L’ultimo giro di LeBron

La stella che vede la fine: gioca con il contratto in scadenza

Non è che a quarant’anni possono essere tutti Luka Modric. Ecco. Per vent’anni LeBron James ha dettato il ritmo del proprio destino contrattuale. Accordi brevi, opzioni personali, uscite calibrate al millimetro: ogni firma non era soltanto un rinnovo, ma una dimostrazione di potere, una dichiarazione di forza, un messaggio alla NBA. Ora la storia ha preso una piega inattesa. Per la prima volta in estate non c’è stato nulla da negoziare. Nessuna estensione, nessuna nuova formula da inventarsi, nessuna promessa da fare né da strappare. Alla soglia dei 41 anni, pronto a cominciare la sua 23esima stagione da Prescelto, LeBron James giocherà con un contratto in scadenza.

Il Washington Post lo racconta con l’enfasi che si deve a una rarità e con l’amarezza che subentra se questa rarità sbuca all’ultima curva. James in carriera ha guadagnato oltre mezzo miliardo di dollari solo di stipendi. Ha costruito il suo mito anche attraverso la geometria esatta dei suoi contratti. Dai primi tre anni a Cleveland, pensati per garantirgli un’uscita rapida, alla scelta di prendere qualcosa in meno del massimo salariale a Miami per giocare con Wade e Bosh. Dalle estensioni a brevissimo termine al ritorno ai Cavs, usate come leva per costringere la dirigenza a spendere, fino al quadriennale del 2018 con i Lakers e la dichiarazione definitiva: Los Angeles sarebbe stata casa sua. Per sempre. 

Oggi però qualcosa è cambiato. Il rinnovo non c’è. James ha dovuto scegliere se entrare in free agency o esercitare la player option da 52,6 milioni di dollari. Ha preferito la seconda via, restando ai Lakers per l’ottava stagione. Ma come sottolinea Ben Golliver per il quotidiano americano, per la prima volta in carriera giocherà come un quarantenne qualunque, senza promesse per il futuro

In parallelo i Lakers hanno già voltato pagina. Hanno blindato Luka Doncic con un triennale da 165 milioni, hanno rinnovato l’accordo con l’allenatore JJ Redick, hanno costruito gli equilibri della squadra intorno al nuovo fenomeno arrivato da Dallas. James rimane una leggenda e un’icona globale, un giocatore ancora capace di uscire dal campo con 24 punti di media, otto assist e quasi otto rimbalzi. Ma non è più la priorità assoluta. Nell’universo dei Lakers è un segnale forte. In un titolo che volesse essere imparabile sarebbe uno shock.

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Eppure LeBron non sembra affatto turbato. Sarà per la presenza di Bronny, per l’esigenza di proteggere suo figlio da qualche polverone in stile western. Al media day ha detto parole che suonano come un manifesto esistenziale: «Qualunque sia il percorso di quest’anno, sono totalmente coinvolto perché non so quando arriverà la fine. So che ci sarà prima che poi. Quello che mi spinge ancora è che l’amore per il gioco è fortissimo, e l’amore per the process lo è ancora di più». 

Parole che fanno riferimento a un viaggio più lungo, il suo, fatto di titoli e sconfitte, infortuni e pressioni. Non c’è traccia di rancore, non s’avverte il bisogno di un’altra firma per alimentare la sua leggenda. C’è la consapevolezza che l’avventura sta per chiudersi e la volontà di vivere fino in fondo ciò che resta.

Il Washington Post considera come James abbia accettato con eleganza il nuovo equilibrio, pur sapendo che oggi il baricentro tecnico e mediatico è altrove. 

«L’età è solo un numero, si dice. È anche una realtà però. Non ci sono stati molti, alla mia età, capaci di giocare a questo livello. Cerco di non darlo per scontato. Godiamoci il momento, e il resto del viaggio» 

La vera notizia non è tanto l’assenza di un contratto, ma il tempo che si accorcia. Forse per la prima volta, LeBron non è più il giocatore che decide le mosse del futuro. È l’uomo che costretto a guardare in faccia la fine, senza doverla affrettare, nessuno glielo sta chiedendo, ma senza nemmeno fingere che non esista.

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