Quando il Messico scoprì la velocità su quattro ruote

  UNA STORIA, UN GP

di roberto liberale

 

È una storia lunga sessant’anni. Quando il 27 ottobre del 1963 il Mondiale di Formula Uno entrò per la prima volta in Messico, c’era già stata una corsa dodici mesi prima, sul circuito Magdalena Mixhuca. Il paese stava per diventare l’epicentro dello sport, con le Olimpiadi del 68 e i Mondiali di calcio del 70. Non c’era ancora stata a quel tempo una nazione in grado di farsi carico di due eventi così grandi, in un arco di tempo tanto stretto. La Formula Uno arrivò quando Città del Messico era stata scelta da due settimane come sede dei Giochi dal CIO, durante l’assemblea di Baden-Baden.

Il paese era in buona espansione economica, il prodotto interno lordo era cresciuto del 4% alla fine del 1962. Un dato non lontano da quello dell’Italia del boom economico (6%), anche se il totale del PIL era di appena un terzo. Il reddito pro capite dei messicani era altrettanto in crescita, 410 dollari, più 8% rispetto all’anno prima. Una nazione in movimento, non così velocemente come l’Italia dell’epoca, ma una nazione cercava di uscire al cliché della lentezza e della siesta, da quella prospettiva folcloristica fatta di sombreri, corride e cartoline di Acapulco, per accedere a una dimensione più moderna. E lo sport, come spesso accade, era un veicolo formidabile per dare un’immagine diversa.

Il mercato automobilistico messicano era a sua volta in evoluzione. Le automobili erano arrivate per la prima volta a Città del Messico nel 1903, ne giravano appena 136. Grandi marchi come Buick e Ford si erano stabiliti nel paese sin dagli anni ’20, avevano scoperto che il prodotto piaceva eccome, ai messicani, soprattutto le macchine da corsa. Nello stesso anno in cui prese il via il mondiale di Formula Uno, il 1950, un’iniziativa del governo aveva istituito la Carrera Mexico, detta anche Carrera Panamericana, nota in Italia come Carrera Messicana. L’idea iniziale fu di alcuni importatori di automobili made in USA. Volevano celebrare la conclusione dei lavori del tratto nazionale della strada Panamericana. La gara, sullo stile della Mille Miglia, si snodava lungo i circa 3000 km che vanno dal confine statunitense a quello del Guatemala. Anche il governo era ben felice di favorire il turismo in arrivo dalla ricca frontiera americana, oltre che di consentire alle industrie nordamericane di mettersi in luce con le proprie automobili.

La presenza dei grandi marchi europei e americani, la partecipazione di molti piloti famosi, resero questa gara molto seguita in tutto il mondo. L’albo d’oro fra 1950 e 1954 contiene i nomi di grandi case automobilistiche come Ferrari, Porsche, Lancia, Mercedes, Oldsmobile, Chrysler e Cadillac, oltre che di campioni come Ascari, Fangio, Phil Hill. La Carrera Mexico durò appena 5 edizioni. Nel 1955 fu cancellata poco prima del suo inizio, ufficialmente a causa dei troppi incidenti. Spesso le condizioni delle strade erano proibitive, i pericoli erano aumentati. Ma il motivo principale parve lo shock provato in tutto il motorsport per gli ottanta morti della 24 Ore di Le Mans, la tragedia del 12 giugno 1955.

Il desiderio di nuove corse tuttavia cresceva. Nel 1959 Pedro Natalio Rodríguez, consigliere del presidente Adolfo Lopez Mateo, propose la costruzione di un circuito. Suo figlio Pedro jr, diciannovenne, andava in moto, partecipava ai rally con la Ford, guidava Jaguar, Porsche, Ferrari. Una passione di famiglia. Il posto scelto dello Stato fu il parco Magdalena Mixhuca a Città del Messico, così sarebbero state utilizzate le strade interne già esistenti.

Nel mondo dell’industria automobilistica, sempre nel 1959, la Toyota Motor strinse un’alleanza con un’azienda locale per avviare la produzione del famoso Land Cruiser insieme con quella di altri veicoli. Nel 1961, anche la Nissan creò la sua prima fabbrica fuori dal Giappone, proprio in Messico, dove iniziarono a essere prodotti modelli Datsun. Ancora nel 1961 sempre il Messico fece uscire dalle fabbriche il primo veicolo completamente nazionale, un piccolo camion chiamato Rural Ramírez. Qualche anno più tardi anche la Volkswagen si sarebbe convertita alla mexificazione della produzione, entrando a piedi uniti nel muovo mercato, con una sede a Puebla nel 1964. Il Maggiolino messicano sarebbe nato nel 67.

L’industria crebbe per tutto il decennio, espandendosi del 7%. È importante ricordare che dagli anni ’60 il governo aveva obbligato le case automobilistiche straniere ad assemblare le macchine in Messico utilizzando componenti locali. L’obiettivo era lo sviluppo di un’industria nazionale, per promuovere l’occupazione e il progresso tecnologico. Le aziende che non rispettarono le normative dovettero lasciare il Paese: la Mercedes Benz, la Fiat, la Citroën, la Peugeot e la Volvo. Rimasero le tre grandi americane [General Motors, Ford e Chrysler] insieme ad American Motors, Renault, Volkswagen, Datsun e Borgward.

 

In attesa della prima gara di Formula Uno, nel 1961 aveva esordito il primo pilota messicano nella storia, Ricardo Rodríguez, fratello minore di Pedro, terzo figlio di Natalio. Una carriera iniziata a soli 19 anni su una Ferrari 156, nel GP d’Italia di Monza. Purtroppo la sua parabola durò una stagione appena. Morì tragicamente durante le prove del Gran Premio di casa del 1962, non ancora valido per il mondiale, proprio sul circuito fatto costruire dal papà, in una gara vinta dalla coppia britannica Trevor Taylor-Jim Clark. Ricardo aveva sposato Sara l’estate prima. Era considerato un campione del futuro. Nella corsa che gli fu fatale non avrebbe dovuto esserci. La Ferrari non aveva alcuna intenzione di prendere parte a un GP che non assegnava punti. Ricardo si fece dare da Maranello il permesso per correre su una Lotus 24 con motore Climax. Al primo giorno di prove andò a sbattere contro la protezione della curva sopraelevata, per un guasto alla sospensione. Aveva già fatto in tempo a diventare super popolare, fino a essere reclutato dal cinema. Il Messico gli ha dedicato una canzone, La historia de Tommy, eseguita da César Costa, una cover dell’originale inglese Tell Laura I Love Her. Come per il fenomeno italiano dei musicarelli, dalla canzone venne tratto un film. 

 

Il 27 ottobre del 1963 fu il giorno della prima gara mondiale a Mexico City. Il Gran Premio fu dominato da Jim Clark, che vinse con un minuto e 41 secondi di vantaggio su Jack Brabham. In quella gara c’erano due piloti messicani. Il primo era proprio Pedro Rodríguez, al suo secondo GP in Formula Uno, anche lui a bordo di una Lotus, come Clark, come suo fratello. Ruppe la sospensione al 26esimo giro e la sua corsa finì così. L’altro era Moises Solana, all’esordio, primo di otto Gran Premi tra il 1963 e il 1968, tutti tra Messico e Stati Uniti, tutti con risultati molto deludenti, due sole volte al traguardo.

Pedro Rodríguez sarebbe diventato il primo pilota messicano a vincere un Gran Premio in F1, a Kyalami, Sudafrica, nel 1967 a bordo di una Cooper. Avrebbe rivinto tre anni più tardi in Belgio, a Spa su una BRM. È morto anche lui in un incidente, durante una gara di Formula Interserie Sport, su una Ferrari. 

Altri tre piloti messicani sono venuti dopo. Tra il 1977 e il 1981, Hector Rebaque ha corso 41 GP corsi, con alcuni quarti posti come miglior piazzamento. Tra 2013 e 2016 c’è stato Esteban Gutierrez, 59 GP, un settimo posto come picco. E poi naturalmente Sergio “Checo” Pérez, con tutte le difficoltà attuali di gran lunga il messicano di maggior successo. Primo messicano a vincere in F1 quando era ancora al volante della Racing Point di Lawrence Stroll, nel GP di Sakhir del 2020, un’impresa che gli valse il contratto con la Red Bull. Un totale di 253 Gran Premi dal 2011 in poi, con altre 5 vittorie, 34 podi, 11 giri veloci e 3 pole position. 

Ah, comunque a distanza di più di 60 anni, in Messico si producono annualmente circa 4 milioni di macchine. È il secondo maggior produttore nell’emisfero occidentale dopo gli Stati Uniti. Il settore automobilistico rappresenta il 18% dell’intera industria manifatturiera. L’anno scorso nel paese circolavano circa 55 milioni di automobili. Una ogni 2,2 abitanti.

 

 

in tv oggi ore 21 su Sky

 

     CHE COSA SI SCRIVE IN GIRO

 La Gazzetta dello sport: Leclerc in pole, Sainz secondo. Ferrari credici: Max è solo 3° Meravigliosa prima fila, non accadeva da Monaco 2022 La sorpresa è Ricciardo (4°) ➔   Mario Salvini ha scritto: I Diavoli Rossi sono tornati. Ieri volavano sotto le tribune del Foro Sol, il parco cittadino in cui da un diamante, smentendo Fabrizio De André, han ricavato un circuito. Per anni quelle gradinate oggi sventare si sono riempite, come lo erano ieri, di tifosi dei Diablos Rojos, la squadra di baseball di Città del Messico, la più amata (e di riflesso, inevitabilmente, odiata) e vincente della Mexican League. Eppure senza trionfi ormai da tanti anni (dal 2014). Il parallelo c’è: i Diavoli sulle loro rosse adesso si chiamano Charles Leclerc e Carlos Sainz che nella prima parte della Q3 hanno stregato tutti

◍  Alessandra Retico, Repubblica: Per inciso: Leclerc in bocca ha un’infezione e guida con gli antidolorifici. Non se ne lamenta e lo dice sussurrando, Charles non cerca mai scuse. Sainz, che giovedì non si è neanche presentato al circuito per un problema intestinale, è l’unico che quest’anno è riuscito a battere la Red Bull  Non ha una cera splendida, ma ha il dono di carburare piano e forte

◍  Libero: Ferrari con l’incubo altitudine” – Lo scorso anno, ai 2000 metri di altitudine di Città del Messico, i motori delle due Ferrari andarono in crisi. Non per l’aerodinamica nè per il consumo delle gomme e neppure per la velocità rispetto ai rivali: fu l’altezza in cui è stato realizzato il circuito dedicato ai fratelli Rodriguez a mandare in tilt la power unit delle Rosse. 

◍  Daniele Sparisci, Corriere della sera: Per Perez invece, davanti ai tifosi di casa si è materializzato l’incubo peggiore. Prenderle da Ricciardo, in seconda fila con l’AlphaTauri. Un miracolo che rilancia le quotazioni dell’australiano, dato come eventuale sostituto del messicano alla Red Bull. Una sorpresa nella doppia sorpresa rossa.

◍  Mirco Melloni, Tuttosport: Per chi conta l’odierno GP del Messico? Per i tifosi di Checo Perez che gremiscono le tribune del meraviglioso Foro Sol, dove le Formula 1 transitano tra due ali di folla, o le altre aree del circuito dedicato ai fratelli Rodriguez. Oppure conta per chi cerca di sbloccare quota zero alla casella vittorie stagionali (Charles Leclerc, solido nel passo-gara mostrato nelle libere, Lewis Hamilton e George Russell) o nella carriera (Lando Norris). Il weekend agli oltre 2000 metri di altitudine di Città del Messico è però soprattutto un test a cielo aperto in vista del 2024. La stessa Red Bull avrebbe dovuto portare novità legate al fondo in Messico – due diverse opzioni per capire meglio quale specifica convalidare in vista della RB20 che scenderà in pista nel 2024 – ma in realtà la prova è stata rimandata

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.