Cosa si deve inventare per poter riderci sopra
per continuare a sperare
Lucio Dalla
GENNAIO
Cosa considerare quando si cerca il più grande di sempre
Ci siamo. Gira e rigira torniamo qua. Ma alla fine: chi è il più grande di sempre? Oliver Brown sul Telegraph dice che il nome di Djokovic sarà ricordato per delle generazioni. “Con questa ultima lezione a Melbourne ha dimostrato di poter prevalere non solo su qualsiasi avversario, ma anche su tutti i critici ipocriti che un tempo godevano della sua sfortuna. Solo uno sciocco ora lo condannerebbe come il cattivo della storia”.
Tumaini Carayol sul Guardian ha pochi dubbi. Ha scritto che la vittoria a Melbourne serve a ricordarci quanto infallibile sia il suo gioco.
“Il rovescio di Djokovic – dice – è uno dei migliori colpi nella storia di questo sport, eppure a Melbourne non funzionava. Ha risposto allora ai suoi problemi semplicemente dominando con il diritto. Per tutto il torneo è stato ultra aggressivo con quel colpo”.
Così è arrivato al picco di 22 Slam, sette mesi dopo Wimbledon, e dunque secondo il Guardian c’è “poco da discutere sulla classifica di tutti i tempi [continua qui]
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FEBBRAIO
Il record di LeBron. Chissà chi lo batterà
Come fece il Brasile nella sera dei mille gol di Pelé, l’America che adora i record e i suoi campioni ha interrotto una partita e ha fatto cominciare la festa. C’era mezza Hollywood intorno al campo, per vedere LeBron superare Kareem, e c’era pure Kareem, trentanove anni dopo il gancio cielo con cui aveva tolto il record a Wilt Chamberlain. Nel ruolo di Magic Johnson che passa il pallone decisivo, stanotte ha recitato Russell Westbrook con la maglia numero zero, ultimo dettaglio sublime in un’azione che stava portando un giocatore di pallacanestro alla vertigine di 38.387.
È andata più o meno così. Mancavano 18 secondi alla fine del terzo tempo, quando il postino ha consegnato il pallone tra le mani d’oro della storia NBA. LeBron l’ha protetto. Ha messo il suo corpo da milioni di dollari tra quell’oggetto che ne costa una trentina e il difensore che si stava illudendo di marcarlo, come altre centinaia di difensori prima di lui. Uno degli 11 Williams presenti in campionato, uno dei cinque cognomi più diffusi nel Paese, come dire che nemmeno mezza America tutta assieme avrebbe potuto fermare quel momento, in un contrasto involontario e pieno di senso tra la Gente Comune e un Prescelto. [continua qui]
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addii | Ilario Castagner
MARZO
Il titolo mondiale di Irma Testa
Ai Mondiali dilettanti di Nuova Delhi, Irma Testa ha vinto l’oro nella categoria olimpica dei 57 chili, i pesi piuma. Ha battuto in finale con verdetto unanime la kazaka Karina Ibragimova. L’anno scorso aveva vinto l’argento, battuta in finale da Yu Ting Lin di Taiwan. Un argento è arrivato stavolta da Sirine Chaarabi nella categoria non olimpica dei 52 kg, con la sconfitta in finale contro la cinese Yu Wu. Nel mese di giugno comincerà il percorso di qualificazione ai Giochi di Parigi 2024.
Yu Ting Lin fu brutta, sporca e cattiva. L’avversaria impossibile in un match pieno di scorrettezze. L’arbitro lo permise. Invitava a pulire i guantoni a ogni scivolata verso il tappeto, senza risolvere il problema che le mandava al tappeto, senza colpi, soprattutto senza richiami ufficiali, una non-boxe di trattenute e spinte, ripetute e irregolari.
Yu Ting Lin stavolta è uscita in semifinale. [continua qui]
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APRILE
Il rilascio di Brittney Griner
Holly Rowe, giornalista di ESPN, ha faticato a trattenere le lacrime mentre faceva la prima domanda. La prima domanda alla prima conferenza stampa di Brittney Griner dopo la prigione, la detenzione in Russia, il ritorno a casa grazie a uno scambio di prigionieri tra la Casa Bianca e il Cremlino. Una giocatrice di pallacanestro diventata un caso internazionale, con la colpa di avere in valigia olio di cannabis per la sua sigaretta elettronica, la colpa di aver incrociato le tensioni internazionali per la guerra in Ucraina. Rowe segue la WNBA da anni. Avevano gli occhi lucidi tutt’e due, quando a Phoenix è arrivato il momento di sentire le prime parole in pubblico di Griner, dopo tutto questo tempo. [continua qui]
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addi | Il mondo di Julia Ituma
MAGGIO
Il terzo scudetto del Napoli
L’ultimo simbolo necessario per credere che tutto fosse vero, era questa data, il 4 maggio, che la tradizione associa al trasloco, anzi allo sfratto.
Era il giorno in cui il popolo cambiava casa, un giorno di mobili da spostare oppure da gettar via, da cambiare, un giorno di chiasso e polvere, a cavallo tra la malinconia per una separazione e l’eccitazione per un indirizzo nuovo. Il primo a fissare la norma era stato sul finire del Cinquecento il vicerè Juan de Zunica. Aveva scelto il primo di maggio, ma era la festa che onorava i santi Filippo e Giacomo, così Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos, nel 1611 spostò le faccende terrene più avanti di tre giorni. Entro le ore 18 l’inquilino doveva lasciare l’appartamento a chi gli subentrava. Spiega Camillo Albanese in Storie della città di Napoli che “in quell’ora lo scompiglio e il disordine regnavano ovunque; un tal don Ranunzio era già nel cortile della nuova casa con i suoi undici figli, e di sopra c’era ancora l’inquilino uscente, don Rosario”. [continua qui]
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addii | Alfonso Buonocore
GIUGNO
Benvenuti nel futuro del basket. Si chiama Wembanyama
Benvenuti nel futuro della pallacanestro, e quel futuro si chiama Victor Wembanyama. Era già tutto previsto, direbbe Cocciante. Che fosse lui la prima scelta, almeno da un anno. Che la prima scelta fosse dei San Antonio Spurs, era noto da un mese. Che San Antonio scegliesse lui, oddio, questo non era scontato, ma non sono così matti in Texas. Eppure, alla fine, come sta dicendo Tania Ganguli sul New York Times nel suo resoconto della notte, il ragazzino francese “aveva trascorso gli ultimi mesi, e anche gli ultimi giorni, trasudando calma fredda riguardo al suo futuro. Ma quando finalmente è arrivato il suo momento, non ha potuto fare a meno di piangere. Victor Wembanyama è cresciuto alla periferia di Parigi sognando questo momento da quando aveva 12 anni”. [continua qui]
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