La Coppa della metamorfosi di Federica Brignone

 prima di tutto

   

Il secondo cristallo della sua carriera: quanta differenza rispetto a cinque anni fa

Le cose per Federica Brignone stanno così. La seconda Coppa del mondo è arrivata con 10 vittorie e 14 piazzamenti fra le prime-tre. Ha il record del podio e del successo più longevi nel circuito in discesa, in Super-G e in gigante. Ha vinto 4 Coppe di specialità in 4 discipline diverse e corre per aggiungerne un altro paio. È uscita dai Mondiali con l’oro nel gigante e l’argento in Super-G. È l’ottava di sempre per gare vinte [37)] e ha trascinato l’Italia al primo posto nella classifica femminile per nazioni vinta nel 2017 e nel 2020. 

Sono tutte le perle di Brignone messe in fila da Gianmario Bonzi, voce delle telecronache su  Eurosport. Sulla sua pagina Facebook aggiunge. “What else?”. Niente. In effetti: niente. 

 

LIBERARSI DI UNA RIVALITÀ

Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio stamattina considera che “il volto del momento, in assonanza con ritmica e modi di quest’epoca, sarebbe Sofiagoggia. Estroversa ascendente spaccona, postura e slang che piacciono ai fabbricanti di personaggi, ambizioni nel gossip e nel mondano, Sofiagoggia è l’esatta espressione del suo tempo. Così che la grande rivalità non risulta artificiale, drogata, costruita negli uffici marketing: le due signore delle nevi sono davvero due mondi opposti. Lodevole l’impegno che ci mettono a sopportarsi in pubblico, ma non è nemmeno dovuto: il genere Moser-Saronni o Mazzola-Rivera ha comunque un suo perché. In ogni caso: della Goggia si parla e si scrive, eppure è giunto il momento di dire che la fuoriclasse totale si chiama Federica Brignone. Il sorriso smaltato va bene, l’allegria libera e spontanea va benissimo, l’umanità e la simpatia vanno ultrabene, ma vogliamo dire che è prima di tutto una sciatrice spaventosamente forte, lucida, elegante? Vogliamo tramandare al futuro l’idea di una campionessa fenomenale, capace di padroneggiare la pista e prima ancora le tensioni, gli stress, le pressioni? Se dovessi dire, senza fare il Mario Cotelli che non sono, direi senza paura di sbagliare che la qualità migliore di Federica, vista da qui, da questa parte dello schermo, sia l’armonia, cioè quel sistema di tante componenti misteriosamente shekerate nei dosaggi e nei modi migliori. Poi certo, c’è tutto il resto, che va oltre il dato tecnico”. 

 

COSA È CAMBIATO

Stefano Vegliani sul Foglio Sportivo ricordava ieri mattina che agli inizi della carriera sembrava scontato che le gare di Brignone fossero lo slalom e il gigante, che fossero insomma le gare della mamma, “secondo uno schema che appariva naturale”. Qualcosa ha deviato il corso delle cose, non siamo distanti dalla verità se quel qualcosa viene individuato nella rivalità con Sofia Goggia, “al calor bianco” seconda l’antica definizione di Mario Fossati. 

Così, “ben presto è stata la velocità a rapire Federica – dice Il Foglio – oggi la dimestichezza con i cento all’ora l’ha costruita con tenacia, magari spinta anche dalla rivalità con Sofia Goggia che della discesa è sempre stata regina. Sicuramente il primeggiare in Discesa è stato aiutato da tracciati sempre più tecnici. L’importanza di avere il fratello Davide come allenatore non è una novità, ma sicuramente c’è il suo zampino nella scorrevolezza migliorata nei tratti in cui le piste sono meno ripide. Un plauso va sicuramente allo skiman Danilo Sbardelotto. Quanto oggi si trovi a suo agio Federica Brignone con la velocità lo si è visto anche in Gigante, soprattutto negli errori, quando si è trovata in condizioni in cui per un eccesso di velocità ha perso il controllo, ma quando non ha sbagliato è stata imprendibile: dai 17 centesimi di distacco rifilati alla Robinson nell’esordio di ottobre sul ghiacciaio di Solden fino al secondo e trentasei dell’ultimo Gigante di due settimane fa ad Are in Svezia: quando è arrivata senza errori al traguardo la supremazia è stata più che evidente. «Non frena mai, da sempre» ha detto Federico Colli, il suo preparatore atletico, che la segue oramai da dieci anni, ma la conosce fin da bambina”

Claudio Lenzi per la Gazzetta scrive che “lo sci alpino è tutto fuorché uno sport individuale. Ancor più di cinque anni fa, quando il successo arrivò in maniera rocambolesca per via della pandemia, con poche occasioni per festeggiare nell’immediato, stavolta l’azzurra dei record farà di tutto per tributare il giusto riconoscimento al suo “cerchio magico”, cioè le persone che durante la stagione si sono occupate del suo benessere, oltre che della sua immagine”. 

 

voci

Il ritorno sulla scena di mamma Quario

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 ➣  Un lavoro di famiglia…

«Dal punto di vista tecnico molto di famiglia, da quello mentale, Davide è stato cruciale. E lì mi ci metto un po’ anch’io, perché anch’io penso di averla aiutata. E quando mi sono ritirata dal lavoro di giornalista, tre anni fa ormai, credo che sia stato un passo importante per Fede, perché mi sente più vicina». Quindi, noi ti abbiamo perso come giornalista, ma Fede ti ha acquistato come mamma? «Sì. Ho sempre cercato di esserlo, perché piuttosto lavoravo di notte o rinunciavo a qualche collaborazione e non mi sembra di essere mai mancata. Però è vero che lavoravo tanto, dal Giornale a Sciare, e quindi ero sempre in giro. E invece la mia vicinanza credo che abbia contribuito a renderla più serena». Ma anche il fatto di non avere più al seguito la mamma “critica”, l’ha agevolata? «No, non credo. Primo perché non sono mai stata tanto critica con lei. E se devo criticarla la critico anche adesso, in privato. E poi credo che Fede non abbia mai letto un mio articolo».

 ➣   La Quario giornalista, che a un certo punto della carriera è diventata giornalista-mamma… «Sì, era una posizione molto scomoda. Comunque non ho mai avuto problemi a fare la giornalista e la mamma di una sciatrice, perché ho sempre avuto buonissimi rapporti con tutte le atlete. O quasi… Però diciamo che ho smesso perché il giornalismo è molto cambiato». Difficile raccontare le gare di tua figlia? «Non tanto da raccontare, ma da affrontare: a Soci, quando Fede cadde e si fece male al ginocchio. Mi scrisse: mamma vieni qui. Ma io come facevo? Stavo seguendo la gara e dovevo scrivere, non potevo abbandonare il mio lavoro. È stato un momento di grande stress…».  un’intervista che mi avevate chiesto dal Giornale nel periodo natalizio. Lei, che ne aveva già dovute fare altre, sbottò: ma basta, anche tu mi rompi? Non ho tempo, devo farmi la doccia… Allora gliela feci in bagno, scrivendo che in quell’intervista l’avevo messa proprio a nudo». – intervista di elia pagnoni, Il Giornale

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