Denis Law, il filo di Scozia

La morte dell’unico Pallone d’oro del suo paese: ancora un caso di malattia neurodegenerativa nel calcio

Per Alex Ferguson è stato il più grande calciatore scozzese di sempre, per tutti è stato certamente l’unico che abbia mai vinto un Pallone d’oro. Anche l’Inghilterra con i suoi giornali rende omaggio a Denis Law. Ha scritto Ewan Murray sul Guardian che il 15 aprile 1967 è una data impressa nella mente di ogni tifoso scozzese che voglia dichiarare la propria squadra campione del mondo non ufficiale. La vittoria per 3-2 contro l’Inghilterra di Alf Ramsey a Wembley è il risultato su cui si poggia l’auto-incoronazione. Denis Law c’era. Segnò. Non era passato neppure un anno dal pomeriggio in cui la regina Elisabetta aveva consegnato la Coppa Rimet tra le mani di Bobby Moore. 

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“La velocità di pensiero di Law era ciò che lo distingueva. I giornalisti dell’epoca annotavano che raramente si sentiva a suo agio nel parlare di come segnava i propri gol; l’istinto e il talento sublime erano i suoi attributi chiave. I migliori calciatori spesso trovano difficile spiegare come fanno le cose” sottolinea il Guardian. I Mondiali sono il grande rimpianto nella carriera internazionale di Law. Apparve solo una volta, era il 1974, e i suoi giorni migliori erano lontani. Giocò 90 minuti da 34enne nella vittoria per 2-0 sullo Zaire, ma non fu più utilizzato dal cittì Willie Ormond né contro il Brasile né contro la Jugoslavia. “Un rifiuto – scrive oggi il Guardian – incomprensibile anche tenendo conto della sua età avanzata, la Scozia segnò solo una volta nelle altre due partite”. In Nazionale Law ha chiuso con 30 gol in 55 presenze, massimo cannoniere della storia alla pari con Kenny Dalglish – che di presenze però ne ha 102. 

Zaires Torhüter Mwamba Kazadi und der schottische Stürmer Denis Law erwarten im Springen den fallenden Flankenball. Laws Teamgefährte Joe Jordan und...

Ferguson ha detto che Law era l’incarnazione di tutto ciò che pensiamo sia uno scozzese, un uomo audace e coraggioso, con spavalderia e stile. Aberdeen è il posto che li unisce. Law è cresciuto nella zona di Woodside, andava a scuola a piedi nudi, a casa non avevano soldi per comprare le scarpe. Era figlio di un pescatore, dormivano in tre nello stesso letto, aveva il permesso di fare il bagno una volta alla settimana. Un’educazione povera per uno studente brillante, che lungo il tragitto verso la scuola prendeva a calci palle da tennis o lattine. In cucina aveva una palla di lana appesa a un gancio. Rifiutò di trasferirsi alla Aberdeen Grammar School perché non era un posto dove si poteva giocare a calcio. La sua abilità col pallone manifestata alla Powis Academy finiva regolarmente sulle pagine dell’Aberdeen Evening Express. Ma l’Aberdeen non si mosse mai per prenderlo. Law era piccolo, esile, portava gli occhiali per correggere lo strabismo. Quando firmò per l’Huddersfield Town, lo fecero operare. Andy Beattie, l’allenatore, era nato anche lui ad Aberdeen. Suo fratello Archie girava per i campi a cercare talenti e si era invaghito di questo quattordicenne. 

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“Non era un monello – scrive Richard Williams sempre sul Guardian – era l’epitome dell’eleganza. Come accadeva per il suo grande contemporaneo e rivale Jimmy Greaves, il fascino con lui consisteva almeno in parte nell’attesa. Entrambi si nascondevano, erano predatori che attendevano pazientemente l’occasione di colpire, ciascuno con il proprio stile. Mentre i colpi mortali di Greaves venivano sferrati con lo stiletto di un assassino dallo sguardo freddo, Law brandiva il fioretto di un maestro di scherma. Molti dei gol di Law sono stati segnati da distanza ravvicinata. Con i suoi compagni del Manchester United formava una combinazione d’attacco incredibilmente varia. La specialità di Charlton era il tiro inarrestabile da lontano, Best metteva le difese sottosopra, i gol che si ricordano di Law sono dominati da una combinazione di astuzia da borseggiatore ed elasticità da ginnasta, un tipo che avrebbe preso anche la respinta di una palla di cannone. Il movimento di Law non era un balletto, almeno non nei termini della disciplina classica. Non era lirico. Ma c’era una profonda bellezza nello sfruttamento del suo fisico agile, della tecnica superba, dell’equilibrio perfetto, dell’anticipo acuto, dell’opportunismo dal grilletto facile”. Sembra una descrizione perfetta anche per Paolo Rossi. Il Telegraph aggiunge che questa caratteristica l’ha affinata in Italia. 

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“A volte – continua il Guardian – il colpo mortale arrivava mentre stava cadendo, o addirittura era già a terra. Poi si rialzava dal fango per farsi riconoscere con un braccio alzato imperiosamente sopra la testa: il primo calciatore a creare la sua personale celebrazione del gol”. Anche in questo caso: si sente l’eco del dipinto perfetto disegnato da Mario Sconcerti per Pablito: “In area si alzava della polvere, intuivi un gruppo di corpi, e se la palla andava in porta era stato Paolo Rossi”. 

Se la palla andava in porta, nel mucchio dei corpi del Manchester United, allora era stato Denis Law. “Sebbene non fosse un centravanti tipico – continua il Guardian nella sua descrizione – era pericoloso tanto con la testa quanto con i piedi, saltando sui cross di Best, Charlton, Willie Morgan e John Aston. L’istinto gli consentiva di arrivare davanti ai suoi marcatori, spesso sul primo palo, per segnare gol di sorprendente potenza e precisione mortale. La sua corporatura snella dava pochi indizi del coraggio e della forza che gli consentivano di affrontare contrasti brutali, insieme a un pizzico di diavoleria”.

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Pat Crerand, suo compagno di squadra anche nella nazionale scozzese, avverte che non bisogna scordarne l’altruismo. Se Denis Law fosse stato davanti alla porta con il 95% di possibilità di segnare e qualcuno si fosse trovato in una posizione migliore, con il 99% di possibilità di segnare, Crerand sostiene che Law avrebbe passato la palla. Anzi no. Non avrebbe. L’ha fatto. Ha sempre fatto la cosa giusta. 

Law è passato anche in Italia, un trasferimento al Torino che “gli conferì un’aura esotica agli occhi degli spettatori inglesi” dice il Guardian. In 27 partite [1961-62] segnò 10 gol. Umberto Agnelli cercò di bruciare Matt Busby per assicurarselo. Busby concordò con il Torino 115mila sterline, 5mila in più di quelle spese un anno prima per farlo arrivare dal Manchester City. Agnelli si presentò con un’offerta da 160mila, ma Law si era impuntato, non voleva più restare in Italia. “Non gli piaceva il calcio né l’attenzione per il calcio dell’Italia – ricostruisce il Guardian – in particolare soffrì il risalto e la pubblicità sgradevole per un incidente stradale avvenuto a tarda notte con il suo amico Joe Baker. Tornato ad Aberdeen, Law si rifiutò di rispondere alle chiamate del Torino, finché il boss dello United non riuscì a convincere gli italiani che solo lasciandolo tornare in Inghilterra avrebbero riavuto indietro i loro soldi”.

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Il Daily Mail ricorda che nell’agosto del 2021 Law rivelò di aver ricevuto una diagnosi di demenza e morbo di Alzheimer. Quasi due anni più tardi, raccontò di come sua moglie Diana gli fosse di aiuto. In una nota congiunta scritta per una campagna di raccolta fondi, dissero: «Quando ci si sposa, non si immagina mai che decenni dopo aver pronunciato quelle parole – nella salute e nella malattia – si finisca per essere messi alla prova, fino al limite che si tocca con la demenza. Affrontiamo tutto insieme. Ma vivere con la demenza significa che Diana deve assumersi un po’ più di peso ora, anche se viviamo ancora come una squadra. È un cambiamento per entrambi». 

Law aveva visto il suo ex compagno di squadra Nobby Stiles morire con la stessa diagnosi nel 2020, così come tre anni più tardi Charlton. «Non sarà un viaggio facile – disse ancora Denis – soprattutto per le persone che ti amano di più. So che la strada che ci aspetta sarà dura, impegnativa, dolorosa». Sua moglie Diana disse che alla fine del 2023 Denis aveva smesso di ricordare ogni cosa. Il Telegraph riferisce che Law si era convinto che la sua malattia neurodegenerativa fosse stata causata da anni di colpi di testa. Questa nuova morte riaccenderà la discussione che da anni si tiene nel Regno Unito sulla pericolosità del calcio. 

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Charlton lo considerava il più patriottico tra gli scozzesi. La vittoria dell’Inghilterra ai Mondiali eta stato per Law «il giorno più nero della mia vita». Aveva un umorismo tagliente e un desiderio estremo di tornare presto a casa, dalla moglie e dai cinque figli: dopo una partita, dopo un allenamento, certe volte addirittura dopo una sostituzione. “Era inimitabile – dice il Guardian – anche se molti ci hanno provato”. Un elettricista e calciatore dilettante di Amsterdam, tale Wim Bergkamp, diede il nome di Law al suo bambino appena nato, ma l’ufficiale di stato civile lo costrinse ad aggiungere una “enne” in più per rispettare un’oscura norma battesimale olandese. Rod Stewart portò la bionda acconciatura a gallo in tournée per il mondo, in omaggio al suo idolo. Ma Denis Law è rimasto unico”.

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