A cosa serve che tu corra quando non serve correre, quando occorre correre non corri
Scioglilingua italiano
Il punto più basso della sua parabola
Povero Marcell, rimasto all’improvviso solo, abbandonato, rimpiazzato nei cuori della nazione e degli eccessi dal nuovo giocattolo Jannik Sinner. Accompagnato da mille violini suonati dal vento, coccolato dal ritornello durato da Tokyo a Parigi che «non è questa la gara da vincere», il tenero Jacobs si è assuefatto davvero a vincerne poche, saltarne tante, deludere spesso.
Gli infortuni hanno a lungo spiegato il cono d’ombra nel quale si è infilato dopo il bagliore olimpico del 9.80 in Giappone. Il quinto posto ai Giochi in Francia è stato accolto con disappunto da chi aveva immaginato che il 9.80 fosse una nuova dimensione di partenza verso chissà cosa, il record del mondo dicevano a un certo punto intorno a lui. Il fuoco della magnificenza e l’ossessione per Bolt lo avevano portato a disfarsi delle scarpe magiche di Tokyo per mettere ai piedi il paio con la silhouette dello stesso felino portato dal giamaicano.
I guai sono cominciati in coincidenza della svolta nei materiali e con un viaggio improvvisato a Nairobi, per fermare un cronometro su un tempo. Un programma senza senso al quale nessuno ha saputo opporsi. Eppure l’estate scorsa Jacobs aveva corso con un eccellente 9.85, il suo terzo crono di sempre, in un’estate nella quale era riuscito a scendere sotto i 10 secondi altre tre volte [9.92 a Turku, 9.92 in semifinale a Parigi, 9.93 a Chorzow]. Una barriera che nella famosa finestra triennale aveva sfondato solo una volta [9.95 a Monaco di Baviera nel 2022]. Accontentarsi di essere uno sprinter da 9.90-9.95 non gli è bastato. L’idea che l’oro olimpico potesse essere stato l’incrocio felice di una serie di circostanze gli è parso riduttivo. Invece sanno essere indimenticabili anche certi balli di una singola estate, qualcuno aveva il dovere di dirgli che sono meravigliosi anche gli incontri di una volta sola. Quando è saltato questo equilibrio, quando ha spinto le fibre oltre i limiti, Marcell Jacobs non si è trovato più.
Adesso non ci sono neppure infortuni, neppure un dolorino con cui spiegare quanto successo in Finlandia l’altra sera, ultimo posto al meeting del circuito Continental con un tempo di 10.44: nella storia dell’atletica italiana ci sono stati 104 sprinter che sono andati più veloci, nel mondo non si contano e Florence Griffith-Joyner è stata solo appena appena più lenta. Con 10.44 alle Olimpiadi si passano le batterie e si arriva ultimi in semifinale al turno dopo.
Così i 1.500 spettatori che avevano comprato un biglietto per vederlo scattare domani allo stadio dei Marmi nel Festival organizzato di fatto solo per lui, si vedono consegnare all’ultimo istante l’annuncio che – ehm abbiate pazienza – adesso bisogna «rimodulare il programma di inizio stagione completando il lavoro in allenamento per affrontare al massimo della preparazione atletica i prossimi appuntamenti».
Insomma: Jacobs non ci va e quasi non fa più scalpore. Anche il clima intorno a lui è cambiato. La Gazzetta all’improvviso si stupisce: “Jacobs, che cosa succede?” titola. Eh, che cosa succede. Succede che per tre anni un oro olimpico dei 100 metri – il titolo sportivo più in vista sulla faccia della Terra insieme alla corona dei pesi massimi – è stato gestito in maniera dissennata, con l’opinione pubblica italiana che ha preferito sognare e vivere sotto anestesia. Questo succede.
Stamattina la Gazzetta dice che “nessuno si aspettava che dopo nove mesi di assenza dalle gare – a parte i 60 indoor di Boston a inizio febbraio – si presentasse così arrugginito e appesantito, lui per primo. Ma a ben vedere è la sua storia degli ultimi anni”.
Eh sì, a ben vedere è proprio la storia degli ultimi anni. A occhio tutti gli anni dopo il 9.80 di Tokyo. Si poteva ben vederla pure un pochino prima. Forse a Jacobs sarebbe stato d’aiuto sentirsi dire che sbagliava, anziché sentirsi dire daje Marce’.
COSA SI SCRIVE IN GIRO
Marco Bonarrigo sul Corriere della sera: “Cosa non vada nel motore, nei muscoli o nella testa di Marcell (considerato che «l’infortunio dello scorso marzo è pienamente recuperato», spiega la stessa nota stampa) non lo sappiamo. … A questo punto il futuro agonistico immediato dell’ex campione olimpico è del tutto ipotetico e né la Federatletica né le sue Fiamme Oro sembrano saperne di più”.
Giulia Zonca per La Stampa: “Ci si stupisce di ritrovarlo tanto distante da tutto quello che è stato. Non solo in pista, ma nell’approccio, nelle scelte. Di solito si affida a un gruppo di lavoro dedicato e ci sta cambiarlo nel corso degli anni, tanto più per una vita completamente differente, solo che ora il progetto pare stravolto. Jacobs è rimasto dove stava, intorno il panorama si è trasformato. Non gli si chiede certo di essere sempre a livello campione olimpico, ma di essere Jacobs sì”.