Guarda due volte prima di saltare
Charlotte Brontë
Le nuove punte dell’atletica italiana
Sergio Bonelli faceva saltare Tex a cavallo, mentre Angela e Luciana Giussani disposero che Diabolik “con un balzo fulmineo” lo facesse su un carro schiumogeno ne Il pugnale cinese o giù per i cespugli ne La Bisca clandestina. Non ne parliamo di Collodi. Pinocchio “era riuscito a saltare il fosso, mentre agli inseguitori, scherani maligni, toccava di essere immersi nel fosso fangoso”. Salta così bene che nel capitolo III è paragonato a una lepre. Collodi dice anzi che spicca salti. Ne spicca uno, “un bel salto di vetta all’albero” per mettersi in salvo nel capitolo XIV e ne fa un altro bellissimo nel capitolo XXVIII quando è rincorso da Alidoro.
Saltare è un gesto fanciullo e da sempre saltano gli eroi di carta dell’infanzia e dell’adolescenza. Perfino i Paolino Paperino di notte si trasformano e quando si trasformano spiccano salti sotto le sembianze irresistibili di Paperinik.
I salti italiani nell’atletica sono stati prodigiosi e da primato del mondo quando erano tripli con Giuseppe Gentile o quando erano in alto con Sara Simeoni. Sono stati da oro olimpico anche con Gianmarco Tamberi e da oro mondiale con un’asta in mano a Giuseppe Gibilisco. Questo è un tempo nuovo di salti più essenziali, diretti, naturali, di salti spiccati alla fine di una corsa. Se oggi bisogna pensare a un possibile titolo mondiale per l’atletica italiana a Tokyo – sulla pista dove Marcell Jacobs fece l’impensabile – allora si pensa a questa pedana, si pensa a Mattia Furlani e a Larissa Iapichino.
In La fisica sotto il naso, Andrea Frova ha spiegato che il salto dell’atletica è la forma più vistosa di conservazione dell’energia. “Un buon panino di formaggio e prosciutto – ha scritto – fornisce all’uomo ben 400 kcal, dunque è trasformabile in una cinquantina di salti. L’intero fabbisogno energetico giornaliero, ove fosse utilizzato interamente per scavalcare l’asticella, consentirebbe di saltare poco meno di mezzo migliaio di volte”. Questo vale per l’asta e per l’alto, ma le esigenze del salto in lungo sono diverse.
“Un corpo lanciato orizzontalmente va tanto più lontano quando maggiore è la velocità di stacco. Un altro aspetto interessante è il modo di pedalare nell’aria mentre volano dalla pedana alla sabbia, quasi servisse ad allungare la traiettoria. In realtà, ciò non aiuta granché nel senso detto, ma può rendersi utile nel caso in cui il saltatore voglia correggere un’eccessiva inclinazione in avanti del corpo”.
Saltare è un gesto così fanciullo che sia Mattia Furlani sia Larissa Iapichino hanno scritto libri per ragazzi.
Lui ha pubblicato con Roberto Bratti per Battello a Vapore. Titolo: Il salto più lungo. Di cosa si tratta: “A volte sai fin dal primo momento che andrà male. Succede durante una competizione di salto in lungo a Mattia, che appena stacca da terra, troppo indietro rispetto alla linea bianca, è certo che farà una figuraccia. In quei pochi istanti di volo gli sembra di aver sbagliato tutto nella vita. Poi succede che tocca terra e… si ritrova nel passato, quando aveva dodici anni. Che sia uno scherzo dell’immaginazione o una realtà parallela, per Mattia è l’occasione di riavvolgere il nastro e rispondere ad alcune domande: davvero il salto in lungo è lo sport giusto per lui? Perché non il calcio o il basket? E perché, in camera sua, i poster di grandi atleti iniziano a parlargli e dargli consigli?” [la scheda editoriale].
La faccenda buffa è che lo stesso titolo, Il salto più lungo, è sulla copertina di un libro di Fiona May, mamma di Larissa Iapichino, scritto con Paola Zannoner. Dove Fiona May racconta del suo amore per lo sport, dei suoi desideri, delle sue aspirazioni e dei suoi sentimenti. Età di lettura: da 8 anni.

Correre in aria è invece il libro di Larissa, “un romanzo sulla generazione Z, la voglia di emergere e quella di inseguire i propri sogni, anche quelli apparentemente impossibili. Partire da un’idea e finire lontanissimo. Saltare da un punto e volare sempre più in là”.
Oggi i due fanciulli del lungo saltano a Londra, nella tappa di Diamond League, una rincorsa verso i Mondiali. Alle 13.53 Mattia Furlani sfida gli altri tre dei primi-quattro dei Giochi di Parigi: il greco Miltiadis Tentoglou [8,48 a Madrid], il giamaicano Wayne Pinnock, lo svizzero Simon Ehammer. Con loro ci sono pure l’australiano Liam Adcock [8,34 al Golden Gala] e gli altri giamaicani Carey McLeod e Tajay Gayle.
Furlani non ha mai vinto in Diamond League, Larissa Iapichino l’ha fatto cinque volte: a Firenze, Stoccolma e Montecarlo nel 2023, a Parigi e Bruxelles nel 2024. Ha superato il muro dei sette metri a Palermo [7,06] e scende in pedana dalle 15.47 contro la regina delle rincorse sghembe Malaika Mihambo, le statunitensi Claire Bryant e Monae Nichols, Hilary Kpatcha [Francia], Annik Kalin [Svizzera], Jazmin Saywers e Katarina Johnson-Thompson [Gran Bretagna]. Così oggi il dilemma è triplo come il salto di Gentile: l’atletica, il Tour o il pisolino?