Perfino Inter-Juve è più dolce di prima

A X Factor i giudici sono amici, a Ballando con le Stelle litigano molto di meno, a Inter-Juventus non lo fanno proprio più. Giorgio Burreddu si chiedeva su Domani dell’altro giorno cosa sia rimasto della rivalità classica, della partita arci-italiana per eccellenza. Più facile dire che cosa non è questa partita. Non è più un confronto tra le famiglie rappresentanti del capitalismo italiano, i Moratti vs gli Agnelli. Non è più nemmeno l’espressione di due volontà calcistiche abbinate al luogo. E nel frattempo la Juve si è fatta pure un giro nel purgatorio della B. C’è stata Calciopoli, l’Inter è finita sotto il controllo di proprietà straniere mentre il calcio stava già cambiando e così anche i suoi manager, i suoi amministratori. Non per tutti, poi, Milano è un place to be, visto che i prezzi medi delle abitazioni fra il 2015 e il 2021 sono cresciuti del 41% (gli affitti medi del 22%), mentre la retribuzione media di operai e impiegati è cresciuta appena del 3 e del 7%. Torino era considerata città dell’auto, mentre oggi Mirafiori e quel modello di grande fabbrica da 40mila operai non esiste più. Cambiano i luoghi, i tempi, l’economia, le aspettative, e dunque cambia anche il pallone.

Emanuele Gamba su Repubblica di stamattina fa notare allora che in campo ci sono due fratelli, uno di qua e uno di là, in panchina un ex senza scie avvelenate, in tribuna un dirigente a cui entrambi i club dovranno rendere grazie in eterno e insomma questo Inter-Juventus non somiglia alle faide da Far West che incendiavano gli animi per settimane.  

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che con una vittoria stasera, Inzaghi diventerebbe il primo allenatore dell’Inter nell’era dei tre punti (quindi negli ultimi trent’anni) a battere la Juve in campionato per almeno tre volte. Non ci sono riusciti Mourinho o Conte, che hanno avuto meno tempo, ma nemmeno Mancini. Inzaghi si aspetta «una partita a scacchi» ma ha voglia di ribaltare il tavolo e dare un segnale forte, per giunta contro un allenatore emergente che ha già saputo metterlo in difficoltà. Il suo Inter-Juve preferito resta quello di febbraio, quando l’autogol di Gatti decise una partita molto bloccata, che fece da spartiacque nella corsa scudetto: una vittoria dalle tante ricadute, come potrebbe essere oggi.

 

LA PARTITA PRIMA DELLA PARTITA

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L’Inter ha giocato finora con una squadra dall’età media di 30,1 anni, la più alta del torneo davanti ai 28,5 del Napoli, mentre la Juventus è sotto i 25 anni [24,9] ed è la seconda più giovane nel torneo dopo il Parma [24,3]. Sono le due squadre con la percentuale di possesso palla più alto [62.8 per Thiago Motta e 60.8 per Simone Inzaghi] e quelle con i minori tentativi di rilancio, buttiamola avanti e vediamo cosa succede.La lunghezza media dei passaggi interisti è la più breve di tutta la Serie A: 23,3 metri. Poi viene il Milan e terza la Juventus [25,8]. L’Inter è la squadra con più passaggi filtranti, ma anche la terza per numero di cross dietro Cagliari e Lazio. Un solo gol subito dalla Juventus, nove per l’Inter. Ma 11 tiri in porta soltanto per la Juventus [penultimo viene il Napoli con 21], mentre sono 33 per l’Inter [più di tutti il Torino con 51], la squadra che cerca più spesso la profondità, si direbbe, se il numero dei fuorigioco è un indizio [25]. Inter terza per tocchi nella trequarti avversaria dopo Roma e Atalanta. 

 

LE ECCELLENZE

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Thuram è il secondo cannoniere del campionato dietro Retegui, Vlahovic il primo per gol previsti e il terzo per tiri totali tentati. Thuram è anche il calciatore della Serie A che più spesso tira nello specchio della porta [1,98 in media a partita]. Federico Dimarco è il secondo in A per passaggi fondamentali [19] alle spalle di Pulisic [20]. Gatti e Acerbi sono i primi due per % di completamento passaggi: 96.1 contro 95%. Calhanoglu quarto nella lista di chi passa più spesso la palla nell’ultimo terzo di campo [ma oggi è assente], Locatelli è sesto [il migliore è Guendouzi]. La sorpresa è trovare Bastoni e Dimarco al quarto posto tra chi completa più passaggi nell’area di rigore avversaria [14], dove svettano De Ketelaere [19] e Leao [16]. Per Dimarco sono pesanti i cross [10], secondo in A dietro l’udinese Kamara. Dimarco secondo anche per numero di costruzioni di azioni che portano al tiro [36], tre in meno di Nico Paz a Como. Nessun interista né juventino fra i primi-10 per contrasti vinti o per dribbling tentati. Kenan Yildiz è il terzo in Serie A per palloni portati palla al piede in area di rigore avversaria [15 dietro i 20 di Kvaratskhelia e i 19 di Leao]. 

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