Il destino cane di Remco Evenepoel

All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo

Dentro, il cane è troppo scuro da leggere

Groucho Marx

 

  RUOTE

 

Il Giro di Remco Evenepoel si è complicato. Il giorno dopo aver perso di proposito la maglia rosa per gestire meglio le incombenze della corsa, durante la tappa da Atripalda a Salerno è caduto due volte. La prima quando mancavano ancora 152 km al traguardo, sotto la pioggia, su una strada bagnata e viscida. Un cane ha invaso la carreggiata, arrivando tra le ruote del gruppo. La seconda a ridosso dell’arrivo. Non è fortunato, il suo rapporto con l’Italia. Al Giro di Lombardia volò in un dirupo, in una curva senza protezione, mentre scendeva dal Sormano.

Il suo team si aspetta per oggi una giornata molto difficile. Domani altra salita, verso Campo Imperatore. 

 

  Prima di tutto, allora, qui bisogna stabilire in cosa credere. Se al caso, alla predestinazione, all’invidia degli dèi. Mai fidarsi di un animaletto in Campania. Ventisei anni fa, Marco Pantani incrociò le ruote della bici con un gatto al Valico di Chiunzi, dove oggi – ma tu guarda – la corsa passa di nuovo. Aldo Grasso sul Corriere della sera vide in quel gatto randagio, un segno del destino. Sulla prima pagina del quotidiano scrisse: Quello che ieri le telecamere ci hanno regalato loro malgrado dalle strade del Giro è qualcosa che abbiamo conosciuto solo nelle pagine della mitologia: un nume irato che si accanisce sull’eroe sventurato.

Nell’Antico Egitto il popolo credeva che lo sguardo dei gatti fosse una manifestazione di Ra, dio del sole, la cui luce restava intrappolata negli occhi. Era naturale venerarli e proteggerli. L’amatissima dea Bastet aveva il corpo di donna e la testa di gatto. I Romani non vollero far brutte figure e quando c’era da raffigurare la dea Libertas, un gattino spesso e volentieri glielo mettevano vicino. 

 

IL GIRO DEI GIRI | LE PAROLE INTORNO ALLA CORSA

Il Valico di Chiunzi

Il Giro della resurrezione di Marco Pantani finisce tre chilometri dopo il valico di Chiunzi, lungo la tormentata discesa che piomba a Maiori, quando alle 16 e 11 minuti un gatto bianco taglia d’ improvviso la strada ai corridori e il campione romagnolo sbatte contro il muretto a sinistra che limita la carreggiata. Non è uno scherzo. E’ la cronaca di una giornata terribile per il ciclismo italiano: la cronaca di un sabato pomeriggio che ha visto i sogni tornare incubo, l’ impossibile lotta di un campione contro la sfortuna, contro il destino implacabile che non ha mai smesso di perseguitarlo. Quanto dolore, signor sfortuna. Il 18 ottobre del ’95 un gippone lo investe e quasi lo manda al Creatore. Ora il gatto. In mezzo, due lunghi anni di speranze, di sacrifici, di infinito coraggio: perché Pantani, nonostante quattordici mesi d’ ospedale, di operazioni e rieducazione (ha la gamba sinistra più corta della destra) fino a ieri pomeriggio, fino al valico di Chiunzi, non ha mai voluto arrendersi– di leonardo coen, Repubblica, 25 maggio 1997

Nell’accanimento con il quale il destino perseguita Pantani, oltre a un gelida, gratuita carognaggine (che ha fatto di male Marco per meritarsi, alla sua giovane età, l’inferno?) c’è una sbalorditiva progressione da killer fantasioso. Un camion lo investe ed è il 1985: frattura scomposta della clavicola e frattura del polso. Dal camion si passa, primavera del ’95, all’utilitaria. Dall’utilitaria alla jeep. Che cosa mancava alla collezione di veicoli anti grimpeur? Una motocicletta, un treno, un carrarmato? Cerca e ricerca, pensa e ripensa, il destino, scartati i semoventi, si convince che mancava un gatto, un gatto della Costiera Amalfitana che di placidi mici trabocca – di gianni ranieri, la Stampa, 25 maggio 1997


Ma un conto è inciampare in un gatto, in così tanta nobile mitologia. Un altro è finire a terra per un
destino cane. Fin qui sui cani e il ciclismo sapevamo a malapena due cose. La prima: il nome del cane da caccia di Fausto Coppi. Si chiamava Break. La seconda: Bartali cadde per colpa di un cane nella discesa della Scoffera e s’incrinò il femore. Non sapevamo che gli dèi irritati per una maglia rosa ceduta di proposito potessero incarnarsi in quattro zampe e vendicarsi così. O dite che non è per questo? E qual era il cane divino sulla strada di Evenepoel? 

 

Gli Egizi non si fecero mancare neppure dei semiumani canini, Anubi per esempio, randagio della Valle del Nilo, metà maschietto e metà animaluccio domestico, quarto figlio proprio di Ra e della dea Hesat, che a sua volta aveva la testa di vacca: perciò adesso attenzione anche ai bovini. Anubi aveva il compito di accompagnare l’anima dei defunti davanti al tribunale supremo di Osiride. Una volta là davanti, il cuore del morto andava su una bilancia, non doveva pesare più di una piuma, così avrebbe dimostrato l’onestà della sua vita, sarebbe stato ammesso nell’aldilà. Anubi sorvegliava i piatti della bilancia. Se ti sei macchiato di superbia verso la maglia rosa, si incazza. 

Se sulla strada di Atripalda ci fosse stato un Argo, forse avrebbe riconosciuto in Remco il proprio Ulisse in viaggio, pieno di zecche gli avrebbe agitato coda e orecchie. Quello là doveva essere più un Cerbero, anche se con due teste in meno, il guardiano degl’Inferi, incaricato di non far entrare i vivi, di sorvegliare le rive del fiume Stige e impedire alle anime di tornare indietro. Con Cerbero non si potrebbe correre la Liegi, si rimane a Bastogne. Dante nella sua Commedia lo mise a guardia del girone dei golosi, torturati dalle sue zampe e dai suoi artigli. Ma allora perché prendersela con Remco – che goloso non è stato, anzi, disinteressato a ingozzarsi di maglie rosa dal primo all’ultimo giorno? 

Non sembra neppure Lelapo, il cane del destino. Era così veloce da catturare tutte le prede che gli capitavano nei paraggi, senza un perché. Durante una lotta con una volpe, a Zeus gli girò di tramutarlo in una pietra. Casomai sarebbe normale trovarselo di fronte a Roubaix, non ad Atripalda. Rimane il mistero del cane per strada a mezzogiorno. Non c’è risposta. Si potrebbe chiedere a Moser e Saronni. È così bello quando fanno cane e gatto.

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