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#1 giorno agli Europei di nuoto in vasca corta
► È ARRIVATA poco fa la notizia della morte di Nicola Pietrangeli, il primo tennista italiano a vincere un torneo dello Slam. Aveva 92 anni.
◇ Lando Norris non ha vinto il Mondiale in Qatar. Il match-point è diventato una bottammuro. Verstappen ha vinto il GP, Piastri è arrivato secondo e il verdetto viene rinviato a domenica prossima sul circuito di Abu Dhabi. Norris conserva 12 punti sull’olandese e 16 sul compagno di squadra che un compagno non è.
◇ Leo Messi contro Thomas Mueller. Il campionato USA di calcio finirà così. Leo ha servito un assist decisivo nel 5-1 del Miami sul New York City FC a Est. I Vancouver Whitecaps del tedesco proveranno a portare il titolo MLS in Canada dopo il 3-1 al San Diego in semifinale. La partita per il titolo: sabato.
◇ Armand Duplantis e Sydney McLaughlin-Levrone sono stati eletti atleta dell’anno nel tradizionale gala di fine anno di World Athletics a Monte-Carlo.
◇ Mikaela Shiffrin è arrivata a 104. Ha vinto il suo 67esimo slalom di Coppa del mondo dando 1:57 di distacco alla tedesca Duerr. Sul podio di nuovo la 19enne torinese Lara Colturi che gareggia sotto bandiera albanese.
Ha mai visto qualcuno con la testa schiacciata sotto un piede, chiedere: scusi, per favore, mi può liberare da questo peso?
John Carlos
Il sedile di Rosa Parks nello sport afro-americano
Settant’anni fa, una donna fece una rivoluzione senza muoversi. Su un autobus di Montgomery, Rosa Parks non si alzò. Prima ancora che un gesto eroico, si trattava di un gesto esatto. In quel no diventato il primo movimento della modernità americana, c’era tutta la stanchezza di chi aveva visto generazioni di afro-discendenti brillare nello sport mentre la società restava ferma.
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L’eredità di Jesse Owens
Il Jesse Owens ricordato più volentieri da molti americani è l’oratore pubblico con la parlantina squillante e ispiratrice di un evangelista. Nella seconda parte della sua vita ha viaggiato per 200.000 miglia all’anno, tenendo due o tre discorsi a settimana, principalmente per meeting e convegni, e principalmente per un pubblico bianco. Con le sue pubbliche relazioni e impegni nel marketing, guadagnava più di 100.000 dollari all’anno.
Storia della lotta al razzismo in NBA
I muri cadono quasi sempre all’improvviso. Al proprietario dei Boston Celtics, Walter Brown, la sera del 25 aprile del 50 fecero notare che con il numero 2 al secondo giro del Draft aveva preso un nero. Lui fissò negli occhi l’interlocutore e disse che non aveva capito bene, lo aveva preso nero sì, ma come? «A strisce, a quadri o a pois?».
Storia della diffidenza verso i quarterback neri
Nell’America che offre agli afrodiscendenti un lavoro nella sanità ogni 10, nel giornalismo 8 su 100, negli studi legali e di architettura altri due punti in meno, i posti da quarterback titolare in 56 edizioni di Super Bowl sono stati nove in tutto.
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I temi del giorno
Nicola Pietrangeli, una stella controtempo

Per molto tempo, quando Nicola Pietrangeli diceva ai miei tempi, lo faceva da veterano consapevole che serve del disincanto pure verso i ricordi. «Ai miei tempi» ha detto spesso, sì, ma in fondo era un sussurro. Pietrangeli ha vestito la fatale nostalgia per i propri vent’anni e per la propria gloria passata con qualcosa di diverso, forse perfino di più amaro. Un’ammirazione del presente che ogni tanto tradiva invidia, la voglia di essere lui un contemporaneo. Pietrangeli aveva nostalgia del passato non per non tornarci, ma per superarlo. Non ripeteva che Laver, che Rosewall, che Newcombe. Anzi. Si è dichiarato federeriano, ha ammirato Djokovic, ha esaltato Nadal. Quando ha visto giocare Sinner, ha detto che nessun italiano è stato così forte a 18 anni. «Nemmeno io». Ha detto perfino così una volta, «Nemmeno io» finché è andato in tribuna, finché ha potuto.
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Le analisi
Verstappen e le McLaren: un uomo contro una macchina
Il vecchio dilemma della F1. Alonso numero 1 dei piloti senza astronavi
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI La superiorità della Banda Max
Vincere senza avere la macchina migliore. Questo ormai si dice di Verstappen. I meriti dei piloti, quelli dei membri della scuderia e quelli dei progettisti andrebbero però equamente divisi. Ma il pilota è il frontman, colui che rischia, si espone e porta a termine quanto preparato da tutta la squadra. Ed è normale che si parli di lui usando tutti i superlativi assoluti. La simbiosi tra Max e la Red Bull è più che evidente, perché se lui è il pilota più bravo dell’ultima generazione, il suo team è composto da persone che sbagliano di rado. La chiamata ai box al giro numero 7, non appena l’avviso “Safety Car” è apparso, non solo faceva parte delle strategie studiate a tavolino, ma è stata fatta senza esitazione proprio perché al volante c’era Verstappen, l’unico in grado di garantire tutti giri velocissimi una volta rientrato in pista. Soprattutto alla luce del limite di 25 giri sulle stesse gomme per ciascuno stint.
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Dai campi
La verità sul Napoli, per favore
Sono trascorsi tre mesi di calcio e ancora non sappiamo quale fosse l’idea di calcio che Antonio Conte aveva in testa quest’estate. Nel senso: quale idea di calcio alternativo al nocciolo senza troppa polpa che lo portò allo scudetto. L’infortunio a Lukaku lo ha subito costretto a cambiare il font del centravanti. Non più i chili con le spalle alla porta, ma due gambe veloci da innescare con il prato davanti. L’ambizione di aggiungere palleggio e costruzione con De Bruyne aveva il vantaggio di avere in De Bruyne l’uomo del passaggio in profondità. Nella sera della prova che la crisi di rigetto era stata superata [la vittoria sull’Inter], si è rotto pure quest’altro pezzo. Così il lavoro è ricominciato daccapo, rimettendo McTominay e Anguissa al centro delle operazioni, salvo scoprire che pure i muscoli di Anguissa avevano un conto da pagare a chissà cosa.
Oh, ma che bel Chelsea
Un Chelsea feroce, indisciplinato e in crescita, capace di tenere testa all’Arsenal capolista nonostante l’ennesimo cartellino rosso della stagione. La squadra di Maresca non è perfetta. Ha dei limiti, ha dei difetti, ma è viva. Di fronte a un Arsenal stabile, adulto, fortemente indiziato di essere la squadra migliore d’Europa, il Chelsea avrebbe dovuto fare la figura del cantiere. Eppure, nel 1-1 finale c’è molto da leggere.
Che cosa ci fa il Lens in testa alla classifica
Sbucato dal famoso nulla in cui sta avvolto l’inatteso, con quattro vittorie di fila il profondo nord di Lens ha preso la testa della classifica approfittando della sconfitta PSG a Monaco e del pari del Marsiglia col Tolosa. Il punto di svolta è stato l’arrivo di Pierre Sage in panchina. L’Equipe gli dedica la copertina in un numero speciale che raccoglie nelle pagine finali le prime pagine più significative del 2025. Il senso del primato viene individuato nel feeling con l’l’ex tecnico del settore giovanile del Lione.
archivio
Che fine hanno fatto gli allenatori francesi
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Oh, ma avete visto qualche francese in giro?. Che fine hanno fatto, dove sono. Era pieno di francesi fino a poco fa. Eravamo circondati. Ce n’erano di antipatici come Raymond Domenech. Volevano mettere la chiesa al centro del villaggio come Rudi Garcia. Volevano perfino cambiare il fuorigioco come Arsène Wenger. E adesso? Erano seduti tutti in panchina e adesso saranno sulle panchine.
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Discussioni
Infantino era così pure a diciott’anni
La prima volta che Gianni Infantino si candidò a qualcosa, aveva 18 anni e vinse. Era un ragazzino lentigginoso e voleva diventare il presidente del FC Brig-Gils, la squadra di calcio amatoriale della piccola città svizzera in cui era cresciuto. C’erano altri due uomini adulti candidati, lui jon aveva un curriculum ma aveva una visione e soprattutto una rete di contatti nella comunità di immigrati italiani. “Persino a quell’età, aveva progetti accattivanti” scrive Jonathan Liew sul Guardian in un ritratto crudo e sarcastico che va a ripescare questo aneddoto lontano. Prima ancora di capire il mondo, quell’Infantino sapeva che ogni persona ha qualcosa da lavare, “tutti, qualunque siano lo status o le circostanze hanno della biancheria sporca di cui desiderano disperatamente liberarsi”. Così la promessa elettorale fu che sua madre avrebbe lavato gratis le divise dei giocatori.
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Interpreti
Billy Bonds, il più grande martello del West Ham
Quel Claret e quel blue sono stati una seconda pelle, sono stati un modo di stare al mondo. Billy Bonds non è stato soltanto l’uomo che ha vestito la maglia del West Ham, per Jonathan Wilson del Guardian era “uno di quei pochissimi che incarnano un club più di chiunque altro”. Aveva giocato altrove, certo, ma dopo 799 partite e due Coppe d’Inghilterra alzate da capitano era come se l’East End gli avesse riscritto anche il sangue.
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L’ultimo scroll
Come raccontare l’Africa con uno smartphone
Ogni domenica Sarfo Emmanuel Annor va al mercato della sua città, Koforidua, per cercare dei tesori: vecchi accessori sportivi, soprattutto maglie di calcio arrivate in Ghana dall’Europa, spesso da Londra. Ama i colori forti – il blu, il giallo, il rosso – e li trasforma in immagini piene di contrasti, dove appaiono loghi del Brasile, strisce dell’Inter, occhialini da nuoto, cerchi ginnici. Il calcio come cultura pop e vita quotidiana dei ragazzi del Ghana. I suoi modelli sono spesso i nipoti, fotografati a scuola o per strada.
In un numero de L’Equipe Magazine dedicato per buona parte alla fotografia sportiva e ai suoi più sorprendenti interpreti, Antoine Bourlon dedica un ritratto a questo ghanese di 23 anni che sta conquistando il mondo dell’arte usando soltanto il suo telefono. È un articolo che racconta la sua estetica, il legame intimo con la sua comunità, il modo in cui trasforma vecchi accessori in opere d’arte coloratissime e poetiche. Annor non aveva soldi per iscriversi all’università, è diventato apprendista di un designer per imparare il mestiere, la svolta è arrivata quando la sorella gli ha regalato un telefono. Con quello – diamine – poteva farci tutto: scattare, editare con colori saturi, aggiungere sfondi pop, creare dei messaggi universali. “Uno strumento perfetto per raccontare il Ghana e l’Africa”.
Instagram lo scopre, lo rilancia, la sua estetica esplode. Le sue opere, come Goal and Ace o Bucket Hat Terre Battue, sono diventate note in tutto il mondo. È stato in esposizione alla Bridge Gallery di Parigi, ad Art Basel, in varie città europee e africane. Una rivista come FishEye vede in lui l’artefice di “una visione profondamente ottimista dell’Africa”. Nelle sue foto c’è bellezza, identità, denuncia ecologica, dove Il Ghana è “la discarica della fast fashion”, 260.000 tonnellate di vestiti usati europei che devastano coste e città.
Sarfo usa quel materiale – maglie usate, accessori riciclati – per mandare un messaggio: rivelare la bellezza dei giovani africani e denunciare l’impatto della sovrapproduzione. Dice che ora vuole cominciare a lavorare su plastica, rifiuti e consumo globale. Non ha studi accademici alle spalle, non ha attrezzature, non ha un team. Ha un telefono, dei modelli che recluta in famiglia, e si fa bastare il talento. Sogna di lavorare per riviste di sport, moda, architettura. Ha visitato il Louvre, dice che non sarebbe male esporre un giorno anche lì. In effetti pare che sia fichissimo.
Il cuore stanco di Maradona pesava mezzo chilo
A cinque anni e qualche giorno dalla morte di Maradona, Natalia Junquera su El Pais ha costruito un racconto dolente e incredulo su che cosa possa significare ancora ricordarlo, partendo dall’immagine potente e quasi irreale di un uomo sepolto senza cuore. Il corpo riposa nel cimitero di Bella Vista, il cuore è in un barattolo a 70 chilometri da lì, custodito come prova giudiziaria. “Un cuore punito, graffiato da mini-infarti e sconfitto da tutte le delusioni”, scrive Junquera: un cuore pesantissimo, 503 grammi, quasi quanto un pallone, e due volte la norma per un uomo di 60 anni. Un cuore che aveva dato troppo.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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