La morte di Bernard Lacombe
Nella storia del calcio italiano, Bernard Lacombe era l’autore del gol più rapido mai subito dalla Nazionale ai Mondiali. In Argentina nel ‘78 pronti-via e la Francia passò in vantaggio con lui in 38 secondi. Parve un incubo quattro anni dopo l’Azzurro Tenebra di Germania. L’Italia era finita in quello che veniva considerato il girone di ferro. Invece fu l’inizio del meraviglioso ciclo di Bearzot, con la rimonta, l’epifania di Paolo Rossi, la corsa dritta [quasi dritta] durata quattro anni fino al Mundial 82.
Lacombe era ricoverato in ospedale da gennaio. È morto all’età di 72 anni. Era stato capocannoniere in Ligue con Lione, Saint-Étienne e Bordeaux, 38 presenze in Nazionale e campione d’Europa nel 1984 accanto a Platini, con zero gol “annunciando in sostanza l’avvento di una Nazionale che sarebbe diventata campione del mondo nel 1998 e nel 2018 con un centravanti a secco come Stéphane Guivarc’h e poi Olivier Giroud”. È stato allenatore e braccio destro del presidentissimo Jean-Michel Aulas all’Olympique – e oggi Aulas con L’Équipe lo saluta dicendo che la grandezza del Lione negli anni d’oro è stata tutta merito suo.
Vincent Duluc parla di “infinita tristezza, la sensazione di vedere un ricordo e un monumento svanire. Lo sentivamo spegnersi da mesi, il suo distacco dall’OL e dai dibattiti sul calcio era stato il segno più preoccupante della malattia che lo aveva allontanato dal suo mondo e che stava erodendo con crudeltà la più grande memoria calcistica mai conosciuta. Bernard Lacombe avrebbe potuto recitare la formazione dei cadetti del Lione del 1966, o una partita dell’OL a Sedan nel 1974, mimava l’organizzazione della squadra usando le dita e le nocche, ammaccate come il suo naso che colpiva la palla quando avrebbe dovuto colpirla di testa”.
Duluc dice che Lacombe iniziava le sue spiegazioni tattiche con “vedi, quella cosa lì…” , e apriva lunghe digressioni, lunghissime parentesi su calciatori e protagonisti, infilandosi dentro aneddoti, battute, barzellette. Di un attaccante particolarmente goffo diceva che mettesse le scarpe con tutta la scatola, di un altro che quando calciava in porta per trovare la palla bisognava aver lavorato alla NASA. Era la sua preferita.
Aveva grande sintonia e grande rispetto di Jean-Michel Aulas, me pure su di lui si prendeva licenze di spirito. «Di notte si alza, apre il frigorifero, si accende la luce e comincia a parlare».
Ma “per beneficiare della conoscenza, della memoria e dell’umorismo sarcastico di Bernard Lacombe – dice Duluc – bisognava essere in buoni rapporti con lui, e non era sempre facile. Portava un meraviglioso rancore e ti girava la testa quando era mezzo arrabbiato, persino se era costretto a stringerti la mano per salutare”.
I suoi amici più stretti erano Gigi [Alain Giresse], Monmon [Raymond Domenech], Thouthou [ Jean-Christophe Thouvenel], Néné [René Girard] o Mémé [Aimé Jacquet]. A Bordeaux aveva segnato la maggior parte dei suoi gol da calciatore [255 gol in serie A], miglior marcatore francese nella storia del campionato francese, superato solo dall’argentino Delio Onnis [299 gol].
L’Équipe dice che aveva un modo inimitabile di arrabbiarsi, sostenendo che non lo facesse più dal compimento dei 40 anni, perché non aveva più tempo da perdere con gli idioti. “Il calcio francese – scrive Duluc – e il calcio a Lione non saranno mai più gli stessi”.