Cinquant’anni da Fantozzi nello sport

 

Tennis, ciclismo, calcio e sci: cinquant’anni di Fantozzi nello sport

La classifica del tennis era diventato un lavoro per computer da un anno e mezzo, e quando il ragionier Filini chiese a Ugo Fantozzi allora che fa, batti lei?, il numero uno era Jimmy Connors da otto mesi di fila. Villaggio aveva immaginato questo suo nuovo mondo dentro la Megaditta con il romanzo del ‘71, quando “il baccanale consumistico del miracolo economico si trasforma in una danza macabra: non c’è più niente da ridere” ha scritto Alfredo Corallo per Sky Sport Insider. Dino Risi mandava a processo l’amministrazione pubblica corrotta ne In nome del popolo italiano, Marco Bellocchio avrebbe voluto fare esplodere la società con I pugni in tasca, Ettore Scola trovò che fosse tempo per dei Nuovi mostri, mentre Mario Monicelli avrebbe scoperto in un romanzo di Cerami la disperazione, la frustrazione e la rabbia di Un borghese piccolo piccolo. 

Un borghese piccolo piccolo

Giovanni Vivaldi era un modesto impiegato ministeriale vicino alla pensione e abitava il corpo di uno strano Alberto Sordi, lamentoso come sempre ma di un lamento nuovo, umiliato e consapevolmente offeso nella sua vita quotidiana per la buona riuscita del concorso di suo figlio. Quell’italiano medio e mediocre che aveva iper rappresentato al cinema per decenni –  l’opportunista, lo sbruffone, l’intraprendente con le donne – quel personaggio così contemporaneo, all’improvviso prendeva una piega differente. In decine di commediole era stato “un giovanotto già non più di primo pelo – nella descrizione di Masolino d’Amico per l’Enciclopedia del Cinema Treccani – infingardo, mammone, viziato, ipocrita, anche un po’ vigliacco. Il personaggio-Sordi era estremamente realistico, anche la sua parlata romanesca non era un condimento folcloristico, bensì un modo di esprimersi dietro il quale si sentiva una certa Italia ingenuamente euforica, l’Italia del boom, dei quattrini facili, dei ministeri e delle raccomandazioni”. Masolino d’amico dice che prima di Sordi forse solo l’americano W.C. Fields aveva fatto ridere con un protagonista negativo. “Ma Fields discendeva dai comici cinici del vaudeville: Sordi fu moderno, un tipico giovanotto egoista e senza veri ideali”. Robert De Niro e Jack Nicholson ne ebbero il culto.

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Ma se nel ‘77 Giovanni Vivaldi suona una stagione nuova nel patrimonio dei tipi di Sordi, si deve certamente alla rivoluzione prodotta da Ugo Fantozzi, l’intuizione di un italiano diverso fuori dal circuito del posto statale e dei suoi cliché, non un dipendente pubblico ma privato, con vizi differenti e un differente servilismo, meno scaltro, più deprimente e depresso. 

Mentre i maestri della commedia all’italiana pensavano che gli anni Settanta meritassero il tono della denuncia severa, Paolo Villaggio re-immaginava la grammatica del grottesco per il suo viaggio al termine della notte e della tragicità italiana. 

 

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  13 GIUGNO 2020

 

Sordi giocava a tennis con un amico facoltoso dei Parioli nei titoli di testa de Il Boom, nel tentativo di ricevere un prestito di tre milioni. Fantozzi gioca invece a tennis dalle 6 alle 7 del mattino perché gli altri orari sono stati occupati da praticanti di un’altra casta, lo fa con “mutanda ascellare aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia, grosso racchettone 1912, elegante visiera verde con la scritta Casinò Municipale di Saint Vincent” per adesione. 

Sordi vuol comprare Sivori per il Borgorosso Football Club, Fantozzi non riesce nemmeno a vedere Italia-Inghilterra in televisione, al massimo potrà chiedere Chi ha fatto palo, giocare a calcio inseguito da una nuvoletta, vincere la partita degli Ammogliati sugli Sposati per 3 infarti a 2 annegati dopo aver perso sempre, aver perso tutto, «io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile, e sai perché? Perché sono il più grande perditore di tutti i tempi. Ho perso due guerre mondiali, un impero coloniale, otto – dico otto! – campionati mondiali di calcio consecutivi… e la testa, per un mostr… per una donna come te». Nel calcio reale, fantozziano era appena stato il Mondiale in Germania: non c’è forse qualcosa del tragico Villaggio nell’aggettivo che Giovanni Arpino sceglie per il romanzo della disfatta, per il suo Azzurro Tenebra?

E ancora. Sordi gioca a biliardo quando è uno de I Vitelloni, Fantozzi razzola intorno a stecche e birilli perché il cavaliere conte Diego Catellani possa dargli liberamente del coglionazzo. Tutt’e due per amore si sono lanciati spericolatamente sulle nevi, Sordi ne il Conte Max e in Vacanze d’inverno, Fantozzi millantando un passato in azzurro per rivaleggiare con il geometra Calboni e prendersi il cuore della signorina Silvani, con la differenza che “Sordi rimaneva e rimane sempre in bilico, le sue imprese appaiono perfino credibili, perché lui aveva o presumeva di avere il famoso physique du rôle” [Gioco Pulito]. 

Quando Sordi siede in bicicletta davanti al duomo di Vigevano veste un abito chiaro, la camicia bianca, la cravatta scura, una sigaretta nella mano sinistra disinvolta, tiene la gamba sinistra in terra e la destra sospesa nell’aria in una posa aristocratica. Siamo nel ‘63 e Jacques Anquetil aveva portato un tocco di aristocrazia nello sport che puzzava di povertà. Quando in bicicletta ci sale il povero ragionier Ugo, gli tocca andare alla bersagliera per la Coppa Cobram, “il riassunto esasperato di storie a pedali – ha scritto qualche anno fa Giovanni Battistuzzi sul Foglio – che sono quelle di tutti coloro che salgono in sella per la loro dose di sofferenza settimanale”. 

Sulla salitella di viale de Amicis, “nominata poi tragicamente Cima del Diavolo”,  Fantozzi trova “l’immancabile e impressionante tempesta teatro di ogni Gran premio della montagna” avvertendo “i primi impercettibili sintomi di fatica: asfissia, occhi pallati, lingue felpate, aurore boreali e miraggi”. Stanno per diventare campioni del mondo Gerrie Knetemann e Jan Raas, i primi due ciclisti con gli occhiali. 

Il ciclismo è stato la scintilla di Fantozzi, ricorda Marco Ciriello stamattina su Domani, “un personaggio di Villaggio oggi sconosciuto: il ciclista Saponetti che veniva intervistato sul traguardo e cercava di accontentare tutti. O almeno questo era quello che Villaggio raccontava alcune volte, altre la metteva giù diversamente, divertendosi a dire che Fantozzi funzionava perché tutti lo vedevano negli altri e non come specchio. Da cinquant’anni Fantozzi ragionier Ugo matricola 7829/bis vive dentro la maggior parte degli italiani. Fantozzi si colloca tra Paperino e Kafka: maschera, romanzo, film e lingua, fino a farsi aggettivo e padre delle citazioni che stanno bene su tutto”. 

Evgenij Evtušenko disse che in Fantozzi ritrovava Cechov e Gogol. Sordi spiegò invece a Andy Warhol che per cambiare personaggio lui cambiava il cappello, e così cambiava vita, rimanendone al centro. “Fantozzi – considera Ciriello – ha sempre lo stesso basco in una eterna condanna dantesca”.

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