longform week-end
This is Tottenham
il mondo che ha accolto José Mourinho
Una pacca sulle spalle è solo
a qualche centimetro da un calcio nel culo
Bill Nicholson, allenatore 1958-1974
Perché Hotspur. Nomignolo mutuato dalla squadra di cricket in omaggio a Henry Percy, detto Hotspur, nobile del quattordicesimo secolo e fra i protagonisti dell’Enrico IV di William Shakespeare. | Nicola Roggero. Premier League (Rizzoli, 2019)
I pionieri. Nel 1890 la maglia divenne rossa con i pantaloncini blu, poi, addirittura, marrone e oro, Attorno al 1900 la squadra adottò finalmente i colori attuali, si presume in omaggio a un altro grande club dell’epoca: il Preston North End. Il primo campo fu quello di Tottenham Marches, poi il Northumberland Park dove, per la prima volta, fecero pagare il biglietto (1 pence) quindi, per la crescita del numero di spettatori, si spostarono dietro il pub White Hart Inn costruendo uno stadio su un terreno di proprietà di una birreria e sostituendo un vivaio in disuso. La struttura venne poi rinnovata nel 1909, anno della promozione, dall’architetto scozzese Archibald Leitch che aveva appena realizzato Stamford Bridge per il Chelsea. Dieci anni dopo nacque la rivalità con l’Arsenal, una delle più aspre a livello mondiale, quando i Gunners, da sud, si trasferirono a 5 chilometri da White Hart Lane levando ovviamente mercato locale al Tottenham. | Massimo Marianella. Dove ti porta il calcio (Mondadori)
Dopo la tragedia del Manchester. Il football inglese, dopo essere stato sconvolto dalla tragedia di Monaco, assorbì i cambiamenti epocali della Swinging London. Non fu un caso fosse il Tottenham a prendere l’ideale testimone del Manchester United. Gli Spurs, in quegli anni, inaugurarono una tradizione di amore per il bel gioco e i suoi grandi interpreti che avrebbe caratterizzato il club sino agli inizi degli anni ’90. Una novità assoluta per un football che in Inghilterra previlegiava l’esuberanza fisica alla tecnica. Significative le parole del capitano, il centrocampista Danny Blanchflower: «Il più grande errore nel calcio è pensare che tutto si riduca a vincere o perdere. Invece si tratta di fare le cose con classe, affrontando il destino e non aspettandolo morendo di noia». Se il calcio d’oltremanica per un secolo aveva concepito solo ritmi indiavolati, grazie al Tottenham si cominciò anche a ragionare. Nel 1961 divenne la prima squadra a realizzare la doppietta campionato-Coppa d’Inghilterra nel ventesimo secolo e due anni dopo fu il primo club britannico a vincere un torneo europeo, la Coppa delle Coppe, 5-1 in finale sull’Atlético Madrid. | Nicola Roggero. Premier League (Rizzoli, 2019)
Un re. Secondo il quotidiano Aftenposten, nel 2003 50.000 norvegesi erano iscritti a un club di tifosi di squadre britanniche e re Harald era membro onorario del club del Tottenham. | Simon Kuper, Stefan Szymanski. Calcionomica (Isbn 2009)
L’età di Alan Sugar. Quando gli uomini d’affari guardano al calcio restano spesso sorpresi da quanto le società siano poco professionali. Di tanto in tanto uno di loro compra un club e promette di gestirlo “come una vera azienda“. Alan Sugar, che aveva fatto i soldi nell’informatica, diventò presidente del Tottenham Hotspur nel 1991. La sua brillante idea era fare in modo che gli Spurs si mantenessero da soli; lui non avrebbe mai sborsato cinquanta miliardi per un Vieri. Quando nel 1997 il Newcastle comprò Alan Shearer per trentasette miliardi di lire, Sugar dichiarò: “Mi sono preso a sberle in faccia per un paio di volte ma ancora non riesco a crederci”.
Fu più o meno di parola. Nei dieci anni in cui fu alla guida degli Spurs, la squadra si mantenne da sola, ma la maggior parte dei tifosi era scontenta. In un intero decennio gli Spurs vinsero solo una Coppa di Lega e passarono gran parte del tempo a metà classifica, molto più giù dei rivali dell’Arsenal. E non fecero nemmeno molti soldi: circa due milioni di sterline l’anno di utili nei primi sei anni di Sugar, molto meno dell’Arsenal e comunque poco per un’azienda delle loro dimensioni. Gli Spurs dell’era Sugar erano deludenti sia dentro che fuori dal campo e dimostravano un paradosso: quando gli uomini d’affari cercano di gestire una società di calcio come un’azienda, a soffrirne non sono solo i risultati calcistici ma anche le finanze. | Simon Kuper, Stefan Szymanski. Calcionomica (Isbn 2009)
Che cos’è il St. Totteringham’s Day. La preghiera circola già nei pub attorno a White Hart Lane. «Signore, fai che quest’anno non venga St. Totteringham’s Day», mormorano i tifosi del Tottenham, prima di buttare giù una pinta a mo’ di scongiuro. Una festività del genere, naturalmente, non esiste nel calendario di nessuna religione – tranne in quello del football inglese. Così è infatti soprannominato, dai tifosi dell’Arsenal, il giorno del campionato in cui diventa matematicamente impossibile per gli Spurs finire il torneo davanti ai Gunners. Negli ultimi vent’anni un giorno del genere è puntualmente arrivato, per la gioia dei fans dei Cannonieri e la disperazione di quelli degli Speroni. | Enrico Franceschini, la Repubblica, 5 marzo 2016
Gli idoli e il popolo. Ha schierato grandi giocatori, da Paul Gascoigne a Gary Lineker, da Robbie Keane a Gareth Bale. Ha un vasto tifo operaio, popolare, cresciuto in un quartiere di immigrati, tra cui non pochi di origine ebraica, compreso il presidente Daniel Levy: talvolta i tifosi avversari fanno cori antisemiti e sibilano per evocare il rumore delle camere a gas, ma i fans degli Spurs hanno risposto adottando il soprannome “Yids”, giudei, e cantandolo con orgoglio, anche quelli che ebrei non sono. Ha insomma una storia lunga e blasonata. | come sopra
La discriminazione. Uno degli obiettivi dei teppisti era il Tottenham. Proprio come l’Ajax, non era un club ebraico, ma aveva un’immagine ebraica. C’erano molti ebrei Hassidici nell’area in cui il club ha sede e un numero significativo dei sostenitori era ebreo. Erano violenti come i tifosi di qualsiasi altra squadra di calcio inglese. Nel 1974 gli Spurs compirono un importante rito di iniziazione nei Paesi Bassi quando i loro sostenitori scatenarono una vera e propria battaglia a Rotterdam contro i loro avversari del Feyenoord (200 feriti). Dalla fine degli anni ’70 il Fronte Nazionale reclutava attivamente membri negli stadi e distribuiva letteratura nazista. | Remco Ensel, Evelien Gans. The Holocaust, Israel and ‘the Jew’: histories of antisemitism in postwar
Le magliette sconcertanti. Due giovani uomini con la maglia della squadra avevano al posto del numero dietro le spalle sul retro l’espressione “Yid 4 Life”. Altri tifosi la parola più semplice “Yids“, altri ancora la stessa parola ma nel dialetto di Londra nord: “Yiddo“. Da mesi non vedevo l’ora di andare alla partita, ma adesso era diventata lontana dai miei pensieri. Non potevo togliermi quelle immagini e quelle scritte dalla mente. Cosa volevano dire? Perché i sostenitori del Tottenham Hotspur avevano adottato la parola “Yids” (e varianti come “Yiddo” e “Yid Army”) come termine di auto-designazione? La mia curiosità è aumentata dopo essere entrato allo stadio. Sedendomi, mi sono sistemato e ho iniziato a sfogliare il programma della partita. Cercavo disperatamente qualche riferimento a ciò che avevo visto. La ricerca fu vana, poiché il club non riconosce né approva ufficialmente l’uso di questo epiteto razzista. Un ruggito poderoso emerse quando le due squadre entrarono in campo, e poi all’improvviso, intorno a me, uomini, giovani e vecchi, iniziarono a cantare all’unisono, “Yids, Yids, Yids”, iniziato spontaneamente in una tribuna, allargatosi alla successiva, e poi tutto intorno allo stadio, il più bizzarro grido di battaglia. Inorridito, divertito, ma soprattutto sconcertato, mi misi a decifrare ciò a cui avevo assistito.| John Efron. When is a Yid Not a Jew: The Strange Case of Supporter Identity at Tottenham Hotspur. In Emancipation through Muscles (2006)
Genesi di un legame. I sostenitori degli Spurs non sono cresciuti come “Yids”, lo sono diventati nelle avversità attraverso un processo complesso e contestato di formazione dell’identità. Costretti a rispondere alle provocazioni offensive dei sostenitori rivali, molti tra la folla hanno abbracciato il termine per rendere impotente l’offesa. Ma la parola yid rimane molto controversa. Molti fan ebrei degli Spurs sostengono il club nonostante la parola, non a causa di essa. | Martin Cloake and Alan Fisher. A People’s History Of Tottenham Hotspur Football Club: How Spurs Fans Shaped the Identity of One of the World’s Most Famous Clubs (Estratto pubblicato dallo Jewish Chronicle)
La comunità ebraica nel Tottenham e le sue aziende. Iniziò a crescere all’inizio del XX secolo. Gli ebrei dell’Europa orientale in fuga da pogrom in Russia arrivarono in Gran Bretagna dal 1880 in poi, con un’impennata nel 1905/06, con l’intensificarsi della loro persecuzione. Molti si stabilirono nell’East End in mezzo a una consolidata comunità ebraica. Altri si sono spostati più a nord, sfruttando i buoni collegamenti di trasporto e le prospettive di lavoro nell’area di Tottenham. … Il lavoro non qualificato era abbondante in quei siti industriali in rapida crescita intorno a Tottenham Hale. Diverse grandi aziende erano di proprietà ebraica. I mobili Lebus, un tempo il più grande produttore del paese, avevano trasferito la sede nell’area nel 1899. Famosi per i loro mobili postbellici economici e allegri, fecero anche pezzi per i bombardieri Mosquito e gli alianti Horsa utilizzati nel D-Day. Gestetner divenne un leader mondiale nelle macchine per la duplicazione, il prototipo precursore delle moderne fotocopiatrici. La Eagle Pencil, in seguito conosciuta come Berol, e Flateau Shoes impiegarono migliaia di persone. | come sopra
Un luogo, una squadra. La storia del Tottenham Hotspur è indissolubilmente legata alle vite dei nuovi arrivati, agli sfollati, agli ambiziosi, agli affamati che venivano nel Tottenham in cerca di lavoro e di una vita migliore. Generazioni che hanno trovato conforto e cameratismo nelle masse. Attraverso il loro club esprimevano speranze e aspirazioni, di essere parte di qualcosa, di essere qualcuno. L’Hotspur era Tottenham. | come sopra
La stampa anni 30. Gli Spurs erano di gran lunga la squadra più popolare all’interno della comunità in quel momento. Il Jewish Chronicle dichiarò con certezza che negli anni ’20 quasi tutti gli ebrei che seguivano il calcio erano sostenitori degli Spurs e la base di ebrei continuò a crescere negli anni ’30. Un reporter del Daily Express nel 1934 disse che era circondato da tifosi ebrei sulla terrazza. L’anno seguente, diversi articoli citarono una cifra di ben 10.000 ebrei tra la folla, un terzo del totale. | come sopra
Una svastica a White Hart Lane. Queste cifre divennero degne di nota nel dicembre del 1935 quando White Hart Lane fu scelto dalla Federcalcio inglese come sede di una partita internazionale tra Inghilterra e Germania. Giocare lì all’epoca venne visto come un affronto alla comunità ebraica, a dimostrazione che a metà degli anni Trenta gli Spurs erano ampiamente percepiti come un club dal grande supporto ebraico. Venne organizzata un’opposizione. “Gli ebrei sono stati i migliori sostenitori del Tottenham sin dalla sua fondazione e adotteremo tutti i mezzi in nostro potere per fermare la partita”, disse uno degli organizzatori della protesta allo Star, giornale di Londra. “Consideriamo la visita della squadra tedesca come una provocazione, non solo per la razza ebraica ma per tutti gli amanti della libertà“. Il 4 dicembre 1935 fu il giorno in cui la svastica sorvolò White Hart Lane. La squadra tedesca diede alla folla il saluto nazista, ma l’Inghilterra no. La bandiera non durò a lungo: un tifoso si arrampicò sul tetto del West Stand e la abbatté. | come sopra
I cori offensivi. Durante gli anni ’70 i cori da parte dei tifosi avversari che si riferivano a quelli degli Spurs come ebrei erano diventati un luogo comune, specialmente in trasferta. Il canto “Il tuo rabbino sa che sei qui?” era mite e divertente rispetto al resto. “Non ho mai avuto più voglia di gasare gli ebrei…”, “Un uomo è andato a gas, è andato a gas un yiddo”, “Gli Spurs stanno arrivando ad Auschwitz, Hitler li gaserà di nuovo”, saluti nazisti e, forse la cosa più insidiosa di tutte, il sibilo del gas in fuga. I tifosi del Tottenham Hotspur, ebrei e gentile, ascoltavano ascoltato tutto. A conoscenza degli autori tutto ciò non è mai stato riservato ai tifosi dell’Arsenal. | come sopra
La reazione. In risposta accadde qualcosa di straordinario. Invece di ripudiare la lunga storia del sostegno ebraico e degli ebrei che si trovavano in mezzo a loro, i tifosi l’hanno abbracciata. In risposta alle offese, i tifosi ci ballavano su e giù dalle terrazze cantando “We yids, we yids, we are we are we yids!”, appropriandosi del motivo di “we are the Mods!” e fornendo ancora un altro esempio della vorticosa zuppa che è la cultura di Londra. I sostenitori indossavano il kippah alle partite. La bandiera israeliana volava dalle terrazze. La Stella di David fu incorporata negli stendardi fatti in casa o nei cappotti bianchi dei macellai decorati all’epoca. | come sopra
Quali sono i suoi tifosi celebri. Adele è stata fotografata mentre guardava la sconfitta per 5-1 nella semifinale di FA Cup del Tottenham contro il Chelsea a Wembley nel 2012. Il tifo per gli Spurs è di famiglia. J.K. Rowling è tifosa perché la famiglia di suo padre è tutta per gli Spurs, ma ha ammesso che non è particolarmente interessata al calcio, né troppo abbattuta quando il Tottenham perde. Da ragazzo di Belfast, Kenneth Branagh è diventato tifoso grazie all’influenza di Danny Blanchflower alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60. Jude Law ha manifestato regolarmente il suo amore per il Tottenham, spiegando che si rammarica solo di non essere abbastanza libero per andare a vedere più partite. | Daily Mail, 2 aprile 2015
Poteva essere febbre a 90. In un disperato e perspicace tentativo di impedire l’inevitabile, papà mi portò prontamente a vedere il Tottenham Hotspur (Jimmy Greaves segnò quattro gol contro il Sunderland in una partita vinta 5-1), ma il danno era fatto, e i sei gol e tutti i grandi giocatori mi lasciarono indifferente: mi ero già innamorato della squadra che aveva vinto contro lo Stoke per 1-0, segnando su rigore respinto. | Nick Hornby, Febbre a 90 (1992, in italiano Guanda 1997)