SPAGNA
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Una settimana così l’aspetti da una vita. Con otto gol in quattro giorni, il Barcellona ha saldato un debito accumulato in anni. Ha riscattato le umiliazioni subite dai due nemici più naturali, il Bayern e il Real Madrid. Questo dice stamattina Ramón Besa su El Pais, “una settimana indimenticabile” vissuta da una squadra su cui “Flick ha lavorato molto in allenamento, niente a che vedere con i madridisti che tendono a improvvisare, troppo sicuri delle loro figurine, in questo momento confuse perché non riescono a trovare il filo conduttore del gioco, la radice del passaggio che attiva i loro famosi attaccanti, orfani di Kroos. La forza e l’efficienza del Barça mettono fine alla scatola di gomme da masticare e ai sogni d’oro di Ancelotti. Il re del campionato e dell’Europa era nudo dall’estate ma non ha voluto crederci finché non si è imbattuto nel Barça”.
Puoi raccontarti bugie per 10 partite, puoi perfino arrivare a convincerti che alla fine conta il risultato, che è meraviglioso essere brutti sporchi e cattivi, ribellarsi allo Spirito del Tempo, ma arriva sempre un’11esima giornata che viene a chiederti il conto malpagato, se sotto il risultato sei vestito di niente. Il Barça era “costellato di centrocampisti creativi” dice El Pais, mentre il Madrid “disorientato e muscoloso non è mai esistito”. Una squadra corta e una lunghissima. Il Barcellona, secondo Besa, “non ha tradito il culto del pallone, né ha perso la creatività, espressa nell’ingegno di giovani giocatori come Lamine, Cubarsí o Casadó, ha imparato a competere senza catene, disposto a trasformare ogni partita in un’avventura che coinvolge anche i giovani. La frustrazione ha lasciato spazio all’eccitazione”.
| Alfredo Relano su Diario AS sottolinea il grande lavoro fatto da Flick, “in tempi record ha elaborato il suo piano e lo ha messo in atto. La felicità del gregge culé è accresciuta dall’enorme percentuale di giocatori della Masia, giovani con molti anni di carriera davanti a sé. Il tutto con una fermezza nella scommessa: una difesa alta che poteva esporsi ai contropiedi di Vinicius e Mbappé. Il Real Madrid è la squadra meno adatta contro cui giocare così, ma Flick ha deciso di fare al Bernabéu la stessa cosa che fa ogni giorno. Ciò ha aggiunto splendore alla sua vittoria”.
Secondo l’editorialista di AS, il giurato spagnolo al Pallone d’oro, la partita ha danneggiato invece la figura di Mbappé, “su cui erano state riposte tante speranze. Sembra strano dirlo dopo uno 0-4, ma la serata forse sarebbe potuta andare in un’altra direzione nel primo tempo se Mbappé non fosse stato un cattivo tassello finale. Era ripetutamente in fuorigioco”. Otto volte in tutto, e Opta dice che si tratta di un record eguagliato. Era successo a Ciro Immobile nel 2016 e a Zlatan Ibrahimovic nel 2015, sempre da parigino contro il Lorient.
Ha sprecato le occasioni che comunque gli sono capitate, con uno Mbappé non così imperfetto e non così nervoso, la partita sarebbe potuta andare in modo diverso. Quanto ad Ancelotti – conclude Relano – da tempo dico che non sfrutta abbastanza la squadra. Una volta tre difensori centrali, un’altra volta Bellingham a destra, una squadra che pare pensata per vincere con Vinicius, Mbappé e Courtois, contro chiunque. Non appena un passaggio di Casadó ha smantellato l’intero quadro blanco e Lewandowski ha segnato, è stato chiaro che il Real Madrid non aveva il gioco per replicare. Contro il Borussia ha rimontato con l’adrenalina e la carica delle notti europee, contro il Barça non funziona. Il Barça viene al Bernabéu ogni anno e non ha paura dei fantasmi che paralizzano i rivali più disabituati”.
| Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dice che “Ancelotti esce con le ossa rotte dalla prima sfida al collega tedesco, che ha trasformato una squadra ordinaria, dubbiosa e insicura in una banda di sfacciati assalitori. Per provare ad avere più controllo Flick nella pausa ha inserito De Jong per Fermin. I tifosi del Madrid hanno abbandonato il Bernabeu prima del tempo, e chi è rimasto ha fischiato. solo pochi mesi fa la distanza dei blaugrana dai Blancos sembrava ampissima e incolmabile, Flick ha riacceso speranze, portato fede e dato un gioco al Barcellona”.
| È la partita che nella sua rubrica settimanale di ieri mattina, Jorge Valdano su El Pais aveva definito “il gusto per l’esagerazione” scrivendo che “ogni anno affrontiamo la fine del mondo”. La sua analisi pre-partita si è però rivelato più un auspicio da un cuore così bianco che altro. “Stasera Ancelotti – aveva scritto ieri mattina – metterà tanti muscoli in mezzo al campo e sognerà di stuzzicare l’orgoglio di Mbappé”.
Per il significato di stuzzicare, Valdano aveva scelto il verbo picar e al congiuntivo lo aveva declinato in pique. Forse non a caso, una finezza, un colpo di tacco. Aveva aggiunto che “i grandi non incrociano mai le braccia quando vengono sfidati”. E invece.
MBAPPÉ E VINICIUS
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L’Équipe definisce questa partita un doloroso souvenir per Kylian Mbappé, ancora alle prese con “una discutibile complementarità con Vinicius. Una sconfitta che sembra una disfatta totale, un naufragio senza scampo, ancora di più per lui, che ha vissuto il secondo tempo con la testa sott’acqua”. I dirigenti del Real, sottolinea il giornale francese, lo hanno soffiato al PSG perché si aspettano che sia uno dei trascinatori della squadra quando le onde si sollevano, “lo immaginano come un Karim Benzema, o uno Zinedine Zidane, o un Cristiano Ronaldo, capace non solo di segnare ma anche di far brillare gli altri. Tuttavia, il francese ha più il profilo di un Ronaldo, il brasiliano. Ha bisogno di spazio e di evolversi nel suo habitat naturale, sul lato sinistro del campo per accentrarsi, cosa che ieri non è successa così spesso. A Madrid c’è chi resta convinto che possa dividere quel lato con Vinicius, Non è ancora così. Sebbene le due star vadano d’accordo e talvolta si cerchino, la loro complicità non è evidente e la loro complementarità ancor meno”.
L’EFFETTO COLDPLAY
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E poi c’era quel logo sulla maglia, il logo dei Coldplay che già da ieri sera fa dire Viva la Vida al popolo culé. The Athletic ha spiegato in questo pezzo perché l’abbinamento è del tutto naturale. Intanto perché promuovere un artista musicale non è una novità per il Barcellona. Da quando ha firmato un accordo di sponsorizzazione da 55 milioni di euro all’anno con Spotify, ha messo sulle maglie il logo di un artista sempre diverso in ogni partita contro il Real Madrid [Drake, Rosalia, i Rolling Stones, Karol G], con risultati alterni. Mick Jagger e Ronnie Wood erano al Clasico dell’ottobre scorso. Ma i Coldplay sono ancora più significativi per i tifosi del Barcellona. La collaborazione con la band di Chris Martin è cominciata nel 2008-09, quando l’allenatore era ancora Pep Guardiola e il club mise in vendita 1.899 magliette, un numero corrispondente all’anno di fondazione. Andarono sul mercato al prezzo di a 399,99 euro l’una [e la sciarpa con il logo Moon Music a 24,99, le magliette a 34,99 e le felpe a 74,99]: tutti i proventi netti andarono all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati [UNHCR], i Coldplay parlarono in una nota di “rapporto speciale con la città e il club”.
Il 2008 è l’anno di Viva La Vida, ed è l’anno in cui lo spogliatoio scopre le tecniche motivazionali di Pepe con i giocatori, una delle quali era mettere musica nello spogliatoio prima delle partite. Viva La Vida dei Coldplay e Human dei The Killers erano le più frequenti. Per molto tempi si è creduto che Viva La Vida fosse stata l’ultima canzone ascoltata dai giocatori prima di uscire dal tunnel dello stadio Olimpico di Roma e andare a vincere la Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 2009. Non era così. Pare che in quel caso Guardiola avesse preparato un video che presentava scene tratte dal film Il Gladiatore e una colonna sonora che si chiudeva con la romanza di Nessun Dorma, all’alba vincerò. Niente di così originale, eppure. Viva La Vida era invece la canzone dello spogliatoio per i festeggiamenti e per la motivazione quotidiana. Si sentiva quando Pep e i giocatori si tenevano per mano in cerchio per ballare attorno a un trofeo, simulando la tradizionale danza catalana della sardana. Ohohoh-ohò, ohohoh-ohò. Quando oggi i tifosi del Barcellona sentono Viva La Vida, dice The Athletic, non possono fare a meno di pensare alla generazione di Lionel Messi, Xavi, Andres Iniesta e Pep Guardiola.
I cori di Viva La Vida peraltro sono stati registrati in una chiesa di Barcellona. Da allora, i Coldplay suonano regolarmente nella città catalana a ogni tour. A maggio dell’anno scorso, hanno fatto il tutto esaurito per quattro serate consecutive al Lluis Companys. Sono stati spesso visti sventolare la bandiera catalana e una volta Chris Martin ne aveva un’altra del Barça appesa ai pantaloni. C’erano sempre i Coldplay in concerto quando Lionel Messi tornò per la prima volta, due anni dopo essersi trasferito al PSG e poco prima di andarsene all’Inter Miami. La band inglese suonava in città e l’argentino andò a sentirli al Montjuic. Lo stadio intero scandì il suo nome, a un certo punto parve possibile perfino il suo ritorno. Invece è successo molto di più. È tornato il Barcellona. Viva La Vida.