Le analisi
Come vedremo lo sport nel 2035
Gli adulti di oggi e i loro genitori hanno guardato il calcio più o meno allo stesso modo. È con gli adulti del futuro che si è rotta la linea della continuità: il televisore grande nel muro, la voce del commentatore che grida. Matt Slater di The Athletic parte da questa frattura casalinga per attaccare con la storia dei ragazzi che vivono le loro partite in un altro modo, con lo sguardo che vaga tra il campo e il telefono, gli auricolari infilati per ascoltare chissà quale influencer e chissà che cosa, eccetera eccetera eccetera [ma quanto devono essere noiosi o estranei ‘sti padri che si fanno preferire un influencer].
In questo cortocircuito domestico, Slater si domanda se la televisione sportiva come l’abbiamo conosciuta sia finita. Apre il ventaglio, e dentro ci mette tutto: la NBA, TikTok, i nuovi modi di guardare, le vecchie ossessioni. Tira fuori la solita frase di Adam Silver e del ceo del Liverpool, più rimasticata di un chewing gum, secondo cui «i nostri sport sono ormai prodotti basati sugli highlights». Ma una volta scavalcato tutto questo – colpo di scena – nel pezzo spunta la voce di Matt Stagg, ex direttore tecnologico di EE e di BT Sport, dunque un esperto di nuovi ecosistemi digitali, che si dice «molto irritato quando sento raccontare che i giovani non hanno più attenzione. Se gli interessa, le cose le guardano». Sia benedetto Matt Stagg, per il quale «osservare e usare un secondo schermo è già normalissimo per la Gen Z».
Slater mette allora voci e tendenze. Peter Hutton — BBC, Sky, Meta, Saudi Pro League — gli spiega che non esiste più una voce unica, «non c’è un solo modo per parlare alla tua audience», e che i clip, a volte, sono più importanti della diretta. L’essenziale, dice, è «far sì che la gente tenga a qualcosa».
Slater concede che “il rischio di questi pezzi è sembrare sciocchi come Ritorno al futuro quando immaginava il 2015 con taxi volanti e scarpe che si allacciano da sole”. Però ‘sto pezzo gliel’hanno chiesto, e allora parte con le profezie.
La più sicura è che vedremo più sport ovunque, su qualunque schermo. Dieci anni fa consumavamo 1,3 trilioni di ore, nel 2034 arriveremo a quattro trilioni. Nel 2024 sono state tre trilioni di ore di sport video, il 40% digitali. Nel 2024 sono stati creati contenuti media pari a 114.000 anni di visione. Nel 2008 erano 15.000. Sta tutto qui.
Slater ricorda quando Amazon introdusse la modalità con i suoni originali dello stadio e prevede un’esperienza basata sulla personalizzazione, tipo Nickelodeon ti aggiunge SpongeBob alla NFL e Disney applica Monsters & Co. al Monday Night Football. “È come mettere delle skin nei videogiochi. Ogni fan vuole il suo feed”. Potremo costruirci la nostra telecronaca, con i nostri dati, il nostro modo di stare nel live, se le cose girano in un certo modo forse forse potremo anche costruirci un risultato che vale solo per noi.
I superfan pagheranno sempre di più, gli occasionali quasi nulla. Si deduce dal fatto che DAZN ha dato gratis il Mondiale per club, la BBC pubblica gli highlights prima di Match of the Day, la Saudi Pro League vive su YouTube, CazeTV compra i diritti dei Mondiali in Brasile grazie alla pubblicità.
«Anche i pirati sono fan di valore», dice Hutton, il quale racconta qual è la strategia: aggiungere pubblicità dentro il contenuto rubato, contare le visualizzazioni pirata grazie all’AI, capire quali creator raccontano meglio il prodotto.
Lo sport in tv sembrerà sempre più un videogioco, con commenti sovrapposti, grafiche predittive, dei quarterback vedremo disegnati i percorsi in tempo reale. Però però. Le cuffie VR non stanno decollando e “vedere sport con un casco non sembra sport”, non ancora. Gli occhiali sì: Ray-Ban e Oakley con Meta vanno, e altre marche sono in arrivo. Consente di sovrapporre dati al mondo reale, senza isolarsi. Sarà l’approdo naturale quando guarderemo sport per strada, al pub, in salotto – dice The Athletic.
Ma il vecchio mondo non morirà. Non sono previste rivoluzioni industriali nei prossimi dieci anni. TV e mobile resteranno dominanti. Il vero cambiamento sarà nella personalizzazione dei feed e nella produzione di video verticali. “Siamo sicuri che lo sport dal vivo manterrà il suo valore. La Gen Z oggi guarda meno TV, ma cresce dentro le abitudini del live”.
Stagg aggiunge un’immagine da romanzo: “Tra vent’anni, quando nessuno guarderà più la TV lineare, l’ultima cosa che vedremo tutti insieme su uno schermo piatto, dal vivo, sarà una partita al pub”.
[Oh. Comunque. Tra vent’anni la partita al pub ve la guardate voi]