Questa è la partita che invita a rompere i lacci del passato. L’ombra di Klopp non sta ostacolando Arne Slot nella ricostruzione del Liverpool, mentre a Londra Mikel Arteta si è già liberato della sindrome di Arsene Wenger da tempo. Gli manca l’ultimo passo, riportare l’Arsenal al titolo, ma certi indizi delle ultime settimane hanno lasciato credere che manchi ancora la maturità necessaria per l’ultimo tratto di strada. Oggi arriva un esamino così chiaro che il panorama se ne gioverà.
Lo storico del calcio Jonathan Wilson pare sbalordito dal lavoro dell’allenatore olandese a Liverpool. Scrive sul Guardian che “sostituire una leggenda dovrebbe essere difficile. Ci sono voluti 24 anni al Manchester United per vincere il campionato dopo la partenza di Matt Busby e sono passati 11 anni senza successo da quando Sir Alex Ferguson se n’è andato. Ci sono voluti 18 anni al Leeds per vincere di nuovo il campionato dopo Don Revie, anche se si potrebbe sostenere che non si sono mai ripresi davvero. Sono passati 12 anni dalla partenza di Harry Catterick quando l’Everton ha vinto di nuovo il campionato e non lo hanno più rivinto da quando Howard Kendall si è trasferito in Spagna. Le ombre di Rinus Michels, Hennes Weisweiler e Brian Clough incombono ancora su Ajax, Borussia Mönchengladbach e Nottingham Forest. Innumerevoli allenatori della Dynamo Kiev si sono ritrovati a chiedersi: “Cosa farebbe Valeriy Lobanovskyi ?” Questo è il problema. Il calcio è in continua evoluzione. Gli allenatori devono cambiare. Ma un nuovo allenatore deve trovare un equilibrio. Se rimani troppo fedele ai metodi del celebre predecessore, rischi di diventare una cattiva imitazione; se cambi troppo, giocatori, tifosi e giornalisti grideranno al tradimento. Sempre, se le cose vanno male, c’è il pensiero del grande predecessore – o nel caso dello United il sussurro dentro il club: non era così ai suoi tempi”.
Un’empasse che al Liverpool in effetti non hanno quasi conosciuto. “La transizione da Bill Shankly a Bob Paisley, da Joe Fagan a Kenny Dalglish rappresenta l’esempio duraturo di maggior successo di un club che adotta una filosofia e nomina dei manager che la seguono, sebbene nessuno negli Anni ‘70 e ‘80 si sarebbe mai sognato di usare una parola così grandiosa – filosofia – per parlare di calcio”.