La statunitense Sofia Kenin ha vinto a 21 anni il primo Slam della sua carriera battendo nella finale degli Australian Open la spagnola Garbine Muguruza per 4-6 6-2 6-2. Salirà al numero 7 della classifica e diventa la prima delle statunitensi scavalcando Serena Williams. Ha rimontato un set di svantaggio e ha giocato un quinto game del terzo set in maniera pazzesca, indirizzando la partita. Sul 2-2 si è trovata sotto 0-40 al servizio, con una Muguruza che sta ritrovando fiducia dopo un lungo passaggio a vuoto. Kenin ne è uscita così: rovescio vincente dopo uno scambio di 13 tiri, rovescio vincente dopo 11 colpi, dritto vincente dopo altri 11, un ace, passante vincente dopo altri 11 colpi. Una partita chiusa con 28 colpi vincenti e 23 errori, contro i 32 vincenti di Muguruza e i 45 errori.
Nei primi due set c’erano stati 23 scambi con più di 9 tiri e ben 16 se li era aggiudicati la ragazza statunitense nata a Mosca da padre russo. Sofia aveva commesso 15 errori gratuiti nel primo set, di cui 9 con il dritto, colpo che può ancora decisamente migliorare insieme con la propensione al gioco di rete, per ora assente. Da quel momento ha sbagliato solo altre otto volte e 2 di dritto. Muguruza è stata molto discontinua al servizio. Ha commesso 8 volte doppio fallo, tre volte nel game finale e l’ultima volta sul match point. Ma ha giocato un gran torneo ritrovando il suo tennis e recuperando 16 posizioni in classifica (sarà 16esima).
Era dal 5 aprile 1999 che una giocatrice americana non entrava così giovane per la prima volta fra le Top 10. Quella volta si trattava di Serena Williams. Il tennis statunitense femminile si conferma in uno stato di grazia. “Nei tornei juniores era più giovane di me ma era più brava di me. Batteva tutti” ha ricordato qualche settimana fa Osaka.
“I sogni si avverano, se ne avete uno provateci fino in fondo e forse si avvererà. Sono state le due settimane più belle della mia vita”.
Suo padre l’ha ripresa con lo smartphone mentre Sofia teneva il discorso di ringraziamento.
Il soggiorno italiano di papà Kenin. Chissà se nei sei mesi trascorsi a Ladispoli nel 1987 in attesa del visto per gli Stati Uniti («Mi ricordo, abitavo in Via Palermo: non lavoravo, aspettavo e basta») Alexander Kenin immaginava che un giorno il mondo si sarebbe accorto di lui per aver saputo inventare dal nulla un mestiere e soprattutto una futura dominatrice del tennis. Ultimo caso di papà-allenatore senza alcuna esperienza pregressa, a Mosca Alexander lavorava in un’agenzia governativa di cui non vuole rivelare nulla, e già ai tempi di Breznev aveva cercato di ottenere un trasferimento all’ estero: «L’Unione Sovietica non era il posto migliore per garantirsi un futuro». Solo nel 1987, appunto, con le aperture di Gorbaciov, l’America da sogno si trasforma in realtà, passando dall’Ungheria, dall’Austria e per qualche mese dalla cittadina del Lazio. Approdato a New York, il signor Kenin lavora come tassista di notte e di giorno frequenta le scuole per imparare l’inglese e diventare tecnico informatico. Sofia preferisce farsi chiamare Sonya come da anagrafe moscovita e con il genitore parla rigorosamente russo. Però se batte stamattina la Muguruza diventa la numero 1 d’America sopravanzando Serena Williams. | Riccardo Crivelli e Dario Castaldo, la Gazzetta dello sport, oggi
Figlia di due “refusnik” sovietici che già prima della caduta del muro avevano progettato un futuro negli States – papà Alex, consulente informatico, e mamma Jelena, medico – Sofia (il cui vero nome è Sonja) è nata a Mosca nel 1998, durante un viaggio di lavoro del padre, ma in America è arrivata in fasce. E lì a quattro anni, per gioco, si era trasformata in baby prodigio. «Ci aveva chiesto una racchetta – dice babbo Alex – Quando ci siamo accorti che picchiava anche con quella pesante, gliene abbiamo regalata una più leggera. E da lì è iniziato tutto». La scuola Montessori di Pembroke Pines e le lezioni all’Academy di Rick Macci, il primo coach delle Williams. «Mai vista una così» giurava Macci nel 2005. «E’ meglio della Capriati, mi ricorda la Hingis. Provo a tirarle forte ma mi rimanda tutto. Tanto che la faccio palleggiare con Jim Courier e Venus Williams». Anna Kournikova la bambolina bionda dagli occhi manga se la teneva in braccio («ma non discutono di tennis, solo di cose di donne…», giurava Kenin padre), Kim Clijsters ci giocava alla parrucchiera. E in campo Sofia-Sonja scambiava volée con McEnroe e la Navratilova, inseguendo il modello Sharapova. Poi, come succede spesso ai piccoli fenomeni, le luci sono calate. I Kenin però sono stati bravi a continuare a fari spenti, con passione ma senza esagerazione, infilandosi in una storia “normale”. | Stefano Semeraro, Corriere dello sport-Stadio, ieri