OGGETTI DI SCENA
Ci sono dei posti sicuri dove trovare dei cerotti. A parte le farmacie. Abbondano nelle canzoni di Tiromancino, dove le strade, le case e i tuoi dischi nella macchina, le notti sopra l’anima, eccetera eccetera. Si trovano nei romanzi di Aldo Nove, Woobinda – per dire – dove c’è questo Freddie Krueger, un incubo a metà. Con un artiglio ferisce e con l’altra mano sutura. C’è un cerotto assai famoso pure sul collo di Marsellus Wallace in Pulp Fiction, perché dicono si sia venduto l’anima al diavolo, l’anima è nella valigetta, e quando il diavolo viene a prendersela te la strappa dalla nuca.
E poi eccoli qua, sulle mani dei pallavolisti. È una cosa che ha a che fare con un rito, oltre che con un dito. C’è una tecnica rigorosa per la loro applicazione. Intanto le mani devono essere asciutte e i pezzi da circa 10 centimetri, vanno avvolti tra falange e falangina uno, tra falangina e falangetta l’altro. Le fasciature devono essere strette, ma non troppo, così si impediscono le contusioni senza interferire con la circolazione del sangue. Un secondo nastro-cerotto va tagliato in pezzetti più corti, da tre centimetri circa, e sistemato in maniera perpendicolare al dito, nella zona delle unghie. In genere sono interessati l’indice, l’anulare e il mignolo, le tre dita a rischio, ma c’è pure qualcuno che le fascia tutte.
Ah, un’ultima cosa. La valigetta. La valigetta di Pulp Fiction. In nessuna versione della sceneggiatura è scritto che contenga l’anima di Marsellus. Anche il cerotto non esiste. Come non esiste il discorso di Ezechiele 25:17. Ving Rhames ha detto che il cerotto nascondeva una sua ferita vera. Amen.