L’Homo Duplantis: corpo, anima e materiali di un’evoluzione della specie

Il saltatore con l’asta senza limiti

Ormai lo sappiamo, ormai è chiaro. Quando Armand Duplantis comincia a frugare dentro la borsa e tira fuori l’Artiglio, tira pure un’aria da record del mondo. Stavolta l’ha fatto mentre i giudici di Tokyo issavano l’asta all’altezza di sei metri, la barriera dell’impossibile per tutti eccetto tre o quattro. L’Artiglio è quella scarpa speciale e buffa, con la punta che sporge dalla parte anteriore “come uno strumento di tortura medievale” [la definizione è del Guardian] Dieci centimetri dopo, Duplantis era rimasto il solo in gara, aveva messo in tasca il suo ottavo titolo internazionale consecutivo [tre Olimpiadi, tre Mondiali, due Europei], un premio da 70.000 dollari e si preparava a saltare per i 100.000 che il montepremi promette per il record. 

L’Artiglio ha un nome più ufficiale, le scarpe si chiamano Claw perché in 20 falcate consentono di raggiungere un’elevata velocità più in fretta, di piantare l’asta più rapidamente e di sollevarsi in volo ancora più in alto, a patto che la tecnica sia corretta. «Non le adopero sempre, non le uso ogni volta, le tiro fuori quando è il momento giusto. Ne sento i benefici fin dall’inizio della corsa». 

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La prima versione, introdotta l’anno scorso aveva una punta di metallo che temeva potesse lacerargli una mano o un braccio durante la salita o la discesa o l’atterraggio. Insomma: diffidenza. Ora la punta è stata smussata. Il vicepresidente dell’ufficio innovazione nell’azienda Puma, Romain Girard, definisce la punta dell’Artiglio «una specie di piccolo preservativo, un guscio di gomma». Tuttavia Duplantis continua a usarlo con moderazione, genera salti fecondi e partorisce primati. 

È Monstro Duplantis, non più Mondo, così dice L’Equipe nelle sue pagine interne dopo avergli dedicato la prima pagina così come fanno in Inghilterra. Annabelle Rolnin da Tokyo domanda se “avete mai visto questo tipo di mostro, con una striscia scura, occhi chiari, con una maglia color ranuncolo e lunghi calzini bianchi? Un mostro con un sorriso cortese, a tratti carnivoro, capace di catapultarsi con grazia nel pesante cielo giapponese? Non un mostro che afferra i piedi sotto il letto, no, un mostro che afferra i record e li trasforma in coriandoli, e in titoli, in ricordi leggendari”. 

Questo è Armand, pure lui come tanti tornato nello stadio dei Giochi del Covid, per riprendersi davanti alla folla quello che quattro anni fa fu suo nel vuoto e nel silenzio. 

Giulia Zonca su La Stampa ha scritto che stiamo parlando “quasi di un parametro evolutivo: su di lui si calcola la capacità di adattamento al livello successivo, con un gesto che passa da eccellente, a superlativo, a straordinario e sempre più su fino a esaurire i miglioramenti. Come fare avanti veloce con le ere geologiche: la glaciazione non è lontanissima. Mondo è così rapido nel demolire i precedenti che a furia di sfondare barriere rischia di arrivare al limite umano”.

 

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«Sono un artista che dà il meglio di sé in questo tipo di condizioni e atmosfere»

ARMAND DUPLANTIS

 

Un ingegnere della NASA aveva fissato tempo fa una formula per calcolare il salto massimo di un astista [se ne parlava qui], stamattina Marco Bonarrigo sul Corriere della sera identifica in 6,48 la misura limite a cui può arrivare lo svedese “comparando l’algoritmo del fisiologo McGinnis (che non stiamo lì a spiegare) con le analisi cinematiche di Cassirame (idem)”. Ma gli stessi scienziati ammettono che “queste proiezioni sono anche improbabili perché presuppongono (A) che Duplantis riesca ad aumentare ancora la sua già mostruosa velocità di stacco all’imbucata e (B) che le sue fenomenali caratteristiche fisiche non si degradino nel tempo”. Una più ragionevole ipotesi si ferma a 6 metri e 37. 

Ieri lo svedese ha toccato i 37,9 chilometri all’ora durante la rincorsa [Duplantis vale 10”37 sui 100 metri] e con la sua tecnica consueta ha tenuto il piede di 30 centimetri più dietro rispetto agli avversari, “raggiunge così – si legge sul Corriere – un angolo di inclinazione allo stacco che gli permette di flettere l’asta oltre i classici 90 gradi e raggiungere una verticale perfetta grazie anche a un accentuatissimo movimento a pendolo delle due gambe che lo caricano di energia cinetica. Quando arriva all’altezza dell’asticella, Mondo esegue una magia da ginnasta: allinea i fianchi sopra le spalle, ruota su sé stesso come una palla e si fionda dalla parte opposta per perdendo pochissima quota di volo”.

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