

Lucio Dalla

 

    I flash del 2025 che non dimenticheremo

e buon anno nuovo

 

 Il fatto di gennaio  

New Orleans e il ritorno del terrorismo. Un mese prima del Super Bowl

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L’inverno non si sente mai veramente a casa a New Orleans. È solo un ospite sgradito che serve a ricordarci quello che ci manca. E se ne va giusto in tempo per farcelo dimenticare di nuovo. Dicono così in Una canzone per Bobby Long, quel vecchio film con John Travolta e Scarlett Johansson, perché New Orleans ha fama d’essere “dimora di pirati, ubriaconi e prostitute”, il posto di “volgari, costosi negozi di souvenir. Puzzolente, marcia, vomitevole, abietta. Putrida, salmastra, bacata, cattiva. Molliccia, rancida, schifosa, indecente” – questo è New Orleans con lo sguardo dei Simpson.

La confusione di Jannik: scambiare Mattarella per AmadeusGod Bless NBA: dove i bacini di utenza non contano

 

★★★★★   il più letto del mese

I circoletti rossi di Rino Tommasi

Trecentonovantanove volte in quarant’anni appare il nome di Rino Tommasi nei pezzi di Gianni Clerici, una coppia più longeva di Tognazzi e Vianello, in tv assortita a quel modo così esatto che pareva avesse avuto alle spalle lo studio di un antropologo. Esatti erano su Rete4, su Tele+, su Sky, i tipi che rappresentavano, uno lirico e visionario, l’altro matematico.

▥  addii  Aldo Agroppi  |  Rosita Missoni  |  Oliviero Toscani  |  Demis Law

 

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▥   artefici   Bentornata Madison Keys, dove sei stata in tutti questi anni

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Ha aspettato sette anni e mezzo per poter tornare in una finale Slam. Da New York 2017 a Melbourne 2025, in tutto questo tempo Madison Keys potrebbe passare per un puntino nel mucchio. Eppure, a guardar bene dentro i suoi numeri è stata la quarta giocatrice per semifinali Slam giocate negli ultimi dieci anni, sette come Iga Swiatek, qui battuta dopo aver salvato due match point, ed è la sesta giocatrice in attività con più partite vinte nei Major

 

▥   vintage  Il primo articolo di Gianni Mura

Era un venerdì, c’era la boxe a Roma, l’indomani a Milano. Mazzinghi era tranquillo, Benvenuti no. Benvenuti era furioso. Uno aspettava di salire sul ring contro Isaac Logart ma pensava a Joey Giardiello, campione del mondo dei pesi medi. I giornali raccontavano che la corona dei medi jr sarebbe stata presto cancellata dalla lista dei titoli mondiali, ne erano certi anche dentro la società che gestiva la carriera del pugile toscano, ecco perché progettava di fare un passetto alla volta verso la categoria superiore.

La Valanga Azzurra litigava mentre finiva Canzonissima

 

▥   oggetti  Le racchette sfasciate dai battuti

Non c’era mai stato nella storia del tennis uno Slam finito allo stesso modo, il torneo femminile e quello maschile nel giro di 24 ore, chiusi dalla furiosa reazione dei battuti. Aryna ha elaborato con la trivialità, la sguaiata certezza di essere superiore a quanto le accadeva. Ha tirato fuori quel gesto che in letteratura non si trova quasi mai: ne ha scritto una volta Valentina Pigmei su Esquire, un piccolo saggio sull’inibizione femminile dell’urinare e sul fare la pipì come atto di ribellione.   Sasha ha riempito il vuoto della sconfitta con il dramma, quella roba che nei romanzi la trovi eccome, sia nei tedeschi sia nei russi.

Il sigaro di Conceiçao 

 

▥   gesti  Sinner e l’ultima spalla di Cahill su cui posare il capo

C’è stato un gesto, a un certo punto. Jannik Sinner è andato a posare la sua testa sulla spalla di Darren Cahill, subito dopo la fine della partita, dava l’impressione di starci bene, di starci comodo, di volerci restare tanto, se non per sempre. Ora pare che dopo Cahill nel box possa arrivare Agassi, o forse Ivanisevic, gira pure il nome di Seppi. Ma nessuno sarà così paterno come lui quando s’è sfilato, quando gli ha detto con un gesto e senza parlare ti stanno aspettando, devono darti la Coppa, adesso è tempo che tu vada, non ti voltare indietro.

 

  la parola  Lo stupidangolo

Gilicorner. È una parola che usano in Spagna. Il corner è il calcio d’angolo. Gili è un prefisso dispregiativo, significa qualcosa di simile a sciocco, stupido. Una connotazione negativa nel calcio viene ovviamente adoperata per qualcosa che sfugge alla tradizione. Il gilicorner è allora il calcio d’angolo corto, quello che dalla bandierina non viene battuto come un tempo, con una bella pedata al pallone in mezzo all’area, a chi coglio coglio.

 

 Il fatto di febbraio    

Un’aggressione sessuale da 10mila euro: il dibattito sul bacio di Rubiales

Vista da qui esiste già la certezza di una sproporzione tra la portata storica del caso nel paese che si è dato una legge sul consenso e la decisione presa dal tribunale di degradare la pena a sanzione amministrativa. Così come esiste un sapore di sgradevolezza nel veder risolta una simile storia tra un uomo e una donna con il ricorso ai soldi, come nel codice di Domenico Soriano con Filumena. Fosse stato pure un milione o due o cento, non ci si attendeva dai giudici spagnoli che dessero un valore economico a un bacio rubato.

|  Doping o no: il dilemma del monossido di carbonio

 

★★★★★   il più letto del mese

Le cose che dicono all’estero di Sinner e che non ci piace ascoltare

È cominciato a Doha il primo torneo di tennis a cui Jannik Sinner  avrebbe voluto partecipare e invece non può. La maniera in cui è arrivata la sospensione di tre mesi è diventata un nuovo elemento di confusione sulla scena pubblica e un nuovo exemplum medievale, quel genere di racconti in cui eccellevano i predicatori nel riferire le vite dei santi o di chi aveva raggiunto la salvezza dell’anima. Erano biografie con una sola possibilità di interpretazione, venivano adoperate nella lotta all’eresia.

 

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  cadute  Il rigetto dell’innesto Thiago Motta

Fu un vento di trasgressione e di novità a ficcare l’idea nella testa di Cristiano Giuntoli, probabilmente perché Luciano Spalletti si era nel frattempo fidanzato con la Nazionale e fu impossibile vestire di bianco e di nero il tatuaggio con lo scudetto azzurro che si era fatto lungo il braccio.  Sarà che gli dèi del calcio ogni tanto non si fanno i fatti loro, sarà che si indispettiscono, scendono dai loro Olimpi e vengono a punire certi atteggiamenti, ma adesso il calcio di Thiago Motta fuori dal recinto felice di Bologna è “imbarazzante” [Libero] e “inguardabile” [il Giornale].

 

▥   discussioni  Il ciclismo vorrebbe rallentare ma non sa come

Ridurre la velocità per ridurre le cadute è un’equazione che spacca il gruppo. Emerge un consenso diffuso sulla necessità di abbassare le medie, il punto è come. È qui che le cose si complicano.

 

▥   vintage  L’occhio di settant’anni fa sullo sport femminile

Il 20 febbraio del ‘55 il signor Piero Gabotto da Milano scrive una lettera al dottor Giuseppe Frattini, specialista di medicina sportiva e capo del servizio medico del Giro d’Italia, titolare di una rubrica scientifica sulla Gazzetta dello sport dell’epoca. “Ho notato con perplessità – gli dice il signor Gabotto – che nel suoi scritti mai ha speso una parola per lo sport femminile. Ciò mi induce a pensare che ella sia, non dico avversario, ma perlomeno indifferente verso ogni attività sportiva della donna”.

 

 

Il fatto di marzo 

atleta d‘Italia del 2025

La Coppa della metamorfosi di Federica Brignone

Le cose per Federica Brignone stanno così. La seconda Coppa del mondo è arrivata con 10 vittorie e 14 piazzamenti fra le prime-tre. Ha il record del podio e del successo più longevi nel circuito in discesa, in Super-G e in gigante. Ha vinto 4 Coppe di specialità in 4 discipline diverse e corre per aggiungerne un altro paio. È uscita dai Mondiali con l’oro nel gigante e l’argento in Super-G. È l’ottava di sempre per gare vinte [37)] e ha trascinato l’Italia al primo posto nella classifica femminile per nazioni vinta nel 2017 e nel 2020.  Sono tutte le perle di Brignone messe in fila da Gianmario Bonzi, voce delle telecronache su  Eurosport. Sulla sua pagina Facebook aggiunge. “What else?”. Niente. In effetti: niente.

 

albo d’oro  |  2019  Settebello  |  2020  Dorothea Wierer | 2021 Filippo Ganna | 2022 Gregorio Paltrinieri | 2023 Gianmarco Tamberi  |  2024   Jannik Sinner  |  2025  Federica Brignone

 

Il più letto del 2025

La notte prima del matrimonio di Panatta: “Uomo, marito, padrone”

Sabato 15 marzo alle cinque del pomeriggio, nella chiesa di San Michele, Pian dei Giullari, Firenze, Adriano Panatta sposa Maria Rosaria Luconi. Don Gildo si commuove e i testimoni pure. Sono Pedro Nicolis ed Ermanno Daeili per la sposa, Paolo Bertolucci e Franco Bartoni per lo sposo. Venerdì, il giorno della vigilia, la Gazzetta dello sport manda l’inviata Rosanna Marani a cercare notizie fra amici e conoscenti, tutti impegnati a proteggere la vita privata dei giovani. Ma Rosanna Marani torna a casa con il pezzo. E che pezzo. 

 

albo d’oro  | 2019 Le pagine più belle sulla boxe [QUI] | 2020  Al Pacino e il mito del discorso nello spogliatoio [QUI] | 2021 Chi sono i ragazzi di Castel Volturno a cui la federazione impedisce di giocare [QUI] | 2022 Il primo Slam con i coach che parlano dalle tribune [QUI] | 2023 Il caso Egonu-Antropova e il racconto embedded della pallavolo [QUI] | 2024 Storia di Aya Nakamura, la cantante “non abbastanza francese” per le Olimpiadi  [QUI]  |  2025  La notte prima del matrimonio di Panatta [QUI]

 

      leggi anche

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  tempi liberi   Che effetto ci fa Fight Club venticinque anni dopo

Era l’autunno del 1999 e al cinema il secolo finiva con un uomo a torso nudo che picchiava senza sosta un altro uomo in una cantina piena di sporcizia e di sudore. Il naso del tipo quasi non esisteva più, il suo volto era un relitto, c’era del sangue nerastro dappertutto. Quel cane rabbioso nella vita d’ogni giorno lavorava in giacca e cravatta in una multinazionale delle auto. La scena del pestaggio dura 45 secondi e si tratta di 45 secondi di violenza straziante, con un montaggio audio che isola il suono dell’impatto dei pugni nudi sulla carne da tutto il resto. I ragazzi che oggi replicano la clip su TikTok non erano ancora nati.

 

▥   discussioni  L’atletica leggera inventa la patente di femminilità

Una ventina d’anni dopo l’abolizione del test di genere, Sebastian Coe muove il passo definitivo nella battaglia che ha occupato il grosso dei suoi pensieri da quando è alla guida di World Athletics. L’annuncio del test del DNA per la partecipazione alle gare femminili arriva una settimana dopo la sconfitta nell’elezione alla guida del CIO, ed è lecito presumere che sarebbe stato il suo jolly, il suo coniglio dal cilindro nel caso in cui fosse andato a sedere sulla poltrona.

|  L’Europa si è presa la NBA, la NBA viene a prendersi l’Europa

 

  gli anni con il cinque   Cinquant’anni da Fantozzi nello sport

La classifica del tennis era diventato un lavoro per computer da un anno e mezzo, e quando il ragionier Filini chiese a Ugo Fantozzi allora che fa, batti lei?, il numero uno era Jimmy Connors da otto mesi di fila.

 

▥   gesti  Il rigore a due tocchi di Julian Alvarez

Quando il diavolo ci si mette, si diverte. La storia del rigore a due tocchi negli ottavi di Champions, colto alla VAR, annullato e contestato, poteva capitare ovunque. Se fosse uscito dalla serie di Lugano-Celje in Conference League ne avremmo forse avuta un’eco lontana, starebbe nel vecchio colonnino di destra insieme con i gattini, forse non tutti sanno che. Invece il diavolo ha deciso di infilare una scivolata sul dischetto del rigore nel calcio più tossico d’Europa

 

  addii  Pizzul se ne va, a noi resta il problema di girarsi

Il mondo dove Bruno Pizzul è stato Bruno Pizzul non esiste più e non tornerà. Non è riproducibile. Siamo tutti figli di un solo tempo. È pieno invece stamattina di telecronisti che raccontano di aver cominciato perché avevano sentito lui in televisione ai Mondiali eccetera eccetera. È lo scherzo che fanno i ricordi. È sempre pieno di persone che si raccontano al posto del morto, quando muoiono i Bruno Pizzul. Ma non possono esserci frutti di un Bruno Pizzul in chi oggi fa il lavoro di Bruno Pizzul, dove tutto è scandito dal ritmo e dalla frenesia, dai frame

 Fred Stolle  |  John Feinstein  |  George Foreman e i commenti alla sua morte

 

 

Il fatto di aprile

Van der Poel e il suo manubrio: una Roubaix vinta con la cultura del ciclocross

Non c’entrano la fortuna o la sfortuna. C’entra il ciclocross. Quando mancavano 37 km alla fine della corsa, quando ormai da una quarantina era partita l’azione giusta e s’era capito che la Roubaix stava per diventare il duello annunciato alla vigilia, sia Tadej Pogacar sia Mathieu Van der Poel hanno sbagliato a imboccare una curva. Sono finiti insieme su un lembo di prato ai margini del pavé. Pogacar ci è finito dentro. Mathieu ha tirato su la ruota anteriore della bicicletta con una strattonata, proprio come gli capita negli inverni in cui gli avversari riposano e lui va a prendersi la maglia di campione del mondo di ciclocross.

 

★★★★★   il più letto del mese

La psicologia del giocatore di biliardo nel suo teatro di silenzio

C’è un ritmo lento che accompagna le partite di biliardo, c’è un ritmo lento che chiede ai giocatori, glielo impone, un controllo feroce dei pensieri. Gli chiede di mantenere la concentrazione per lunghi periodi, spesso immersi in un silenzio carico di attesa che caratterizza le sale da biliardo. Ogni colpo richiede calcolo, visualizzazione, esecuzione precisa, con il peso aggiuntivo della consapevolezza che una singola mancanza di concentrazione può cambiare le sorti di una partita.

 

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▥  artefici   Le ultime buche fra McIlroy e la giacca verde

L’unica volta che Rory McIlroy si è presentato all’ultima giornata del Masters di golf in testa era il 2011 e tornò a casa con lo scuorno della sconfitta più atroce. Aveva chiuso il percorso in 65 colpi al primo giorno, in 69 al secondo, in 70 al terzo, ma dovette tirarne 80 alla domenica. I quattro di vantaggio che aveva su Charles Schwartzel divennero poltiglia, scivolò al quindicesimo posto e rafforzò l’idea che la giacca verde fosse la sua maledizione.

Curtis, Mao e compagnia: l’età dei post sdraiati  |  I canestri di Bueckers, la WNBA ha una nuova pagina bianca da scrivere  |  

 

▥   vintage  Come la Coppa dei Campioni nacque settant’anni fa su L’Equipe

esistono due modi complementari di raccontare l genesi di questa storia. Ce n’è uno classico che fa risalire la prima scintilla degli eventi a una partita amichevole tra Wolverhampton e Honved Budapest del 13 dicembre 1954. Un altro mette in luce la visione filosofica di Jacques Goddet, il gran capo di L’Équipe, il quale già dal 1947 sosteneva che «servire lo sport significa servire la nostra causa». Hanot faceva colazione nella sua camera d’albergo inglese il giorno dopo la famosa amichevole e lesse sul Daily Mail un articolo di David Wynne-Morgan che assegnava al Wolverhampton il titolo di campione del mondo. Hanot chiamò il giornale, chiese di farsi passare gli stenografi e dettò un pezzo. Aveva la fama di dare a braccio, era così abituato che certe volte parlando diceva “virgola” nel mezzo di una frase.

|  Il primo articolo di ciclismo di Gianni Mura

 

▥   addii   Barry Hoban che voleva morire sul Ventoux

Il giorno dopo il dramma di Simpson sul Ventoux, il gruppo concesse a Hoban di andare vincere la tappa in omaggio all’amico. Ha scritto Gianni Mura una volta: “Barry Hoban fece in solitudine le strade, che sapevano sempre più di mare, fino al traguardo di Sète, la città di Brassens. Era il 14 luglio ma non importava a nessuno, neanche all’orgoglio dei francesi. Hoban andò via spinto dal gruppo, che aveva un cuore. Nessuno lo inseguì. Hoban arrivò primo a Sète con la testa piegata sul manubrio, piangendo”. Due anni dopo, Hoban avrebbe sposato la vedova di Simpson

|   Mario Vargas Llosa  |  Hugo Gatti  |  Papa Francesco

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Il gesto del 2025

Il segno della Vittoria senza vittoria: la serenità del battuto van Aert

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Van Aert deve essere un ragazzo meraviglioso. Lasciò il Tour de France perché stava nascendo il secondo figlio. L’altro giorno dopo la Roubaix il bimbo gli ha chiesto papà papà perché sei arrivato quarto, e lui ha risposto che non c’era niente di male a finire quarti, c’erano stati tre ciclisti più forti di lui. Intorno ai suoi piazzamenti si fa un mucchio di sarcasmo, in televisione poi non ne parliamo, lo sfotte gente che non ha mai vinto la Sanremo come lui, né nove tappe e qualche maglia verde al Tour, né Strade Bianche, né Amstel, né Gand-Wevelgem, né tre Mondiali di ciclocross. Ha un’aura da nuovo Poulidor, ma quando parliamo di Poulidor dimentichiamo spesso che parliamo comunque di un fenomeno.

albo d’oro  | 2020 Il cartello mostrato da Caputo: restate a casa | 2021 L’abbraccio tra Mancini e Vialli a Wembley | 2022 Il salvataggio di Anita Alvarez | 2023 Il Biles II  | 2024  L’inchino di Céline Dion sulla Torre Eiffel  |  2025  Il segno della Vittoria senza vittoria: la serenità del battuto van Aert

 

 

 

Il fatto di maggio 

★★★★★   il più letto del mese

Il quarto scudetto del Napoli

 

Due cose Aurelio De Laurentiis sa scegliere con una certa cura. Gli allenatori e gli aggettivi. I bravi allenatori sono sotto gli occhi di tutti. I buoni aggettivi rimangono in genere intrappolati fra le imitazioni e le parodie che si fanno di lui. Una decina d’anni fa definì rapace la città perché gli pareva ghermisse i sensi di Gonzalo Higuaín e chissà quali altri calciatori. La gioia del quarto scudetto gli è venuto invece di dirla smisurata e selvaggia, come Leopardi descrisse l’affanno nel primo caso e come Dante vedeva la turba nel secondo.

|  Tra la vita e la morte avrei scelto la Coppa America

 

 

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▥  meduse   La maglia rosa a un passo dal centro per migranti in Albania

Tra Gjader e Durazzo ci sono meno km di quanti oggi debbano farne in bicicletta questi 184 uomini per spostarsi da Durazzo a Tirana. Sono 88 contro 160.  Chi parte per il Giro d’Italia è dunque più vicino ai migranti rinchiusi nel CPR voluto dal governo in Albania che al traguardo della prima maglia rosa. L’11 aprile le porte del centro di Gjader sono state aperte con un decreto-legge a un primo gruppo di persone come se fosse un qualsiasi altro centro in Italia, dopo mesi nei quali era stato presentato invece come un luogo d’accoglienza per migranti intercettati nel Mediterraneo e in attesa della valutazione della loro richiesta d’asilo.

Perché al Roland-Garros le donne non giocano mai di sera

 

▥  artefici  Bologna la rossa, la verde e la bianca: La Coppa dopo 51 anni

Alle due di notte il Bologna è salito su un treno, ha caricato la Coppa Italia in un vagone e se n’è tornato a casa nel giro di novanta minuti, più o meno quanto dura una partita. Colonna sonora: facile. La sera dei miracoli, Lucio Dalla, si muove la città.  La prima Coppa Italia del ‘70 era finita sul Corriere della sera in un piccolo trafiletto di spalla, perché nel frattempo erano cominciati i Mondiali in Messico e l’Italia quella sera – alla mezzanotte da noi – avrebbe dovuto giocare contro l’Israele.

|  Una maglia rosa venuta dal Messico

 

▥   addii   Il pugile che tenne sveglia l’Italia prima di Neil Armstrong

«Ha toccato» disse Tito Stagno, anche se non era vero. Era preso dall’ansia di non mancare il momento dell’impatto tra il piede di Neil Armstrong e la Luna, era un piccolo passo per l’uomo eccetera eccetera. Quando l’americano tornò sulla Terra, gli chiesero se durante il viaggio nello spazio avesse visto Dio. Rispose: «Yes, she’s black». Ma questo venne dopo. Questo venne due anni dopo. Sulla Luna, senza muoversi di casa, gli italiani c’erano già stati con Nino Benvenuti.

|  Lo sport in bianco e nero fotografato da Salgado

 

▥   vintage  Lo scudetto del Verona

Adesso che sono passati quarant’anni è arrivato il momento giusto per un contro-pensiero, una riflessione che vada in direzione ostinata a contraria alla lunga narrazione sullo scudetto più incredibile e miracoloso nella storia del calcio italiano.

 

▥   gli anni con il cinque  La mattina che l’Heysel

La mattina dell’Heysel l’ambasciatore d’Italia in Belgio era in apprensione. Giovanni Saragat, figlio dell’ex presidente della Repubblica, aveva visto giocare la Juventus solo una volta, l’aveva vista vincere a Tampere, in Finlandia, e dal suo ufficio in Rue Emile Claus raccontava a Manlio Fantini sulla Gazzetta di Cannavò che “per me non si tratta soltanto di una squadra italiana, ma anche della squadra di famiglia. Non sono un grande intenditore, la mia debolezza sportiva è il pugilato, ma quando si tratta della Juve, capite…”.

Il primo scudetto del rugby a Sud

 

  discussioni  Perché al Roland-Garros le donne non giocano mai di sera?

Quasi un anno dopo i Giochi è finita la luna di miele fra la stampa americana e Parigi. Deve essere un segno dei tempi. Nella sua newsletter Bounces [Rimbalzi – ehm], il giornalista e podcaster Ben Rothenberg segnala che i marciapiedi della città, anche quelli dei quartieri più pittoreschi, sono pieni di escrementi di cane. Ma deve essere un espediente narrativo per dire più avanti che gli organizzatori del Roland-Garros ne hanno pestata una. Anzi scrive: “continuano a pestarla”.

 

 

Il fatto di giugno

La Champions del PSG: cinque scene da ricordare

La richiesta di perdono di Hakimi. La scarpa bucata di Acerbi. Le suole e i tacchi dei parigini. Dimarco con il telo in panchina. La t-shirt lanciata a Luis Enrique dalla tribuna. Désiré Doué: un Neymar senza follie. Il riscatto di Donnarumma. Il PSG campione d’Europa.

|  Battocletti e il nuovo dominio femminile nello sport italiano  |  Sarà difficile dimenticare Parigi, ma Sinner deve farlo  |  Nessuno ha salvato Marcell Jacobs da sé stesso

 

★★★★★   il più letto del mese

L’esonero di Spalletti e il racconto del calcio in Italia

Ci sono stati allenatori che hanno saputo del loro esonero in conferenza stampa, da una domanda. Altri sono stati licenziati dalla dichiarazione di qualche ultrà in televisione. Mai nella storia della Nazionale italiana e forse del calcio ce n’era stato uno che volesse comunicare di persona il suo licenziamento: anche questo è toccato vedere in una federazione allo sbando, senza guida né idee. 

La scelta saggia di Claudio Ranieri  |  Ve lo meritate Rino Gattuso  |  

 

 

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atleta mondiale del 2025

E la chiamano Estate: i record di Sumer McIntosh

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È arrivata l’estate. Nel senso di Summer McIntosh, oro a Parigi nei 200 farfalla, 200 e 400 misti, con il condimento di un argento nei 400 stile libero. È arrivata in forma debordante ai Trials canadesi per i Mondiali di Shanghai. 

albo d’oro | 2019  Rafa Nadal  |  2020 LeBron James  | 2021 Elaine Thompson | 2022 Leo Messi | 2023 Simone Biles | 2024 Tadej Pogacar  |  2025 Summer McIntosh

 

▥   artefici   I canestri nel deserto della Nazionale femminile di basket

La Nazionale che verrà, non veniva mai. Quanti anni d’attesa per la Generazione Zandalasini, il gruppo che ha attraversato i tornei internazionali giovanili vincendo un argento mondiale Under-17 nel 2016, un oro europeo Under-16 nel 2018, uno Under-18 e uno Under-20 nel 2019. La squadra del futuro, solo che il futuro – come la primavera di Battiato – tardava ad arrivare.

 

▥   americhe  Il primo anello per Oklahoma City

La settima squadra campione diversa in sette anni è quella che in Gara-7 ha avuto il suo campione fermo sulle gambe fino in fondo, Shai Gilgeous-Alexander, MVP della stagione regolare e adesso anche delle finali con una doppia-doppia nella notte dell’anello, come non succedeva dai tempi di Steph Curry 2015.

 

▥   oggetti di scena   I parastinchi sono diventati minuscoli

I giovani erano più affamati, ascoltavano i consigli degli anziani negli spogliatoi, in Italia non nascono i numeri 10 perché non si gioca più per la strada e non ci sono nemmeno quei bei difensori di un tempo. Ma adesso è troppo, adesso finanche i parastinchi non sono più quelli di una volta. Lo dice il Times, e chi siamo noi per non fidarci di quel che dice il Times.

 

▥   clic   Gli acrobati del tennis e il tuffo di Sara Bejlek

Il gesto dei gesti in questi giorni è stato un volo orizzontale di Sara Bejlek nel torneo di qualificazione. Andre Ferreira, fotografo della federazione francese, ha colto il solo attimo in cui quella posa era perfetta, parallela al terreno. 

 

▥   gli anni con il cinque   Il giorno di Invictus

Quando gli All-Blacks avevano ormai le mani sui fianchi e neppure un’ultima goccia di energia, sul prato di Ellis Park scese Nelson Mandela, prese la Coppa del mondo e la passò tra le mani di François Pienaar come da mesi aveva sognato di fare, dicendo a un paese senza dirlo che la storia stava cambiando, era cambiata. Era l’atto che nell’immaginario e nella cultura popolare chiudeva il capitolo della segregazione razziale.

Il primo giorno di Bearzot da cittì

 

▥   addii   Nino Petrone e il mestiere in valigia

Le regole del mestiere secondo Nino Petrone erano due. In apparenza evidenti, nella realtà sfuggevoli. Numero uno: scrivere con chiarezza. Ma la numero uno veniva dopo la numero due: documentarsi. Questo diceva ai giovani che per anni gli hanno domandato come si fa, come si deve fare, ma «bisognava meritarselo, persona unica molto più che speciale», ricorda stamattina Gianfranco Coppola, cresciuto accanto a lui, salernitano come lui. 

Mike McCallum  |  Gianni De Felice  |  Bernard Lacombe

 

 

Il fatto di  luglio  

La vittoria di Sinner a Wimbledon è nata in un barattolo di caramelle gommose

A una rivalità non si può sempre chiedere l’epica. Anche Bjorn Borg e John McEnroe, come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, ce ne diedero in abbondanza alla loro prima finale Slam. Ci riempirono gli occhi sull’erba di Wimbledon nel 1980 e ogni altra manifestazione successiva non è più stata all’altezza di quelle tre ore nelle quali Gianni Clerici scrisse di non essersi mai alzato per andare a fare la pipì. 

Lo schema migliore per fermare Caitlin Clark  |  L’Inghilterra campione d’Europa è una squadra molto bianca

 

★★★★★   il più letto del mese

Simona Quadarella, il potere del cambiamento

È pieno di gente in giro che lo sa. Basta farsi qualche scrollata in rete. È pieno di gente consapevole che il cambiamento sia un’opportunità. Molti l’hanno fatto diventare un lavoro. Contatti info chiocciola nome cognome punto com. Promettono di “preparare a una second life”, a “nuove sfide”, a “trasformazioni che muteranno orizzonti e desideri” e che “daranno forza e possibilità”, oppure che “faranno emergere potenziali risorse”, che “svilupperanno la capacità di essere resiliente”. 

 

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▥   gesti  Furlani e Iapichino, il gesto fanciullo del saltare

Sergio Bonelli faceva saltare Tex a cavallo, mentre Angela e Luciana Giussani disposero che Diabolik “con un balzo fulmineo” lo facesse su un carro schiumogeno ne Il pugnale cinese o giù per i cespugli ne La Bisca clandestina. Non ne parliamo di Collodi. Pinocchio “era riuscito a saltare il fosso, mentre agli inseguitori, scherani maligni, toccava di essere immersi nel fosso fangoso”.

La portiera tedesca che ha fermato la Francia agli Europei  |  In Formula 1 i doppiaggi stanno scomparendo

 

▥   gli anni con il cinque  Due miliardi per Savoldi, quando Napoli scandalizzò l’Italia

Il presidente Ferlaino chiuse il colpo l’ultimo giorno, quando il Bologna stava facendo retromarcia per le proteste dei tifosi. Due miliardi per un calciatore non li aveva mai spesi nessuno, e li spendeva il Napoli. In realtà si trattava di un miliardo e 400 milioni più Clerici e la comproprietà di Rampanti. Ma dire due miliardi faceva più colpo nella città che aveva i netturbini in sciopero da quattro giorni, gli alberghi chiusi per mancanza di turisti, un’epidemia di colera ancora fresca alle spalle.

L’invenzione dell’accoglienza di un campione in città

 

▥   addii  Hulk Hogan, il corpo dell’America anni Ottanta

Prima che il wrestling da noi prendesse il nome con cui americani e inglesi chiamano la lotta olimpica, in televisione si chiamava catch. Arrivava in seconda serata su certi canali locali e il più rumoroso eroe era Antonio Inoki.

Sergio Campana

 

 Il fatto di agosto  

Cosa sarà di Kelly Doualla

Kelly Doualla ha messo 53 passi e mezzo nei 100 metri più attesi e più vistosi della sua attività – farebbe impressione dirla carriera. I titoli dei giornali, la diretta tv, una certa attesa che galleggiava nell’aria. È partita con un tempo di reazione di 0.115. Dopo 10 metri era seconda, dopo 20 prima, dai 30 in avanti si è capito che non avrebbe perso più.

L’azzurro è Under: e li chiamiamo fragili  |  Chissà se possiamo permetterci una campionessa di 12 anni

 

★★★★★   il più letto del mese

Cosa succede alla partenza della MotoGP

Non c’è mai silenzio sulla linea di partenza ma nella testa di un pilota tutto quel rumore certe volte non arriva. Non deve. Da quando il semaforo si spegne fino alla prima curva, in un Gran Premio di MotoGP passano una manciata di secondi. Non più di quattro. Eppure quei quattro secondi sono di un’importanza cruciale. Hanno un peso su tutti i successivi giri.

Che cosa fanno i tennisti quando aspettano

 

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▥   mappe  I ragazzini pakistani della pallavolo: qualcosa sta nascendo oltre il cricket 

Qualcosa sta succedendo in Asia alle nostre spalle, mentre siamo distratti e guardiamo altrove. Qualcosa di grande, qualcosa di inaudito. Ci sono dei ragazzini pakistani che hanno mollato il cricket e fanno altro. È qualcosa di perfino più grosso che vedere i bambini italiani darsi al tennis o all’atletica abbandonando il calcio, perché il cricket in Pakistan è tutto insieme una religione, un motivo di orgoglio nazionale, un ascensore sociale e una palude torbida per le scommesse clandestine. 

 

▥   clic  Il posto vuoto di Diogo Jota

Stasera arriva l’esordio in campionato contro il Bournemouth e tutto questo deve trovare una sintesi. La sintesi è forse in una foto a cui il Telegraph dà grande risalto, la foto dello spogliatoio dei Reds dove il posto di Diogo Jota è vuoto. L’ha scattata e diffusa il Liverpool.

 

Personalità dell’anno 2025

Pauline Ferrand-Prévot, il Tour e i corpi magri del ciclismo

Dieci giorni dopo la vittoria al Tour de France, Pauline Ferrand-Prevot è ancora sulla bocca di tutte. Per il suo fisico. Per il suo corpo smagrito di proposito, per essere leggera in salita, scattare in montagna e lasciarsi tutte alle spalle. Ci sono troppi corpi troppo magri nel ciclismo. 

albo d’oro   2020 Marcus Rashford | 2021 Simone Biles | 2022 Lia Thomas | 2023 Jennifer Hermoso | 2024 Benedetta Pilato | 2025  Pauline Ferrand-Prévot

 

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il fatto di settembre  

Egonu, Velasco e la pallavolo nel pantheon dello sport italiano

Chi ce l’ha fatta prima di loro sta dentro pagine ingiallite dal tempo oppure su pianeti meno popolati. Non ci sono molte Italie che hanno vinto un oro olimpico e un oro mondiale. Il calcio lo fece con Vittorio Pozzo negli anni Trenta del Novecento. Il Settebello con Ratko Rudic a metà degli anni Novanta. 

Dopo i Fenomeni gli Imprendibili: la nuova generazione della pallavolo  |  L’umanità di un Pallone d’oro a Ousmane Dembélé

 

★★★★★   il più letto del mese

▥   gesti  Quando nacque il gol alla Del Piero

La prima volta che vedemmo un gol alla Del Piero, Roberto Perrone sul Corriere della sera scrisse che si trattava di “una cosa che non è un gol, ma una creazione fantastica perché da sinistra, e su lancio verticale di Sousa, gli riesce tutto: il taglio, il rientro rapido su Kohler, l’esecuzione. E in quel destro che vede l’angolo e vi si deposita altissimo, c’è del genio”.

I piedi di Donnarumma in una squadra di Guardiola  |  La sabbia nella clessidra di Mattia Furlani

 

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▥   artefici    L’Homo Duplantis: corpo, anima e materiali di un’evoluzione della specie

Ormai lo sappiamo, ormai è chiaro. Quando Armand Duplantis comincia a frugare dentro la borsa e tira fuori l’Artiglio, tira pure un’aria da record del mondo. Stavolta l’ha fatto mentre i giudici di Tokyo issavano l’asta all’altezza di sei metri, la barriera dell’impossibile per tutti eccetto tre o quattro. L’Artiglio è quella scarpa speciale e buffa, con la punta che sporge dalla parte anteriore “come uno strumento di tortura medievale” [la definizione è del Guardian]

 

▥   gli anni con il cinque  Il centenario di Camilleri: il calcio e Montalbano

Quando per Sellerio uscì postumo Riccardino, l’ultimo romanzo del ciclo del commissario Montalbano, a un anno dalla morte di Andrea Camilleri, il fan club del sito Vigata che analizza le opere dello scrittore siciliano e i temi trattati, scrisse che nei suoi libri “mai uno che giochi al pallone! O che ascolti Tutto il calcio minuto per minuto o sia di cattivo umore perché la sua squadra ha perso”.

 

▥   addii   L’omaggio della VAR a Carlo Sassi

Quando nel giro di tre ore gli arbitri italiani sono andati due volte alla VAR in Sassuolo-Udinese e hanno cancellato tre gol in Pisa-Fiorentina, tutto è stato definitivamente chiaro. Era un omaggio a Carlo Sassi e al mezzo secolo impiegato dalla moviola per arrivare dagli studi di una tv a un campo di calcio.

 

l’oggetto di scena del 2025

Il ventilatore di Karalis e Duplantis 

Duplantis Karalis ventilatore

Quel coso. Quel coso nell’afa di Tokyo deve essere stata davvero una benedizione del cielo. Mondo ha tenuto il suo ventilatore portatile per tutta la serata dietro le spalle. Se non fosse stato inquadrato ogni tanto, poteva sembrare che fosse un soffio di vento a muovergli i capelli. Invece l’aria era immobile. Il resto era artificio, ma mentre si preparava all’ultimo salto, l’ultimo tentativo ai 6 metri e 30 – sarà stata la tensione, sarà stato il nervosismo – il ventilatore aveva smesso di farsi sentire dietro al collo e sulle spalle come prima.  Cosa esistono a fare gli amici, se non li vedi nel momento del bisogno? Nel momento del bisogno, oplà, di fianco a Duplantis si è manifestato Emmanouīl Karalīs. Il suo avversario. 

|  Scherzare con gli avversari: il dono dei campioni nuovi

 

albo d’oro   2020: il tasto giallo del telecomando Sky [con il sottofondo da stadio per le partite a porte chiuse]  | 2021 Il gesso di Tamberi | 2022 I cerotti sulle dita dei pallavolisti d’oro | 2023  Il pantaloncino delle tenniste | 2024  La cabina telefonica smantellata dal Poggio  |  2025  Il ventilatore di Karalis e Duplantis

 

 

 Il fatto di ottobre  

Lo strapotere di Pogacar: 298 ritirati nelle sue ultime tre vittorie

Stavolta i km percorsi in solitudine sono stati 20, un terzo di quelli ai Mondiali in Rwanda e cinquanta in meno che agli Europei, ma è comunque il primato per la Tre Valli Varesine negli ultimi vent’anni. In mezzo a una folla di biciclette Tadej Pogačar non ci sa stare. Il mucchio non lo diverte. Deve sentirsi a disagio.

|  Sohei Ohtani e la più grande partita nella storia del baseball  |  Ariarne Titmus, la vita ricomincia a 25 anni

 

★★★★★   il più letto del mese

L’ultimo giro di LeBron

Non è che a quarant’anni possono essere tutti Luka Modric. Ecco. Per vent’anni LeBron James ha dettato il ritmo del proprio destino contrattuale. Accordi brevi, opzioni personali, uscite calibrate al millimetro: ogni firma non era soltanto un rinnovo, ma una dimostrazione di potere, una dichiarazione di forza, un messaggio alla NBA. Ora la storia ha preso una piega inattesa. 

 

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▥   gli anni con il cinque  Thrilla in Manila, il match che chiuse un’era

Senza il leggendario accompagnamento di un Norman Mailer e di un Giovanni Arpino, un anno dopo Kinshasa venne Manila, dopo quel Rumble venne il Thrilla, e la storia del pugilato aggiunse un match in più da ricordare. Un match che fu violentissimo, primitivo.

 

▥   gesti  Le paranoie dei lanciatori di baseball

Nel baseball contemporaneo il monte di lancio è diventato più di un semplice pezzo di campo e più di un palco per uno show. È un luogo di paranoie, strategie sottili e occhi onnipresenti.

|  La numero 1 del golf ha cambiato la mano con cui tira  |  La potenza non è tutto: la svolta di McIlroyIl sumo sta arrivando in Europa

 

▥   addii  Cor Vos, l’occhio del ciclismo

Per mezzo secolo ha trasformato il ciclismo in immagini da ricordare. Cor Vos nos non è stato soltanto un testimone delle corse, un fotografo di braccia alzate e schiene ritorte, col tempo era diventato un custode della memoria in bicicletta. Scattava come i campioni, loro con le gambe, lui col dito. Insieme hanno fissato cadute, attimi di leggerezza, gesti eroici nel cuore del gruppo. Come dice Ride Magazine, “il suo nome è da sempre sinonimo di fotografia e ciclismo”.

|  Kanchha Sherpa  |  L’uomo che cambiò il suo nome in Manchester United

▥   sipari   Ariarne Titmus, la vita ricomincia a 25 anni

È la stessa età in cui Bjorn Borg sentì il sapore ferroso della nausea e Ashleigh Barty l’insofferenza di una vita piena di doveri. Agli stessi 25 anni se ne va pure Ariarne Titmus, una delle migliori nuotatrici al mondo dell’ultimo periodo.

 

la sorpresa del 2025

Vacherot, il nuovo principe di Monte-Carlo

Un qualificato che batte suo cugino in finale. Sembra la storia di un torneo di circolo. È successo a un Masters 1000 di tennis. “Una delle storie dell’anno, il materiale per il prossimo film sullo sport” dice dalla Germania Die Zeit. Un gigantesco what if che molte volte sarebbe potuto non succedere.

albo d’oro  |  2019: Benedetta Pilato  |  2020: Larissa Iapichino  |  2021: Anna Kliesenhofer  | 2022  Maria Sole Ferrieri Caputi  | 2023  La Nazionale di basket del Sud Sudan  |  2024  Luke Littler – campione di freccette2025  Vacherot, il nuovo principe di Monte-Carlo

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 Il fatto di novembre  

Il gigante e i bambini: il sorpasso di Sinner sul calcio

I dati raccontano stamattina che non esiste più nessun abisso tra la platea televisiva che si è iscritta alle vittorie di Jannik Sinner e quella che resiste accanto alla malinconica Nazionale di calcio. Per la partita con la Moldavia di giovedì, la forchetta si era ridotta ai minimi termini e in campo c’era Musetti. Stavolta non c’è stata sovrapposizione ma una staffetta, solo che in seconda frazione è caduto il testimone. Dagospia si fa voce della nazione e annuncia il risultato storico. Tra Rai2 e Sky 6.7 milioni di spettatori con il 35,7% di share. Italia-Norvegia ha fatto 7.5 milioni, ma con uno share più basso: 34,3%. Non c’è bisogno di alcun numero per certificare che il sorpasso sentimentale c’è già stato.

|   Mamdani sindaco, l’Arsenal si è preso pure New York  |  La fiamma dei Giochi italiani accesa senza soleIl ritorno di Paul Pogba

 

★★★★★   il più letto del mese

Il trono del tennis e le sue molte pretendenti

È un campo aperto. Anzi no: è un caos. Può succedere di tutto. Questo si diceva del tennis femminile all’inizio di questo decennio, queste erano le parole più usate per descrivere ila scena quando Serena Williams è scesa dal trono. Nessuna è riuscita a restarci seduta sopra a lungo.

La Davis di Cobolli e Berrettini

 

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▥   gli anni con il cinque  La notte degli attentati allo Stade de France

Dieci anni fa, prima di colpire, i kamikaze si erano sistemati in una casa a Bobigny, in Seine-Saint-Denis, a meno di dieci chilometri dallo stadio. Trascorsero l’ultima notte accanto ai membri dei commando destinati ai caffè parigini. Erano in tre e sapevano che il giorno dopo sarebbero morti. Avevano cinture esplosive, erano stati incaricati di colpire dentro e attorno allo stadio, si fecero saltare alle 21:17 alla porta D, alle 21:20 alla porta H e alle 21:53 in rue de la Cokerie, a cento metri dallo stadio, dove due di loro, senza biglietto, non erano riusciti a entrare.

|  L’omicidio del poeta che correva dietro a un pallone

 

▥   mappe  Alle Olimpiadi no, ai Mondiali sì: la gioia del piccolo Curaçao

Curaçao per il CIO non esiste. Non ha una bandiera, non ha una divisa, non ha una squadra. È una nazione indipendente dall’ottobre del 2010, solo un mese fa si sono tenute le celebrazioni per il quindicesimo anniversario del riconoscimento, ma alle Olimpiadi ancora non s’è visto mai. Giocherà i Mondiali di calcio. 

 

▥   clic  Perché le foto di Ali sono le più belle

C’è una data che continua a brillare come un negativo immerso nello sviluppo: 25 maggio 1965, il posto è Lewiston, nel Maine. In una sala che non aveva nulla di memorabile, Neil Leifer punta il suo Rolleiflex in faccia a un ragazzo di 23 anni che sta diventando un campione

 

▥   addii   I terzini di Peppe Vessicchio

Che cos’è un’orchestra in fondo, se non una squadra. Le dinamiche di un ensemble sono le stesse di un gruppo che cerca un gol. Quante volte un calciatore è stato raccontato come un von Karajan. «Ci sono le individualità che sanno risolvere uno schema facendo da sé, ci sono le casualità che fanno diventare interessante un’azione». Quando Peppe Vessicchio parlava di calcio, sapeva cosa diceva

|  Giovanni Galeone  |  Marshawn Kneeland

 

▥   gesti  Aiuto, anche in Inghilterra stanno scomparendo i dribbling

Dieci giornate di Premier League sono trascorse e Michael Cox su The Athletic ritorna sul grande tema dell’anno, l’evidenza di un ritorno a un calcio diretto, focalizzato sui lanci lunghi e sul gettarsi nella mischia.

La rovesciata di McTominay e la sbornia per la Scozia

 

▥   vintage   I quarant’anni della punizione di Maradona

Era il 3 novembre del 1985 e stava arrivando il futuro. La Juventus aveva vinto otto partite su otto, a Napoli perse la nona. Quarant’anni più tardi, oggi fa forse sorridere un certo racconto della città, ma ogni tanto riaffiora ancora – anche questo va detto.

 

 

il fatto di dicembre  

Lando Norris campione: il ruolo dei soldi di papà

 

Ci sono rumori che restano incastrati nella memoria. Per Terry Mitchell, quel suono arriva da Brands Hatch, era una mattina del 2014 quando sentì «il rombo familiare delle Ginetta, ma non era un giorno di gara». Fu il giorno in cui capì che suo figlio Jack avrebbe iniziato a inseguire Lando Norris, senza poterlo veramente raggiungere.

la politica  |  Il sorteggio mondiale dei fidanzatini di Peynet  |  L’arresto in contumacia di Kasparov | Dammi la tua password e io ti darò il visto

 

★★★★★   il più letto del mese

Lo show, i soldi e i soliti sospetti: Joshua vs Paul

È boxe e non è boxe. È sport e non è sport. È uno spettacolo disturbante e affascinante, assurdo e pericoloso. È affari e cultura pop, soldi e intrattenimento, streaming e identità digitale. C’è chi lo chiama circo, chi lo chiama baraccone, in sostanza una nuova sconcezza a cui si concede la vecchia noble art. È Anthony Joshua, un pugile vero, contro Jake Paul – l’intrattenitore convertito ai guantoni. “Completamente folle. Senza precedenti” il giudizio che L’Equipe ha dato del match della notte prossima.

La Battaglia dei Sessi è stata imperdonabile  |  Carlitos Alcaraz è diventato adulto  |  La Supercoppa dei Napoli venuta dall’oltre tomba

 

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▥   gli anni con il cinque  Il sedile di Rosa Parks nello sport afro-americano

Settant’anni fa, una donna fece una rivoluzione senza muoversi. Su un autobus di Montgomery, Rosa Parks non si alzò. Prima ancora che un gesto eroico, si trattava di un gesto esatto. In quel no diventato il primo movimento della modernità americana, c’era tutta la stanchezza di chi aveva visto generazioni di afro-discendenti brillare nello sport mentre la società restava ferma.

 

 

▥   finzioni  Orson Welles intervista Danilo Gallinari

’è un momento — rarissimo — in cui un uomo così alto da sembrare costruito da un architetto distratto entra in una stanza e la stanza si rimpicciolisce, come se avesse improvvisamente capito chi comanda davvero. Danilo Gallinari entra così. Con quella calma da ultimo superstite di una razza scomparsa, i giganti gentili, quelli che non alzano mai la voce perché la loro ombra fa già abbastanza lavoro.

 

▥   gesti  Il calcetto di Mathieu Jalibert

Matthieu Jalibert ha un gesto che è diventato una sua firma: il calcetto a scavalcare la difesa, giocato per sé stesso. È uno strumento che nel rugby richiede tecnica fine, lettura del campo e gestione del rischio

Le rovesciate di El Kaabi

 

▥   finzioni Torno quando voglio: non si smette di essere Lindsey Vonn

Quando Lindsey Vonn si decise a scrivere un libro sulla sua vita, pensò che fosse importante raccontare soprattutto quello che stava fuori dalla ragioneria delle Coppe e dei record. Non solo le vittorie, non solo le medaglie, ma un percorso intero fatto di ossessioni precoci e sacrifici familiari, le ferite che non finiscono nelle statistiche e quelle che non si vedono affatto.

 

 ▥   addii   Quando vinceva Nicola Pietrangeli

Per molto tempo, quando Nicola Pietrangeli diceva ai miei tempi, lo faceva da veterano consapevole che serve del disincanto pure verso i ricordi. «Ai miei tempi» ha detto spesso, sì, ma in fondo era un sussurro. Pietrangeli ha vestito la fatale nostalgia per i propri vent’anni e per la propria gloria passata con qualcosa di diverso, forse perfino di più amaro. Un’ammirazione del presente che ogni tanto tradiva invidia, la voglia di essere lui un contemporaneo. Quando Lindsey Vonn si decise a scrivere un libro sulla sua vita, pensò che fosse importante raccontare soprattutto quello che stava fuori dalla ragioneria delle Coppe e dei record. Non solo le vittorie, non solo le medaglie, ma un percorso intero fatto di ossessioni precoci e sacrifici familiari, le ferite che non finiscono nelle statistiche e quelle che non si vedono affatto.

|  Billy Bonds  |  Mabel Bocchi  |  Brigitte Bardot  |  Davide Tizzano

 

Il clic del 2025

I muscoli di Ronaldo

Questa è una foto da guardare alla fine di tutti gli scroll dopo Fem Van Empel. Un corpo scolpito fino all’eccesso, lucido e granitico, perfetto. Un monumento. Come tutti i monumenti è più fermo che vivo.

|  Il bambino e Van der Poel

 

albo d’oro  |  2020  Le altre scarpe di Kipchoge, seduto in pandemia | 2021  Gli Australian Closed: Il ritorno all’infanzia in isolamento | 2022  Il bimbo che porge l’altro pugno | 2023 Il selfie di Infantino sulla bara di Pelé  | 2024  Il quadro del surf  |  2025  I muscoli di Ronaldo

 

  IL CANALE WHATSAPP

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

 

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