Mikaela Shiffrin, come si vince senza l’ossessione di vincere

La neve è una poesia che arriva dalle labbra del cielo

Maxence Fermine

 

Mikaela Shiffrin ha raggiunto Lindsey Vonn in testa alla classifica femminile di tutti i tempi per numero di successi in Coppa del mondo di sci. Ha vinto la sua 82esima gara nel gigante di Kranjska Gora. Gliene mancano ancora quattro per il primato assoluto di Ingemar Stenmark. Ha battuto Federica Brignone e la slovacca Petra Vlhova. 

 

La cosa più sorprendente non è stata vederla elegante e sciccosa sul tratto dolce della pista, nemmeno scoprire che spostava i piedi sul dosso per cercare la linea giusta. Sul muro è stata spaventosa, questa è stata la parola, così ha detto Camilla Alfieri in telecronaca su Eurosport, spaventosa, ma neppure in quel tratto Mikaela Shiffrin ha donato stupore. Dopo. È stato dopo. Quando ha attraversato la linea del traguardo e ha esultato. Non lo faceva chissà da quanto. È stato un attimo e poi ha posato sui guanti color corallo la sua testa, chiusa dentro un casco blu sponsorizzato dalla pasta italiana. La gioia di Mikaela Shiffrin non si separa mai da un’eco di malinconia, se non vogliamo dirla angoscia. Ha chinato il capo e deve aver pensato al deserto, al gelo, a quello che ci portiamo dentro anche quando non ne parliamo più. Soprattutto quando non ne parliamo più. 

 

TRAME  LA GARA  Aveva visto poco prima Petra Vlhova fare il miglior tempo di manche partendo dal settimo posto della prima, e Lara Gut-Behrami eguagliarla poco dopo, tenendo una linea alta, perdendo parte del ritmo nel tratto centrale, reggendo sul muro in coda. Aveva visto un paio di imperfezioni di Marta Bassino, una volta entrata in spinta fino all’ingresso sul muro. Aveva visto la vincitrice di sabato, Valérie Grenier, perdere aderenza, andare in rotazione, fare un paio di balzo per restare in piedi, insomma uscire di scena per le posizioni di vertice. Aveva visto infine Federica Brignone sfruttare la rampa iniziale e tutti i dossi, filare dritta nei tratti in cui poteva fare velocità, perché in questi anni – spiegava al microfono Gianmario Bonzi – le sue caratteristiche sono un po’ cambiate in questi anni.

Mikaela Shiffrin aveva visto dal cancelletto la crema dello slalom gigante scendere prima di lei, lo sci femminile sta attraversando un momento di grande qualità nella disciplina. Per questo – ha confessato – all’improvviso si è sentita nervosa. Nella gara del suo record, le altre erano andate così bene.

 

TRAME  LA GARA  Lei di più. È stata così bella e così esatta da desiderare alla fine di poter un giorno sciare di nuovo tanto bene. Questo ha detto. È successo sulla pista dove per primo vinse Marc Girardelli trentacinque anni fa, e poi quattro volte Alberto Tomba, sei Marcel Hirscher. Una pista da uomini, si dice in gergo nel circuito della Coppa del mondo, perché è stata aperta alle donne come un’eccezione per quattro volte tra 1991 e 2014, una quinta volta nel gennaio del 2018 e regolarmente ormai accade dal febbraio del 2020.

Un anno fa,  di questi tempi, stava andando a infilarsi dentro un’Olimpiade buia, misteriosamente buia, nemmeno un podio, quattro gare non finite, il processo della magistratura social. Sofia Goggia le prestò i suoi sci per la combinata, gli sci usati per l’argento in discesa, attaccò una specie di post-it sul quale aveva scritto “Vola, tu puoi”. Hanno lo stesso fornitore, la Atomic, usano lo stesso modello con il servosterzo, una tecnologia che compensa i movimenti in  curva. Un piccolo gesto per scaldarle il cuore, non ce ne erano stati molti quando nel 2020 aveva mollato il circuito e una classifica che guidava con largo margine per tornarsene a casa, col cuore sottosopra per la morte del papà.

| Daniela Cotto su la Stampa ricorda: Due anni fa, la tragedia della morte dell’adorato padre Jeff (in circostanze non chiare), ha scombussolato l’anima, il cuore e la mente della campionessa. Che ha perso i punti di riferimento finendo in una crisi psicologica con serie conseguenze anche sul piano sportivo. Tanto che l’inverno scorso, ai blindatissimi Giochi di Pechino, tra mascherine e paura, non ha vinto neppure una medaglia: incredibile per una stella del suo calibro. Dalla crisi la Shiffrin è uscita passo dopo passo, diventando più umana e cercando una nuova stabilità. Trovata anche grazie all’amore con il campione di sci alpino, il norvegese Aleksander Kilde

Lo stesso legno di pioppo e faggio, le stesse lame in carbonio e titanio degli sci prestati da Sofia Goggia, ieri l’hanno portata al record. Lucia Galli sul Giornale la definisce signora delle cifre, ma anche di sentimento. E non da ieri, la più forte di tutte

 

  SPECCHI  LEI E LINDSEY  Nella definizione del Toronto Star, Shiffrin è la perfezione tecnica, Vonn il demone della velocità. Shiffrin è stata raramente fermata da infortuni, Vonn si lanciava di continuo contro le reti di sicurezza rompendosi le ossa. Shiffrin è introversa, Vonn esuberante. Entrambe hanno trascorso parte dell’infanzia in Colorado, entrambe sono di gran lunga le migliori sciatrici della loro generazione. Paul Kristofic, capo allenatore della squadra USA, sostiene che nessuna delle due scenderebbe a un compromesso sul lavoro. Dice di doversi dare un pizzicotto per credere davvero di aver lavorato con due fenomeni del genere. Vonn è stata la signora della velocità, con 43 delle sue 82 vittorie arrivate in discesa e 28 in super-G. Shiffrin ha vinto 51 slalom, 17 giganti, 5 super-G, 3 discese, 1 combinata e 5 paralleli. Vonn è arrivata al record quando aveva 33 anni, Shiffrin ne ha soltanto 27. Hanno entrambe quattro Coppe del mondo a casa, Mikaela ha un asterisco su quella del 2020 e va per la quinta. Marcel Hirscher è arrivato a otto, Anne-Marie Moser-Pröll a sei. Vonn ha concluso la sua carriera olimpica con un oro e due bronzi, Shiffrin ha due ori, un argento e un magone che risale a Pechino. 

|  Flavio Vanetti sul Corriere della sera sottolinea che hanno in comune anche l’aver navigato nelle acque scure del dolore che colpisce l’anima, perché Lindsey dal 2012 ha lottato contro la depressione. Nella sofferenza si sono dovute tuffare, ma sono riemerse: per questo meritano di essere considerate le più grandi di sempre. Senza distinzioni.

Hanno gareggiato l’una contro l’altra in un pugno di gare, sul finire della carriera di Lindsey. È successo nella combinata dei Giochi di Pyeongchang 2018, con l’argento per Shiffrin e l’uscita di pista di Vonn nella seconda manche. Un mese prima, nella discesa libera di Cortina, nel giorno del ritiro di Julia Mancuso, sono salite insieme su un podio per la prima e unica volta nella loro carriera: Vonn seconda, Shiffrin terza. Chi vinse quella gara [19 gennaio 2018], oggi può vantarsi di essersi messa dietro un patrimonio di 164 successi di Coppa, e mostrare in giro così il doppio scalpo. Chi è? Facile. Sofia Goggia

 

 

ANTAGONISMI L’ANTI-VONN  Non sono mai stati dolci i rapporti fra le due. Ai Mondiali di Äre, Mikaela decise di saltare la combinata, la discesa libera e la gara a squadre, per preservarsi nel fisico e nella testa. Puntava sul super-G, su gigante e slalom, le discipline in cui si sentiva più forte. Lindsey fece mmm. Parlò di scelta curiosa. «Avrebbe potuto vincere tutto», disse. «Per me, un’atleta dovrebbe schierarsi in tutti gli eventi che può». Mikaela non lasciò passare. Raccolse i pensieri e rispose scrivendo un lungo post sui social

«Sono lusingata da alcuni commenti secondo cui avrei potuto vincere cinque gare ai Mondiali. Ho imparato che non esistono vittorie facili. Le persone dall’esterno vedono i record e le statistiche. Io invece vedo un enorme miscuglio di lavoro, allenamenti, gioia, angoscia, motivazione, risate, stress, notti insonni, trionfo, dolore, dubbi, certezze, ancora dubbi, altro lavoro, più allenamento, sorprese, voli in ritardo, voli cancellati, bagagli smarriti, viaggi notturni, spese, ancora lavoro, avventura, e in mezzo a tutto questo ci sono le gare. I numeri disumanizzano lo sport. Pensare che potrei arrivare, scendere in pista e andarmene a casa con 4-5 medaglie sarebbe un terribile errore di calcolo e onestamente anche irrispettoso per il talento e l’abilità delle altre». 

Aggiunse altre parole, chi volle capire capì. «Ho imparato a non lasciare che l’arroganza dettasse le mie aspettative e i miei obiettivi. Il mio obiettivo non è mai stato quello di battere i record. Il mio obiettivo è competere, avere una longevità che mi consenta un giorno di guardarmi indietro e dire che sono stata in grado a lungo di lottare, anziché accorgermi di essermi bruciata, nel tentativo di andare oltre le mie capacità. Molti credono che io gestisca la mia carriera in modo anormale, per me va benissimo così. Io sono me stessa e nessun’altra».

 

  | BUSSOLE CHE COSA DOBBIAMO ASPETTARCI Barry Svrluga sul Washington Post ha scritto che il numero 82 legato a Mikaela Shiffrin sconvolge la mente in vari modi. Come può vincere così spesso contro un campo di avversarie tanto talentuoso e profondo? A quanto arriverà? Una settimana prima di Natale, aveva sei vittorie in meno rispetto a oggi. Ci stavamo ancora domandando se avrebbe raggiunto Lindsey in questa stagione. Da allora ha detto: prima, prima, prima, prima, prima, sesta, prima. Shiffrin non ha pari al momento e sta per non averne nella storia. È iperanalitica, a volte ipercritica. Eppure è quasi perfetta. La sua migliore stagione è stata il 2018-19, quando ha vinto 17 volte, con altri quattro podi in 26 partenze. Ora è a otto vittorie in 15 gare e ci sono altri otto eventi tecnici. Tutto sembra possibile.

Gianmario Bonzi aggiunge: “Molti altri successi arriveranno, se avrà voglia e resterà in salute, vero che batterà Stenmark, vero che l’asticella è ormai posta a quota 100, ma quello raggiunto oggi è comunque un traguardo significativo.

 

 

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