L’esercito disarmato della Catalogna
Manuel Vazquez Montalban
La Procura di Barcellona sta indagando sul versamento di un milione e 400mila euro da parte del club catalano alla DASNIL 95 sl di José Maria Enriquez Negreira, ex vicepresidente del comitato tecnico degli arbitri – soldi ricevuti nel periodo in cui ricopriva l’incarico, tra il 2016 e il 2018. La rivelazione è arrivata da un programma radiofonico di Cadena Ser Catalunya.
È la terza grande squadra europea a finire sotto inchiesta dopo la Juventus e il Manchester City. Nella diversità delle rispettive situazioni, il filo che unisce le tre vicende è il sospetto di slealtà competitiva presente nelle accuse.
La parola ascoltata a Torino è stata: arroganza. L’ha usata il nuovo presidente della Juventus per annunciare cosa non avremmo visto, quale atteggiamento sarebbe stato escluso dalla linea difensiva del club. La proprietà aveva appena indotto alle dimissioni Agnelli e il circolo a lui vicino, Ferrero si insediava chiedendo rispetto, ma soprattutto usando quel termine, tagliandolo dal catalogo dei possibili comportamenti.
La parola ascoltata a Manchester è stata: disprezzo. L’ha usata il Times per definire la serialità dei metodi deviati del City, secondo le 115 accuse mosse dalla Premier League. Un disprezzo seriale – ha scritto Henry Winter – per i regolamenti e per le altre squadre, “non sono accuse di un breve errore, di un momento di debolezza” ma un caso che merita di essere trattato come esemplare.
La parola che stiamo ascoltando dalla Spagna è: presunzione. Nel suo doppio senso. La presunzione di innocenza che si invoca per il Barcellona da Barcellona, la presunzione di impunità tradita dal mes que un club secondo un primo giudizio che arriva da Madrid.
Tre casi diversi tra loro attraversano il calcio europeo, e tutti paiono agli occhi dell’accusa una manifestazione di tendenze disinibite, di condotte al di sopra delle regole.
Anche in Catalogna si stanno difendendo come ovunque. Gli argomenti comuni sono due. Il primo invoca il complotto [«Guarda caso, proprio ora»], il secondo pratiche comuni [«Lo fanno anche altri club»]. Il quadro spagnolo è ancora più ideologico per la faida quotidiana tra Madrid e Barcellona. Dove uno vede la trave, l’altro scorge una pagliuzza.
L’indagine è nata da un’ispezione dell’Agenzia tributaria sui conti della società dell’ex arbitro, dalla quale sarebbe emerso che il Barcellona avrebbe effettuato tre tranche annuali di pagamenti per il 2016 [532.728,02 euro], per il 2017 [541.752 euro] e per il 2018 [318.200] per un totale di 1.392.680. Negreira ha assicurato a SER Catalunya di non aver mai favorito il Barcellona con nessuna decisione o designazione arbitrale, e che i pagamenti ricevuti sono tutti riconducibili a un’attività di consulenza.
Tuttavia, c’è qualche punto debole nella difesa del Barcellona e di Negreira. Uno: è vero che usufruire di una consulenza arbitrale regolarmente fatturata è legale. Dice su Twitter il popolare account statistico Mister Chip che “proprio come analizzi i rivali, devi analizzare gli arbitri: sono una parte fondamentale del gioco. Ma un’altra cosa è pagare per farlo il vicepresidente in carica”. Due: il figlio di Negreira, pagato dal Barça, faceva da coach a vari arbitri della Liga e allo stesso tempo era responsabile di accompagnarli allo stadio in occasione di partite importanti. Tre: se è tutto regolare, perché resta sempre nascosto e segreto, fino al giorno in cui qualcuno lo scopre? Quattro: l’ultimo pagamento è del 5 giugno 2018. L’esigenza di avere una consulenza sul mondo arbitrale si è conclusa quando Negreira non era più ai vertici del comitato. Ma questa è un’illazione. Il quadro delle accuse sarà definito col tempo da chi indaga e da chi giudicherà. Resta che il quadro delle inopportunità è palese sin da stamattina.
INOPPORTUNO | Lo sottolinea con grande chiarezza Ramon Besa, firma di punta del calcio del quotidiano progressista El Pais. “Ci sono pagamenti difficili da giustificare – scrive – non solo perché sproporzionati ma anche per il servizio fornito. Spendere un milione e 400 mila euro tra il 2016 e il 2018 per non si sa bene cosa o per che cosa, tranne che si tratta di una questione relativa a consigli e comportamenti con gli arbitri, suona male, suona brutto, soprattutto se si tratta di un club con la storia del Barcellona”.
Il mes que un club. L’esercito disarmato della Catalogna [©) Manuel Vazquez Montalban]. La squadra sponsorizzata dall’Unicef. Besa continua: “Fare appello al vittimismo è una tattica che dovrebbe essere superata sin dall’arrivo in panchina di Johan Cruyff. Non è comprensibile la reazione di Laporta. Avrebbe potuto affermare semplicemente che si tratta di un’inchiesta e che ovviamente il club ha messo a disposizione della Procura il contratto firmato con la società di Negreira. Le parole del presidente hanno invece infiammato il vecchio dibattito che ha alimentato la storia del Barcellona in tempi di sconfitte, quando fischiava Guruceta e anche l’arbitro Camacho sosteneva che il Barça non sarebbe stato mai campione, finché il presidente degli arbitri fosse stato José Plaza. Tanto concrete sono le informazioni scovate da Cadena Ser quanto varie sono le interpretazioni nei media a Barcellona e Madrid. Ecco il contenzioso, che al Barça non conviene alimentare, un incendio che non si sa se sia stato causato da goffaggine, brogli, un piano o chissà cosa, il miglior terreno fertile per macchiare la natura del Barça. Il punto è che pagare un tale prezzo per un servizio superfluo non è etico né favorisce la reputazione di un mes que un club come viene definito il Barça”.
TESI DALLA CATALOGNA | Queste sono le prime pagine dei due principali quotidiani sportivi delle due città. A sinistra il madrileno Marca, a destra il catalano Mundo Deportivo. Siamo oltre le interpretazioni di cui parla Besa. Qui siamo tra il tutto e il niento. Sulla prima pagina del Mundo Deportivo la storia semplicemente non esiste. C’è la partita di stasera di Europa League contro il Manchester United, partidazo, un duelo lleno de historia, e qua, e là, chiocchiò e paparacchiò. Nell’editoriale all’interno di Fernando Polo si fa un accenno di poche righe alla “solita guerra di trincea”.
Nell’edizione online ieri pomeriggio si leggeva che “il signor José María Enríquez Negreira non ha mai avuto alcuna influenza sulle nomine degli arbitri durante il suo periodo come vicepresidente del Comitato tecnico che Victoriano Sánchez Arminio guidava. Le nomine sono sempre state a cura di un Comitato di Designazione composto da tre persone, di cui non ha mai fatto parte. Negreira non ha mai avuto potere decisionale nella promozione e retrocessione degli arbitri al termine di ogni stagione. Né Enríquez Negreira è mai andato a incontrare squadre di calcio professionistiche”.
L’altro quotidiano catalano, Sport, ha scovato la prova che nel 2010 anche il piccolo Girona ha assunto una società con compiti di consulenza e mental coach nei rapporti con gli arbitri. È la Soccercam S.L., altra società di proprietà di Negreira. Durante l’anno e tre mesi di collaborazione, ha fatturato 55.000 euro più IVA, spese di viaggio e bonus. Il lavoro di coaching, come risulta a El Periodico è stato svolto da Javier, il figlio dell’ex numero due degli arbitri, ufficialmente registrato come partner di Soccercam nel registro commerciale.
OPINIONI DA MADRID | “È la macchia più grande nella storia del calcio spagnolo”, hanno detto i lettori di Marca che hanno preso parte alla diretta Twitch. In uno dei suoi editoriali, non firmato, il giornale madrileno sostiene che questa storia “non dovrebbe restare impunita. I fatti sono già abbastanza gravi da poter essere giudicati dal punto di vista etico e sportivo al di là delle azioni legali intraprese dall’Agenzia delle Entrate. Che un membro del collegio arbitrale, nell’esercizio delle sue funzioni, sia il consigliere di un club è un evento senza precedenti nel calcio spagnolo. Mostra numerose lacune e apre a molte incognite. Dalla credibilità della competizione, alla messa in discussione dell’onore degli arbitri e dei metodi di una società che in quel triennio ha vinto due scudetti e tre Coppe. Sulla base dei fatti, ci sono molti motivi per credere che siano arrivati per meriti sportivi, quanto allo stesso tempo per elaborare teorie perverse su certi trionfi venati di una presunta corruzione. La vicenda – continua Marca – ha creato allarme tra i tifosi perché viene messo sotto i riflettori un intero sistema. Fermarsi al pensiero che un club ha vinto più di un altro a causa di certe influenze, sarebbe riduttivo. Qui esiste una faccenda etica che riguarda tutto il calcio spagnolo”.
◍ CALCIOPOLI | Sono numerosi i passaggi sulla stampa spagnola che accostano il caso alla Calciopoli italiana del 2006. Alcuni trovano analogie, altri cercano punti di discontinuità. Comunque sia, Marca dice che il calcio dovrebbe attivare immediatamente tutte le procedure a sua disposizione per non lasciare ombre sul campo.
“Non si tratta di una squadra che ha avuto più rigori di un’altra. O non si tratta solo di questo. Ci sono indizi sufficienti per cercare spiegazioni convincenti, al di là del balbettio del Barcellona nella sua dichiarazione lassista. L’Italia e il Portogallo, esemplari in questo tipo di questione, hanno avuto fermezza in situazioni con qualche somiglianza. Fino a oggi non c’erano precedenti nel calcio spagnolo su pagamenti all’organo arbitrale. Sì, tante leggende metropolitane dalla notte dei tempi, fino alle più stravaganti teorie complottiste. Il problema è che stavolta è vero. È documentato. Non dovrebbe rimanere impunito. Per il bene del calcio”.
Parla dell’estate italiana del 2006 anche l’affermato blog madridista La Galerna. Scrivono: “In quei tre anni di relazione finanziaria con Enríquez, il Barcellona ha avuto solo un rigore contro, irrilevante per il risultato, vedendo salire alle stelle il numero di espulsi tra gli avversari. Sono anni corrotti nella storia del Barça. Sono partite corrotte che andrebbero cancellate per dare il titolo alla seconda in classifica o alla finalista di Coppa. Mentre il Barça sta cercando con grande difficoltà di spiegare questa enorme montagna di merda, in Italia sarebbe già stato mandato in serie B, come è successo con la Juventus per il Moggigate. Molti deridevano quell’inchiesta, il tempo gli ha dato ragione”.
La Galerna dice che in passato chi osava avanzare sospetti, veniva chiamata teorico della cospirazione. “Appartiene a quel nefasto periodo la famosa intervista a Luis Bassat [ex candidato alla presidenza del Barcellona, ndSl], in cui raccontava come qualcuno di molto importante del Barça (ripeto: molto importante) gli suggerì che forse non era così qualificato per guidare il club, perché non aveva sufficiente equilibrio o competenza, non sapeva come comprare arbitri. Chi di noi ha passato anni a gridare al cielo, non solo per quell’intervista, ma per il fatto che nessuno le abbia mai dato la minima importanza, ora si sente riscattato. Gli allarmi erano abbaglianti e di tutti i colori. Bisogna solo avere voglia di vederli. A livello sociologico nulla sarà più come prima. Anche i veri tifosi del Barça, che ovviamente esistono, e che comprensibilmente non hanno mai voluto vedere certi segni, sono stati traditi e umiliati”. Seguono una serie di episodi da polemicuzza settimanale.
FIGURINE L’ARBITRO E LA SUA SOCIETà | Il quotidiano conservatore Abc ricostruisce che il Barcellona è stata la principale e quasi esclusiva fonte di reddito della società di Negreira, rimasta inattiva e senza fatturazione dall’anno successivo all’ultimo pagamento del club. Jesús Sánchez su Marca fa notare che il Real Madrid dal 2014 ha vinto cinque Champions e solo tre campionati. “Voi stessi potete trarre le vostre conclusioni al riguardo. Come minimo, esiste un grave conflitto di interessi per la carica ricoperta da Enríquez Negreira”.
Fermín de la Calle su Sport racconta che la società Dasnil è stata fondata nel 1995 e si dedicava “al commercio all’ingrosso di prodotti alimentari”, una ragione sociale che è cambiata nel 2000, una riconversione a servizi pubblicitari per le aziende, promozioni, articoli da regalo, stampa di testi, realizzazione di video sportivi per il marketing. Nel 2004 Enríquez Negreira ha nominato suo figlio Javier amministratore unico. Javier ha studiato amministrazione e gestione delle società tecnologiche, ha giocato a calcio nelle giovanili del Barcellona e dell’Espanyol, per poi mettere insieme altre esperienza con Sabadell, Sant Andreu, Hospitalet e Valencia. È là che ha creato la sua società di produzione audiovisiva, dedicata all’analisi tattica e all’analisi delle decisioni arbitrali, arrivando a guidare il dipartimento audiovisivo del Valencia – ricorda il catalano Sport – e diventando assistente tecnico di Jorge Valdano, Claudio Ranieri e Luis Aragonés, finendo a lavorare nella Nazionale spagnola durante la Coppa del Mondo 2006 e Euro 2008.
Tuttavia, Sport ricorda che questo non è il primo scandalo che lambisce la famiglia Enríquez. Quando Francesc Casajuana Rifà subentrò a Enríquez Negreira nella direzione degli arbitri catalani, acquistò del materiale da una società di proprietà di suo figlio. Venne provato che Casajuana aveva fatto stampare 4.000 copie di regolamenti. Niente di strano. Ma in Catalogna c’erano solo 1.400 membri a cui distribuirli. Al materiale si aggiunse la commissione di alcuni video che non sono mai stati visti e tuttora non si trovano, dice Sport.
El Mundo ha avuto accesso alle fatture pagate dal Barcellona, sono in tutto trentatré, e ricorda come Negreira avesse trascorso 13 stagioni in Prima Divisione da arbitro, 132 partite, 433 cartellini gialli e 50 rossi. Il Real Madrid è stata la squadra che ha diretto più volte in carriera. Facendosi a Madrid la fama di uno-contro.