Lui si chiama Martin Peach e vive a Swanwick. Non lontano da casa sua, c’è un memoriale in pietra per Paul Clark, una delle vittime della tragedia di Hillsborough. Morì che aveva appena compiuto 18 anni, Martin ne aveva 12. Uno era allo stadio con i tifosi del Liverpool, l’altro dalla parte dei tifosi del Forest, tutt’e due residenti dello stesso villaggio, al confine tra Nottinghamshire e Derbyshire, dove la maggior parte dei ragazzi era del Forest o del Derby County. Paul era invece un apprendista elettricista, a quel tempo cresciuto con i miti di Ian Rush e Kenny Dalglish. Si spostava su una bici BMX. Dormiva in tenda, sotto un piumone del Liverpool, con una lampada del Liverpool.
The Athletic racconta la storia di queste due vite parallele, all’improvviso incrociate nel dramma più dramma del calcio inglese perché domani il Nottingham torna ad Anfield per la prima volta in quasi 25 anni e uno striscione di 9 metri sarà esposto in trasferta dai suoi tifosi. Dice: “Rispetto per i 97. Solidarietà ai sopravvissuti. Nessun coro sulla tragedia”. Dovrebbe essere la normalità. Non lo è. Non lo è stato. Perciò questo striscione va accolto per quello che è: un bel segno.