I cinesi e il ping pong. Perché non perdono mai


Nella lista delle cose più o meno impossibili da far succedere nello sport c’è una sconfitta di Mondo Duplantis nel salto con l’asta, togliere una medaglia d’oro alla Nazionale femminile americana di basket, battere Teddy Riner nel judo e certamente la Cina in cima, riuscire a sconfiggerla nel ping pong. Gli ultimi Mondiali a squadre lo hanno confermato. Quando si sfida la squadra di Pechino, non si gioca contro tre atleti, ma contro un sistema scientifico che dura da settant’anni, dove l’individuo si annulla per diventare un ingranaggio della vittoria.

A questo mistero che dura da decenni si sono dedicati a The Athletic, con un pezzo che va oltre la cronaca sportiva per svelare l’ingranaggio antropologico, politico e spietato dietro l’invincibilità della Cina. Il tono oscilla tra l’ammirazione per una messinscena teatrale – con la Wembley Arena di Londra trasformata in un palcoscenico scuro sotto i riflettori – e la fredda descrizione di una struttura statale infallibile. The Athletic non celebra solo la vittoria – l’ennesimo doppio oro maschile e femminile ai Mondiali a squadre – ma decodifica la pressione disumana che grava su questi atleti e atlete, costretti a vincere per non tradire una nazione intera.

 

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