L’irritazione della MMA per il paragone

Era l’autunno del 1999 e al cinema il secolo finiva con un uomo a torso nudo che picchiava senza sosta un altro uomo in una cantina piena di sporcizia e di sudore. Il naso del tipo quasi non esisteva più, il suo volto era un relitto, c’era del sangue nerastro dappertutto. Quel cane rabbioso nella vita d’ogni giorno lavorava in giacca e cravatta in una multinazionale delle auto. La scena del pestaggio dura 45 secondi e si tratta di 45 secondi di violenza straziante, con un montaggio audio che isola il suono dell’impatto dei pugni nudi sulla carne da tutto il resto.
I ragazzi che oggi replicano la clip su TikTok non erano ancora nati. Hollywood non aveva mai mostrato sullo schermo tanta violenza, scrive L’Équipe Magazine nel celebrare i venticinque anni dall’uscita di Fight Club, di cui si continua a parlare sebbene – lo sanno tutti – la prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.
Il grande paradosso è che si tratta di un film su una disciplina da combattimento – diciamo così – ma si combatte la prima volta al 34esimo minuto, per uno schiaffo maldestro in un parcheggio, “a dimostrazione del fatto che le accuse di glamourizzazione della brutalità lanciate al momento dell’uscita del film non raccontano tutta la verità” ha scritto Christophe Larcher.
Non sono i combattimenti, la chiave del film. “La seduzione esercitata da Fight Club – spiega il giornale francese – nasce anche e soprattutto dal suo linguaggio, dalle battute esoteriche, divertenti e lucide, come dei mantra, tratte dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk e valorizzate dallo sceneggiatore Jim Uhls: sono quelle che mandano il cervello in tilt”.
Soprattutto, il film sintetizza alcune verità sulla società dei consumi che restano implacabili nel 2025 come lo erano allora.
Il protagonista è questo antieroe trentenne, un disperato, un insonne, un tipo che smania dentro un appartamento arredato all’IKEA. Anche il piccolo paralume di carta riciclabile è stato comprato là. È convinto che Starbucks venda droghe pesanti e prova pietà per gli uomini che vanno in palestra per sembrare modelli di Calvin Klein.
LE RECENSIONI D’EPOCA
Nel pezzo che rilegge Fight Club vent’anni dopo, la rivista francese parla di un’espiazione, quella di un giovane uomo bianco che arriva a odiare sé stesso per aver ceduto al consumismo: se n’è occupato in questi termini anche Julien Camy nel suo saggio Sport et Cinéma [Amphora, 2021].
La première mondiale del film si tenne il 10 settembre 1999 alla Mostra del cinema di Venezia, tre giorni prima della proiezione di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Il pubblico fischiò, alcuni spettatori si alzarono in piedi e se ne andarono sbattendo le sedie. Una battuta in particolare diede scandalo, la pronunciava Helena Bonham Carter, l’unica donna del film, aveva un look grunge e il tono di una donna sfasciata dalla vita: «Mio Dio – diceva – non mi scopavano così dai tempi delle elementari».
Edward Norton e Brad Pitt in sala si abbracciarono ridendo. Pitt disse: «È il miglior film in cui avrò mai recitato». Ma rileggere le recensioni dell’epoca equivale a tuffarsi in un torrente turbolento, dice il Magazine. Jean-Yves Katelan su Première disse che “Palahniuk ha trovato nella macchina da presa di Fincher e nell’energia di Pitt e Norton una combattività pari alla violenza senza scrupoli con cui distrugge la nostra società viziata e marcia nel suo romanzo. Il film fa paura e fa stare bene. Fa male e disgusta. Fight Club è un film apertamente gay e contro i gay. Fight Club è un film fascista e antifascista. Fight Club finisce male e finisce bene”.
Sul New York Times Janet Maslin andò oltre gli zigomi rotti e le gengive sanguinanti. Disse che si trattava di un film di “fantascienza sarcastica che tocca corde sensibili, visionario e inquietante, un’enorme fantasmagoria attorno all’autorità maschile perduta”. Così che oggi possiamo dirlo anche profetico, certamente in anticipo sui tempi. Solo oggi Fight Club è un film cult. Al suo tempo soffrì la stessa accusa di fascismo che appartenne a Taxi Driver per Martin Scorsese e Arancia meccanica per Stanley Kubrick.
Natalia Aspesi su Repubblica scrisse: “Se è per amore di Brad Pitt, inutile andare a vedere Fight Club, perché rappresentando il bell’attore biondo la faccia violenta e oscura di Edward Norton, è quasi sempre al buio, in più con la faccia pesta di pugni, il naso rotto, le guance nere di lividi e gli occhi nascosti da occhialini dalle lenti rosse. … Deve esserci un profondo significato filosofico, ma non è da tutti afferrarlo. Il film è tratto da un romanzo di Chuck Palahniuk che secondo il Village Voice rappresenta la “demaschilizzazione della civiltà occidentale”. È per questo che i maschi del film si distruggono a pugni e vogliono distruggere il mondo? Allora hanno fatto bene le donne a darsela a gambe, non comparendo mai nel film, tranne la balorda e inutile Bonham Carter”.
Il regista David Fincher disse: «Non sono responsabile dell’interpretazione che le persone danno delle cose. Anche le persone che vanno a vedere Guernica al museo ci trovano ciò che vogliono». Nel marzo del 2000, esattamente venticinque anni fa, Fight Club passò del tutto inosservato alla cerimonia degli Oscar, ricevendo una sola nomination per il montaggio sonoro. Il quartetto Fincher-Pitt-Norton-Bonham Carter non esiste nelle candidature. Il grande vincitore della serata du American Beauty di Sam Mendes, mentre Matrix si portò a casa i premi tecnici.
Eurosport ha definito Fight Club uno show sugli sport da combattimento. Il Magazine francese la trova un’assurdità e la smonta con il parere dell’allenatore di MMA Nicolas Ott. «Le MMA – dice – sono codificate e i colpi sono vietati. Ci sono un arbitro, dei dottori, le tecniche, le strategie. È praticato da atleti super preparati che da giovani amavano Bruce Lee e Rocky»
Soprattutto – scrive L’Équipe Magazine – non è vietato parlare di MMA, anzi, i suoi più grandi combattimenti sono iper mediatici, vengono trasmessi in tutto il mondo da Riad o da Las Vegas, mica da una cantina. I protagonisti MMA ostentano la loro virilità, il denaro è sovrano. Le star delle MMA vogliono riempire i loro conti in banca, gli eroi del Fight Club invece le banche le volevano svuotare.