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domenica 27 ottobre 2024
# il GP del Messico
IL TEMA
Il week-end delle grandi rivalità
Mentre New York e Los Angeles si sfidano in America per il titolo di baseball, l’Europa si diletta con l’amato pallone mettendo in scena nel week-end una serie di partite basate su rivalità tra le più accese in ciascuna nazione: Real-Barcellona ieri sera in Spagna, oggi Inter-Juventus in Italia, Marsiglia-PSG in Francia. E c’è Arsenal-Liverpool in Inghilterra.
Prima regola: mai togliere lo sguardo dall’avversario
da “Iron Man 2”
SPAGNA
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Viva la Vida, il Barcellona è davvero tornato grande
Una settimana così l’aspetti da una vita. Con otto gol in quattro giorni, il Barcellona ha saldato un debito accumulato in anni. Ha riscattato le umiliazioni subite dai due nemici più naturali, il Bayern e il Real Madrid. Questo dice stamattina Ramón Besa su El Pais, “una settimana indimenticabile” vissuta da una squadra su cui “Flick ha lavorato molto in allenamento, niente a che vedere con i madridisti che tendono a improvvisare, troppo sicuri delle loro figurine, in questo momento confuse perché non riescono a trovare il filo conduttore del gioco, la radice del passaggio che attiva i loro famosi attaccanti, orfani di Kroos. La forza e l’efficienza del Barça mettono fine alla scatola di gomme da masticare e ai sogni d’oro di Ancelotti. Il re del campionato e dell’Europa era nudo dall’estate ma non ha voluto crederci finché non si è imbattuto nel Barça”.
Puoi raccontarti bugie per 10 partite, puoi perfino arrivare a convincerti che alla fine conta il risultato, che è meraviglioso essere brutti sporchi e cattivi, ribellarsi allo Spirito del Tempo, ma arriva sempre un’11esima giornata che viene a chiederti il conto malpagato, se sotto il risultato sei vestito di niente. Il Barça era “costellato di centrocampisti creativi” dice El Pais, mentre il Madrid “disorientato e muscoloso non è mai esistito”. Una squadra corta e una lunghissima. Il Barcellona, secondo Besa, “non ha tradito il culto del pallone, né ha perso la creatività, espressa nell’ingegno di giovani giocatori come Lamine, Cubarsí o Casadó, ha imparato a competere senza catene, disposto a trasformare ogni partita in un’avventura che coinvolge anche i giovani. La frustrazione ha lasciato spazio all’eccitazione”.
| Alfredo Relano su Diario AS sottolinea il grande lavoro fatto da Flick, “in tempi record ha elaborato il suo piano e lo ha messo in atto. La felicità del gregge culé è accresciuta dall’enorme percentuale di giocatori della Masia, giovani con molti anni di carriera davanti a sé. Il tutto con una fermezza nella scommessa: una difesa alta che poteva esporsi ai contropiedi di Vinicius e Mbappé. Il Real Madrid è la squadra meno adatta contro cui giocare così, ma Flick ha deciso di fare al Bernabéu la stessa cosa che fa ogni giorno. Ciò ha aggiunto splendore alla sua vittoria”.
Secondo l’editorialista di AS, il giurato spagnolo al Pallone d’oro, la partita ha danneggiato invece la figura di Mbappé, “su cui erano state riposte tante speranze. Sembra strano dirlo dopo uno 0-4, ma la serata forse sarebbe potuta andare in un’altra direzione nel primo tempo se Mbappé non fosse stato un cattivo tassello finale. Era ripetutamente in fuorigioco”. Otto volte in tutto, e Opta dice che si tratta di un record eguagliato. Era successo a Ciro Immobile nel 2016 e a Zlatan Ibrahimovic nel 2015, sempre da parigino contro il Lorient.
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FRANCIA
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Chissà se di questa Classica ci si può fidare
Roberto De Zerbi si prepara a sfidare il PSG e Luis Enrique per la prima volta, il suo Marsiglia fronteggia un importante test tattico dopo otto giornate in Ligue 1. Così dice L’Équipe, alle soglie del Classico di Francia. “Le due squadre sono proprio dove speravamo di trovarle in questa sera di ottobre: vicine, combattive. Certo, si parlerà molto di gioco, De Zerbi e Luis Enrique portano con sé un’idea generale comune, ovvero quella di un calcio di controllo e possesso palla. Parliamo di due allenatori le cui squadre hanno le due medie di possesso palla più alte del Paese (66,8% per il PSG, 60,6% per l’OM) e gli attacchi più prolifici (25 gol per i parigini, 21 per i marsigliesi). E soprattutto si rispettano a vicenda”.
Nel suo tradizionale décryptage L’Équipe spiega che De Zerbi coinvolge quasi costantemente sei giocatori, più il portiere e altri due giocatori posizionati all’interno con l’obiettivo chiaro di far venire il mal di testa all’avversario: o esce per pressare alto e apre uno spazio gigantesco per le ali alle spalle dei centrali, oppure è spinto a dividere il pressing in due blocchi e apre un varco XXL tra le linee difensive e offensive. È così che la squadra di De Zerbi avanza grazie a una superiorità numerica generata tra le linee. Quel doppio perno viene schierato a piedi invertiti per combinare più efficacemente verso l’interno. Solo lo Strasburgo ha toccato più palloni del Marsiglia nel primo terzo del campo in questa stagione. L’OM è la squadra della L1 che tenta meno passaggi lunghi, più del 20% dei passaggi tentati da Rulli sono stati superiori ai 35 metri contro poco meno del 16% di Donnarumma. L’analisi completa si trova qui
È per questa ragione che la partita di stasera può perfino sembrare equilibrata, “dopo anni di sussulti sbilanciati” sintetizza Mélisande Gomez sul giornale francese. “Il divario tra OM e PSG non sembra più così abissale. Ci siamo cascati una, due, tre volte e ci siamo ricaduti di nuovo. Promettiamo a noi stessi che non ci faremo ingannare e poi ci buttiamo a capofitto. Giuriamo a noi stessi che faremo un passo indietro ma non c’è niente da fare: la Classica sta arrivando, e tutto ci sembra possibile. È un poster intramontabile del campionato, da quasi quindici anni lo è nonostante abbia smesso di stupirci, ma è proprio perché la litania delle vittorie parigine ha offuscato il suo splendore che assaporiamo questo dono che stavolta si presenta”.
Luis Enrique ha cambiato sette terzetti a centrocampo e tarda a trovare la formula della convivenza tra Fabian Ruiz e Vitinha. Marsiglia si sta godendo Rabiot, al quale L’equipe ha dedicato una serie per indagare sulla sua traiettoria, il suo passaggio dal nord al sud, tre doppie-pagine sul parigino che lascia la sua città per darsi una statura internazionale in Serie A e firmare a sorpresa per i rivali più rivali della capitale.
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INGHILTERRA
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Il passato a Liverpool passa più in fretta che altrove
Questa è la partita che invita a rompere i lacci del passato. L’ombra di Klopp non sta ostacolando Arne Slot nella ricostruzione del Liverpool, mentre a Londra Mikel Arteta si è già liberato della sindrome di Arsene Wenger. Gli manca l’ultimo passo, riportare l’Arsenal al titolo, e certi indizi delle ultime settimane hanno lasciato credere che manchi ancor ala maturità necessaria per l’ultimo tratto di strada. Oggi arriva un esamino così chiaro che il panorama se ne gioverà.
Lo storico del calcio Jonathan Wilson pare sbalordito dal lavoro dell’allenatore olandese a Liverpool. Scrive sul Guardian che “sostituire una leggenda dovrebbe essere difficile“ e invece a Liverpool conoscono l’arte molto meglio che altrove.
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IL CALCIO ITALIANO
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Perfino Inter-Juve è più dolce di prima
A X Factor i giudici sono amici, a Ballando con le Stelle litigano molto di meno, a Inter-Juventus non lo fanno proprio più. Giorgio Burreddu si chiedeva su Domani dell’altro giorno cosa sia rimasto della rivalità classica, della partita arci-italiana per eccellenza. “Più facile dire che cosa non è questa partita. Non è più un confronto tra le famiglie rappresentanti del capitalismo italiano, i Moratti vs gli Agnelli. Non è più nemmeno l’espressione di due volontà calcistiche abbinate al luogo. E nel frattempo la Juve si è fatta pure un giro nel purgatorio della B. C’è stata Calciopoli, l’Inter è finita sotto il controllo di proprietà straniere mentre il calcio stava già cambiando e così anche i suoi manager, i suoi amministratori. Non per tutti, poi, Milano è un place to be, visto che i prezzi medi delle abitazioni fra il 2015 e il 2021 sono cresciuti del 41% (gli affitti medi del 22%), mentre la retribuzione media di operai e impiegati è cresciuta appena del 3 e del 7%. Torino era considerata città dell’auto, mentre oggi Mirafiori e quel modello di grande fabbrica da 40mila operai non esiste più. Cambiano i luoghi, i tempi, l’economia, le aspettative, e dunque cambia anche il pallone”.
Emanuele Gamba su Repubblica di stamattina fa notare allora che “in campo ci sono due fratelli, uno di qua e uno di là, in panchina un ex senza scie avvelenate, in tribuna un dirigente a cui entrambi i club dovranno rendere grazie in eterno e insomma questo Inter-Juventus non somiglia alle faide da Far West che incendiavano gli animi per settimane”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che “con una vittoria stasera, Inzaghi diventerebbe il primo allenatore dell’Inter nell’era dei tre punti (quindi negli ultimi trent’anni) a battere la Juve in campionato per almeno tre volte. Non ci sono riusciti Mourinho o Conte, che hanno avuto meno tempo, ma nemmeno Mancini. Inzaghi si aspetta «una partita a scacchi» ma ha voglia di ribaltare il tavolo e dare un segnale forte, per giunta contro un allenatore emergente che ha già saputo metterlo in difficoltà. Il suo Inter-Juve preferito resta quello di febbraio, quando l’autogol di Gatti decise una partita molto bloccata, che fece da spartiacque nella corsa scudetto: una vittoria dalle tante ricadute, come potrebbe essere oggi”.
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7 MARZO 2020
E IN AMERICA?
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“Se pensate che la più attesa delle sfide in America sia quella del 5 novembre fra Kamala Harris e Donald Trump, ripensateci. New York contro Los Angeles, grattacieli contro oceano, letteratura contro cinema, Aaron Judge (mister fuori campo) contro Shohei Ohtani (l’uomo dappertutto per il quale i giornali giapponesi hanno una sezione dedicata). E ancora: i cappellini più venduti, quelli che vedi anche nella provincia italiana, NY contro LA” [Gabriele Romagnoli, Repubblica].
IL BASEBALL VISTO DAL GIAPPONE
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Colazione con Ohtani. In Giappone guardare le World Series potrebbe diventare un passatempo nazionale. Lo scrive The Athletic sottolineando che il fenomeno dei Dodgers è una superstar in Giappone da più di un decennio, “ma un giorno di quest’anno, un abitante di Tokyo di nome Tatsuo Shinke ha notato qualcosa di diverso. Shinke, CEO di Mint, un negozio di carte collezionabili, aveva visto come la crescente popolarità di Ohtani stesse alimentando l’industria giapponese dei beni da collezione, aumentano gli ascolti tv giapponesi per la Major League e diffondendo notizie di baseball in ogni angolo del vasto ecosistema mediatico del Paese. Eppure, Shinke notava un altro dato: sua madre, Emiko, a 73 anni non aveva mai seguito il baseball. Ora, poiché le partite dei Dodgers di Ohtani vengono trasmesse in diretta la mattina in Giappone, Eniko è diventata una presenza fissa nei popolari programmi di varietà del paese, l’equivalente di “Good Morning America” o “Today”. Emiko ha sviluppato una nuova routine: si sveglia, fa colazione e poi guarda Ohtani”.
Negli Stati Uniti, la World Series tra i New York Yankees e i Los Angeles Dodgers potrebbe superare i 20 milioni di spettatori di media a partita per la prima volta dal 2016. In Giappone l’audience sarà ancora più grande. Anche il quotidiano economico Nikkei segue le vicende del baseball e di Ohtani. The Athletic dice che quando Nomo debuttò per i Dodgers nel 1995, nel mezzo di una disputa commerciale tra USA e Giappone, il quotidiano Asahi Shimbun pubblicò un editoriale che affermava: “Con Hideo Nomo, i giapponesi hanno diffuso un prodotto di cui in America nessuno si lamenta”. Ohtani ha cambiato l’equazione: per la prima volta, i tifosi giapponesi possono sostenere in modo credibile che il giocatore di baseball più talentuoso di tutti i tempi viene dalla loro nazione.
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25 OTTOBRE 2024
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TENDENZE

Chi guadagna con le cheerleader
Il cheerleading è diventato acrobatico, popolare e pericoloso, e il New York Times racconta come quest’attività sia stata plasmata in gran parte da un’azienda e da un uomo. Negli USA poco più di un milione di bambini, per lo più bambine, partecipano ogni anno a un corso: più di quanti giocano a softball o lacrosse. Ci sono stime anche superiori. Dal punto di vista commerciale si tratta di un mondo dominato da una singola azienda, la Varsity Spirit.
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FORMULA UNO
Il Messico abbraccia il peggior Pérez di sempre
Sergio Pérez sta vivendo una stagione terribile. Così la definisce The Athletic, alla vigilia del GP di casa sua, dove Carlos Sainz parte in pole position. Nel 2021 si piazzò terzo, era la prima volta che un pilota messicano otteneva un simile risultato in patria. Tre anni dopo, la scena è del tutto mutata, radicalmente. Pérez resta una star in Messico e questo resta il suo weekend, il suo volto è su tutti i cartelloni pubblicitari della capitale, marchi e sponsor non lo hanno abbandonato. Il team principal della Red Bull, Christian Horner, ha scherzato dicendo che Pérez continua a essere ovunque in Messico, da Uber Eats alla carta igienica.
Ma non sale su un podio dal Gran Premio di Cina in aprile. “La mancanza di equilibrio nella Red Bull – dice The Athletic – ha tolto fiducia ai piloti e ha danneggiato Pérez più di Verstappen”.
Pérez ha dovuto rispondere alle voci secondo cui avrebbe potuto annunciare il suo piano di ritirarsi dalla F1 nel GP di casa. Durante la pausa dopo Singapore, ha pubblicato un video di The Wolf of Wall Street, il film in cui il personaggio di Leonardo di Caprio, Jordan Belfort, dice con una certa sicurezza: Non me ne vado.
La frequenza di queste voci sorvola sul fatto che Pérez sia sotto contratto per le prossime due stagioni. “Il rinnovo era inteso a dargli stabilità in un momento in cui la sua forma stava calando”. Non ha avuto l’effetto desiderato. Pérez non è mai più arrivato tra i primi cinque dopo la firma del contratto.
NEVI
Il ritorno di Hirscher
Mancano 16 mesi ai Giochi invernali di Milano-Cortina e 4 ai Mondiali di Saalbach, il momento migliore per cedere alle tentazioni. Marcel Hirscher si è abbandonato. Cinque anni di assenza, otto Coppe del Mondo vinte, stamattina si rimette ai piedi gli sci e si lancia dal cancelletto di partenza a Sölden, 3mila abitanti, 15mila posti letto nel Comune per i turisti, un tunnel intitolato alla leggendaria Rosi Mittermaier. A 35 anni ha spiazzato il suo vecchio mondo rifacendosi vivo e sotto colori nuovi, non più la bandiera di casa ma quella dell’Olanda, che non ha una tradizione bianca se non con le lame dei pattinatori, ma è il paese di mammà sua.
Hirscher non ha mai veramente smesso di sciare, lo ha fatto senza agonismo, per sviluppare l’attrezzatura del suo marchio creato nel 2021, sponsor tecnico fra gli altri del norvegese Henrik Kristoffersen. Oggi decine di migliaia di spettatori salgono sul ghiacciaio del Rettenbach per assistere a quello che viene reclamizzato come il ritorno del re.
“L’intero ecosistema dello sci – ha scritto Stéphane Kohler su L’Équipe – assapora ciò che rappresenta il ritorno di una leggenda del suo sport, magari aspettando quello di Lindsey Vonn più avanti nella stagione”. In effetti ci sta pensando pure l’americana, quarant’anni, cinque Coppe del mondo, l’idolo di Sofia Goggia. La Head le ha assegnato un nuovo skiman e lei pare esaltata all’idea che sia stato reintrodotta la tappa di Beaver Creek in calendario.
LA VITTORIA DI FEDERICA BRIGNONE
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La prima sciatrice a vincere in Coppa del mondo dopo i 34 anni, superati da tre mesi. Federica Brignone è arrivata al, 28esimo successo sulle nevi, il 13esimo in slalom gigante. Sul Rettenbach ha vinto a 9 anni di distanza dalla prima volta. Anche stavolta s’è ripetuta la solita seconda manche con la pista degradata. Mikaela Shiffrin è retrocessa dalla prima alla quinta posizione. Non sarà questo piazzamento a farle perdere la Coppa del mondo. “A meno che – dice Gianmario Bonzi, voce di Eurosport – a meno che Brignone non faccia una stagione alla Tomba”.
Ha saltato l’esordio Lara Gut-Behrami, la campionessa in carica. Ha sentito un dolore a un ginocchio, la proiezione nel fisico di molti tormenti apparsi all’improvviso sulla scena. È stata a letto una settimana per l’influenza dopo una serie di ripetuti acciacchi nell’ultimo mese. Ha raccontato di aver perso molta massa muscolare, alla vigilia della sua 17esima stagione e all’età di 33 anni ha sentito all’improvviso di non avere più energie nella testa. È andata forse in disequilibrio a Saalbach nel mese di marzo, quando ha scoperto che il suo allenatore/preparatore atletico aveva incontrato l’entourage di Marco Odermatt. Si sono lasciati su due piedi e vivono da separati in casa: Nazionale maschile e Nazionale femminile si sono stabiliti a Sölden in due hotel differenti, a 2,5 km di distanza. Gut-Behrami ora si fa seguire da Flavio Di Giorgio, ex preparatore atletico di Sofia Goggia [fonte: pagina facebook Gianmario Bonzi, voce Eurosport].
ACQUE
In piscina vanno già come schegge
Ci sono state altre scintille nell’acqua della seconda tappa della Coppa del mondo di nuoto, stavolta a Incheon in Corea dopo l’esordio cinese di Shanghai. Il record del mondo fatto da Kaylee McKeown a inizio stagione sui 100 dorso è caduto sotto le bracciate di Regan Smith nella seconda serata [54.41]. È passata a 26.67, due centesimi più veloce del precedente record, e ha chiuso con un’ultima vasca da 13.91. Ora Smith detiene il record del mondo di 100 dorso sia in vasca lunga, [Trials olimpici 2024], sia in quella corta.
Anche Kate Douglass ha fatto il primato del mondo: nella finale dei 200 rana femminili [2:14.16], togliendolo a Rebecca Soni dopo tredici anni [2:14.57]. Douglass ha tenuto un passo costante, con un passaggio ai 100 in 1:04.75 e ai 150 in 1:39.20. Ha fatto la differenza negli ultimi 50 metri, nuotati in 30.68 contro i 31.05 di Soni.
La Francia celebra il suo Léon Marchand, “il raccolto continua” dice L’Équipe, perché il ragazzo di Tolosa ha vinto 100, 200 e 400 misti come a Shanghai la scorsa settimana migliorando di due secondi [3’58″30] il record francese fatto domenica scorsa [4’00″03]. Ha battuto il giapponese Daiya Seto e Alberto Razzetti. Ha firmato la quarta miglior prestazione di tutti i tempi in vasca corta. È partito più tranquillo a farfalla [55.16 contro 53.02], si è scatenato nello stile libero [55.95 contro 58.09].
Pan Zhanle, il campione olimpico dei 100, si è distinto andando a vincere gli 800 con il miglior crono mai nuotato in una Coppa del mondo [7’35″30], un’incursione senza molti altri precedenti di uno sprinter nel mezzofondo, ma tutto sommato abituale per lui che lavora su capacità aerobica e resistenza per migliorare la spinta e la resistenza alla velocità. “Continua a dimostrare il suo eccezionale eclettismo” ha scritto L’Équipe. Ha 19 anni.
RUOTE
6:00 GP Thailandia, Moto3 – su SKY SPORT
7:15 GP Thailandia, Moto2 – su SKY SPORT
9:00 GP Thailandia, MotoGP – su SKY SPORT
21.00 F1, GP Messico – su SKY SPORT
ACQUE, GHIACCI E NEVI
10.00 e 13.00 Sci, Coppa del mondo: Slalom gigante maschile – su EUROSPORT e RAI SPORT
16.30 Pallanuoto: Ortigia vs Brescia – su RAI SPORT
EUROGOL
12.15 Eredivisie: Utrecht vs Feyenoord – su MOLA
14.00 Liga: Leganes vs Celta – su DAZN
15.00 Premier: Chelsea vs Newcastle – su SKY SPORT
15.00 Premier: West Ham vs Manchester United – su SKY SPORT
15.00 Premier: Crystal Palace vs Tottenham – su SKY SPORT
15.30 Bundesliga: Bochum vs Bayern – su SKY SPORT
16.15 Liga: Getafe vs Valencia – su DAZN
16.45 Eredivisie: Ajax vs Willem II – su MOLA
17.30 Premier: Arsenal vs Liverpool – su SKY SPORT
17.30 Bundesliga: Union Berlino vs Eintracht Francoforte – su SKY SPORT
18.30 Liga: Betis vs Atletico Madrid – su DAZN
19.00 Portogallo: Benfica vs Rio Ave – su DAZN
21.00 Liga: Real Sociedad vs Osasuna – su DAZN
PODEMI
12.30 Serie A: Parma vs Empoli – su DAZN
15.00 Serie A: Lazio vs Genoa – su DAZN
15.00 Serie A: Monza vs Venezia – su DAZN
18.00 Serie A: Inter vs Juventus – su DAZN e SKY SPORT
20.45 Serie A: Fiorentina vs Roma – su DAZN
PALAZZETTI E DINTORNI
16.00 Pallavolo, Superlega: Milano vs Verona – su DAZN
16.30 Basket, Serie A maschile: Venezia vs Scafati – su EUROSPORT e DAZN
17.00 Pallavolo, Serie A femminile: Busto Arsizio vs Scandicci – su DAZN
18.00 Pallavolo, Superlega: Trentino vs Perugia – su RAI SPORT
18.15 Basket, Serie A maschile: Sassari vs Trentino – su DAZN e DMAX
18.30 Pallamano, Qualificazioni Mondiali: Italia vs Lussemburgo – su SKY SPORT
19.00 Basket, Serie A maschile: Varese vs Pistoia – su DAZN
19.00 Pallavolo, Superlega: Modena vs Monza – su DAZN
20.30 Pallavolo, Serie A femminile: Cuneo vs Milano – su RAI SPORT
VITE OLIMPICHE
11.00 Tennis tavolo, World Series: Semifinali femminili – sul canale YOUTUBE
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- Satsuki Odo vs Cheng I-Ching
- Tianyi Qian vs Miwa Harimoto
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|12.30 Semifinali maschili
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- Tomokazu Harimoto vs Benedikt Duda | Benedikt Duda è stato lo stupore al WTT Champions di Montpellier, una settimana condita con un successo nei quarti di finale con la testa di serie numero 2 Liang Jingkun. Il numero 22 del mondo non aveva mai raggiunto una semifinale nel circuito. Ha raggiunto a trent’anni un livello nuovo.
- Lin Shidong vs Félix Lebrun | Il diciottenne Félixe è in semifinale dopo aver vinto il derby col fratello 21enne Alexis, battuto per la prima volta in carriera in una competizione ufficiale.
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| 16.00 Finale femminile
| 17.00 Finale maschile
16.00 Lotta libera, Mondiali Under-23: Ripescaggi 57-65-70-70-97 kg |19.00 Le finali – su UWW TV
AMERICHE
20.30 NBA: Indiana Pacers vs Philadelphia 76ers – su SKY SPORT
00.00 NBA: Oklahoma City Thunder vs Atlanta Hawks – su SKY SPORT
CALCIOMONDO
21.30 Mondali Under-17 femminili, quarti di finale: Spagna vs Ecuador – su FIFA+
23.00 CALCIOMONDO | Argentina: Boca Juniors vs Deportivo Riestra – su SOLOCALCIO e MOLA
1.00 Mondiali Under-17, quarti di finale: Giappone vs Inghilterra – su FIFA+
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