
La Svezia e la felicità dei figli dei genitori divorziati
Il 6 giugno nel ‘66 è un lunedì, e i giornali stanno raccontando il nuovo primato scientifico dell’America, la missione nello spazio di Gemini 9 e la passeggiata fuori dalla capsula per due ore e cinque minuti di Eugene Cernan, l’astronauta che batte il precedente record del collega Edward White, a spasso nel buio e nel silenzio per venti minuti. Alcuni incidenti tecnici hanno però impedito lo svolgimento della missione completa, che sarebbe dovuta avvenire in totale autonomia dalla capsula. “Riesco a vedere la punta del mio naso e niente altro” ha detto a un certo punto Cernan dal lontanissimo spazio.
Lontanissima pare anche la Svezia vista dall’Italia. Nella pagina che il Corriere della sera del tempo dedica settimanalmente a “i nuovi miti della famiglia europea”, Enrico Altavilla parla di Stoccolma come di un laboratorio sociale. È un’inchiesta sul modo in cui lo Stato sta provando a togliere peso giuridico e morale a parole come colpa, adulterio, illegittimità e vergogna.
In Svezia, racconta il Corriere della sera, la legge ha creato una terza categoria tra figli legittimi e illegittimi. Si chiamano semi-legittimi e sono i figli nati da un fidanzamento o da una promessa di matrimonio. Il punto è molto moderno per l’epoca. Il bambino non deve pagare la forma giuridica del rapporto tra i genitori. I figli dei fidanzati hanno diritto a ereditare dal padre anche se il padre è sposato con un’altra donna.
Altavilla racconta una Svezia in cui il divorzio è già parte della vita sociale, sebbene non senza problemi. La legge può concederlo anche contro la volontà del coniuge colpevole, e può intervenire sulla divisione dei beni. Ma se una moglie provoca la rottura del matrimonio, il giudice può ridurre la sua parte. È una società più libera, ma non del tutto neutra.
La parte più interessante è quella sulla felicità dei figli dei divorziati. L’articolo riferisce ricerche svedesi secondo cui i bambini non risultano affatto devastati dal divorzio. Anzi, spesso soffrono di più i figli di coppie formalmente unite ma infelici, piene di tensione. Il capitolo più inquieto è quello dedicato al cosiddetto “bambino-automa”. Il Corriere racconta una Svezia che ama moltissimo i piccoli, li protegge, li educa, li segue, ma rischia anche di produrre figli troppo regolati e adattati, poco spontanei. Un figlio molto amato è destinato a essere più felice, più spontaneo, più sicuro di sé stesso del bambino-automa, quello «bravo» che obbedisce ciecamente agli ordini del padre. È un nodo molto anni Sessanta, nel quale si incrociano emancipazione, pedagogia e psicologia, ma anche paura che la società organizzata fabbrichi individui conformi.
In Svezia, continua il pezzo, la scuola può dare un’educazione sessuale completa, mentre in Italia il tema sarebbe ancora quasi impronunciabile. È curiosa la ricorrenza con l’attualità del 2026. Altavilla osserva che la Svezia ha rotto molti tabù, ma non è detto che tutto sia più semplice. I ragazzi sono più informati, non necessariamente più liberi o più maturi. Infine c’è la contraccezione, e Altavilla racconta le discussioni sulle donne che preferiscono la pillola alla spirale.

E Mike Bongiorno tifa per Adorni

Ecco. Quel lunedì 6 giugno, si apre la settimana della verità per Motta, scrive il Corriere della sera, e la Gazzetta schiera una squadra di firme spaventevoli: Bruno Raschi, Rino Negri, Sergio Valentini. Luigi Gianoli tiene una rubrica che si chiama Buonanotte ovunque tu sia – e quel giorno parla degli spintaroli, i tifosi che lungo la strada danno un aiutino ai corridori. Li divide in occasionali e organizzati. I primi “sono i più teneri e sensibili, anche se talvolta disastrosi nel loro entusiasmo”; gli altri “sono parziali ma provetti. Lo spintarolo è una mano amica, evangelica, e come tale nessuno la può vituperare”. Oggi se Gianoli propone un pezzo sugli spintaroli, gli dicono grazie Luigi, ma no, vai all’arrivo a sentire Jonathan Milan.
Come se non bastasse, al Giro c’è pure il giovane Mura. Il suo spazio si chiama block notes della tappa, e più o meno all’età di vent’anni sta già trovando la sua maniera di raccontare una corsa. Quel giorno si appassiona per esempio a Giuseppe Fezzardi, 27 anni, nella stagione precedente ha vinto la tappa di Gap al Tour. Sedete e godetevi il giovane Mura:
“Non bisogna chiedere ai corridori cosa faranno quando non correranno più, è una domanda che intristisce, perché per molti di essi il futuro, separato dalle due ruote, è una cosa senza senso, una nuova vita. Fezzardi non ha preoccupazioni per il futuro. Dice che forse farà il contrabbandiere, professione redditizia e non disonorante, e farà il contrabbandiere perché tutti dicono che da giovane lui faceva il contrabbandiere nell’Alto Varesotto, mentre non è vero, faceva più semplicemente il valigiaio. … Fezzardi prega di puntualizzare che su di lui circolano dicerie inesatte, una è quella del contrabbandiere — una profezia, semmai —, l’altra è quella della sua bruciante passione per una studentessa inglese, episodio inventato, dice Peppe, anche se testimoni degni di fede continuano ad asserire di averlo visto sul lungolago di Belgirate vestito come un vero gentleman, con foulard di cachemire e pipa in bocca, e vocabolario italo-inglese in tasca. Tutto inventato, dice Fezzardi, che tiene a ricostruirsi un cliché borghese, dicendo che manda avanti un negozietto a Besano. Poi si corregge, non è un negozietto ma un bazar, e certo dev’essere uno di quei bazar riccamente bislacchi, dove trovi dalla liquirizia originale abruzzese alle stecche di balena, un gozzaniano insieme di buone cose di pessimo gusto. Fezzardi è prezioso, quando vince all’estero. Di lui abbiamo parlato un po’, e chissà tra quanti mesi ricapiterà l’occasione”.
Un’ultima cosa. Su suggerimento dell’Amica Vocale di Slalom – che aveva sfogliato le collezioni – siamo andati a cercare la rubrica Girostop, una serie di domande dei lettori posti alla Gazzetta, definita “una rubrica di curiosità con il concorso del pubblico” – pure questa con lo sfacciato zampino di Mura. Il 6 giugno per esempio c’è un tipo da Modena che vuol sapere se è vero che Anquetil ha chiesto alla Campagnoli di Vicenza delle pedivelle speciali per fare il record dell’ora. Così la Gazzetta [Mura] chiede a Campagnolo e quello dice boh, non ci risulta, per Baldini erano lunghe 19 centimetri. Un altro signore, Otello Pucci da Firenze, chiese se è vero che i corridori bevono il vino, perché secondo lui fa male. E la Gazzetta [Mura] risponde: non tutti lo fanno, e comunque una volta il vino se lo portavano in corsa. Antonio Rossi da Reggio Emilia ha la sua curiosità, vuol sapere se Mike Bongiorno tifa per qualcuno, e la Gazzetta [Mura] va da Mike Bongiorno e glielo chiede. Sì, Mike Bongiorno tifa per Adorni. “Ritengo che abbia una carattere simile al mio”. Allegria.
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