Che cosa fanno i tennisti quando aspettano

   

Aspettare è doloroso

Paulo Coelho

  

    

Che cosa fanno i tennisti quando aspettano

Piove. Piove e non smette. Oppure quegli ostinati in programma sullo stesso campo prima di te stanno andando al terzo set, addirittura al quinto se è un torneo dello Slam. Nessuno perde il servizio e si tira avanti fino al tie-break. Oppure lo perdono spesso e si finisce lo stesso lunghi. Ecco, in momenti come questi – maledizione – che si fa?

Jannik Sinner ha dovuto aspettare tre ore prima di riprendere la sua semifinale a Cincinnati con Terence Atmane, il francese rivelazione, il numero 136 del mondo sbucato dall’ombra senza dar fiato alle trombe, il ragazzo appassionato del paradosso di Fermi e di Pokemon, quello che ha regalato la carta di Pikachu a Jannik per il suo compleanno. Lui. [L’Équipe: “Ha le carte in regola per durare?”].

Anche Carlos Alcaraz, prima del terzo turno di venerdì scorso con Hamad Medjedovic, non ha avuto altra scelta che aspettare la fine delle tre ore di partita tra Francisco Comesaña e Reilly Opelka, tre set pieni di time-out medici e un rinvio per pioggia. 

Gran parte del lavoro dei tennisti consiste nell’assicurarsi di essere sempre pronti ha scritto Tumaini Carayol, firma di tennis del Guardian, in un pezzo che racconta come vengono affrontati i ritardi delle partite: mangiare, dormire o guardare il tetto. 

Karen Khachanov dice che un tennista sarebbe pronto per giocare in qualunque lega, la NHL, il football americano, il calcio. «Loro sanno sempre quando inizia la stagione, l’orario della partita, contro chi, dove si gioca. Nel tennis è la parte più difficile. Non sai mai nulla. Bisogna sempre adattarsi alle circostanze».  

La natura unica del punteggio rende le cose più difficili. Una partita può anche non finire più nel minuto in cui doveva chiudersi. Cancelli un match point e un’ora dopo sei ancora in campo. Il Guardian dice che ogni giocatore e ogni giocatrice ricordano bene almeno un’occasione in cui si sono sentite frustrate da una partita precedente. 

Iga Swiatek racconta di quando al Roland-Garros 2023, prima di sfidare Beatriz Haddad Maia, dovette fare riscaldamento sette volte perché Aryna Sabalenka era avanti un set e 5-2 nel secondo su Karolina Muchova, ma non si decise a batterla, arrivarono al terzo set e addirittura perse.  È tutta una giostra di stress, riscaldamento, eccitazione, colpi di sonno, tensione. 

Madison Keys ricorda di essere stata la terza in programma una volta agli US Open dopo due match maschili finiti entrambi al quinto set. Così le toccò andare in campo nella sessione pomeridiana dopo l’inizio della sessione serale. «È stato in quel momento che ho pensato fosse il caso di vietare i cinque set» scherza adesso. Jessica Pegula concorda: «Se sei in uno Slam e segui un match di tre su cinque, se i maschi vanno al quinto, tu sei fregata».  

Khachanov spiega che tutto è segnato da dubbi e incertezze. Che faccio: guardo la partita, scrollo il telefono, posso o non posso mangiare qualcosa? E se rimane sullo stomaco? A volte non sai cosa fare, altre volte sei terrorizzato dall’idea di poter fare la cosa sbagliata.

Emma Raducanu racconta che il time-out medico chiesto nel secondo set del match di quarto turno a Wimbledon 2021 contro Ajla Tomljanovic fu la conseguenza di un attacco di panico per delle difficoltà respiratorie che stava provando. Non le era mai capitato. Non aveva idea di cosa stesse succedendo. Oggi se lo spiega con la convinzione di aver bevuto troppo caffè nell’attesa di entrare in campo, prima di lei la stavano tirando lunga. 

E poiché la stiamo tirando lunga pure noi: basta così. Gli altri aneddoti li trovate qui.

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