Il grande bluff sulle strade di Monte-Carlo

Questo GP è la storia di un bluff, nel posto dove i bluff sono di casa, dove la fortuna va e viene, accarezza un tavolo verde e passa al croupier affianco, ti corteggia e ti lascia. Così accadde con Antony Noghès, il commissario generale dell’Automobil Club, quando nel 1926 gli venne l’idea. Voleva portare le macchine tra le strade del principato, nel cuore dei ruggenti anni Venti, dice stamattina l’Équipe nel fare un po’ di storia [gli anni Venti sono sempre ruggenti]. 

Senza la volontà di un uomo, con il cuore ambizioso, questo Gran Premio non avrebbe visto la luce tra le ripide strade del Principato. È la sintesi di Erick Bielderman. Tutto era cominciato male, racconta, l’Automobile Club de France gli negò l’affiliazione e due anni dopo, l’antenato della FIA – si chiamava AIACR, Associazione Internazionale dei Club Automobilistici Riconosciuti – tirò fuori quell’argomento: «Non avete corse sul vostro territorio nazionale». 

Antony Noghès sbatté la porta [si sbatte sempre la porta nei racconti di cent’anni prima], sbatté la porta e giurò che avrebbe organizzato la corsa «anche su un francobollo» – e onestamente questa è la frase dell’anno. Purtroppo non del 2023, ma la frase dell’anno 1928. Il ruggente 1928. 

Era un bluff, dice l’Équipe. Perché le strade di Monaco erano allora affollate di tram di legno e stiamo pur sempre parlando del secondo stato più piccolo del mondo dopo il Vaticano, 2 km quadrati, e per giunta senza il papa. La metà di Central Park a New York, come ama ripetere il principe Alberto [la storia intera del bluff è qua

 

VOCI Charles Leclerc 

Un secolo dopo il bluff, Monte-Carlo ha un pilota suo. Diciannove volte in pole position in F1 e due volte su questa pista, dove per due volte ha visto diventare polvere il vantaggio tra le dita. Questo diciamo spesso di Charles Leclerc. Che è stato l’uomo del sabato troppe volte, senza esserlo pure la domenica. Dopo i molti errori commessi con la Ferrari in queste stagioni,alla vigilia del week-end con il GP in casa sua, ha dato una intervista a L’Équipe su questi e altri temi, chiacchierando per più di mezz’ora, in videoconferenza, dai box della squadra. I passaii principali. 

 

 ➣  Vincere finalmente il tuo GP nazionale significherebbe qualcosa, no?

Non è una questione di Monaco o di essere monegasco. Io cerco sempre di puntare alla vittoria. Soprattutto quest’anno che è complicato in termini di risultati. Il vantaggio è che qui con una buona qualifica tutto è possibile. La qualificazione sarà essenziale. Vedremo come siamo messi durante le prove libere, come stiamo in termini di prestazioni rispetto alle Red Bull. In questa stagione sappiamo che sono molto più forti la domenica, ma il sabato a volte riusciamo ad essere in vantaggio. 

 ➣  Sei più preoccupato rispetto allo scorso anno per le prestazioni della tua macchina nelle curve lente?

Preoccupato, no, ma comunque non siamo nella stessa situazione dell’anno scorso. Nel 2022 avevamo chiaramente una macchina che andava molto bene su questo tipo di tracciato. Adesso è un po’ complicata da guidare. Ma non mi spaventa perché su un circuito simile, a Baku, rischiando, sono riuscito a fare la differenza, a fare due pole position, e in gara salire sul podio. Monaco è un altro circuito cittadino dove so che il pilota può fare la differenza. Quindi spero che funzioni. Se riusciamo a fare la pole, semplificheremo un po’ le cose. La domanda è se sarà sufficiente per resistere alle Red Bull.

 ➣  Non pensi di prenderti un po’ troppi rischi visto il numero di errori che ti abbiamo visto commettere in questa stagione?

(immediatamente). Onestamente, non credo. Il rischio fa parte del mio lavoro; Sono un pilota. Devo trovare il limite. Purtroppo sono molto onesto anche con me stessa e non ho paura di parlare dei miei errori. Secondo me si parla tanto di errori e poco dei momenti in cui si fanno grandi cose. Fred Vasseur me lo ripete, sono troppo autocritico, cercherò di lavorarci sopra perché sento che purtroppo ha un effetto indiretto, negativo, sulla mia immagine. Fred ha ragione su questo punto a insistere, ma non sono sicuro che riuscirò a cambiare completamente. Rimarrò sempre onesto con me stesso, forse cercherò di farlo in un modo meno eclatante.

 ➣  Dormi ancora a casa?

Sì, mi aiuta a staccare. Penso che tornare a casa sia un ulteriore vantaggio per lasciare la follia del Gran Premio.

 ➣  Saresti felice un giorno di avere Hamilton come compagno di squadra?

Non mi sento di commentare queste voci. Lewis è sette volte campione del mondo, ha un talento enorme. Quindi, vedremo cosa succederà in futuro. Non mi sento di commentare perché altrimenti ci farete il titolo – intervista di frédéric ferret, L’Équipe 

 

 

PAROLE  Sainz dice che la Red Bull è più forte

 ➣  La Spagna scopre adesso il razzismo o non lo combatte?

«Non penso che la Spagna sia un paese razzista, la maggioranza è accogliente per cultura. Però sorprende vedere che c’è ancora tantissima gente che non capisce o fa finta di non capire la sensibilità altrui, per fortuna è una minoranza. È anche vero che il calcio fa venire fuori un’anima molto aggressiva tanto da trasformare la gente. I responsabili degli insulti, non ci sono aggettivi per qualificarli, devono essere individuati per impedire loro di entrare negli stadi. Se si potesse rieducarli, informarli, sarebbe ancora meglio».

 ➣  Chi fermerà le presunte voci su Hamilton a Maranello e Leclerc in Mercedes?

«Gli inglesi la chiamano silly season, momento sciocco della stagione. Tra Monaco e Barcellona, sempre tanti rumors. Stavolta con Imola giustamente saltata per l’alluvione, anche di più. Ho abbastanza esperienza per capire come va: in queste settimane, io sarei dovuto andare in Audi, Charles alla Mercedes ed Hamilton in Ferrari. Su 10 cose dette forse una sarà vera, le altre sono solo chiacchiere».

 ➣  Cosa avete sbagliato finora?

«La Ferrari non è stata capace di fare una buona macchina o una macchina vincente dall’inizio, ma in questo giudizio va considerato che la Red Bull ha fatto un lavoro straordinario, la sola a riuscirci».

 ➣  Che cosa hanno di più di tutti?

«Tutta la macchina è perfetta, nessun punto debole. E anche la squadra lo è, non sbagliano, anche perché non hanno pressioni. Noi siamo colpevoli di non essere al loro livello, ma anche la Red Bull è colpevole di essere a un livello così alto».

 ➣  Colpevoli in che senso?

«Che non siamo stati capaci di produrre una macchina e di essere una squadra come la loro. Ma ci stiamo provando, a Maranello vedo una carica per raggiungerli e una spinta per recuperare che non ho mai visto». – intervista di alessandra retico, Repubblica

 

UN BEL GIRETTO DI PAROLE DOPPIATE

Le Strade Bianche nell’archivio di Slalom

 

#607 del 20 maggio 2021

La Curva del Tabaccaio

Sul suo blog Top speed tempo fa Umberto Zapelloni la descrisse come la curva che mi piace più di tutte le altre a Monte Carlo, dove noi giornalisti possiamo metterci dietro al guard rail e vedere le auto a pochi metri. Te le vedi arrivare addosso e poi schizzare a sinistra. Me la fecero conoscere una trentina di anni fa Pino Allievi e Giorgio Terruzzi. Con la casacca riservata ai fotografi, arrivavamo fino a toccare il guardrail. Adrenalina. Emozione. Anche un po’ di paura. Momenti davvero imperdibili perché lì capivi chi aveva fegato, chi sfiorava di più le barriere”. 

Al posto del tabaccaio d’origine oggi c’è un ristorante-pizzeria.

Tecnicamente, spiegava Zapelloni, al Tabaccaio si arriva a 237 km all’ora e si esce a 176 con una frenata di 18 metri in 0″84 il tutto con una decelerazione di 4,2 g. Non la più tosta della pista (è quella all’uscita del tunnel), ma certamente la più spettacolare, soprattutto per chi la può vedere dal vivo. Senna era mostruoso. Ma Schumacher non era da meno. E negli anni d’oro anche Trulli riusciva a emozionare. A Montecarlo i piloti frenano 12 volte a giro, 15″ a giro. Non c’è pista in cui stanno così tanto sui freni (21%) anche se non è certo la pista dalle frenate più cattive. Vedere l’ora di qualifica al Tabaccaio è uno di quei momenti che non dimentichi. Anche perché la pole qui conta davvero

Negli ultimi 22 anni, chi è partito dalla pole ha vinto 13 volte. Andrea Cremonesi sulla Gazzetta scrive che Montecarlo è l’antipista. Così stretta che, se non si ha la fortuna di trovarsi dietro a un pilota che commette un errore, scavalcarlo – anche se più lento – è pressoché impossibile. Eppure non c’è pilota che non sogni di salire sul palco a stringere la mano al Principe e a ritirare la coppa del vincitore.

 

in tv oggi ore 13.30 e  17 Sky: prove libere

 

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