I miracoli di Montero e del Valencia

Il ragazzo del poster è Jean Montero, perché gara-5 nasce dalla sua gara-4: 29 punti, sette rimbalzi, sette assist e una partita da primo giocatore della serie. Valencia era sotto 0-2, aveva perso due finali in volata alla Roig Arena e sembrava già fuori. Poi ha vinto due volte all’OAKA, e Montero ha dato alla rimonta una forma precisa: attaccare presto, leggere i vantaggi, segnare quando serve e mettere i compagni nelle condizioni migliori. A 22 anni gioca già con una sicurezza rara, e ora ha una partita per portare Valencia alla Final Four.

La serie è sul 2-2, e la vincente raggiungerà Olympiacos, Real Madrid e Fenerbahce. In semifinale ci sarà il Real Madrid. Quando il Panathinaikos era uscito dalla Roig Arena il 30 aprile avanti 2-0, dopo il 68-67 e il 107-105, sembrava quasi impossibile immaginare un’altra partita a Valencia. Invece la squadra di Pedro Martinez ha cambiato completamente il quarto di finale ad Atene. Non ha solo vinto: lo ha fatto comandando entrambe le partite per larghi tratti, con almeno nove punti di vantaggio negli ultimi minuti del quarto periodo. Il Panathinaikos ha ridotto gli scarti nel finale, ma non ha mai dato davvero la sensazione di controllare.

Il Valencia ha ritrovato tutto quello che lo aveva portato così in alto in regular season. Ritmo, transizione, tagli, tiro nei primi secondi dell’azione, difesa pronta a correre all’indietro. Solo Parigi ha giocato a un ritmo più alto in EuroLeague, ma la forza del Valencia è stata tenere insieme velocità e solidità: seconda miglior difesa della competizione, capacità di segnare presto e allo stesso tempo impedire agli altri di fare la stessa cosa. È una squadra costruita per far male prima che la difesa si sistemi.

Montero è il centro di tutto, ma non è stato solo. Brancou Badio è diventato la seconda opzione offensiva, Darius Thompson ha ritrovato continuità dopo la stagione difficile all’Anadolu Efes, Kameron Taylor è stato uno degli innesti migliori dell’EuroLeague. Sotto canestro, Martinez può alternare Matt Costello, Jaime Pradilla, Braxton Key, Nate Reuvers e Neal Sako: lunghi diversi, quasi tutti capaci di aprire il campo dall’arco, con Sako come eccezione più interna. Braxton Key e Josep Puerto sono questionable, due situazioni da seguire perché toccano profondità, fisicità e rotazioni.

Il Panathinaikos arriva alla partita con un peso enorme addosso. Dopo il 2-0 in trasferta, uscire ai quarti sarebbe un fallimento durissimo, ancora di più per un roster costruito con il budget più alto nella storia del basket europeo. L’unico precedente di una squadra eliminata dopo essere stata avanti 2-0 è il Partizan contro il Real Madrid nel 2022/23, ma lì le squalifiche avevano cambiato la serie. Qui il Panathinaikos rischia di entrare nella storia dalla parte sbagliata senza attenuanti simili.

Il problema è che la squadra di Ergin Ataman non ha mai dato l’impressione di essere davvero compatta. Ha talento individuale, nomi enormi, giocatori capaci di segnare tiri difficili, ma spesso non crea vantaggi puliti. In gara-4 Cedi Osman è stato il migliore con 26 punti, Kendrick Nunn ne ha aggiunti 19, Nigel Hayes-Davis 12. Però gran parte dell’attacco nasce da isolamenti o da soluzioni complicate, non da una costruzione stabile di tiri aperti. Quando entrano triple difficili, come in gara-2, il Panathinaikos può battere chiunque. Quando non succede, la partita diventa molto più faticosa.

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La chiave è Nunn. Finora non ha attaccato abbastanza il ferro: cinque liberi tentati in quattro partite sono pochissimi per un giocatore che dovrebbe piegare la difesa dal palleggio. Tutti e cinque sono arrivati alla Roig Arena. Senza un Nunn aggressivo, il Panathinaikos non costringe Valencia a collassare, e così i tiri di Osman, Hayes-Davis, Juancho Hernangomez e Nikos Rogkavopoulos diventano più difficili. T.J. Shorts viene spesso battezzato sul perimetro, Jerian Grant sta vivendo la stagione meno brillante da quando è ad Atene, Kostas Sloukas è fuori per infortunio e l’esperimento Vassilis Toliopoulos in gara-4 non ha dato molto. Mathias Lessort sta facendo una serie solida, ma a rimbalzo serve più aiuto.

Valencia ha già battuto il Panathinaikos due volte in regular season e ha vinto le ultime due della serie. Il Panathinaikos ha ancora abbastanza talento per prendersi gara-5, ma deve cambiare il modo in cui arriva ai suoi punti: più pressione al ferro, più vantaggi creati dal palleggio, meno tiri difficili a difesa schierata. Valencia, invece, deve restare fedele a ciò che l’ha riportata viva: correre, difendere in transizione, dare la palla a Montero e obbligare il Panathinaikos a inseguire.

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