
di ROBERTO LIBERALE
Sono passati diciott’anni. Era dal 30 dicembre del 2005 che ai Mondiali di freccette non si vedevano quattro semifinalisti inglesi su quattro. Dopo il punto più basso – lo zero toccato nel 2017 – in mezzo ad annate in cui olandesi, gallesi, scozzesi si sono presi a turno la scena, l’Inghilterra si sta riappropriando di quella supremazia che fu quasi totalmente sua nei primi anni del PDC World Championship. Allora il Re della specialità si chiamava Phil Taylor, vincitore in quel periodo di quattordici titoli sui diciassette vinti dal suo paese, con sole tre irruzioni dall’oltremanica. Oggi il nome del Re non si conosce ancora, ma tutto lascia presagire che il futuro dei prossimi anni si chiami Luke Littler, il Max Verstappen dei darts. Un adolescente che al pari del pilota olandese nel suo sport è piombato non ancora maggiorenne nel mondo delle freccette, come Max in F1 potrebbe esserne il futuro dominatore. Indipendentemente da come finirà per lui questo Mondiale, il ragazzino sembra aver ridato entusiasmo alla depressa Inghilterra dei darts degli ultimi anni. La Brexit delle freccette sembra un ricordo lontano.
Oltre a Littler, in semifinale avremo altri tre Under-35. Sono Scott Williams di anni 34, Rob Cross di 33 e Luke Humpries di 29. Regalano alle statistiche di questo sport una top-4 dall’età media lontana dalla tradizione. Solo otto volte su trenta il titolo è andato a un Under-35 e appena due anni fa Peter Wright trionfò all’età di 52. L’età media di appena 28 anni per i semifinalisti di quest’anno, dopo quella che nel 2022-23 fu di 33 e mezzo, conferma la tendenza di un rapido ricambio generazionale ai vertici. Per tre dei quattro ancora in gara la semifinale è una novità assoluta. Solo Rob Cross si era già spinto così avanti ai Mondiali. Accadde nel 2017-18, quando poi vinse il titolo battendo in finale il mito Phil Taylor, al suo preannunciato ultimo torneo prima del ritiro.
L’ultimo non britannico ancora in corsa è uscito ieri sera. Jonathan Liew, prima firma sportiva del Guardian, stamattina scrive che “l’uragano dal quale è stato spazzato via il grande Michael van Gerwen non si è materializzato in una sola sera, o in un solo torneo, o in un solo anno. Probabilmente questi shock non sono più così sconvolgenti come una volta, ai tempi in cui Van Gerwen era al suo apice e la piramide di talenti sotto di lui era molto più ristretta”. È uscito per mano di Scott Williams, “numero 52 del mondo del Lincolnshire, una presenza maledettamente divisiva tra il pubblico – spiega Liew – un grosso cane che abbaia e ringhia, la cui intera personalità è essenzialmente basata su una magnifica mancanza di rispetto”.
È il giocatore che all’inizio del torneo aveva celebrato la sua vittoria sul tedesco Martin Schindler vantandosi del fatto che l’Inghilterra avesse vinto contro i tedeschi pure due guerre mondiali e una Coppa del mondo. Si è dovuto scusare un attimo dopo, sotto la moral suasion della BBC. Il Guardian le chiama “le scuse meno sincere del mondo” e definisce Williams “l’emoji dell’andare a pesca in forma umana”. Nello slang rappresenta la competitività.
In questi Mondiali così storici è entrato nella storia a modo suo pure Chris Dobey, il campione del Masters, il primo in assoluto in 46 anni di storia dei Mondiali a farsi rimontare un vantaggio di quattro set a zero per perdere alla fine 5-4 contro Cross.
La storia di come uno sconosciuto adolescente della classe operaia di Warrington abbia preso d’assalto il mondo delle freccette sta affascinando il regno. I quotidiani da qualche giorno vanno a caccia di foto della sua infanzia. Sono spuntati i video di quando a 18 mesi, ancora col pannolino, lanciava freccette magnetiche [“con lo stesso stile di oggi” sottolineano i giornali], oppure di quando a tre anni esultava alla maniera del suo idolo, Raymond van Barneveld, il cinque volte campione del mondo che ha eliminato lui stesso nei turni scorsi.
Ha messo in tasca un assegno da 100mila sterline. Saranno 200mila con la qualificazione per la finale, mezzo milione con la vittoria del titolo. Il Daily Mail lo chiama stamattina “il nuovo Principe del Palazzo, a due partite dall’immortalità”.
Per la prima volta in queste due settimane da favola, Luke ieri sera ha ammesso di aver pensato al trofeo. Sperava di poter giocare la semifinale nella sessione notturna, gli piace stare a letto fino alle 9. I dirigenti lo hanno messo in programma alle 20.30. “Mesi dopo aver lasciato la scuola – racconta il Daily Mail – con grandi accordi di sponsorizzazione che sicuramente seguiranno, potrebbe diventare milionario entro la fine dell’anno”.
Il pubblico che in questo palazzo era abituato a cantare c’è un solo Phil Taylor, adesso usa la stessa melodia per cantare c’è solo un Luke Littler. Ieri c’è stato un momento di agitazione quando è parso che avesse un dolore a un braccio, forse punto dalla leggendaria vespa dell’Ally Pally. «In realtà non lo so – ha risposto Luke alla fine – l’avevo vista svolazzare lì intorno, ma dovevo pensare a concentrarmi». Si è dato una carezza al braccioe ha tirato dritto. “Nemmeno Madre Natura è riuscita a fermare questo fenomeno”, scrive ancora il Daily Mail.
Per i boookmakers adesso è il favorito. Ci sono pressioni su Sky affinché trasmetta in chiaro la partita. Le freccette di Luke Littler sono diventate un affare di stato. In Inghilterra è cominciata la corsa alle somiglianze. Il Telegraph ha messo la sua corsa ai bordi della lista delle 10 più grandi imprese sportive mai realizzate da teenager, tra Wayne Rooney e Boris Becker. Quando a Littler hanno chiesto se crede che questi suoi Mondiali siano l’equivalente del 1958 di Pelé, ha risposto che questo Pelé l’ha già sentito nominare, sì, gli pare che fosse un tipo dentro un videogame di calcio.