L’ultimo pugno di Marcel Cerdan

 

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L’ultimo pugno di Marcel Cerdan
Il match senza rivincita. La lotta è ormai caratterizzata dai sinistri di La Motta e dai destri di Cerdan. Questi tenta di respingere l’avversario colpendolo al capo, fallisce poi un violento swing e La Motta gli si scaglia addosso, colpendolo con entrambe le mani. Prima del gong, Cerdan riesce tuttavia a toccare l’avversario con un solido destro sotto il cuore. Dopo la nona ripresa il medico intervenuto a richiesta degli assistenti di Cerdan decide di sospendere l’incontro e la vittoria viene assegnata a La Motta per knock-out tecnico.
Jack Hand, Corriere d’informazione, 17 giugno 1948

 

La tragedia 4 mesi dopo. Il lussuoso quadrimotore “Constellation” di linea della Air France che trasportava quarantotto passeggeri dalla Francia a New York è caduto e si è incendiato su una delle zone più accidentate dell’arcipelago delle Azzorre e precisamente sulla montagna di Algariva, nell’isola di San Miguel. Tra i passeggeri vi erano l’ex campione mondiale dei pesi medi Marcel Cerdan, il suo procuratore Joe Longman, la violinista Ginette Neveu, il procuratore d’affari di Walt Disney signor Kamen con la moglie Kate, il caporedattore del giornale “Canada” di Montreal Guy Aasmin, e René Hauth, segretario del giornale di Strasburgo “Dernières Nouvelles D’Alsace”. La caduta dell’apparecchio è avvenuta nelle prime ore di stamane. Esso avrebbe dovuto atterrare a Santa Maria, nell’arcipelago delle Azzorre. all 3.35 di stamane. Cinque minuti prima il pilota aveva segnalato per radio la propria posizione. | l’Unità, 29 ottobre 1949

 

L’ultima intervista. Immediatamente prima che l’aereo decollasse Cerdan era stato intervistato ed egli aveva dichiarato: “A Nuova York riposerò due giorni, quindi mi porterò a Troyes dove mercoledì sosterrò una esibizione. Successivamente intensificherò la preparazione in modo di trovarmi in perfetta efficienza per il 2 dicembre con La Motta. Sono certo di riportare in Francia il titolo mondiale perché mi sento sicuro delle mie forze. Se dovessi perdere, mi ritirerei. Voglio dimostrare a quanti mi credono finito che Cerdan non è morto”. | Corriere della sera, 29 ottobre 1949

 

Polemiche d’epoca. L’Air France ha diramato un suo comunicato in cui fa rilevare che questo è il primo incidente sui 20.205 voli eseguiti sull’Atlantico da tutte le compagnie aeree dal 1 gennaio 1946. In tali voli vennero trasportati 585.851 passeggeri con la media di un morto ogni 12.205 viaggiatori. I giornali ribattono che se questa media venisse applicata ai 922 milioni di passeggeri trasportati negli ultimi 4 anni dalle ferrovie nella sola Italia, ne risulterebbero cifre paurose, nel caso specifico 75.500 morti | Corriere d’informazione, 29 ottobre 1949

 

La premonizione. Ieri sera Marcel sentì la voce della sua casa lontana. Un gruppo di amici era da lui a salutarlo e a fargli firmare delle fotografie. Improvvisamente il telefono squillò. Era Marinette, la moglie, che parlava da Casablanca. Marcel era lieto, le raccomandava di aver cura dei ragazzi che poi vennero, tutt’e tre, al telefono a parlare con il padre campione. Marcel rideva ascoltando le parole dei suoi figli e dopo parlò ancora con la moglie. Ma ad un tratto, alla fine della conversazione, Marcel diventò pallido e silenzioso. Pareva, dice uno di quegli amici, che fosse sul momento di salire sul ring. Non so che cosa ha mia moglie, disse poi; s’è messa a piangere e ha detto: “Marcel, torna presto, torna presto, te ne supplico”. Poco dopo Joe Longman, l’allenatore, disse: “Avrei preferito partire con una nave, del resto avremmo avuto il tempo”. Quando Marcel e Longman uscirono di casa per andare all’aeroporto, si accorsero di aver dimenticato i passaporti. Il destino batteva alla porta.
Alfio Russo, Corriere della sera, 30 ottobre 1949

 

Ritrattone. Assistetti l’altr’anno all’incontro di Cerdan con l’italiano Manca al Velodromo d’Inverno. Manca è un giovanotto agile e muscoloso ma sembrava un puledro di fronte a un toro. I primi pugni di assaggio di Cerdan lo scossero dalla pianta dei piedi fino ai capelli e al secondo o terzo round finì sul tappeto. Era questa impressione di violenza scatenata che piaceva alla folla acclamante. L’uomo rozzo e peloso (incredibilmente peloso fino sulle spalle e sulla schiena) sorrideva soddisfatto e posso dire che aveva un sorriso buono, affettuoso. La sua faccia perdeva, dopo la vittoria, l’espressione livida e contratta da gladiatore; si distendeva e diventava quella di un popolano imbarazzato dal trovarsi in mezzo alla gente elegante sotto alle luci della ribalta. Era proprio un popolano, nato trentatre anni fa in una famiglia francese del Marocco, molto povera ma assai dotata di vigoria fisica. La madre era una spagnola e da lei il campione aveva preso certe ingenue tradizioni religiose: per esempio l’abitudine di farsi fuggevolmente un segno di croce prima di iniziare un incontro. Aveva l’animo generoso di certi toreri che Hemingway ha descritto. Più di una volta la sua furia venne attenuata dalle parole o dagli sguardi di un avversario già soverchiato. Gli unici fischi della sua carriera, forse, furono quelli che ebbe quando volle risparmiare un anziano pugilatore ed evitargli l’umiliazione del tappeto. 
Era un buon ragazzo, altra ragione di popolarità; non si dava arie e subiva docilmente le torture della pubblicità. Le attrici e le dame si incapricciavano di lui; Edith Piaf, la famosa cantante che era in America, dicono, ad aspettarlo, gli mostrava molta tenerezza; Domenico Bartoli, la Stampa, 30 ottobre 1949

 

Edith. La notte in cui è morto Marcel Cerdan è nata una canzone, quel che resta di un amore, ancora vivo nonostante sia stato interrotto 70 anni fa. Il 27 ottobre 1949 il pugile che deve combattere contro il toro Jack La Motta lascia Parigi, destinazione New York. Manca più di un mese all’incontro e il viaggio viene anticipato perché negli Usa c’è lei, Edith Piaf. Cerdan non ne può più di stare senza la donna che ormai tutto il mondo sa legata a lui. Ha una moglie e due figli, ma gli basta entrare in un ristorante, in un bar e subito parte «La vie en Rose». La Francia ha scoperto la relazione e approva, anzi adora questa coppia recente che unisce due idoli del Paese.
Giulia Zonca, la Stampa, 21 ottobre

 

Una vita da musical. “Per Cerdan mi sono trasformato – racconta Massimo Ranieri -. Da cinque mesi, ogni giorno vado ad allenarmi almeno per tre ore con Patrizio Oliva. I primi tempi non riuscivo a correre nemmeno per 100 metri. Ora faccio 30 minuti di corsa di seguito, non fumo più e seguo un’alimentazione da atleta. E poi ho imparato anche a tirare qualche pugno. E perdipiù cantando, spendendo quindi un sacco di fiato. … Da fuori pensi che la boxe sia violenta perché ogni tanto sul ring si vede il sangue. Ma, secondo me, l’unica violenza che c’è è quella che fai a te stesso per andare avanti quando ti senti stremato”.
Intervista di Rossella Malaspina, la Gazzetta dello sport, 23 luglio 2000

 

L’amico italiano. Mi sembra di sognare. Pare ieri che vidi Cerdan la prima volta: fu nel 1944 a Roma; era vestito da marinaio. Andai a trovarlo al Foro Italico, allora Rest Camp: si allenava con la sua squadra per partecipare al campionato alleato, che vinse come poteva vincere un pugile della sua classe: sbaragliando gli avversari. Erano tempi di diffidenza: erano tempi duri: gli alleati ci guardavano di sbieco. … Mi accolse molto cordialmente; fu l’unico, di tanti pugile che si allenavano al Rest Camp, ad accogliermi con sincera amicizia. Ne rimasi più commosso che sorpreso. … Ci vedemmo poi tutte le sera fino al giorno in cui lasciò Roma. Venne a salutarmi al Corriere dello Sport e mi promise che non avrebbe mancato di darmi sue notizie. Partì rattristato dicendomi tra l’altro: Se potessi, vorrei stabilirmi a Roma: si sta così bene e poi in Italia ho tanti cari amici. 
Emilio Duranti, Corriere dello sport, 30 ottobre 1949

 

Una canzone per lui. La tragedia raggiunge Piaf in una camera d’albergo diverse ore dopo. Ha un concerto in programma e mentre si ubriaca per reggere il dolore rimette mano a «Hymne à l’amour» che ha scritto 4 mesi prima, dedicata al suo uomo. L’amore ormai morto. Canterà e sverrà sul palco, distrutta e spenta dai farmaci con cui si era imbottita. Da lì sarà sempre nebbia, fino alla scomparsa nel 1963. 
Giulia Zonca, la Stampa, 21 ottobre

 

Un ciclista è il nuovo amore di Edith. Con Gérardin, chiamato anche “Toto”, la cantante vuole credere in un nuovo inizio. Nella sua prima lettera, il 15 novembre 1951, giura subito «amore eterno», «sarai l’unico», «tutto comincia e finisce con te», «sono così felice di appartenerti per sempre». A un certo punto, come prova decisiva, confessa di aver tolto dal suo appartamento la foto di Cerdan. La nuova coppia è costretta a incontri clandestini. Gérardin è sposato da quasi dieci anni. «Capisco il tuo tormento, mio chéri, ma non saresti né il primo né l’unico a lasciare la moglie».
Anais Ginori, la Repubblica, 9 settembre 2012

 

La valigia. Restano due carriere indimenticabili, immagini struggenti, una valigia con la scritta «la Motta arrivo» e le iniziali E.C. (sintesi di Edith e Cerdan), ritrovata dopo il disastro aereo e andata all’asta nel 2013, lettere commoventi e un inno all’amore e alla boxe. Una canzone legata a una storia che forse non avrebbe retto al matrimonio di uno e all’inquietudine dell’altra, pure nel testo lei si chiede se si amano davvero. Solo per rispondersi che non è una domanda importante «nel cielo più nessun problema».
Giulia Zonca, la Stampa, 21 ottobre

 

Pugni, non violini. Viaggiava con lui una violinista famosa: Ginette Neveu che andava in America per una serie di grandi concerti. Anche la violinista è pianta dai giornali e i più seri hanno messo il suo nome prima di quello di Cerdan nei grossi titoli. Ma il cuore delle folle non è per lei: è per Cerdan. Per lui si fanno le edizioni speciali, per lui la folla si addensava ieri davanti all’Air France in attesa di notizie. Il pugno può più del violino.
Domenico Bartoli, la Stampa, 30 ottobre 1949

 

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