Lo Slalom del 27 gennaio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

martedì 27 gennaio 2026.

 # 10  giorni a  Milano-Cortina

 

 

   

Questa irritazione verso la tecnologia sembra essere una specialità dell’uomo occidentale

Marshall MCcLuhan

 

  

Il diavolo del tennis in un braccialetto

In principio era il tie-break. Prendevi le tue racchette, andavi in campo, e sapevi che nel tennis ognuno faceva un po’ come gli pareva. A Wimbledon non esisteva nel quinto set, New York lo giocava sempre ma inizialmente a nove punti, nel set decisivo in Australia si doveva arrivare a dieci, il Roland-Garros è stato l’ultimo a cancellare i vantaggi. Ora la partita delle disparità si è riaccesa intorno a un coso che si chiama Whoop, più scientificamente un fitness tracker senza schermo, progettato per controllare in modo continuo lo stato fisiologico di un atleta. Il suo lavoro è raccogliere dati. Il bene supremo nell’età che viviamo. Misura il livello di stress e indica i parametri per il recupero del corpo. Whoop è un fotografo perché cattura istantanee invisibili, pixel di sudore e battiti cardiaci. È un confessore  perché gli affidi le tue notti insonni, i peccati di gola e gli allenamenti saltati: lui senza giudicare annota tutto. È un mental coach – diamine – perché ti sprona dicendo che il recupero è insufficiente, e ti costringe a fare i conti con la realtà. È un analista finanziario perché calcola il rendimento del tuo corpo, il profitto energetico di ogni sforzo, il ritorno sull’investimento del tuo riposo. Ecco. Ma è pure un astrologo perché cerca di prevedere il futuro: sarai pronto per la partita di domani o i tuoi muscoli hanno già scritto il destino della giornata? Alla fine di tutto è anche un sarto, perché modella su misura la tua routine, aggiustando il tiro sugli allenamenti, stringendo dove serve riposo e allargando dove c’è spazio per lo sforzo.

È decisamente troppe cose insieme in un oggetto solo. Così lo hanno vietato. Esatto. Nei tornei del Grande Slam non si può usare, in tutti gli altri sì. Come con i tie-break, è la spietata legge del facciamo come ci pare.

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Giusto ieri il Times raccontava  come Alcaraz e Sinner hanno corretto il gesto al servizio, e giusto ieri Jannik ha piazzato 19 ace nella partita vinta con Luciano Darderi. Ma nel tennis contemporaneo non possiamo mica trascurare l’importanza della risposta – altrimenti Andre Agassi cosa è passato a fare dalle nostre parti, perché sarebbe mai venuto al mondo? Così Hadrien Hubert su L’Equipe racconta il colpo come fondativo del tennis moderno, non più una fase difensiva ma l’atto che decide se un giocatore può esistere ai massimi livelli.

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I due Djokovic che convivono a Belgrado

Adorato dal popolo, invisibile per il potere. Dopo essere stato il simbolo della Serbia delle tre dita, adesso Novak Djokovic è il simbolo di una Serbia in tensione. I suoi rapporti con il presidente Aleksandar Vucic si sono deteriorati. Da qualche tempo ha spostato la sua residenza in Grecia e pure gli affari, compreso il torneo di famiglia. A Belgrado possiede ancora un ristorante e resiste l’amore della gent, ma la sua figura è è diventata un campo di battaglia politico e simbolico. Non è più solo il più grande atleta nazionale, ma un corpo pubblico conteso, esibito o cancellato a seconda della convenienza del potere.

È il senso del reportage di Roman Lefebvre da Belgrado per L’Equipe, in viaggio per mostrare attraverso il campione la frattura tra Stato e popolo.

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Che cosa stanno leggendo in Europa

🟦⬜🟥   L’Equipe dedica la prima pagina a Novak Djokovic e al reportage dalla Serbia che racconta il contrasto tra il sostegno popolare e la freddezza delle istituzioni per aver sostenuto le manifestazioni popolari contro il governo. Popolare e imbarazzante dice il titolo. Nel soppalco: il trio PSG-Marsiglia-Monaco lanciato verso la giornata finale di Champions, la sconfitta della Francia con la Spagna agli Europei di pallamano e l’esclusione di Pinturault dalla squadra olimpica. 

🟥🟨🟥  Marca dedica la prima a José Mourinho e al re-incontro più speciale, l’incrocio in Champions con l’ex allenatore che arriva con Benfica-Real. Spazio alla scalata di Sergio Ramos alla proprietà del Siviglia e alla tentazione della Spagna di candidarsi per una edizione dei Giochi invernali. As ha parlato di Benfica-Real con Di Maria che dice di essere stato bene in tutt’e due i posti e addirittura si sbilancia così: Arbeloa farà bene. Nel battiscopa spazio al quarto di finale di Alcaraz contro De Minaur di stamattina. Mundo Deportivo si butta sul “Lamine Powerche ha già generato 100 gol per il Barcellona e domani guiderà la squadra contro il Copenhagen. In prima la celebrazione di Seahwaks e Patriots qualificate per il Super Bowl e i sorteggi della Coppa del re di basket. Sport celebra sé stesso e la festa dello sport catalano che organizza. 

🟥⬜🟥  Il Guardian celebra Carrick che ha restituito un senso al Manchester United e gli consente di credere ancora in un obiettivo: un posto in Champions. L’iraniano Ali Karimi guida un appello affinché Infantino parli delle morti avvenute durante le proteste di piazza: Lettera aperta alla FIFA e a tutte le associazioni calcistiche per condannare uccisioni, arresti e minacce contro gli atleti. Il Times si domanda: Un calo, un tentennamento o qualcosa di più serio? Le difficoltà dell’Arsenal analizzate. La sua stagione assomiglierà alle ultime due se non riuscirà a gestire la pressione di un’altra sfida per il titolo. Sul Telegraph c’è invece il ciclista Chris Hoy, malato di cancro alla prostata, che racconta delle 12 settimane di riabilitazione dopo un terribile incidente in mountain bike. 

🟩⬜🟥  Oh, e veniamo a noi. La Gazzetta dello sport dice che a Chivu non basta il +5 in classifica. L’Inter non si ferma – titola – perché dopo la partita di Champions di domani andrà sul mercato e darà l’assalto – tenetevi forte – a Ivan Perišić. No, non aveva smesso. Ha 36 anni, era solo riparato al PSV. Ma il Milan ci crede si legge più sotto ed è più vicina l’uscita di Elliott: a giorni l’accordo. Maldini va alla Lazio, a Napoli si prolunga lo stop di Anguissa, “doppio rinnovo nei piani Juve per Spalletti e Yildiz. Nel soppalco: L’Australia è azzurra per la qualificazione ai quarti di Musetti e Sinner. Domani devono battere Djokovic e Shelton. 

Anche sul Corriere dello sport-stadio c’è da uccidere il vitello grasso per Perisic. Chivu tifa Bayern si legge perché se il PSV esce dalla Champions il club olandese libererà Ivan. Intanto – attenzione – il croato spinge per tornare alla Pinetina: ieri ha messo un like sotto la foto di Jakirovic. Tutt’intorno calciomercato, la Coppa Italia tra Fiorentina e Como, Zola che designa McTominay come l’uomo in più di Conte e la notizia che per Benfica-Real ci sono quattro arbitri che l’hanno espulso: Rosetti, l’amico di José l’editoriale di Cristiano Gatti. Napoli, era rigore grida il loggione della prima perché Mariani e Doveri hanno sbagliato a non punire l’abbraccio di Bremer su Hojlund, giudicando invece che si fosse innamorato. 

Il tennis non c’è, non ci sono altri sport, mentre riappare su Tuttosport: Australitalian Open è il gioco di parole per Sinner e Musetti da urlo – due italiani ai quarti di uno Slam per la 12esima volta nella storia, la settima dal 2022. Ma soprattutto: Juve l’hai convinto è il titolo principale per Yildiz pronto a firmare il rinnovo. “Toro calpestato” si legge di spalla perché i gruppi organizzati contro Cairo promettono di svuotare la curva Maratona, addolorando così il presidente. Un box dedicato a Federico Pellegrino ci ricorda che tra poco in Italia c’è quella coca che si chiama Olimpiade. Il Giorno della Memoria attraverso un pallone scrive Alessandro Baretti per Giacinto Facchetti a teatro. 


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Lo sport e la Shoah

Sessantamila atleti persero la vita nei campi di sterminio e di essi ben 220 erano stati campioni olimpici, mondiali e nazionali, star del calcio o dei ring, detentori di record e trofei internazionali. In questa raccolta di frammenti d’autore le loro imprese e le loro vite tragiche. Dallo Slalom del gennaio 2020

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sole sul tetto dei palazzi in costruzione  La Coppa Italia della Fiorentina

  In preda al più burrascoso campionato degli ultimi – boh – quarant’anni, la Fiorentina si imbatte stasera nella partita di Coppa Italia con lo sfacciatissimo Como: c’è in palio un posto nei quarti di finale contro il Napoli. Il Corriere dello sport-stadio dice che rappresenta un obiettivo importante, anche per il valore simbolico di un trofeo che manca dal 2001, ma arriva in una fase critica del campionato, segnata dalla sconfitta con il Cagliari e dalla prossima trasferta a Napoli. Il cronista Ciotola di Sportacus direbbe allora che la domanda del cronista è la seguente: quanto conta davvero oggi la Coppa per la Fiorentina? Al netto di qualche rotazione inevitabile, Vanoli dovrebbe schierare la miglior squadra possibile. Non solo per provare a vincere, ma per evitare figuracce contro un avversario come il Como: avrebbero conseguenze pesanti sull’umore, sulla credibilità e sull’identità di un gruppo già fragile.

 

e neve e polvere che tira vento    Il Napoli e la Champions

Altro grosso dilemma, come segnalava Stefano Borghi domenica sera negli studi di Sky. Un Napoli senza Champions da giocare in primavera avrebbe più chance – in queste condizioni di organico – di giocare per un posto nella prossima Champions oppure – diceva Borghi – anche per tentare un ultimo inseguimento a Inter e Milan. Roberto Beccantini sul Corriere dello sport-stadio ha scritto stamattina che la Champions di Antonio Conte allenatore è sempre stata una caccia alle ombre sin dai tempi della Juventus e del celeberrimo motto «con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100», coniato per giustificare diete e digiuni. Tra infuriar di dazi e mulinar di Groenlandie, oggi diremmo: «Se non sei al tavolo, sei nel menù».  Beccantini dice che domani non c’è scelta: Napoli-Chelsea è senza appello. O spareggi o a casa. Infortunati, mercato, rigori, slogan: Conte Dracula, per forza

 con le scarpette di gomma dura  Alessio Romagnoli

Adesso non sanno come uscirne. Salvare il soldato Romagnoli non è facile dice Daniele Rindone sul Corriere dello sport-stadio. Lotito l’ha stoppato, ora solo Sarri può provare a liberarlo. Lo stesso Sarri che ha definito Alessio «irrinunciabile» costringendo Lotito a bloccare la sua partenza per il Qatar. Romagnoli è finito in un cul-de-sac, fino a ieri non aveva via d’uscita

 

il ragazzo si farà  Khephrem Thuram

In realtà il ragazzo adesso si è fatto, ma quando era ancora un bocciuolo il Monaco non ci ha creduto e lo ha lasciato andare. Lo hanno avuto tra le mani senza mai crederci fino in fondo, lasciandolo partire prima che potesse diventare ciò che oggi è. L’Equipe racconta questa erosione lenta della fiducia, consumata tra promesse non formalizzate, uno spazio ridotto in squadra e la sensazione crescente di essere tollerato. Thuram era arrivato per continuità naturale: Monaco pareva il luogo giusto e il contesto ideale, la formazione era stimata anche dal padre. Nei primi anni tutto ha funzionato. Con il cambio di allenatore, ha dovuto accettare il rientro nell’ombra. Così si è messa in moto la decisione familiare di cercare altrove ciò che Monaco non stava più garantendo. Durante le discussioni sul primo contratto professionistico, la famiglia Thuram ha capito che la fiducia non era reciproca. A quel punto, restare non aveva più senso: per crescere serviva sentirsi parte di un progetto, non una soluzione provvisoria.

 

     

◇  La Virtus Bologna ha vinto a Cremona il posticipo della serie A per 74-84 anche senza Edwards, con 19 punti di Morgan [no, non il cantante] e 5 di Accorsi [no, non l’attore]. Il giovane Ferrari ne ha fatti 4 con 2 su 2. Così, Brescia è stata raggiunta in testa alla classifica, mentre Milano è stata battuta da Varese nella classicona anni Settanta, curiosamente con lo stesso punteggio. Pesano le 21 palle perse stagionali, dice il Corriere dello sport-stadio. Diciotto punti di Stewart jr [no, non è il figlio di James] e 21 di Moore [no, non è Roger].

◇  L’8 febbraio a Metz andrà in scena uno degli esordi più attesi della stagione indoor: Femke Bol correrà per la prima volta gli 800 metri, la nuova disciplina che aggiunge al suo bagaglio dopo aver provato i 400 piani nel tentativo di trovare un territorio dove smarcarsi dal dominio di Sydney McLaughlin-Levrone. La beffa è che l’americana salterà la stagione per maternità. 

◇  La Surf Coast Classics femminile e maschile di ciclismo è stata annullata a causa dell’evoluzione degli incendi e delle condizioni meteorologiche in Australia, mentre al momento non c’è un impatto sulla  Cadel Evans Great Ocean Road Races dice Cyclingnews. Gli allarmi antincendio di Otway continuano a coprire parte del percorso originale della Surf Coast Classic mentre le temperature salgono verso i 45 gradi. 

◇  C’è stato il primo giorno di pre-test di F1 a Barcellona. La Red Bull ha fatto subito il miglior tempo con Hadjar, ma le Ferrari non c’erano [ehm]. “Kimi già ride dice il Corriere dello sport-stadio perché la Mercedes è bella da guidare. In effetti lo pensavamo anche noi ragazzi che a casa avevamo una Simca.

 

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  Il Real Madrid a un bivio: Eurolega o NBA

Eurolega oppure NBA, Nba oppure Eurolega? Se ci fosse Shakespeare appostato dietro qualche canestro, direbbe che questo è il dilemma. Invece Shakespeare sembra indifferente al dramma e il basket europeo è arrivato a un punto di non ritorno. Il Real Madrid è diventato il perno decisivo di questa storia, non un attore coinvolto come tanti, al bivio di una scelta fra due modelli equivalenti ma non paritari. Da una parte un sistema storico, sportivamente credibile ma economicamente fragile, dall’altra un progetto potenzialmente dirompente, ricchissimo e tuttavia ancora opaco. 

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La differenza tra Hoey e Kipketer

Wilson Kipketer è stato a suo tempo il prodotto di una traiettoria atipica, geografica e culturale, che ha attraversato tre mondi dell’atletica: il Kenya delle sue origini, l’Europa della sua formazione e la Danimarca dell’adozione sportiva. Nato tra le colline Nandi del Rift, è cresciuto in un ambiente che aveva già espresso campioni olimpici, ed è stato intercettato molto presto da Kip Keino. Il passaggio alla scuola di Iten e l’incontro con Colm O’Connell hanno inserito Kipketer in una filiera che combinava educazione e disciplina. La scelta di trasferirsi in Danimarca per motivi di studio e di non rientrare in Kenya ha segnato poi la frattura definitiva della sua carriera, una scelta che ha inciso tanto sulla sua identità quanto sul suo percorso agonistico.

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Il nuovo pubblico quindicenne della musica

  Il 27 gennaio nel 1966 è un giovedì e i giornali raccontano che Moro e Rumor esortano la DC a decidere con chiarezza per il governo. Il fanfaniano Forlani chiede un «effettivo rilancio» del centro-sinistra, critica la politica economica seguita lo scorso anno, offre la collaborazione della sua corrente. Scelba invece raccomanda che il programma del prossimo governo sia «onesto e realistico», e niente, si va avanti ancora così, mentre viene data come imminente la ripresa americana delle incursioni sul Vietnam del Nord. 

In Italia non è un giorno come tanti. Inizia il festival di Sanremo, ma se volete misurare la distanza tra l’Italia di oggi e quella di sessant’anni fa, basta la notizia della nomina alla guida del comitato consultivo del centro Rai di Milano. La presidenza viene assegnata a Eugenio Montale. 

È dietro le quinte di Sanremo che si muove il Sessantotto poco prima del Sessantotto, e lo segnala un pezzo di Chiara Valentini sul Corriere della sera, osservando la nascita di un pubblico nuovo e organizzato, quello dei quindicenni, il vero motore della musica leggera. Non più ascoltatori passivi, ma gruppi strutturati, informati, capaci di orientare gusti e mercato. 

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Gabi

A pochi giorni dalla vittoria in Coppa Italia di Conegliano su Scandicci, le campionesse d’Europa contro le campionesse del mondo, la pallavolo italiana torna a misurarsi in campo internazionale con la finestra di Champions. In campo Milano in Grecia contro l’Olympiakos e soprattutto Conegliano in Turchia contro lo Zeren di Ankara, nel momento del massimo assalto del movimento turco a quello italiano. Dopo aver convinto a trasferirsi Sylla e Orro, l’anno prossimo saranno Kate Antropova e Miriam Lubian a lasciare la serie A per andare a Istanbul. 

Chi resta con noi è Gabi, alla quale il Corriere dello sport-stadio dedica stamattina una pagina, un ritratto che intreccia la dimensione sportiva con quella personale. La prima cosa che colpisce di Gabriele Gabi Guimaraes, dopo averne ammirato l’infinito talento pallavolistico, è la disponibilità. Unita a educazione ed umiltà. Valori evidentemente ereditati dalla sua famiglia di Belo Horizonte, Brasile profondo, stato del Minas Gerais, con papà ingegnere e mamma psicologa. E proprio la testa, oltre al suo patrimonio tecnico, sembra il valore aggiunto di questa donna di 31 anni, da quasi un decennio al top del movimento pallavolistico femminile mondiale.

Gabi viene raccontata nel momento della piena maturità. Pasquale Di Santillo insiste sul valore della mente come estensione naturale del gesto tecnico. La ferocia agonistica di Gabi convive con le sue letture tattiche raffinate, maturate attraverso lo studio e una ricerca continua del miglioramento. Gabi studia le biografie e le abitudini dei grandi campioni di altri sport, utilizza strumenti di monitoraggio fisiologico, cura in modo rigoroso l’alimentazione, pratica yoga per governare l’iperattività e porta con sé la chitarra come strumento di equilibrio emotivo, tra musica brasiliana e rock inglese. Un percorso che affonda le radici anche in un passato da tennista, coltivato per dieci anni seguendo l’esempio di Guga Kuerten.

  ore  16   su Sky Sport

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I quattro Gianni di Repubblica

Erano i Magnifici Quattro. Così Emanuela Audisio su Repubblica dedica oggi una pagina a I quattro Gianni, il libro di Giuseppe Smorto che lavorò con Brera, Clerici, Minà, Mura – e che ne ha ricostruito la traiettoria e il peso in occasione del mezzo secolo di vita del quotidiano. Audisio torna su quella stagione irripetibile del giornalismo sportivo, quando la scrittura non serviva solo a spiegare un risultato ma a prendere posizione, a costruire uno sguardo sul mondo. Il libro di Smorto non mitizza, ricostruisce un mondo fatto di caratteri forti e attriti, libertà concesse e pretese, dentro un giornale che non era nato per lo sport e che proprio per questo fu costretto a inventarselo. 

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Su Slalom

Gianni Brera

Gianni Clerici

Gianni Minà

Gianni Mura

Mario Sconcerti

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

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