Mike McCallum, il ladruncolo che i Re non vollero affrontare
Per la boxe italiana Mike McCallum era quello che si era battuto due volte con Sumbu Kalambay per la cintura mondiale dei pesi medi [a Monte-Carlo e a Pesaro] e un’altra al Palalido di Milano con il titolo dei superwelter in palio contro Luigi Minchillo. Per gli americani era The Body Snatcher, il borseggiatore di corpi, un ladruncolo, perché ti sfilava le energie dalla tasca senza farsene accorgere. Un colpetto, un altro colpetto, un altro ancora, eri finito alle corde e neppure lo sapevi. Secondo alcune ricostruzioni che girano, sembra abbia avuto un malore mentre guidava. Una seconda versione riferisce che si è sentito male in strada mentre stava andando in palestra. Lo hanno trovato morto gli agenti della polizia del Nevada, in quello stato di Las Vegas dove aveva messo ko al quinto round Donald Curry.
Il nome di Mike McCallum profuma di adolescenza e di anni Ottanta. Il Los Angeles Times scrive che “era così temuto per la sua tecnica impeccabile che i quattro re del decennio si rifiutarono di affrontarlo”. I quattro re erano e saranno Thomas Hearns, Ruberto Duran, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler. Di Hearns era stato sparring partner. «Nessuno di loro voleva averci a che fare – ha detto il pugile Hall of Fame Lou DiBella allo scrittore Kevin Iole – perché era un pugile tecnicamente perfetto».
Così McCallum sarebbe diventato il primo campione del mondo nato in Giamaica per altre vie, con 49 match vinti, 5 persi e un pari. Trentasei volte ha vinto prima del limite, nessuno lo ha mai messo ko. Nel 2011 la rivista Ring lo aveva messo all’ottavo posto tra i 10 migliori detentori del titolo dei pesi medi degli ultimi cinquant’anni. Andò a prendersi la prima corona al Madison Square Garden – medi jr WBA – battendo l’irlandese Sean Mannion. Era stato alle Olimpiadi del 1976: quarti di finale. Una seconda e una terza corona sarebbero arrivate nei medi WBA e poi nei massimi leggeri WBC. Il suo Il suo ex allenatore Eddie Futch una volta disse di McCallum: “Mike ha la capacità di scivolare, scivolare e incassare i pugni”.
Boxing Scene scrive che non aveva paura di viaggiare, non aveva paura di battersi fuori casa. Non solo contro Kalambay in Italia, ma anche contro l’inglese Herol Graham a Sheffield, contro Michael Watson a Londra, contro l’irlandese Steve Collins a Boston. Era straordinario nel disinnescare la potenza altrui, come dimostrò con un sinistro contro Donald Curry, e poi con Julian Jackson. Per battersi contro Curry guadagnò 500.000 dollari, l’equivalente oggi di 1 milione e 400 mila dollari, una cifra ridicola al confronto con le borse d’oggi. Eppure stamattina tutti lo ricordano come un uomo realizzato e sorridente. Scrive Boxing Scene che “non era un pugile spettacolare e carismatico, ma quando Thomas Hearns, Sugar Ray Leonard e Roberto Duran non vogliono combattere contro di te, significa qualcosa”. L’ex direttore di Boxing News, Claude Abrams, aveva seguito i suoi match a bordo ring diverse volte. Ha scritto: “Se dovessi scegliere un uomo il cui stile incarnasse la capacità di rendere facile qualcosa di difficile, quel pugile sarebbe McCallum. Tecnicamente brillante. Perfetto nel colpire. Stratega superbo. Grande cervello. Non si riusciva a prevedere cosa avrebbe fatto. Combatteva contro chiunque fosse disposto a sfidarlo e inseguiva chi non lo era”.