La poesia dei due Van nel fango

La stagione del ciclismo su strada è cominciata da meno di un mese, con il World Tour che ha aperto in Australia al Down Under, il circuito europeo tra Maiorca e l’Occitania. Tra 20 giorni è in programma la prima semi-classica nelle Fiandre e oggi si chiude di fatto con i Mondiali il calendario invernale del ciclocross, da un paio di stagioni meravigliosa ouverture per la presenza di Van Aert e Van der Poel. Anche oggi avversari per la maglia iridata. 

 

C’è una poesia che una lettera per volta cresce lungo le strade della città olandese di Utrecht. Ogni sabato, intorno all’una del pomeriggio, un gruppetto di poeti si ritrova a via Oudegracht e svela quella successiva. Arriva un tipo con uno scalpellino e la incide sulla pietra. Vanno avanti così da 11 anni. Ogni mattonella aggiunge un frammento di senso. Muove un passo verso la creazione di una rima nuova. Il poema avanza di sette metri l’anno, ce ne sono voluti tre per completare la prima frase di quest’opera che minaccia per incompiutezza la Sagrada Familia. 

De letters van Utrecht si chiama. Un’idea della Million Generations Foundation, società olandese che si dedica allo sviluppo della conoscenza per il bene del futuro. 

Avevano inizialmente pensato alla costruzione di un orologio in pietra. Scartato. Banale. 

La prima pietra è stata posata il 2 giugno 2012. In realtà ne hanno scolpite in una volta sola 648, retrodatate, in modo che l’inizio possa coincidere con il primo giorno del nuovo millennio.

L’opera è collettiva. Viene finanziata con una donazione di 100 euro per ogni lettera. Dieci vanno in beneficenza. Il donatore ottiene in cambio l’incisione del proprio nome o di una dedica sul lato della strada, e sul sito web. Ieri hanno scolpito la lettera numero 1206, una N

Care ragazze, non avrei mai pensato che la maternità sarebbe stata così impegnativa ma anche così bella ha fatto scrivere l’ultima finanziatrice. 

 

Il tempo striscia come una lumaca lungo la strada, insieme alle lettere, insieme a versi che nessuno conosce se non i poeti incaricati di comporli. Il tempo è vivo, cresce e non si ferma mai. La sequenza ha preso sul selciato la forma di una U, come Utrecht, e poi ha svoltato, sta disegnando una T. Ma nessuno sa se dopo verrà una R, come possiamo banalmente immaginare, lo decideranno le generazioni future, finché qualcuno si prenderà cura di questo lento avanzare verso chissà che cosa, verso l’idea che non saremo noi a vedere l’intera poesia, stiamo solo aiutando a costruirla, a trasmetterla a chi dopo leggerà. 

 

 

Il percorso

▔▔▔▔▔▔

Che c’entra coi Mondiali di ciclocross di Hoogerheide? Boh. Niente. Hoogerheide dista un centinaio di km dalle strade e dalle lettere di Utrecht. Ma offre un circuito che porta scolpita dalla partenza al traguardo una successione di elementi che ai poeti sono piaciuti tanto. C’è il prato di Ada Negri [con folte erbe, frammiste a bianchi fiori, e gialli, e violetti; e fra esse un brusio di mille piccole vite felici], il fango di Leopardi [La terra. Amaro e noia. La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo], l’asfalto di Valerio Magrelli [avanti e indietro, sempre legati a una linea di dolore], ci sono i sentieri cari a Machado [tutto passa e tutto resta, però il nostro è passare, passare facendo sentieri, sentieri sul mare”], il bosco di Pascoli [“o vecchio bosco pieno d’albatrelli, che sai di funghi e spiri la malia”] e alla fine ci sono le scale [“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”] e le pozzanghere di Montale [“Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla]. Come si vede: una solenne, gigantesca fesseria. Devono essere stati i peperoni di ieri sera. 

 

Non è un percorso spettacolare quanto quello di fine dicembre a Diegem [la gara di ciclocross forse più bella della storia]. C’è molto asfalto, ampi tratti che paiono una gara su strada. O almeno così pareva ieri in tv [ma era il momento del pisolino]. I passaggi più tipici sono quelli nel bosco del Brabantse Wal e sulle scale. 

Non sono presenti curve a 180° eccessivamente impegnative, ma attenzione ad alcuni ostacoli dove i corridori potranno scegliere se scendere o meno dalla bicicletta: chi riuscirà a rimanere in sella sarà decisamente avvantaggiato [ancora Bicisport].

 

Sì ma chi vince?

▔▔▔▔▔▔▔▔

Lungo questo succedersi di frammenti amorosi, i due Van si giocano la maglia di campione del mondo, nella disciplina forse oggi più attraente su due ruote. Come hanno scritto i belgi di Het Nieuwsblad, il ciclocross ha il pregio assai in linea con il gusto contemporaneo di durare poco: una gara di un’ora al massimo. 

Mathieu van der Poel va per il quinto arcobaleno, Wout Van Aert per pareggiare il conto a quattro. Lasciano agli altri cinquanta iscritti il 3.7 percento di chance. È la fetta di corse che gli sfugge quando si presentano insieme a una corsa. È un calcolo a cura di Bicisport, che sul suo sito presenta da giorni una copertura monumentale dell’evento [ci si abbona qui], alla quale si fa spesso riferimento in queste righe. 

È da 41 cicli e da 41 cross che o vince l’uno o vince l’altro. In tutto fanno 103 su 107. Hanno spezzato il duopolio Toon Aerts [due volte], Lars van der Haar e Daan Soete [una].

 

|   «Hoogerheide è un posto speciale per me, la nonna viveva vicino al percorso (avevano una fattoria con gli animali e coltivavano ortaggi, ndr). E l’ultimo Mondiale che ho perso risale a 5 anni fa (2018, ndr)» | Van der Poel a Luca Gialanella, la Gazzetta dello sport

 

Il loro duello è una suspense magica e totale scrive L’Équipe stamattina, nel dedicargli due pagine. Van der Poel vive in Belgio, ma questo è il villaggio natale di suo padre, Adrie, che ha progettato il circuito, attorno al quale sono attesi 50.000 spettatori, record assoluto nella storia. Questi due fantastici guerrieri della strada non hanno mai rinnegato la loro bruciante passione per la disciplina della loro infanzia, il ciclocross senza il quale, forse, non sarebbero mai andati in bicicletta. Si conoscono a memoria – scrive Guillaume Mouline – ma il loro duello diventa ogni volta più grande. In inverno, il ciclocross è ricreazione. Hanno snobbato il Mondiale di Fayetteville negli Stati Uniti un anno fa, vinto da un loro discepolo, il folletto inglese Tom Pidcock, che stavolta non ha voluto interpretare il ruolo del terzo incomodo

Ha dato forfait. Ha capito che non è aria. 

 

Sul ring di Hoogerheide ci sarà quindi da una parte Wout van Aert, il campione tutto potenza, rigore e regolarità, che non molla mai nulla, gioca con i nervi degli avversari, impone il suo ritmo e la sua autorevolezza, dall’altra parte Mathieu van der Poel, figlio e nipote d’arte, un’agilità pazzesca, una tecnica naturale, un talento puro, ma più fragile fisicamente

Questa settimana un quotidiano olandese ha osato chiedere se preferiscono vincere il Giro delle Fiandre o il Mondiale di ciclocross. Van der Poel, che il Fiandre l’ha già vinto, ha risposto che qualsiasi risultato diverso dalla maglia arcobaleno sarebbe un fallimento. A Van Aert, un Fiandre o una Roubaix mancano molto. Ma come ti sottrai a una sfida orgogliosa come quella di oggi? Il ciclocross – dice L’Équipe – fa ormai parte del loro equilibrio”

Il quotidiano belga Het Nieuwsblad dà tre stelline a Wout e due a Mathieu. Guy van den Langenbergh ha scritto che con loro non ci si annoia mai e spiega che la stellina in più per van Aert non dipende dallo sciovinismo. Nelle ultime settimane ha vinto più spesso e più facilmente. Quando l’ha spuntata Van der Poel, la vittoria è stata di misura, come a Benidorm. Non è poco importante che Van Aert abbia corso solo due volte in Coppa del Mondo in terra olandese. Ha vinto sia qui a Hoogerheide nel 2014 da Under 23, sia a Valkenburg nel 2018. 

 

È previsto bel tempo, fino a ieri è caduta pioggia. Se il campo è pesante, si trova meglio un acrobata come Van der Poel, ma sul percorso ci sono cinque passerelle che accentuano il dislivello. La cosa non dispiace a Van Aert.

Un poeta che canti le passerelle si fa una certa fatica a trovarlo. 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.