Diegorama è il diario di un passaggio storico. Dal luglio 1986 al maggio 1987, Slalom rilegge quasi giorno per giorno il cammino che porta Maradona dal Mundial messicano al primo scudetto di Napoli, con gli occhi e le parole dei giornali di allora, e con la testa di oggi. Le partite, la città, la reazione del Paese. Non un album di nostalgia, ma il racconto di come la serie A si trovò dentro casa il nuovo numero uno e come visse al centro del mondo del calcio. L’antagonismo con Platini, l’opposizione dell’Inter, l’ascesa di Vialli, i gol di Virdis, la nuova Nazionale di Vicini. Per chi l’ha visto e per chi non c’era.

La serie Diegorama fa parte di Slalom, la newsletter quotidiana che sembra un giornale. Ogni mattina Slalom attraversa sport, giornali, archivi, immagini e storie laterali.

Alcuni episodi saranno pubblici, la serie completa è su Substack per gli abbonati Premium.


L’uscita più recente  |  29 luglio

9.  La prima volta che Maradona parla di un addio

La serie A discute la “polizza Berlusconi”, il nuovo sistema di premi legati al piazzamento finale più che alla singola partita, mentre la Nazionale cerca il dopo Bearzot e prende forma l’ipotesi Vicini. Nel processo per il calcioscommesse-bis cadono intanto le accuse più pesanti sull’accordo Napoli-Udinese, dopo la rinuncia ai verbali del faccendiere Carbone. Ma la notizia emotiva arriva da Los Angeles: dopo l’amichevole UNICEF, Maradona parla già di scudetto con il Napoli “prima di lasciare l’Italia”, e Pier Bergonzi racconta un campione del mondo stanco dei panni del semidio. A Lodrone, Gianni Mura aspetta Diego e trova Ottavio Bianchi alle prese con una squadra contata, superstiziosa, ancora incompleta. Per il tecnico, vincere sarà un esame di maturità: il Napoli deve imparare a essere adulto intorno al più grande giocatore del mondo.

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Tutte le puntate

1.  Maradona contro l’Italia

Il 5 giugno 1986, al Mundial messicano, l’Argentina di Maradona affronta l’Italia in una sfida cruciale, con la vigilia animata dal dibattito su un possibile pareggio tattico. Candido Cannavò mette in guardia contro la speculazione, invitando gli azzurri a non snaturarsi, mentre in Italia si accende il dibattito tra la fede calcistica per Napoli e il patriottismo, con Domenico Rea che prevede un clima da derby tra la città e la nazionale.
Il contesto del 1986 vede un’Italia divisa sull’atteggiamento da tenere, col sindaco di Napoli che rivendica la fedeltà nazionale contro le suggestioni di un Maradona ormai icona locale. La partita, giocata in un contesto di alta tensione, è preceduta anche dalla curiosità per la cena di Diego con Edith Gonzales e dal parallelo con Francia-URSS. Leggi su Substack

2.  La domenica in cui Diego diventò un’altra cosa
Il 22 giugno 1986 in Messico è la domenica in cui la Francia elimina il Brasile, segnando il trionfo di Platini, mentre Maradona promette la vittoria contro l’Inghilterra prima di una conferenza stampa accesa sulla questione delle Malvinas e le critiche ricevute. La stampa del giorno dopo evidenzia come il secondo gol di Diego, un’azione prodigiosa di 60 metri, abbia oscurato nell’immediato la controversa “Mano di Dio”, definita un trucco da prestigiatore, sigillando la sua leggenda sportiva. Leggi su Substack

3.  Le altre due prodezze di Diego contro il Belgio
Il 26 giugno 1986, Maradona trascina l’Argentina in finale mondiale dopo aver sconfitto il Belgio con una doppietta memorabile, meritando gli elogi di Capello, Bendoni e Brera. La stampa celebra il talento cristallino di Diego, capace di sovvertire la tattica moderna con la sua genialità, riportando il calcio a un’era di spettacolo individuale paragonabile a Pelé. Leggi su Substack

4.  La Coppa tra le mani di Diego
La finale mondiale del 1986 tra Argentina e Germania si apre nel segno di Diego Maradona, l’uomo capace di caricarsi l’intero pianeta sulle spalle mentre a Napoli esplodono le prime, agitate suggestioni di scudetto. La sfida mette di fronte due filosofie opposte, l’individualismo indomabile dei sudamericani contro il collettivismo d’acciaio dei tedeschi, in una notte che Gianni Mura su Repubblica definisce da fine del mondo. Candido Cannavò sulla Gazzetta dello Sport incorona il fuoriclasse argentino come l’unico, autentico nobilitatore del torneo messicano, un impasto della natura guidato da estri misteriosi e imprevedibili. “Vogliamo che la gente torni a uscire per le strade, a festeggiare, a sentirsi orgogliosa di questa seleccion”. Questo scrive Diego di suo pugno sul Tiempo Argentino, pronto a rovesciare la logica tattica europea per regalare una notte di pura e assoluta allegria a tutto il suo popolo. Leggi su Substack

5.  La nuova dimensione di Diego

Nell’estate del 1986 Maradona non tornò semplicemente da campione del mondo. Tornò con un’autorità nuova. Il Napoli aveva già avuto il più grande giocatore del pianeta, ma da quel momento quel giocatore non apparteneva più soltanto alla squadra. Portava con sé un Mondiale vinto quasi da solo, una rivincita argentina, un’immagine globale. Ogni partita del Napoli avrebbe cominciato a significare qualcosa di più grande. Ogni domenica sarebbe stata una domanda: che cosa succede se il centro del calcio si sposta davvero qui? Leggi Su Substack

6.  Diego è a Los Angeles, il Napoli si conta in montagna

A meno di un mese dal Mundial ’86, l’Italia dell’82 vive una rabbia da fine impero e finisce sotto processo per accuse fiscali. Cabrini parla di linciaggio, Altobelli annuncia che non vuole più giocare in Nazionale. L’Inter apre l’era Trapattoni, la Juventus aspetta Platini fermo per una borsite, Cossiga cerca ancora il governo Craxi-bis. Maradona invece è a Los Angeles per la sua prima uscita col pallone da campione del mondo, una partita UNICEF al Rose Bowl. Il Napoli è in ritiro tra Madonna di Campiglio e Lodrone, senza Diego e senza folla. Bianchi ha sedici giocatori contati, pochi tifosi intorno e una domanda enorme: che squadra diventerà adesso che Diego è il centro del calcio?  Leggi su Substack

7.  I napoletani preferiscono Bagni a Maradona

La serie A comincia a muoversi tra amichevoli e nuovi simboli: la Roma ne fa cinque al Brunico, il Milan di Berlusconi debutta dopo la scenografia degli elicotteri e Tacconi viene multato da Boniperti per averci scherzato sopra. A Los Angeles, in Americhe-Resto del mondo per l’UNICEF, Maradona gioca la sua prima partita da campione del mondo. Paolo Rossi, appena passato al Verona, parla di ricostruzione; Gianni Mura ricorda che Diego adesso è il primo del mondo, anche se Platini in Messico non era in salute. Dal ritiro del Napoli arriva però il dettaglio più strano: nel referendum dei tifosi organizzati, Maradona prende 8 voti su 327. Gli altri 319 vanno a Salvatore Bagni. Sullo sfondo resta l’inchiesta sportiva sul calcio scommesse, con il Napoli esposto al rischio di una penalizzazione o alla perdita del posto UEFA.

8.  L’America scopre Diego

Il 28 luglio 1986 il Napoli entra nel processo sportivo del calcioscommesse-bis e rischia una penalizzazione di quattro o cinque punti, forse sulla classifica precedente, con la possibile perdita della Coppa UEFA. Maradona è ancora lontano: dopo dieci giorni a Bora Bora, gioca a Los Angeles l’amichevole Americhe-Resto del Mondo, fra polemiche sull’incasso benefico e meno pubblico del previsto. Ma l’America lo guarda già come un divo: Time, Newsweek e Sports Illustrated gli hanno dedicato la copertina dopo il Mundial, riconoscendo nel suo mito una storia perfettamente americana, quella del talento partito dal nulla e arrivato in cima al mondo. Diego chiede al Napoli la stessa tranquillità avuta in Messico, dice che giocare per lo scudetto è un obbligo e, sul gol di mano all’Inghilterra, risponde: “Chissà, forse era la mano di San Gennaro”.  Leggi su Substack