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# 3 giorni a Real Madrid vs Manchester City
► LE QUALIFICHE del GP di Abu Dhabi sono finite con una promessa western: Max Verstappen in pole position, Lando Norris in prima fila al suo fianco, Oscar Piastri in seconda con il terzo tempo. Meglio di così poteva finire solo su Netflix. La gara alle 14. Pranzate prima.
◇ Gli anticipi della serie A sono finiti con tre risultati rumorosi, e ciascuno come le famose famiglie infelici di Tolstoj: a modo suo. La Fiorentina ha perso anche dal Sassuolo e ora è ultima da solo, perché nel frattempo il Verona ha battuto l’Atalanta. L’Inter ha sgonfiato il Como e si è rimessa in testa alla classifica aspettando tutto il resto appresso.
◇ In testa al campionato di pallacanestro c’è invece Brescia. Ha vinto a Reggio Emilia e oggi la Virtus deve battere Tortona per riagganciarlo.
◇ I Mondiali hanno definito per benino il calendario, le sedi, gli orari, e tutto. Se l’Italia passa, debutta a Toronto contro il Canada il 12 giugno, poi ci sarebbe la Svizzera il 18 a Los Angeles e il Qatar a Seattle il 12: un via-vai di aerei per la gioia degli ambientalisti. L’orario: sempre alle 21. Ora i vostri amici conoscono le date in cui non si devono sposare.
◇ Leo Messi ha vinto il campionato in America: il suo Miami ha battuto 3-1 il Vancouver di Thomas Mueller in finale.
L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa
Franklin D. Roosevelt
L’ultima notte di Lando Norris

Le due di notte. Dodici ore. O nel frattempo sono diventate meno. Le sto contando da ieri pomeriggio, il numero mi gira in testa come un delta T negli ultimi giri. Dodici ore e poi: o sono campione del mondo o sono quello che non regge. Di nuovo.
È buffo: ti siedi in una macchina che a trecento all’ora decide se fidarsi o non fidarsi di te, prendi un curvone in pieno con un muretto che ti guarda a un palmo dal casco, e il problema per tutti è se hai carattere, se vinci o no. Come se frenare a duecento o a centottanta non fosse già una dichiarazione di personalità.
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I temi del giorno
La crisi della Fiorentina

Ci sono squadre che cadono, e poi c’è questa Fiorentina. Sei punti in quattordici partite, 25 in meno rispetto a un anno fa: e non ci sono precedenti di questa portata in serie A alla 14esima giornata. Peggior difesa del campionato, 16 punti svaniti da una situazione di vantaggio, nove gol subiti da palla inattiva. Sono i numeri di una crisi che sfuma in estinzione. Come se qualcuno avesse abbassato l’interruttore generale del Viola Park, lasciando solo un neon a tremolare.
regia È stata la mano di Chivu
Due volte è capitato in questa serie A che il miglior attacco del momento sfidasse la miglior difesa del momento. Indovinate com’è finita tutt’e due le volte? È finita con un gol di Bonny all’Olimpico contro la Roma di Gasperini e con i quattro segnati sempre dall’Inter ieri al Como. Ma chi siamo noi per disturbare un luogo comune che dorme.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ha scritto che “la sintesi perfetta di quello che si sono persi gli assenti, è il terzo gol al Como, con la pressione asfissiante di Barella, Mkhitaryan, Lautaro e Calhanoglu, fino al magnifico tiro da fuori del turco, dopo il rimpallo di un difensore. Non male per la squadra più vecchia (30 anni e 86 giorni di media) contro l’avversario più giovane affrontato fin qui (25 anni e 46 giorni): se limita gli alti e bassi, perché cinque sconfitte tra campionato e Champions non sono poche, la squadra di Chivu può essere quella giusta, come qualità e quantità della rosa, per trovare la continuità necessaria per uscire dal mucchio e vincere lo scudetto”.
Arianna Ravelli sulla Gazzetta considera che “la sua Inter (sempre più sua) ha aggredito dal primo minuto il Como, gli ha impedito di fare il Como, l’ha asfissiato con un pressing molto alto tipico di altre latitudini e scuole, per esempio quella dell’Ajax che sta all’origine della formazione del tecnico romeno, è arrivata in porta a due tocchi per vie centrali che Fabregas non è riuscito a proteggere. Il capolavoro di Chivu però probabilmente non è tattico, bensì gestionale. Dopo che in Coppa Italia si era messo in mostra Diouf, ieri è stato Luis Henrique finalmente a sbocciare. Con pazienza, scegliendo tempi e modi giusti (per esempio preferendo le gare in trasferta per i debutti visto che Chivu conosce bene il peso del mugugno di San Siro), l’allenatore è riuscito a lanciare ragazzi che avevano evidenti difficoltà a inserirsi e ora si rivelano utili alla causa”.
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L’archeologia di Lazio-Bologna
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Una questione di soldi
Ottobre 1924 Fino a quel momento c’è stato un solo precedente, l’anno prima al campo Rondinella, ed è finito 3-3. Fulvio Bernardini ha segnato una doppietta per la Lazio senza sapere che un giorno sarà l’allenatore di uno scudetto a Bologna. Nell’ottobre del ‘24 le due squadre dovrebbero giocare un’amichevole, ma la partita viene annullata per “le esose richieste economiche del Bologna” secondo quanto scrive L’Impero.
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Finzioni
Napoli-Juventus secondo Brera
Sono qui, boja d’un mond lader, a domandarmi perché ogni volta che Napoli e Juventus s’incontrano l’Italia intera si mette in muta come i pesci del Tirreno prima della tempesta. È che nel fondo del cuore pedatorio del Paese vive ancora il Medio Evo: borghi, gelosie, signorie. Agli italiani piace parteggiare per chi vince. La Juventus ha vinto sempre e non è né lombarda né emiliana né veneta né toscana: appartiene a una regione che ha innervato l’esercito e la burocrazia nazionali: di quella regione, il capoluogo è stato anche capitale d’Italia. La Juventus fu Torino quando Torino neppure esisteva nella memoria dei Comuni se non come povero villaggio, e per ciò nessuna città l’aveva odiata in antico e tutti potevano ricavarne l’innocente piacere di vedere umiliate quelle squadre che sì, avevano spadroneggiato: i romagnoli andavano in visibilio quando Bologna veniva mortificata dalla Juventus; così i lombardi di parte ghibellina come pavesi e comaschi quando le milanesi venivano battute in breccia; e ancora i lombardi che avevano squadre proprie, come bergamaschi, bresciani e cremonesi, e le vedevano puntualmente vendicate dalla Juventus.
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Dai campi
Gli Europei di Sara Curtis
Parliamone. A questi Europei in vasca corta, Sara Curtis aveva conquistato l’oro con record del mondo nella staffetta 4×50 stile libero mista, l’argento con record italiano nella staffetta 4×50 stile libero femminile, per la prima volta ha portato l’Italia sul podio dei 100 stile libero femminili prendendo un bronzo e migliorando il suo primato italiano dietro Marrit Steenbergen oro con il record europeo. Ma soprattutto è la prima donna ad affermarsi fra Erodoto, Tucidide, Tacito, Svetonio e Federico Chabod, perché in giro si legge dappertutto che “ha scritto la storia”. In compenso il terzo posto – e non il primo – ci mette al riparo stavolta dal fatto che sia “sul tetto d’Europa”. Ma ci arriverà.
Nel frattempo l’olandese sta esagerando, “continua a stupire per tenuta mentale e stato di forma, sembra avere energie infinite” scrive Swim Swam perché ha battuto il record europeo anche dei 200 misti.
Le stelline delle attese
Le gare della giornata di chiusura
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Interpreti
La rottura fra Salah e il Liverpool

Con una corsa per consegnarla prima della scadenza dei termini, la frase di Mo Salah si candida al premio dell’anno. «Mi hanno gettato sotto un pullmann». È così che finisce la sua storia d’amore con il Liverpool, come un manifesto agrodolce della vittoria del dovere sulle emozioni. Jonathan Wilson racconta sul Guardian la crisi come un film già incendiato prima dei titoli di testa: Salah escluso per la terza partita di fila, il Liverpool che va a vento peggio di un Super Santos e una relazione con il club che si è spezzata in modo fragoroso. L’egiziano parla con una ferita aperta: dice di sentirsi tradito, scaricato, trasformato nel volto della crisi. “La sensazione è che l’egiziano veda se stesso come il bersaglio designato di un club in difficoltà, un ruolo che non è disposto ad accettare”.
Il fattore Kvara
Otto in pagella. La prima pagina de L’Equipe. Un titolo imparabile: il fattore K. Kvicha Kvaratskhelia ha offerto la sua prima prestazione davvero eccezionale della stagione in Ligue 1 e Vincent Duluc racconta il ritorno del “vero PSG” dopo settimane irregolari. La vittoria larga contro il Rennes è il segnale che la squadra di Luis Enrique si è riaccesa. Il pezzo insiste sul ruolo di Luis Enrique, sceso dalla postazione in tribuna e tornato vicino alla panchina proprio mentre la squadra offre finalmente un primo tempo convincente. Matveï Safonov è stato autore di due parate decisive che hanno cambiato la trama alla partita. Da lì in avanti si è acceso Kvara. Tutto questo quattro giorni prima del viaggio a Bilbao, come se la squadra avesse voluto mandare un messaggio: basta scherzare, l’autunno è finito. Duluc dice che “Kvaratskhelia e Barcola non erano somiglianti alle versioni delle settimane precedenti”. Forse una serata che non risolve tutto, ma che ha dato un senso alla stagione dei campioni d’Europa
vite da calcio
Il licenziato dal baseball che guida il Le Havre
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Ogni tanto dai campionati sbucano partite che non si sono mai viste, nonostante cent’anni e passa di pallone. La Francia oggi celebra il primo Le Havre-Paris FC. In termini tecnici e statistici: la squadra che crossa di più in Europa e quella più vulnerabili per errori individuali che portano al gol. Da una parte la città dell’Europa continentale dove sbarcò per primo il calcio dall’Inghilterra, dall’altra la capitale che s’è lasciata contagiare tardi dal morbo, ma che adesso ha due squadre in Ligue 1.
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Oggi
L’Appia Antica
61 giorni a Milano
Sul selciato di Abebe Bikila

La fiamma è ripartita dall’Appia Antica per illuminare nuovamente Roma e dirigersi verso Ostia, poi Tivoli con Villa d’Este e Villa Adriana, e via via Civitavecchia, Tarquinia e le Tombe Etrusche, fino a Viterbo, dove stanotte dormirà.
L’Appia resterà per sempre legata al ricordo della corsa scalza di Abebe Bikila ai Giochi del ‘60, quando i giornali sottolinearono che alla partenza della maratona non c’era neanche un greco.
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L’ultimo scroll
LA PARTITA NASCOSTA
Il Boskow vdella Basilicata nel derby delle tante Francavilla
| SERIE D GIRONE H
Le Francavilla d’Italia sono sette. Dovrebbero essere sette. Forse sono sette. Risultano sette, ecco, diciamo così. C’è Francavilla Angitola, provincia di Vibo Valentia, 1.924 abitanti detti francavillesi. Hanno come patrono San Foca, da celebrare nella seconda domenica d’agosto. Francavilla è un nome composto, dove l’aggettivo franca sta per un’antica esenzione dal pagamento delle tasse.
Lo sanno pure a Francavilla Bisio, provincia di Alessandria, 516 residenti, francavillesi pure loro, ma devoti alla Madonna delle Grazie che festeggiano nella terza domenica di maggio, mentre a Francavilla d’Ete, Fermo, nella Marche, i 951 abitanti fanno la processione per San Rocco il 16 di agosto. Come a Little Italy.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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