Lo Slalom del 3 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 4 giorni al GP di Abu Dhabi

 

     

►  DANILO GALLINARI ha dato l’addio al basket scrivendogli una lettera, alla maniera di Kobe Bryant: “Sei stato il mio rifugio”. La lettera intera si legge qui 

◇  Tira dritto, tira molto dritto Dorothea Wierer, arrivata al successo numero 17 in Coppa del mondo di biathlon ieri a Ostersund. Ha vinto la 15 km individuale battendo per tre decimi la 23enne finlandese Leinamo. È la sesta volta che vince sulle nevi svedesi, a 10 anni dalla prima volta. 

◇  Il Tas ha accolto parzialmente i due ricorsi contro la FIS per la partecipazione degli atleti e le atlete di Russia e Bielorussia con lo status di “atleta neutrale” ai Giochi di Milano-Cortina.

◇  Con un oro e due argenti, l’Italia ha cominciato gli Europei in vasca corta mettendosi in testa al medagliere dopo la prima giornata. La 4×50 maschile stile libero ha vinto la sua gara con da Leonardo Deplano, Lorenzo Zazzeri, Giovanni Guatti e Thomas Ceccon. Due secondi posti per Simona Quadarella nei 400 [con record italiano portato via a Federica Pellegrini] e con la 4×50 femminile di Silvia Di Pietro, Sara Curtis, Agata Maria Ambler e Costanza Cocconcelli, sempre con record italiano. 

◇  Aitana Bonmati, tre volte Pallone d’Oro, è stata operata per la frattura del perone della caviglia sinistra riportata in allenamento domenica a Madrid mentre preparava la finale di ritorno della Nations League contro la Germania. Il periodo di recupero stimato è di circa cinque mesi. 

◇  Nel pieno della volata per il Mondiale piloti e alla vigilia dell’ultimo GP, la Red Bulla ha annunciato che il compagno di Verstappen per la prossima stagione sarà il francese Hadjar. Tsunoda rimane in squadra come test driver. 

◇  Un grosso risultato viene dal Brescia nella Champions di pallanuoto. È andato a vincere in casa dei campioni d’Europa in carica: 16-13 al Ferencvaros e qualificazione ai quarti di finale. Stasera il Recco è nella tana balcanica dello Jadran Herceg Novi per il primo posto nel girone. Nella Champions femminile di pallavolo, Scandicci ha vinto agevolmente a Dresda. Stasera Milano e Scandicci. 

 

   

In silenzio soffro i danni del tempo

Franco Battiato

 

  

Kill WTA, l’ombra di Serena sulle regine fragili del tennis

È un gesto burocratico, ma nel tennis un segnale minimo come questo equivale a un lampo che squarcia la notte. Serena Williams è rientrata nel Registered Testing Pool dell’ITIA e non ci sarebbe alcun motivo per farlo se dentro di sé non sentisse una voce. È il primo passo che bisogna muovere per tornare, mettersi a disposizione della macchina dei controlli anti-doping, dichiararsi sotto esame per sei mesi. Nessuno sa se davvero rivedremo Serena in campo. Lei dice nooo, non è così. Ma da ieri sera esiste di nuovo la possibilità. E la sola possibilità, nel panorama di questi anni, vale come una scossa, una minaccia. 

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Finzioni

 

f come falso

Orson Welles intervista Danilo Gallinari

ESCLUSIVA  ▻  L’intervista di Orson Welles è per definizione un montaggio. Un taglia e cuci di parole già mormorate in altri tempi e conservate negli archivi. Le risposte sono quelle date in origine, alla lettera, testuali. Le domande – beh, le domande sono cambiate.

 

DI ORSON WELLES

C’è un momento — rarissimo — in cui un uomo così alto da sembrare costruito da un architetto distratto entra in una stanza e la stanza si rimpicciolisce, come se avesse improvvisamente capito chi comanda davvero. Danilo Gallinari entra così. Con quella calma da ultimo superstite di una razza scomparsa, i giganti gentili, quelli che non alzano mai la voce perché la loro ombra fa già abbastanza lavoro. Gli altri riempiono la stanza: lui la sposta leggermente di lato.

Lo guardo sedersi, e la sedia, per un istante, sembra protestare. Lui sorride. È il sorriso di chi ha imparato a vivere tra aeroporti e parquet, in dieci città che non lo hanno mai davvero posseduto. Dicono che l’America sia il Paese delle opportunità. Per me è soprattutto il Paese dei fanatici: e non lo dico in senso negativo. Intendo dire che qui nessuno si salva dalla propria ossessione. 

Un tempo avrei detto che ogni vero artista deve essere un vagabondo. Non glielo riferisco, lo è già stato a sufficienza per conto suo. Ora è seduto davanti a me, e per la prima volta non deve correre. Gli confesso che a giudicare dagli occhi sembra ancora un giocatore. Lui ride. È l’unica risposta che gli manca. Lo chiamano Gallo, e io penso alla creatura mitologica, il mezzo uomo e mezzo animale che nei miei film avrei relegato a fare da guardiano a un tempio. Ha appena scritto una lettera d’addio al basket come un innamorato maturo. In lui vedo la contraddizione che amo nei personaggi tragici: un corpo da titano e un’espressione da ragazzo che non ha ancora deciso se il mondo sia un posto affidabile. 

➣   Danilo, me lo dica lei se è affidabile, e mi dica lei se sono affidabili l’America e l’Italia.

«L’Italia ha 60 milioni di abitanti, gli Stati Uniti 400 milioni, c’è un modo diverso di vedere le cose. Sono arrivato nel 2008, primo mandato di Obama grande tifoso dei Chicago Bulls e così appassionato di basket da farsi allestire un campo alla Casa Bianca. Più che la politica, ho osservato la persona e il suo modo di comunicare. Trump non mi ha mai interessato molto. Spero faccia un buon lavoro».

➣   Io odio la politica, ma amo la giustizia. La popolarità non dovrebbe essere un criterio per l’elezione dei politici. Se dipendesse dalla popolarità, Paperino e i Muppets otterrebbero dei seggi al Senato. Quando penso a quest’amministrazione, mi dico che il nemico della società è l’uomo che non ha nulla da perdere. Non crede?

«Così dicono i social, pare, ma io non seguo i social. E non leggo i giornali». 

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CHE COSA SI DICE IN GIRO

▥  SIPARIO   Roberto De Ponti, Corriere della sera: È la fine di un’era. Talento cristallino se ne esiste uno, Danilo è una guardia liberata in un fisico da centro moderno, o quantomeno da ala forte. Tiro, penetrazione, passaggio, forza fisica, difesa così così ma chissenefrega. ha un qualcosa di romantico che in quella che si è rivelata la sua ultima partita, la sconfitta agli Europei contro la Slovenia di Doncic, il Gallo abbia giocato da applausi, stanco, vecchietto sì, ma ancora decisivo

▥  NIENTE CHIODI MA OPERE DI BENE   Walter Fuochi, Repubblica: Non ci sarà per nessuno un chiodo cui appendere un pallone, ma per Danilo Gallinari è arrivata l’ora di posarlo in un angolo dello stanzino dei giochi, l’attrezzo del magnifico mestiere che gli ha dato glorie e denari

 

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Le analisi

   

Come vedremo lo sport nel 2035

Gli adulti di oggi e i loro genitori hanno guardato il calcio più allo stesso modo. È con gli adulti del futuro che si è rotta la linea della continuità: il televisore grande nel muro, la voce del commentatore che grida. Matt Slater di The Athletic parte da questa frattura casalinga per attaccare con la storia dei ragazzi che vivono le loro partite in un altro modo, con lo sguardo che vaga tra il campo e il telefono, gli auricolari infilati per ascoltare chissà quale influencer e chissà che cosa, eccetera eccetera eccetera [ma quanto devono essere noiosi  o estranei ‘sti padri che si fanno preferire un influencer]. 

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Il senso della pallamano femminile in Angola

  C’è anche l’Angola fra le 16 squadre passate alla seconda fase dei Mondiali femminili di pallamano. Le Perles non sono un’apparizione esotica né una sorpresa ciclica ma una piccola istituzione nel torneo. Teresa Almeida è sparita dalla scena internazionale dopo alcune manifestazioni segnate dalla sua fierezza e dalla sua emancipazione dalla dittatura del corpo: «Voglio essere la portabandiera dei grassi – aveva detto ai Giochi di Rio – tutti loro devono sentirsi fieri e orgogliosi quanto me. Non siamo gente inferiore, non partiamo battuti in niente. Forse è più difficile correre i cento metri ma un sacco di altre cose si possono fare ad alto livello, anche nello sport».

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Dai campi

 

  Isabel Gose caduta da cavallo

Il primo titolo europeo assegnato a Lublino ha portato anche un nuovo record Europeo Ha preso tutto Isabel Gose, due decimi più veloce della Mireia Belmonte Garcia di 12 anni fa. Berlinese, 23 anni, si allena con il suo compagno Lukas Martens a Magdeburgo. Prima dei Mondiali del 2023, lei disse: “È una situazione speciale. È bello avere sempre un pezzetto di casa con sé. Alle gare ci siamo sempre vicini quando serve. Ma sappiamo anche quando è meglio lasciare l’altro in pace”. Ha imparato a nuotare all’età di quattro anni e ha iniziato a gareggiare a 12 trasferendosi a Potsdam. Prima di fare agonismo praticava equitazione, ma “cadevo spesso da cavallo e ho provato a nuotare. Oggi senza il nuoto il mio mondo crollerebbe” – dice. 

  Quadarella va in Australia

Da seconda si presentava in gara e seconda si è piazzata. Simona Quadarella ha però battuto sia la migliore Simona Quadarella mai vista sia il primato italiano di Federica Pellegrini, con un crono di 3:56.70, un solo centesimo davanti alla britannica Colbert grazie a un rush finale da argento. Non era mai stata in seconda posizione durante lo svolgimento della gara, stabilmente terza dal passaggio ai 200 metri. Dopo le batterie, aveva annunciato a Rai Sport una scelta che segna una nuova fase della carriera. Per due mesi di allenerà in Australia  con il gruppo di Dean Boxall, lo stesso che all’inizio del 2025  ha accolto Thomas Ceccon e Alberto Razzetti.  Boxall è un coach del St Peters Western di Brisbane, noto per l’energia travolgente e per un metodo ad alta intensità, costruito su volumi imponenti, cura ossessiva del ritmo gara e un ambiente quotidiano ultra-competitivo spiega il sito Swim Swam

Nel suo gruppo gravitano o sono passate Lani Pallister, Mollie O’Callaghan, Ariarne Titmus e Jenna Strauch. È in questo contesto — giovane, feroce, orientato alle prestazioni estreme — che Quadarella cercherà nuovi stimoli per il suo mezzofondo. Un’aggiunta, non un cambio radicale di direzione.

  I record delle staffette

La prima giornata di staffette con la 4×50 stile libero maschile e femminile ha visto cadere un mucchio di record nazionali. Silvia Di Pietro e Luca Hoek per la Spagna hanno anche quello individuale nuotando in prima frazione. Di Pietro ha dato il via all’argento italiano con un crono di 23.39, tre decimi sotto il suo primato del 2024 a Budapest. Dopo di lei hanno nuotato Sara Curtis [22.90], Agata Maria Ambler [23.78] e Costanza Cocconcelli [24.28] per un tempo finale di 1:34.30, un secondo sotto il precedente limite che risaliva al 2016. 

Lica Hoek per la Spagna ha cancellato un altro dei record ancora stabiliti con il costumone da Rafael Muñoz nel 2009. Primato croato per Jere Hribar [20.70], pure lui all’altezza delletà del poliuretano [Duje Dragania 20.70 nel 2009]. Nikita Sheremet ha invece preso il record mondiale juniores di Kenzo Simons guidando la staffetta ucraina a sua volta da record. Ha nuotato in prima frazione in 20.84, abbassando di poco più di un decimo il tempo del 2019. Sheremet si era fatto notare durante l’estate con l’oro ai Mondiali juniores nei 50 stile libero dopo aver eguagliato il record di Michael Andrew [21.75] in semifinale. Da allora ha iniziato il college a Louisville.

  L’irlandese che si fece inglese

Jack McMillan ha vinto il titolo dei 400 con il primato personale [3:36.33], un crono che lo consacra come #2 britannico di sempre. Argento per Martens e bronzo per Wiffen, in testa per buona parte della gara. McMillan è la prima medaglia della storia per la Gran Bretagna in questa gara. Ma Jack è nato a Belfast, nell’Irlanda del Nord. Poteva gareggiare per l’Irlanda come ha fatto inizialmente o per la Gran Bretagna come ora – dopo essere rimasto fermo un anno. Si è trasferito a Stirling, in Scozia, e il cambio gli ha dato un vantaggio competitivo in allenamento. Si allena con Duncan Scott e dice di aver avuto bisogno di quel cambiamento. Aveva iniziato a nuotare all’età di quattro anni e ha iniziato a gareggiare a otto. 

Johannes Liebemann, pure lui tedesco, con il quarto posto avrebbe battuto il mondiale jr. Nel senso che il suo 3:37.29 è più veloce del tempo di Matt Sates del 2021, ma siamo in attesa di sapere se verrà ratificato da World Aquatics il 3:36.57 nuotato dal russo Grigorii Vekovishchev a inizio novembre. 

carnet

Il programma di oggi: guida alle gare da vedere

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10.00  Batterie 100 misti maschili  [con Alberto Razzetti] |  10.14  Batterie 100 misti femminili  [Costanza Cocconcelli e Anita Gastaldi] |  10.26  Batterie 200 stile libero maschili  [con Carlos D’Ambrosio]  |  10.57  Batterie 200 stile libero femminili  [con Alessandro Mao e Anna Chiara Mascolo] |  11.13  Batterie 4×50 misti mista  |  11.22  Batterie 1.500 stile libero maschili: senza italiani ma con un campo di altissimo profilo: Wiffen, Wellbrock, Sarkany, Klemet e Betlehem sono tutti accreditati di un tempo da finale mondiale. Dice Swim Swam che la presenza del primatista europeo Kuzey Tuncelli e del giovane Johannes Liebmann rende la gara particolarmente interessante dal punto di vista dei riscontri.

19.00  Finale 50 farfalla femminili – Beryl Gastaldello ha fatto segnare il miglior tempo e Angelina Köhler ha battuto il suo stesso record tedesco in semifinale [25.06], pareggiando con la danese Martine Damborg [record europeo juniores]. Kohler ha abbassato di 64 centesimi il personale e ora detiene tutti e quattro i record tedeschi di velocità a farfalla sia in vasca lunga sia in vasca corta. Più avanti nella settimana gareggerà nei 100 e 200 farfalla. 

Finale 50 farfalla maschili – Noè Ponti e Maxime Grousset nuoteranno la finale e più tardi le semifinali dei 100 misti, se avranno passato le batterie del mattino.

Finale 200 dorso femminili  |  Finale 200 dorso maschili – John Shortt, 18 anni, irlandese, ha battuto due volte il record nazionale nei 200 dorso, prima in batteria e poi in semifinale [1:48.84], diventando il primo del suo paese a scendere sotto 1:50. Tre secondi limati in un solo giorno di gara. È a meno di un secondo dal tempo di 1:48.02 di Kliment Kolesnikov del 2017. Lorenzo Mora si è qualificato per la finale con il quinto tempo. 

Semifinale 200 stile libero femminili  |  Semifinale 200 stile libero maschili  |  Finale 100 rana femminili – Il miglior tempo in semifinale è stato di Eneli Jefimova [1:03.28]. Qui si registra la particolare circostanza di nessuna italiana in finale. Florine Gaspard per il Belgio e Anastasia Gorbenko per Israele hanno battuto il record nazionale.   |  Finale 100 rana maschili  |  Semifinali 100 misti femminili  |  Semifinali 100 misti maschili | Finale 4×50 misti mista

 

 

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Tendenze

   

Passami un gel per segnare un gol

Brentford-Liverpool, fine ottobre, minuto 78. Keane Lewis-Potter sta per entrare, Mehmet Ali gli sussurra qualcosa, forse gli ultimi dettagli, e il nutrizionista Ted Munson gli infila in mano una bustina. Un gel energetico. Lewis-Potter la passa a Kristoffer Ajer come ultimo messaggio prima dell’assedio e così la vittoria dovette molto alle tattiche eseguite bene, ma in non piccola parte al rifornimento.

Lo dice Liam Tharme su The Athletic, per raccontare come la i gel energetici non siano una moda. Il Brentford lavora con Science in Sport da anni, alla pari di Tottenham o New York City FC. Le inglesi al Mondiale 2019 nascondevano i gel lungo le linee laterali in bustine annerite: nessun marchio, solo energie rapide. Chi guarda con attenzione la Premier League li scorge ovunque. Per capire cosa succede, The Athletic si è affidato a chi studia la fatica dall’interno. Pete Bell, nutrizionista dell’English Institute of Sport, riferisce che «bisogna capire cosa comporta questo sport… 10, 11, 12, 13 km a partita, cinquanta e più sprint per un centrocampista». È la parola chiave del calcio moderno: glicogeno. L’energia stoccata nei muscoli e nel fegato. Durante l’esercizio si rompe e ossida per produrre ATP [che stavolta non c’entra con Gaudenzi]. 

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Discussioni

 

   

La causa tra Michael Jordan e la NASCAR

Le corse americane hanno una loro idea di immensità, ovali che sembrano piste d’aeroporto, pick-up che trainano mondi, icone che diventano industrie. Michael Jordan ci sta dentro da cinque anni come proprietario di una squadra NASCAR e intorno al vecchio dio della pallacanestro ruota adesso il più grande processo antitrust nella storia dello stock car racing. La sua presenza non è folklore, ma il detonatore di una causa che può ridisegnare la mappa del potere nelle corse americane.

La storia è diventata enorme, perché Jordan è il proprietario di maggioranza di 23XI Racing, e perché — come raccontano Jeff Gluck e Jordan Bianchi su The Athletic — il modo in cui si è arrivati fin qui sembra una collisione inevitabile tra soldi, ego e un sistema che non vuole cedere nulla.

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Interpreti

 

corto maltese   Spalletti sta dando una forma alla Juventus

   Corto Maltese non lo ammetterà mai, ma dietro ogni sua scelta apparentemente cinica esiste uno slancio sentimentale, fosse pure soltanto una propensione verso la scoperta di una fantasia lontana dalla realtà. Ha quell’aria superba di chi sorride delle cose serie e prende sul serio le cose leggere. Attraversa il mondo senza farsi travolgere, lasciando un segno sottile, elegante, inconfondibile. Va lontano restando sé stesso. 

Il Corto Certaldese alla fine questo fa. Dietro la tattica, c’è sempre una porzione di cuore. Guarda, ascolta, capisce da dove soffia il vento. È un toscano di campagna ma conosce le regole del mare quanto – che so – un livornese. Prima di tornare a Napoli da avversario – e per fortuna che la partita arriva a dicembre e non in primavera, così potrà tenere il tatuaggio sotto le maniche lunghe – prima di tornare a Napoli da avversario, Luciano Spalletti ha fatto in tempo a mostrarci la prima Juventus a sua immagine e somiglianza, nel 2-0 di ieri sera all’Udinese negli ottavi di finale di Coppa Italia. Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera ha scritto: Quando stai costruendo, e crescendo, l’Essere (il gioco) conta davvero più dell’Avere (il risultato) anche se poi, generalmente, l’uno segue l’altro, com’è successo ieri sera: è stata la Juve più spallettiana vista fin qui, aggressiva e propositiva, che preferiva il rischio del passaggio in avanti rispetto alla comodità del tocco indietro, con i giocatori che andavano a prendersi il loro spazio. Ne è uscito un 2-0 logico e lineare anche se, in alcune occasioni, Madama ha avuto il vecchio vizio di sbagliare troppe chance. Guido Vaciago su Tuttosport parla di sinistra perseveranza con la quale la Juventus sbaglia golma vede “margini di crescita enormi, e se davvero si vuole continuare a parlare di scudetto, Spalletti dovrebbe riuscire a vincer enel suo San Paolo domenica sera

 

 poldo    Che cosa mangia Vardy

Vincenzo Di Schiavi sulla Gazzetta racconta il nuovo StradiVardy di Cremona, come viene definito nel titolo. Come Pippo Inzaghi, Paolo Rossi o Gerd Muller sfibra la resistenza altrui imprimendo nelle difese un’incessante sensazione di pericolo. La narrazione, soprattutto ai tempi della Premier, abbondava di dettagli legati a uno stile di vita naif. Red Bull appunto, caffeina, prosciutto e fagioli la mattina e un bicchiere di Porto la sera prima delle partite per rilassarsi. Il presente però sembra raccontare altro: un fisico asciutto e una esplosività sulla breve distanza che fa a pugni con i suoi 38 anni. La Cremonese ne ha riattivato le innate qualità con un lavoro mirato. Uova strapazzate e pane oppure toast a colazione. Pasta in bianco o al pomodoro a pranzo e carne la sera. Questa la dieta alla base della sua incredibile longevità.

 

 la pantera rosa   Balotelli si allena a Carpenedolo

  Con la Pantera Rosa tutto è possibile: si sta dentro un range che va dall’incidente al capolavoro. Con Balotelli pure, con il vero Balotelli si passava dal dribbling sublime alla scelta incomprensibile. Mario ha vissuto nella sottile frontiera tra il genio e la gag, con una grazia sua, sorniona, svagata, un’aria di distanza elegante, come se fosse un dovere del mondo raggiungerlo, non il contrario. Si è mosso spesso senza pensare alle conseguenze. Ha incendiato l’aria attorno a sé nel bene e nel male. Ora Balotelli è stanco di guerra e si allena a Carpenedolo con Abderrazzak Jadid, sesto posto nel girone d C di Eccellenza lombarda. In estate ci aveva provato il Vado, vincitore della prima Coppa Italia, la squadra di suo fratello Enock. 

 paperone e paperoga   Cairo e  Vagnati nella crisi del Torino

Marco Bonetto su Tuttosport pubblica stamattina un intervento durissimo su quello che chiama un fallimento strategico e gestionale innanzitutto societario in corso al Torino. La squadra sta crollando perché è stata costruita male, gestita peggio e lasciata senza identità. C’è la peggior difesa della Serie A dopo aver avuto anche il peggior attacco — ogni volta che il Toro prende gol si squaglia: niente forza, niente orgoglio, niente appartenenza. Un crollo sistematico. Il bersaglio principale è il mercato: secondo Bonetto, Baroni ha indirizzato scelte incoerenti, Cairo e Vagnati le hanno assecondate senza visione. Solo Il saldo economico è stato positivo, ma pure quello rischia di essere un’illusione tra obblighi di riscatto e bonus futuri. Nel frattempo il Torino ha perso pezzi fondamentali: Ricci, Milinkovic-Savic, Buongiorno, Bellanova, perfino Rodriguez. Anno dopo anno, Cairo smonta la rosa, in forme più o meno oppressive e massicce. E inoltre Bonetto di chiede come diavolo si fa ad arrivare fino a Ferragosto per capire che il 4-2-3-1 non poteva stare in piedi, non avendo il Torino Gattuso e De Rossi in mediana e dei fenomeni in difesa?.

➔   In compenso, un po’ a salvare la stagione, Che Adams si è aggiudicato il premio per il gol più bello della stagione 24-25. Glielo attribuisce la giuria dei Gazzetta Sports Awards. 

 

 

Cosa sarà di Zion Williamson

Zion Williamson sorride, e sembra un ragazzo che ha finalmente ripreso fiato. Entra in palestra e dice di «non essersi sentito così dai tempi del college, anzi del liceo». Cammina senza dolore, si allena senza smorfie, respira un’idea di normalità che da anni gli sfugge. Uno pensa allora che quell’enigma fisico che ha fatto a pezzi la sua carriera NBA forse gli sta concedendo una tregua. Poi arriva la partita di Los Angeles contro i Lakers, due notti fa, e Zion non gioca. Si siede in panchina, vede i Pelicans perdere 133-121, e la storia torna a incrinarsi. È la sua «sfida mentale», come dice coach James Borrego, «uno scherzo della mente». Il 25enne che doveva riscrivere la geometria della NBA resta l’elettrone più instabile del sistema: quando è sano nessuno lo ferma; quando non c’è tutto crolla.

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I figli di Pietrangeli parlano di Sinner

MARCO

«Non conosco Sinner, non so cosa pensi di mio padre. Ma il ragazzo è sveglio e intelligente, avrà fatto le sue valutazioni. Ognuno vive il lutto a modo suo Arriveranno persone da tutto il mondo. Non mi stupirei se si affacciasse anche il presidente Mattarella». [a gaia piccardi, Corriere della sera]

FILIPPO

➣   Sinner vi ha mandato un messaggio in questi giorni?

«Se ha scritto un telegramma, non è ancora arrivato. Mi hanno chiamato in tantissimi, potrei aver perso la telefonata, non ho il suo numero». [a cosimo cito, Repubblica]

➣   Si è parlato molto della sua presunta «invidia» per Sinner…

«Non è mai stato invidioso di Jannik, assolutamente. Anzi, lo ammirava molto. Ha sempre detto che è fortissimo e si augurava che di Slam ne vincesse cento. Certo, papà ha giocato e vinto in un’epoca diversa: ma anche allora si gareggiava ad armi pari e vinceva comunque il più forte». [a stefano semeraro, La Stampa]

➣   Nessun post sui social da parte di Jannik Sinner, l’idolo dei nostri tempi. Dispiaciuto?

«Preferirei non rispondere». [a marco iaria, La Gazzetta dello sport]

 

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La Macchina del tempo 

 

Il freddo dopo la Guerra Fredda: la Coppa Davis di Sampras in Russia

Nell’inverno del 1995 li vedevi andare sulla Tverskaya Uliza a comprarsi macchine di lusso pagandole con la carta di credito. Quando davano gas, tutto attorno le Lada sembravano ferme. Portavano Cartier al polso, Gucci a tracolla e un colbacco d’altri tempi: Cartier perché fa sempre fine, Gucci perché gli italiani lo fanno meglio, il colbacco perché a Mosca c’erano venti gradi sottozero.

Così Alessandra Giardini sulla Gazzetta dello sport ha raccontato cosa accadde trent’anni fa all’Olympiynskiy Sports Complex, il posto dove i milionari di Mosca avevano comprato tutti i posti disponibili per assistere alla prima, storica finale di Coppa Davis tra Russia e Stati Uniti. Tre dicembre del 1995, l’anno della massima distensione politica tra le due potenze. I padroni di casa erano convinti che avrebbero mostrato al mondo di essere diventati i migliori anche sul campo da tennis. Siccome agli americani piacevano le superfici veloci, i russi avevano portato la terra rossa con i camion dentro il palazzone, e di notte la allagavano per renderla lenta come una palude.

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Oggi

 

Trento vs Modena di Superlega

È una delle grandi classiche di Superlega, capitolo numero 90 di un romanzo pallavolistico che attraversa venticinque anni. Trento arriva alla sfida in terza posizione, solida in casa dove ha perso un solo set, e soprattutto ormai rodata nel sestetto senza l’infortunato Lavia: l’equilibrio è stabile, la marcia è quella alta. Sbertoli sta gestendo con lucidità, privilegiando il lavoro dei laterali rispetto al centro — una scelta che si riflette nella continua crescita di Michieletto, oggi braccio totale, e di un reparto d’attacco che ha un punto di forza nella ricezione. Manca un po’ di continuità al servizio, ma la sensazione netta è che il gruppo stia crescendo bene, dentro una squadra che in dicembre affronta Superlega, Champions e Coppa Italia.

Modena è un altro laboratorio. Per sopperire alle difficoltà a muro, Giuliani ha chiesto una battuta aggressiva, costante, ma anche rischiosa. Il diciannovenne Tizi-Oualou sta avendo un impatto sorprendente, valorizzando tanto i centrali quanto la fase di ricostruzione grazie a un Perry affidabile in seconda linea. Porro sta salendo di livello, Davyskiba mette la potenza, ma la squadra ha lasciato punti pesanti in giro, segno di una pericolosità ancora intermittente. Partita ad alta variabilità, come sempre fra due club che sommano 65 trofei e una lunga storia di passaggi incrociati. Ma oggi il sistema-Trento appare più stabile, più continuo, più maturo.

 


     

Guida allo sport in tv di oggi

Il turno infrasettimanale di Premier League

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L’ultimo scroll

   

La Giornata internazionale delle persone portatrici di una disabilità

Nella Giornata internazionale delle persone portatrici di una disabilità, Nina Fresia per La Stampa è andata a raccontare come la Bebe Vio Academy di Milano sia diventata un luogo dove bambini – con o senza disabilità – praticano sport paralimpici insieme, annullando barriere che nella vita quotidiana sembrano ancora enormi.

Gaia e Alice, per esempio. Sono due gemelle: una in carrozzina, l’altra no. In palestra però questa differenza non esiste, perché i gruppi sono misti, gli esercizi sono gli stessi, e le ragazze e i ragazzi crescono vedendo — come dice Gaia — che «non bisogna distogliere lo sguardo, si deve conoscere». L’Academy offre cinque sport a rotazione e due fissi, scherma e atletica, e dopo un anno indirizza i giovani nella disciplina più adatta. 

La Stampa registra un cambiamento culturale: all’inizio arrivavano quasi solo bambini con disabilità, oggi l’integrazione è totale. I timori degli adulti [che i “normodotati” si sentissero frenati, che non volessero salire sulle carrozzine “per scaramanzia”] sono stati spazzati via. Anzi: i ragazzini fanno a gara per usare la carrozzina più veloce. Margherita, 12 anni, è uno dei simboli di questa rivoluzione: ha scelto di continuare con il basket in carrozzina anche se della carrozzina non si serve per camminare. «Sulla carrozzina siamo tutti uguali», spiega.

Jonel, con artrogriposi, ha inventato un suo modo di giocare a calcio da seduto, diventato ormai un piccolo rito dell’Academy. E c’è la storia delicatissima di Gaia, per la quale l’Academy è stata «una rinascita»: le ha dato autonomia, fiducia, identità. Tanto che quando a scuola ha avuto un momento difficile, è entrata in classe con la tuta dell’Academy per ricordarsi — e ricordare agli altri — che lì dentro aveva trovato una comunità.

È un pezzo che parla di inclusione reale, non teorica. La stessa che si pratica da dieci anni l’Accademia di calcio integrato di Roma, dedicata ai ragazzi che hanno una diagnosi di spettro autistico. Un’idea che sembrava un’utopia — tenere insieme “autós” e sport, chiusura e relazione — e che invece ha funzionato. È diventata un luogo dove bambini e adolescenti con autismo fanno calcio, giochi di gruppo, allenamenti veri, crescono sostenuti da un’équipe di psicologi, medici, logopedisti, educatori. Diventano adulti. Alcuni ex bambini oggi sono istruttori, passati dall’emarginazione al ruolo di guida. Hanno preparato l’esame da assistente istruttore con migliaia di ore sul campo e tre davanti a un computer. Le tutor spiegano che non usano quasi mai la parola disabilità, ma diversità, perché è così che nasce una necessaria consapevolezza.

Il progetto ha un’appendice, si chiama Dopo di noi, ed è sostenuto con l’otto per mille della chiesa valdese. Affronta la domanda che schiaccia ogni genitore di un figlio autistico — cosa ne sarà quando io non ci sarò più? Punta sulla formazione e sul lavoro nello sport. I ragazzi che stavano dentro sé stessi oggi hanno un gruppo WhatsApp. Ogni sera si parlano e si sentono parte di qualcosa.

 

 

Diteci che cosa decide Gravina

Il Corriere dello sport-stadio fa una lunga intervista al presidente della federcalcio Gabriele Gravina, riassunta nel titolo con una frase che lo stesso giornale definisce provocatoria.  «A chi mi dice “vai a lavorare” rispondo: se vado via io, riparte il calcio e vinciamo i Mondiali? Se ne avessi la certezza, sarei il primo a farmi da parte. Per questo sono un uomo sereno».

Più che essere provocatoria, la frase è paradossale.

Gravina non deve chiedersi cosa farebbe un altro al posto suo. Non è di alcuna rilevanza. Peraltro farebbe proprio venire voglia di scoprirlo. Gravina deve invece chiedersi che cosa sta facendo lui. Cosa decide. Che peso hanno le sue decisioni. Sulle riforme: nessuno. Sulle relazioni con i club per rinviare una giornata di campionato: nemmeno. Il quesito si fa adesso urgente dinanzi alla scoperta che neppure il destino di un Ct dipende dalla sua volontà. 

Lo confessa Gravina stesso in modo sconcertante durante l’intervista, quando gli viene posta la domanda: – Spalletti andava esonerato prima di Norvegia-Italia? E lo sciagurato rispose: «Io non l’avrei mandato via neanche dopo». Eh?

Ora. Poiché in conferenza stampa Spalletti disse: «Gravina mi ha comunicato che sarò sollevato dall’incarico dopo la partita, risolveremo il contratto. Non avevo intenzione di mollare ma mi assumo la responsabilità» – ecco, sarebbe utile sapere allora chi è che ha deciso, e perché tutti questi elementi sulla scena, tutti questi puntini uniti, danno l’idea di un Gravina che in quella circostanza ha fatto solo da portavoce. Sembra l’aereo più pazzo del mondo: quando bussi alla cabina del pilota, e dentro la cabina non c’è nessuno. 

A domani. 

 

     

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