L’11 luglio 2021 Matteo Berrettini diventa il primo italiano finalista a Wimbledon.
· Il 1° agosto 2021 Marcell Jacobs diventa a Tokyo il primo italiano a vincere i 100 metri piani alle Olimpiadi.
· Dopo Wimbledon, nel 2021 Berrettini partecipa ad altri tornei, vincendo 9 partite su 14. Raggiunge i quarti negli US Open, e gareggia fino all’infortunio ai muscoli addominali del 14 novembre nelle Finals di Torino.
· Dopo Tokyo, Jacobs rinuncia a tutte le restanti competizioni dell’anno, motivando la rinuncia con dei fastidi ad un ginocchio.
· Nel 2022 Berrettini arriva in semifinale in un altro slam (Australian Open), vince 2 titoli (Stoccarda, ATP 250 e Queens, ATP 500), gioca 44 partite e ne perde 12, in un’annata caratterizzata da almeno un paio di infortuni importanti e un intervento chirurgico alla mano destra.
· Nel 2022 Jacobs vince subito il titolo mondiale dei 60 metri piani indoor. Poi rinuncia al Kip Keino Classic di Nairobi del 7 maggio per una infezione gastrointestinale. Undici giorni dopo, al suo rientro, vince a Savona i 100 metri in 10”04, ma accusa un nuovo infortunio che gli impedisce di partecipare a tre eventi della Diamond League precedentemente programmati. Il 25 giugno vince i campionati italiani in 10”12. A fine mese va a Stoccolma per la Diamond League, ma poco prima della gara dà forfait per un fastidio al gluteo. A metà luglio 2022 va ai mondiali in Oregon, ma una volta arrivato in semifinale (batteria corsa in 10”04”), non vi partecipa per un nuovo infortunio, stavolta al muscolo grande adduttore. Il 16 agosto vince il titolo europeo dei 100 in 9”95. In semifinale aveva accusato una contrattura. È la sua ultima gara all’aperto.
· Nel 2023 Berrettini gioca poco. Appena 16 partite, tra cui 7 sconfitte. Fuori subito negli Australian Open, colleziona un paio di ritiri, fino allo stop per un nuovo infortunio agli addominali che interrompe la sua stagione. Probabilmente tornerà a giocare per la stagione sull’erba, subito dopo la fine del Roland Garros.
· Nel 2023 Jacobs inizia la sua stagione indoor con tre vittorie nei 60 piani, seguite però da tre clamorose sconfitte, prima da Ferdinand Omanyala nel meeting di Lievin, poi nei campionati italiani ed europei per mano del suo connazionale Samuele Ceccarelli. In particolare, dopo questa gara Jacobs zoppica accusando nuovi dolori. Da allora, 4 marzo, Jacobs in pista non si è più visto. Di lui si sa che ha accusato nuovi fastidi muscolari di varia natura, con la rinuncia in particolare alle ultime due date della Diamond League, prima a Rabat, poi a Firenze. In attesa di sapere se il 9 giugno a Parigi, il 2 luglio a Stoccolma e, soprattutto il 20 agosto a Budapest (per i campionati mondiali che ha apertamente dichiarato di voler vincere) ci sarà.
· Berrettini, almeno fino alla finale di Wimbledon, era poco conosciuto dal grande pubblico estraneo al tennis. Non è mai stato considerato il “predestinato” del tennis, la narrazione tricolore gli ha sempre preferito Jannik Sinner, che pure non vanta nel suo palmares nessuna finale di uno slam.
· Anche Jacobs, prima di Tokyo, era poco noto al grande pubblico. Infatti era sistematicamente scavalcato nelle preferenze di media, e conseguentemente del pubblico, da Filippo Tortu. Grazie alla vittoria olimpica, Jacobs è diventato il frontman dell’atletica italiana. Di Tortu si parla poco, anche se quest’ultimo gareggia molto più spesso dell’altro (20 volte dopo Tokyo 2021, seppur in diverse specialità). Probabilmente questa sorta di oblio mediatico è dovuto a risultati nell’ambito di ciò che viene considerata la normalità.
In quasi due anni contrassegnati da ritiri, mancati confronti con gli avversari americani a causa di noie muscolari, e conseguentemente scarsi di successi, in pochi (tra stampa e opinione pubblica) hanno messo in dubbio la gestione dell’atleta da parte del suo staff e dell’atleta stesso. Il tutto è addebitato al fisico fragile (“di cristallo”) e alla sfortuna.
· Negli stessi due anni, fatti di altrettanto pochi successi e non molte sfide di rilievo, i dubbi sulla gestione fisica dell’atleta Berrettini non sono invece mancati, con il corto circuito finale delle responsabilità addebitate da una parte dell’opinione pubblica e persino da una parte dei media alla sua relazione con Melissa Satta, trascurando del tutto gli eventuali tempi di guarigione necessari (anche nel suo caso lunghi, se proprio vogliamo trattare entrambi gli atleti allo stesso modo), per un infortunio come quello subito da Matteo.
[cronologia a cura di Roberto Liberale]
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Stefano Semeraro, la Stampa: “È triste, fa male al cuore, ma è inevitabile interrogarsi sul futuro di un campione grande ma fragile, che dal 2020 in poi si è dovuto fermare nove volte, quattro nel 2022 quando aveva dovuto saltare per la prima volta la terra battuta, già due quest’anno. A Stoccarda era rientrato dopo la lunga pausa per il guaio agli addominali di Monte-Carlo, la sconfitta con Sonego gli aveva strappato considerazioni amare: «serve pazienza, ma a volte è difficile avere pazienza». In campo si era visto un Berrettini lento, fuori forma, spuntato sia nel diritto sia nel servizio. Il tribunale di internet da mesi lo ha condannato per la love story molto glamour con Melissa Satta, la verità rischia di essere più seria. Quella di un atleta alle prese con infortuni ricorrenti e con i tarli che la fatica e i tempi lunghi di ogni recupero scavano nella mente. Con il rischio che oltre ai colori svaniscano anche il disegno, la trama di un progetto”.
◇ Gaia Piccardi, Corriere della sera: “C’è una fragilità di base dell’atleta, di Berrettini come di Jacobs. C’è (stata) una fase di sovraccarico di impegni extra (sponsor, spot, ospitate), che ogni enorme successo porta con sé, Berrettini (primo azzurro ad arrivare in finale a Wimbledon, correva il 2021) come Jacobs (primo azzurro a conquistare due ori olimpici nello sprint), complicatissima da gestire, se non sei consigliato al meglio. È come l’alpinista che scala l’Everest: dopo la fatica, in cima, è legittimo che si prenda qualche istante per godere del panorama. A patto di non rimanerne abbacinato. … A questo punto è a serissimo rischio anche Wimbledon, cui l’anno scorso Berrettini non partecipò per positività al Covid (e qui ci sarebbe da ragionare sul fatto che Matteo nel 2022, da favorito dei Championships, non si sia chiuso sotto una campana di vetro per limitare il rischio di contagio, ma questa è un’altra storia). Si ragiona se non sia il caso di fermarsi 5-6 mesi, sempre che il problema sia risolvibile e non cronicizzato, e qui torna il paragone con Jacobs. Le caviglie di Nureyev sotto il corpaccione di Mr Muscolo. Una complessione per sua natura prona ad acciacchi. Qualche scelta gestionale rivedibile, ma spesso degli errori ci si accorge dopo averli commessi. Sarebbe un delitto che il meglio di Matteo Berrettini da Roma, 27 anni e 7 titoli in carriera, sia già alle spalle. Si può sperare, non si può escludere”
◇ Lorenzo Ciotti, Tennis World USA: “La verità è che l’italiano è schiacciato dalla pressione e dalle aspettative. Due elementi esplosi dopo la finale di Wimbledon persa contro Novak Djokovic. Infortuni continui e spettacoli horror. Penso che Matteo abbia semplicemente ceduto sotto il peso di tante aspettative, e che non sia ancora riuscito ad uscire dalla spirale di negatività in cui è caduto”. [qui]
PARERI Paolo Bertolucci
➣ Può essere stata sbagliata la pianificazione del rientro?
«La mia paura è che abbia cercato di rientrare sull’erba in quanto sua superficie preferita e che abbia accelerato la ripresa quando invece probabilmente non era tutto quanto a posto. Il fatto che salti questa settimana vuol dire che probabilmente non si presenterà neanche a Wimbledon. Ma anche qualora si presentasse, dopo tre mesi che non gioca una partita obiettivamente non ci sarebbero molte speranze di vederlo in buone condizioni».
➣ Una rinuncia, quella del Queen’s, che lo porta a perdere varie posizioni in classifica. Questo ha qualche tipo di risvolto?
«Questo suo tentativo sull’erba era proprio mirato a non perdere troppi punti, di non saltare la stagione, poi se questo è stato un recupero affrettato lo sa solo lui. Ma siamo arrivati a un punto in cui la programmazione la si deve fare in base alla salute, non in base alla superficie o ai punti. Perdere posizioni è il meno, la prima cosa è guarire. È stato anche sfortunato l’anno scorso che non ha partecipato a Wimbledon per il Covid, quello che è lo Slam più congeniale alle sue caratteristiche. Per me bisogna prendere il toro per le corna e decidere, anche se questo dovesse costare molto adesso, perché è inutile trascinarsi questo problema, bisogna risolvere definitivamente».
➣ Anche a costo di perdere posizioni in classifica?
«La classifica, se non giochi, poco importa. Se sei 80, 120 o 61 ma che cambia? Devi giocare, tornare a essere in buone condizioni e in tempo 3 o 4 mesi la recuperi. Però devi star bene, altrimenti inutile guardare la classifica. Mi auguro che la questione non sia così grave e che con un ulteriore periodo possa tornare a posto. Qualora non fosse non deve pensare alla classifica, non deve pensare alla superficie, deve solo pensare alla salute. Se fosse un problema al braccio a una gamba si saprebbero i tempi di recupero. Gli addominali purtroppo, anche se non sono un medico, so che sono un grosso problema, perché si continuano a usare. L’addominale non è mai a riposo, di conseguenza è ovvio che i tempi di recupero siano difficili da stabilire». – intervista di francesca schito, Il Tempo