L’altezza è sopravvalutata. Anzi è addirittura un danno per l’umanità. È la conclusione a cui è giunto il New York Times citando considerazioni e studi di economisti, sociologi, endocrinologi. Non è mai esistito un periodo migliore per essere bassi. E lo sport lo conferma. Con Leo Messi campione del mondo nel calcio, Remco Evenepoel nel ciclismo, con i 71 punti segnati da Donovan Mitchell stanotte in NBA.
L’altezza è mezza bellezza, si dice da sempre nelle case italiane, una frase scolpita sulla bocca dei bisnonni insieme alla certezza che chi fa da sé fa per tre. Nonostante di mezzo ci sia un Oceano, gli elettori americani lo confermano. Nella storia della loro democrazia è andato alla Casa Bianca il candidato più alto nell’88 percento dei casi. Guardiamo ai centimetri come a una virtù. È una cosa che abbiamo nella testa dal XIII secolo. In Size Matters il giornalista Stephen S. Hall ha scritto che Federico Guglielmo di Prussia pagò somme esorbitanti per reclutare soldati giganteschi da tutto il mondo, “istituzionalizzando per la prima volta l’auspicabilità dell’altezza in una grande società postmedievale”, e attribuendo ai centimetri un valore tangibile giunto fino a noi. Quando un paio di settimane fa Leo Messi ha sollevato la Coppa del mondo sopra il metro e 69 della sua altezza, come 7 volte aveva fatto in passato con un Pallone d’oro, il calcio ha detto che sì, in fondo questi studiosi quante ne sanno.
La scrittrice Mara Altman, autrice di Gross Anatomy, ha sviluppato il tema qualche giorno fa sul New York Times, dicendo che “aveva un senso adulare l’altezza quando facilitava la sopravvivenza. Secoli fa, la necessità di difendersi si presentava quotidianamente, se non a ogni ora. Le persone alte erano in grado di proteggere più facilmente le loro famiglie e di portare a casa carne tenera di rinoceronte. Ma quelli che oggi combattono per l’esistenza tutto il giorno da una sedia in ufficio, portano a casa la carne avvolta in una carta politenata”.
Il nostro successo come individui non dipende più dalla lotta fisica contro altre persone o contro animali. Anche se lo fosse, dice Altman, “in un’era di pistole e droni, essere alti ci renderebbe solo un bersaglio più grande”.
Pregiudizi. Di questo viviamo. Non è diverso coi centimetri. Secondo l’economista John Kenneth Galbraith, questo sull’altezza è perino “uno dei più sfacciati e perdonati nella nostra società”. Esistono persone disposte a spendere fino a 150.000 dollari per sottoporsi a interventi chirurgici di allungamento degli arti. Esistono genitori che danno ai loro figli l’ormone della crescita. Mara Altman ne è certa. Era una di quelle bambine. Le hanno iniettato Humatrope nelle cosce per tre anni e mezzo. Erano anni in cui Randy Newman cantava che Short people got no reason to live. Arrivò fino al numero 2 della Hit Parade americana. Oggi Altman dice di avere due gemelli, sono tra i più bassi nella loro classe all’asilo e non interessa a nessuno, soprattutto a lei, che non le inietta nulla, anzi, pensa seriamente che “essere bassi è fico e rappresenta il futuro”.
Non dovete certo convincere noi che guardiamo il ciclismo e troviamo dentro la maglia arcobaleno da campione del mondo un belga [Remco Evenepoel] che è 1 metro e 71. Anche il suo predecessore Julian Alaphilippe era sotto l’uno e 80. Perfino nella pallacanestro, nel campionato più in vista che ci sia, si può ormai eccellere senza svettare. Tredici giocatori della NBA sono più bassi di 1 metro e 82, trentadue stanno sotto l’1 e 85. Quindici di loro sono stati scelti al primo giro, in dieci stanno giocando questo campionato segnando più di 10 punti in media a partita e uno di loro, la notte scorsa, ha voluto esagerare.
Donovan Mitchell, un metro e 85, di tredici centimetri più basso rispetto alla media del campionato, ha segnato 71 punti con la maglia di Cleveland contro i Chicago Bulls, la squadra che fu grande con Michael Jordan.
Una settimana dopo i 60 punti di Doncic, la NBA resta nel territorio delle follie statistiche. Cleveland ha vinto per 145-134, Mitchell ha aggiunto 8 rimbalzi e 11 assist alla sua mostruosità, un picco che nessuno raggiungeva da quando Kobe Bryant ne fece 81 contro Toronto nel 2006. Gli altri che si erano spinti a tanto si chiamavano Wilt Chamberlain, David Thompson, Elgin Baylor e David Robinson. Nessuno di loro era alto meno di 1 metro e 93, mentre nella NBA attuale si possono trovare marcatori spietati ad altezze inferiori, come dimostrano regolarmente e con costanza Chris Paul e Fred Van Vleet, Kyle Lowry e Darius Garland, Dennis Schroeder, Terry Rozier, Trae Young.
Potrebbe sembrare un paradosso. Parliamo di un ambito della società nel quale i risultati si raggiungono grazie al corpo. Eppure Altman stessa riconosce che il valore della statura bassa “assume in genere una luce senza dubbio positiva solo una volta ogni quattro anni, quando Simone Biles ci abbaglia in body”.
È così. Simone Biles alle Olimpiadi abbaglia. Molti altri esempi sono possibili.
Prendiamo il nuoto. Janet Evans è stata la nuotatrice più bassa della storia a vincere degli ori olimpici [quattro tra 88 e 92]: 1 metro e 65. Brad Cooper, cinque centimetri meno di lei, tra gli uomini fu oro nei 400 stile libero alle Olimpiadi del 1972 e primatista mondiale. Ma stiamo parlando di trenta e di cinquant’anni fa. Nel frattempo il panorama delle piscine è molto cambiato. Esiste un vantaggio chiaro in acqua per braccia e gambe lunghe. Eppure, una volta che la distanza supera i 200 metri, la tecnica compensa la fisicità.
Hali Flickinger di 1 e 68 è stata bronzo nei 400 misti e nei 200 farfalla a Tokyo. Agli ultimi Mondiali di Budapest si è rivista sul podio per un oro nella staffetta 4×200 stile libero e per un argento nei 200 farfalla. È appena quattro centimetri più alto di lei il giapponese Tomuru Honda, argento nei 200 farfalla ai Giochi, primatista in vasca corta, bronzo in vasca lunga ai Mondiali, dove si è lasciato alle spalle il metro e 86 di Chad Le Clos, il metro e 96 di Gunnar Bentz.
Perfino in una disciplina che si chiama salto in alto, si può svettare essendo bassi. L’altezza media dei 196 atleti andati sopra i 2 metri e 31 è di 1 metro e 95, una ventina di centimetri superiore alla media della popolazione mondiale, ma tra le donne Antonietta di Martino poté battere il record italiano a 2 e 04 partendo dal suo metro e 68, con un differenziale di 36 centimetri. Inika McPherson è salita a 2 metri dalla sua altezza di 1 e 65. Kajsa Bergqvist è arrivata al primato del mondo indoor di 2 e 08 essendo 1 e 75.
Lo sprint ha visto correre Trayvon Bromell i 100 metri in 9.81 nel 2022, lui che è solo 1 metro e 73 d’altezza, per non dire dei trionfi molteplici di Shelly-Ann Fraser-Pryce, due volte oro mondiale nei 100, la donna più veloce della stagione scorsa in 10.62, dall’alto del suo metro e 52. Il tennis dei fabbricanti di ace ha scoperto due stagioni fa che si poteva arrivare in semifinale al Roland-Garros e fra i primi-10 al mondo pur avendo per soprannome el Peque, il piccolino, Diego Schwartzman, argentino, 1 e 70 in un mondo dove l’altezza media dei migliori 500 è di 1 e 85, o di tre centimetri superiore se si restringe il campo ai primi-200.
Essere bassi salva il pianeta. Thomas Samaras, che studia le variazioni dell’altezza nell’umanità da 40 anni, ha calcolato che se fossimo il 10% più bassi della statura media attuale risparmieremmo 87 milioni di tonnellate di cibo all’anno, trilioni di litri d’acqua, quadrilioni di energia, milioni di tonnellate di rifiuti. Nel suo libro Sapiens, Yuval Noah Harari ha parlato di una popolazione che abitava un’isola chiamata Flores. A causa dell’innalzamento del livello del mare, fu tagliata fuori dalle altre masse terrestri. I più alti sono morti prima, perché avevano bisogno di più cibo. Secondo i dati consultati da Mara Altman, le persone più basse vivono più a lungo e si ammalano meno di cancro, “una condizione che vorrei vivere più volentieri – scrive – anziché poter schiacciare un pallone a canestro ogni giorno”.
E comunque, Mara, Ja Morant schiaccia tanto e bene, pur essendo solo 1 metro e 88.
La signora ci invita ad accoppiarci con persone più basse di noi, “starete potenzialmente salvando il pianeta, riducendo i bisogni delle generazioni successive”, scrive. L’endocrinologo del Rady Children’s Hospital di San Diego, Alberto Hayek, spiega che l’ossessione per l’altezza ha avuto senso in una società capitalista, dove tutto deve essere grande. Adda Grimberg, direttore scientifico del Growth Center presso il Children’s Hospital di Philadelphia, dice che i genitori si preoccupano, pensando erroneamente che l’altezza sia una chiave per il successo, ma da persona bassa qual è, racconta di aver scoperto come l’unica cosa in cui sia negata, è prendere le cose dagli scaffali alti al supermercato. Senza particolari dolorose conseguenze – aggiunge al New York Times – «perché al supermercato le persone alte amano arrampicarsi lassù, li fa sentire come se i loro arti lunghi avessero uno scopo».
L’artista Arne Hendriks mette in scena performance e organizza mostre per incoraggiare le persone a desiderare una società piena di persone più basse. Lui contribuisce limitando i latticini ai suoi figli, salvandoli – dice – dai mali dell’altezza. Così, Mara Altman scrive di immaginare un futuro nel quale i figli dei suoi figli riconoscano i pochi centimetri come un valore. “Mentre uno urla: Sono il più basso, spero che l’altro pieghi le ginocchia gridando: No, sono io”.
I tre calciatori più forti mai apparsi sulla Terra hanno un’altezza media di 1 metro e 69.