La Valanga Azzurra litigava mentre finiva Canzonissima

 

  GLI ANNI CON IL CINQUE

Storia di uno slalom a Garmisch tra Wess e Dori Ghezzi

 

Certe volte le grandi storie si spengono con uno sbadiglio, spesso anche per caso. Per un paio di decenni il 6 gennaio è stato in Italia il giorno di Canzonissima, uno spettacolo di comici, sketch, balletti e soprattutto canzoni, una gara abbinata alla Lotteria di Capodanno, oggi la Lotteria Italia. Si votava così. Entravi dal tabaccaio, compravi la cartolina, sopra ci scrivevi Massimo Ranieri – a casa del papà di Slalom si votava per Massimo Ranieri – leccatina al francobollo e canestro nella buca rossa sistemata fuori l’ufficio della Posta. A nessuna sala stampa veniva ancora in mente di depotenziare il voto da casa per non far vincere Geolier [infatti Massimo Ranieri vinse due volte]. 

Ma il 6 gennaio del ‘75 fu l’ultimo 6 gennaio di canzoni, e la leggendaria e ventennale storia di Canzonissima si spense nello sbadiglio di uno sciopero in RAI. Nei giorni precedenti le cronache dei quotidiani accompagnarono con attacchi di panico e un senso di ansia diffusa l’avvicinamento a una serata televisiva che rischiava di saltare. Nel dubbio vennero sorteggiati in anticipo i biglietti vincenti. Furono registrati gli interventi dei comici e dei presentatori. Si pensò di utilizzare le esibizioni dei cantanti in semifinale. Ma gli anni Settanta erano anni Settanta anche perché lo sciopero dei lavoratori alla fine tenne. L’ultima Canzonissima non la vedemmo mai. Il Corriere della sera scrisse il giorno dopo che c’era stato un ottimo film di Ford al posto delle canzoni, L’uomo che uccise Liberty Valance, preceduto da un documentario per ragazzi sulla vita delle formiche”. In effetti ci appassionammo.

È successo in TV - 6 gennaio 1975: la fine di Canzonissima - TvBlog

Anche nel pomeriggio i programmi erano stati rivoluzionati e a più riprese interrotti. I telegiornali vennero privati dei servizi filmati. Non saltò solo Canzonissima. Anche il film Hiroshima, mon amour sul secondo canale non venne trasmesso, chissà perché, forse per non accavallarsi a LIberty Valance. Al suo posto andarono in onda dei cartoni animati e una rassegna di balli popolari jugoslavi. Sul serio. 

Quell’ultima Canzonissima finì con una grossa sorpresa e qualche polemica. Venne vinta da Wess e Dori Ghezzi, cantavano Un corpo e un’anima, il ritornello diceva E non ci lasceremo maaaai. I favoriti erano altri. I favoriti erano Massimo Ranieri [secondo], i Vianella [sesto posto], Peppino di Capri [ultimo]. Il Corriere della sera commentò così la registrazione-sintesi che al pomeriggio rimpiazzò la diretta del sabato sera: C’è da ritenere che trasmissione più deludente di quella messa in onda alle 18 non si poteva fare. Per la terza volta si è dovuto assistere alla medesima interpretazione delle canzoni da parte dei nove finalisti: si trattava della ripetizione delle esibizioni fatte nel corso delle due semifinali.

A parte le canzoni, e a parte la presenza imprevista di Mike Bongiorno, l’ora di trasmissione non ha offerto alcunché di interessante: un intervento di Topo Gigio, una esibizione di ginnastica artistica da parte di una bimba romana (Mavi), un balletto e una canzone sguaiata di Raffaella Carrà”

Una canzone sguaiata di Raffaella Carrà. Qui Slalom cerca testimonianze per capire quale fosse. Tuca Tuca no: era del ‘72. A far l’amore comincia tu arriva l’anno dopo. Per favore, chi ne sa, facesse piena luce. Nel ’75 cantava questa

Comunque. Il Corriere della sera del tempo dice: Ci saranno state tante difficoltà, è innegabile: ma era proprio impossibile – già prevedendo la mancata trasmissione serale, inserire in quella pomeridiana l’intervento a uno qualsiasi degli ospiti le cui esibizioni erano già registrate? Si è preferito tenere in serbo tutto quel materiale già pronto per un gran finale che però già dal primo pomeriggio tutti davano come irrealizzabile. Con quale animo hanno accolto i finalisti i risultati della gara? Alla felicità di Wess e Dori Ghezzi che non pensavano proprio di conquistare il primo posto, si è contrapposta la ennesima delusione per Mino Reitano, che l’anno scorso fini secondo per appena cinque voti. Aspetto con tranquillità, asseriva a pochi minuti dall’arrivo del verdetto. Poi si è sbiancato in viso ed è ammutolito

Al dramma di Mino Reitano fece seguito nei giorni seguenti quello che riguardava i vincitori. Il Corriere dell’informazione lanciò un titolo che cadde sulla testa della nazione come un’emergenza: Wess e Dori Ghezzi non vanno d’accordo: litigano in continuazione. Eppure giuravano di non lasciarsi maaaai. Strano. Da Milano la mamma di Dori Ghezzi garantiva che lei «cucina manicaretti squisiti, sa attaccare bottoni, rifare orli». Ma ‘sta ragazza neppure dopo Canzonissima riusciva a trovare un fidanzato, così raccontava il Corriere della sera: Tra i corteggiatori della cantante vi sarebbero stati tuttavia rompiscatole gelosi, autoritari e prevaricatori. Anche se per carattere un po’ nervosetta, Dori ha un grande amore per i bambini e riesce ad essere tenera e paziente con il nipotino, figlio di sua sorella che a differenza di lei si è sposata molto giovane

Addio a Wess, duettò con Dori - La Stampa

Non litigavano solo Wess e Dori Ghezzi. C’era un’aria frizzantina pure dentro la Nazionale di sci. Nel giorno dell’ultima Canzonissima, sulla pista di Garmisch lo slalom finì con tre italiani sul podio: primo Gros, secondo Gustav Thoeni, terzo Radici, al quinto posto De Chiesa. Si mise di mezzo Jach Bachleda al quarto posto, polacco. Ma qualche pagina dopo i contrasti nel duo della canzone, il Corriere della sera raccontava quelli della Valanga Azzurra. 

Quando Mario Cotelli tra una manche e l’altra dello slalom di Garmisch, ha perso l’equilibrio mentre controllava il tracciato senza sci ai piedi e ha compiuto uno spettacolare ruzzolone – una cinquantina di metri a gambe all’aria, pareva che non si fermasse più – sotto gli occhi di migliaia di persone che sghignazzavano, il gruppetto di italiani che stava tifando con bandiere e striscioni per gli azzurri ha avvertito un brivido sinistro: non sarà mica un brutto segno, proprio adesso che sembra fatta?.

No, nessun brutto segno, nessuna iettatura. Gros, Thoeni e Radici sarebbero rimasti saldi ai loro primi tre posti consumando una strepitosa rivincita” nei confronti degli austriaci che avevano piazzato tre uomini nei primi tre il giorno prima, nella discesa libera. 

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Garmisch – scriveva Aldo Pacor – ha celebrato il trionfo degli italiani nello slalom di Coppa del mondo di sci alpino, ma non per questo tutto è filato liscio, nel tripudio generale. Le nostre prime donne si accendono facilmente: Gustavo Thoeni che ha perso il primo posto per un soffio, 5 centesimi di secondo, ha addirittura litigato con Mario Cotelli, che cercava di consolarlo e di fargli comprendere come venti punti fossero un bel gruzzolo per la Coppa. Ma Gustavo ama fare il sordo: vuole vincere e basta «e se non son capace di vincere, meglio che pianti tutto lì e che me ne torni a casa». Cosi non è nemmeno salito sul podio per le fotografie dei primi tre, perché quando Cotelli lo ha mandato bonariamente a quel paese, lui da cocciuto altoatesino ha risposto: «Adesso ci vado». Più tardi, in albergo, si è calmato. Un altro che aveva un diavolo per capello è De Chiesa che, appena è entrato nell’aristocrazia dello slalomismo, vuole subito vincere: era furibondo, nero in faccia e ingobbito, per quei due errori che lo hanno costretto al quinto posto. I nostri purosangue hanno un caratterino complesso; il giorno prima Herbert Plank, aveva avuto una reazione uguale a quella di Gustavo: «Se non riesco a fare meglio di così, torno a casa e le gare me le guardo in TV». Plank era imbestialito. Anche lui vuole essere soltanto primo, o almeno secondo a una inezia da Klammer. Adesso speriamo che gli umori si siano diluiti

Oh, invece Massimo Ranieri prese bene il secondo posto. Ai giornalisti disse: «Siete voi che mi davate favorito. Io lo sapevo che vincere sempre è difficile». Quell’anno cantava Per una donna. La parte più bella è dove dice: Ho chiuso gli occhi ed ho baciato il muro dove prima c’eri tu

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