Lo Slalom del 15 ottobre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 3 giorni a Roma vs Inter

 

 

►  LA NAZIONALE italiana ha fatto a lungo fatica a segnare contro Israele, ma alla fine ha vinto 3-0 e si è garantita la partecipazione ai play-off dei Mondiali. Due gol di Retegui e uno di Mancini. No, non Roberto. Magari. Alla manifestazione di sostegno per la causa della Palestina ci sono stati scontri dopo il corteo, con una dozzina di feriti negli scontri con la polizia. La Under-21 ha vinto 5-1 a Cremona con l’Armenia e guida il girone di qualificazione agli Europei a punteggio pieno. 

◇  Le qualificate ai Mondiali sono salite nel frattempo a 28, siamo oltre la metà. Ieri si sono aggiunte Sudafrica, Costa d’Avorio e Senegal dall’Africa, Osimhen ha fatto fuori il povero Benin con una tripletta e ha portato la Nigeria almeno agli spareggi. Dall’Asia – ops – si sono qualificate Qatar e Arabia Saudita. L’Inghilterra è il primo paese europeo a qualificarsi. Ronaldo ha segnato due gol ma il Portogallo non è ancora irraggiungibile. 

◇  Milano ha perso un’altra volta, adesso sono tre su quattro in Eurolega dopo l’esordio positivo a Belgrado. È stata battuta dal Bayern in una di quelle gare col punteggio basso che di solito vinceva [64-53]. 

◇  Matteo Berrettini ha esordito al torneo di Stoccolma vincendo in due set il derby italiano con Giulio Zeppieri. Come raffinata informazione tecnica sulla partita, i tre quotidiani sportivi ci informano che ha una nuova fidanzata. Il francese Giovanni Mpetshi Perricard ha eliminato Emil Ruusuvuori al primo turno a Bruxelles segnando 39 ace. 

◇  Il povero Gleison Bremer si è operato di nuovo [menisco] e potrà tornare solo a dicembre. L’Atalanta ha recuperato Scamacca: una buona notizia pure per la Nazionale. 

◇  Giannis Antetokounmpo ha detto che vuole chiudere la carriera nella Grecia che llo ha accolto e che gli ha dato un passaporto. Dopo i quarant’anni. In un club qualsiasi. Ne ha citati quattro: Filathlitikos, Olympiakos, Panathinaikos e Aris. 

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Ho visto un posto che mi piace, si chiama mondo

Cesare Cremonini

 

 

Saranno i ventenni a salvarci

La prima volta, ventott’anni fa, la Nazionale italiana dovette ingoiare la prospettiva di passare da uno spareggio per andare ai Mondiali. Eravamo i vicecampioni in carica e ci toccava una cosa alla Irlanda, alla Ungheria. I bambini giocavano ancora felicemente per le strade, c’erano in difesa tutti i difensori di una volta: Ferrara, Costacurta, Nesta, Cannavaro, Maldini [ma a loro volta – a quel tempo – non erano come i difensori di una volta] e in attacco c’era una discreta scelta, per esempio potevano giocare Bobo Vieri, Pippo Inzaghi o quel meraviglioso e sottovalutato armadio di Casiraghi.

Del Piero aveva 23 anni [non 18: ventitré] e non veniva mai tenuto in campo per 90 minuti: o entrava tardi o usciva presto. Il cittì era Cesare Maldini e diceva come tanti prima e dopo di lui che nel calcio conta soprattutto non prendere gol. Lo diceva e così si regolava. Infatti l’Italia andò agli spareggi per colpa di uno 0-0 in Polonia e di uno 0-0 in Georgia quando Kvaratskhelia non era ancora nato. Per tenere addosso all’Italia l’abito del 5-3-2, pure Zola, Roberto Baggio e Mancini non giocavano mai. 

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La Spagna di Luis de la Fuente ha battuto la Bulgaria e ha eguagliato la serie di 29 partite senza sconfitte registrata fra 2010 e 2013 con Del Bosque cittì. Sarebbero solo fatti loro se – attenzione – fra altre due partite questo senor De la Fuente non avesse progettato di ghermire con i suoi artigli stranieri il record della mamelica impresa di Roberto Mancini, presentandosi dunque come un barbaro invasore, più di quanto fosse a suo tempo Amedeo Minghi con il cuore di Mietta in quel celebre duetto. 

Intanto ha battuto un record mondiale Leo Messi – e ti pareva. Ha dato spettacolo in un’amichevole contro Porto Rico giocata a Miami. Ha piazzato due assist e ha raggiunto quota 60 in nazionale [uno più di Neymar col Brasile] e 398 in tutto. Lo riporta L’Equipe.


Ripugnante

La prima squadra europea che si porta ai Mondiali è quella dei maestri che hanno inventato il gioco. L’Inghilterra ha segnato cinque gol in Lettonia e Kane ha portato il suo record in nazionale a un fenomenale 76 in 110 partite, superando di 23 il precedente detentore Wayne Rooney. In questa stagione ha segnato 21 gol in 13 partite tra club e nazionale. Erling Haaland ha lo stesso totale, con una partita in meno.

Jacob Steinberg sul Guardian ha scritto che l’unica preoccupazione per Tuchel è che la sua Inghilterra non avrà avuto un serio test prima della Coppa del Mondo. Il mese prossimo giocherà partite senza un senso con Serbia e Albania. Ci saranno amichevoli di preparazione a marzo – sono state allertate Giappone e Uruguay – ma finora nulla ha fatto capire a Tuchel se l’Inghilterra sarà in grado di battere una Spagna o una Francia in una partita a eliminazione diretta. È qui che inizia il vero lavoro. Ci sono domande da risolvere. La grande umiliazione di Jude Bellingham continuerà o il centrocampista del Real Madrid tornerà il mese prossimo? C’è spazio per Cole Palmer o Phil Foden in attacco? Adam Wharton riuscirà a ritrovare la strada? Il quadro diventerà più chiaro con l’avvicinarsi del torneo. Sembra ancora improbabile che l’Inghilterra possa vincere la Coppa del Mondo senza Bellingham, ma spetta al ventiduenne dimostrare di saper rispettare la gerarchia e seguire le istruzioni. La competizione è aperta, come ama dire Tuchel

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  Il Brasile è stato battuto in amichevole nel mezzogiorno italiano dal Giappone. Era avanti 2-0 e si è fatto rimontare [3-2]. Il Brasile aveva preso quattro gol dall’Argentina a marzo, tre dalla Spagna esattamente un anno prima, quattro dal Senegal due anni e mezzo fa. Un allarme, non una consuetudine. Di tre partite tanto ravvicinate con almeno tre gol subiti non c’è traccia a ritroso negli ultimi trent’anni – segno che tanta cronica disinvoltura difensiva è una delle molte leggende che fioriscono tra le sponde delle ideologie del pallone. Ancelotti è stato chiamato per mettere un argine a questo tracollo della difesa, ma adesso è arrivata una seconda sconfitta in tre partite dopo quella in Bolivia. E sono tornati i tre gol presi. Una circostanza che nella Curva Catenaccio è passata un po’ sotto silenzio.



Il nuovo status di Dembélé: guai in arrivo per il PSG

Quanto vale un Pallone d’Oro? In termini materiali, una ventina di migliaia di euro. Ma la dimensione simbolica supera di gran lunga l’aspetto numerico, scrive L’Équipe. Per il PSG, il trofeo di Ousmane Dembélé è diventato un’arma di comunicazione: un titolo da esibire nei mesi a venire, un argomento in più per il rinnovo o la firma di certi accordi pubblicitari.

Il problema è che, accanto alla gloria, ci sono i numeri. E quelli del contratto di Dembélé — valido fino al 2028 — rischiano di tornare presto sul tavolo. Come gestirà Parigi, che ha fatto del progetto collettivo il proprio valore cardinale, la valorizzazione del suo numero 10?si chiedono Hugo Delom, Loïc Tanzi, Emery Taisne. L’idea di tornare a stipendi messianici aleggia.

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La minaccia di Trump a Boston e Los Angeles: vi tolgo lo sport

Se fate i cattivi, vi tolgo i Mondiali e le Olimpiadi. Ecco. Oddio, diciamo. Donald Trump sa benissimo che non può togliere niente a nessuno [ehm, boh, ormai qui è saltato tutto], ma usa l’arte dell’intimidazione a livelli altissimi. Dopo Seattle e San Francisco, anche Boston è finita nel mirino del presidente americano, che ha dichiarato di voler esercitare pressioni sulla FIFA per «togliere loro le partite» se la città non risolverà i suoi problemi di sicurezza. Non pago, ha esteso l’avvertimento a Los Angeles per i Giochi del 2028, evocando «potenziali questioni di sicurezza» come motivo del suo intervento.

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Infantino, l’ombra di Trump: che ci faceva al vertice per gli accordi su Gaza

Se tutto questo succede e può succedere è perché sulla pedana rialzata di Sharm el-Sheikh, in Egitto, dove i leader mondiali affiancavano Donald Trump per celebrare l’accordo di cessate il fuoco a Gaza, c’era un uomo che spiccava fra gli altri, pur non essendo né capo di governo né un reale arabo. Esatto. Lui. Gianni Infantino, presidente della FIFA, era l’unico dirigente sportivo al vertice di lunedì e l’unico presente senza un ruolo politico. Si è fatto fotografare con Trump e con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, promettendo di aiutare a ricostruire i campi sportivi distrutti a Gaza. Come ha dichiarato nel suo video su Instagram, «è davvero importante che la FIFA sia qui».

Come racconta Tariq Panja sul New York Times, Infantino sembra avere una bussola precisa: essere dove c’è Trump, qualunque sia l’agenda del giorno. Nel 2020 parlò a una cena di imprenditori organizzata da Trump al World Economic Forum di Davos, poi volò a Washington per la firma degli Accordi di Abramo e si è guadagnato un posto d’onore alla seconda inaugurazione del presidente americano. Da allora, la sua presenza nello Studio Ovale è diventata familiare.

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I signori del tennis tra le braccia dei milioni sauditi

Potrebbe sembrare una coincidenza, se pochi giorni dopo l’abbraccio fra Al Saud e Trump a Sharm el-Sheikh, i vertici sauditi si preparano a sedere in tribuna per il Six Kings Slam, la ricca esibizione di tennis che mette in palio un assegno da 6 milioni di dollari per il vincitore. Piero Valesio su Domani dice che una coincidenza non è e adopera una serie di definizioni critiche: una esibizione monstre, una baracconata, un giochino da tavolo allargato di cui, francamente, non si sentiva la mancanza.

Nella cultura popolare in Partenope, i soldi fanno venire la vista ai cecati. A Jannik Sinner sono passati i crampi. Ma non è stato trattato da numero 2 del mondo. I due bye per la semifinale sono stati assegnati a Djokovic e Alcaraz. Sono loro che i sauditi non volevano correre il rischio di vedere subito eliminati. Sinner dovrà giocare il turno preliminare con Tsitsipas, una partita in più, ma evidentemente ha recuperato dal malore di due domeniche fa a Shanghai. Massimo Calandri su Repubblica ricorda il chiacchiericcio di inizio anni, quando si diceva che lo stop di tre mesi concordato a febbraio con la Wada avrebbe dovuto consentirgli di chiudere la stagione col piede sull’acceleratore.

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Cosa succede al tennis se cresce il padel

Un fantasma si aggira per l’Europa e quel fantasma si chiama padel. Nel Regno Unito di Fred Perry edei fratelli Renshaw potrebbe presto superare il tennis, proprio come è già successo in Spagna. Il numero totale dei campi nel Paese si avvicina ormai a 1.600. All’inizio della pandemia contava meno di cento strutture. Jamie Murray ha spiegato al Telegraph che la facilità di accesso a «uno sport in cui i principianti assoluti possono godersi una partita dopo pochi minuti dal primo colpo» lo rende per molti più attraente del tennis.

«È uno sport divertente, molto sociale», ha detto Murray. «È molto più facile iniziare a giocare. Ogni club di tennis dovrebbe offrire il padel ai propri soci e per attirarne di nuovi, perché i club di tennis nel nostro Paese sono perlopiù morti». Gulp. 

Tuttavia, mister Murray vede pure le conseguenze di quel che si augura. «La gente dice che è rumoroso e i nostri club di tennis sono situati principalmente in zone residenziali, e poi si corre il rischio che il padel prenda il sopravvento sul tennis. È probabilmente un modello di business migliore».

Per illustrare la diffusione del padel, il Telegraph ha elaborato una mappa dei campi a partire dal sito iPadel, dove i club vanno a registrarsi. Il grafico [qui] mostra una crescita spettacolare nella prima metà del decennio e indica gli ampi margini di espansione. Alcune aree, in particolare in Galles e nelle contee orientali come Lincolnshire e Northumberland, restano ancora senza campi. Perfino a Londra centro – dove i prezzi degli immobili e i timori per l’inquinamento acustico costringono a spostarsi verso zone periferiche come Earl’s Court, Wandsworth o Canary Wharf – la disponibilità potrebbe migliorare.

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perdindirindina   Un’altra sconfitta per la Corazzata Milano

Giuseppe Sciascia per il Corriere della sera spiega che pesano le assenze nel settore lunghi con l’assetto piccolo che non dà vantaggi offensivi. Basketball Sphere dice che quando in una stagione si ha di gran lunga il maggior numero di infortuni tra tutte le squadre di Eurolega, si può dare la colpa alla sfortuna. Quando si ripete l’anno successivo, si potrebbe iniziare a pensare di essere stati maledetti. Ma quando la stessa cosa accade per il quarto anno consecutivo sotto la guida di Ettore Messina, è giusto iniziare a cercare risposte altrove. Senza Josh Nesbo fuori per un mese, con Zach LeDay che salterà tutte le partite di ottobre, con Lorenzo Brown e Marko Guduric non ancora al 100 percento, Milano è caduta per la quarta volta in cinque partite, la terza su quattro in Eurolega. 

la  forza dei nervi distesi   Cosa c’è oltre al basket nella vita di Cotelli

Matteo Cotelli è il vice di Peppe Poeta al quale è stata affidata la squadra dopo il suo ritorno a Milano per far da vice a Ettore Messina. La squadra è Brescia,  finalista scudetto un anno fa. Cosimo Cito per Repubblica ha intervistato Cotelli. «Mi mancano 5 esami per laurearmi in giurisprudenza, sono un avvocato mancato, ma da qualche anno ho lasciato da parte lo studio. Essere allenatore è quello che mi permette di esprimere la mia personalità. Un giorno mi piacerebbe riprendere: non mi piace lasciare le cose incompiute. Ma in facoltà ho conosciuto la mia compagna, Mara. Abbiamo un bambino, Gabriele, di un anno. Ci sposiamo il 29 novembre. Non è una data casuale». Un anniversario? – chiede Cito. «No, è quando si ferma il campionato, c’è la finestra Fiba per le nazionali. In Comune abbiamo chiesto proprio quella data».

 

I giramondo della pallav olo

temi   Cosa cercano all’estero in un coach italiano

Agli ultimi Mondiali di pallavolo c’erano dieci commissari tecnici italiani, quattro erano tutti nello stesso girone: Camillo Placi per la Tunisia, Roberto Piazza per l’Iran, Angiolino Frigoni per le Filippine e Marco Bonitta per l’Egitto. Frigoni e Bonitta  per giunta sono i protagonisti dei primi Mondiali vinti nella storia, Frigoni era il vice di Velasco nel 1990, Bonitta il cittì delle ragazze nel 2002. 

Nel nuovo numero appena uscito [si compra qui], Supervolley gli ha fatto un’intervista doppia e nell’ultima domanda si cerca di capire che diavolo hanno di così speciale i coach italiani. Bonitta fa partire tutto da Velasco e risponde: «Quello che ha fatto Julio ha del clamoroso perché dopo l’eccezionalità di un’Olimpiade dominata ora è arrivata anche la continuità. Mi piace pensare che la mano degli allenatori italiani si veda proprio nella capacità di far crescere gli atleti: io ricordo la corsa a Rio de Janeiro con Paola, Alessia e Anna (Egonu, Orro, Danesi ndr) che erano talenti puri ma quasi bambine, e vederle così ora mi rende orgoglioso». La tesi di Frigoni «Siamo costantemente aggiornati, in movimento. Io sempre, guardo tutto. E poi andiamo in giro, ci mettiamo alla prova, ci confrontiamo con le novità. Credo ci accomuni anche la voglia di vedere i risultati di un buon lavoro messo a frutto: io ad esempio ho insistito per portare questi ragazzi per la prima volta fuori dall’uscio di casa, in Romania, in Portogallo, in Marocco, in Bahrain… E spero che questa nostra avventura al Mondiale non porti frutti solo nelle Filippine ma in tutti i Paesi pallavolisticamente “piccoli”, che non organizzano mai grandi tornei». 

 

cadute La stanchezza di essere Emma Raducanu

Emma Raducanu si è fatta controllare la pressione sanguigna per il secondo incontro consecutivo, nel corso della partita che ha prodotto una delle peggiori sconfitte della sua carriera, a Ningbo in Cina. La stagione del suo ritorno fra le prime-30 si sta chiudendo con una serie di preoccupazioni sulla sua condizione fisica. Durante le due ore e 33 minuti del match con la wild card cinese Lin Zhun – numero 219 al mondo – ha chiamato due volte i medici in campo, la prima per un controllo dei parametri vitali e la secondo per un trattamento alla schiena. Ha perso 3-6, 6-4, 6-1 e il Times fa notare che si tratta della seconda peggiore sconfitta nel circuito WTA, dopo quella contro l’australiana Daria Saville a Guadalajara 2022: era la numero 610 del ranking. Ma Saville era stata almeno fra le prime-20 in passato. La sconfitta con Zhu è in realtà peggiore

La scorsa settimana si è ritirata sul 6-1, 4-1 contro l’americana Ann Li nel primo turno del Wuhan Open dopo un episodio simile. Non sono stati forniti ulteriori dettagli su quel ritiro, se non che avesse le vertigini. Ha pubblicato poi sui social media una fotografia scattata in una clinica medica qualche giorno più tardi. Fonti del torneo a Wuhan hanno sottolineato che il caldo e l’umidità sul posto erano estremamente elevati, ma stavolta – chiarisce il Times – le condizioni climatiche a Ningbo non erano estreme: circa 25 gradi, al buio, di sera.

 

 

Beau Graves

Un attimo dopo che il campione del mondo di freccette Luke Littler aveva demolito il numero 1 del ranking Luke Humphries nella finale del World Grand Prix di Leicester, molte sopracciglia si sono sollevate nel sentirgli dire che avrebbe partecipato pure al Mondiale jr dal giorno successivo. Littler è uno dei favoriti per essere votato come personaggio sportivo dell’anno della BBC nel mese di dicembre e sembrava quasi una formalità che l’adolescente di Warrington sarebbe andato a vincere il titolo fra i coetanei. 

Sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, al Robin Park Leisure Centre di Wigan, Littler è arrivato in semifinale e lì è caduto di fonte alla ventunenne Beau Greaves, la prima donna che nella storia delle freccette batte un numero uno al mondo. 

È soprannominata Beau and Arrow. Ha 21 anni. È nata a Doncaster. È destrorsa e usa dardi da 20 grammi del marchio One80. 

La sua vittoria è ancora più prodigiosa perché le abilità di Luke Littler stanno sconfinando nel paranormale. Come scrive Sean Ingle sul Guardian, la straordinaria immunità di Littler alla pressione ha ormai raggiunto un punto in cui perfino Djokovic e Nadal al loro apice prenderebbero appunti. Luke the Nuke? Più che altro Luke the nerveless, il senza nervi. Tra un triplo 20 e un doppio vincente, l’adolescente mostra appena appena un battito d’emozione. 

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Un Borbone in Nazionale

Lui si chiama Pablo Urdangarín de Borbón, perché un Borbone lo è per davvero. Ha 24 anni ed è il secondogenito di Iñaki e Cristina, lui ex campione di pallamano, lei Infanta di Spagna. Ecco, progenie di cotanta stirpe Pablo è stato convocato dalla Spagna in Nazionale per due amichevoli con la Svezia dopo le impressionanti prestazioni a Granollers. Non era mai stato chiamato nelle selezioni giovanili, ma El Pais scrive che ha attirato l’attenzione di un allenatore tenace come Ribera, impegnato in un processo di rinnovamento della squadra. L’allenatore catalano, che allena stabilmente quasi 150 giocatori spagnoli, aveva da tempo chiesto al suo staff di iniziare a fornirgli report sul giocatore in base ai suoi progressi. Urdangarín ha iniziato come ala destra, ma ora sta facendo la differenza nel ruolo di terzino, lo stesso di suo padre, vincitore di due bronzi olimpici [1996 e 2000]. 

Da quando ha cambiato posizione è passato da 85 gol stagionali a 117. Quest’anno è arrivato a 20 nelle prime cinque partite. El Pais ci ricorda che papà Iñaki debuttò in Nazionale quando era molto più giovane e ai Giochi di Sydney Cristina di Borbone era incinta di Pablo.

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Che c’entra il figlio di Borg con la penicillina

Dei mille e più modi di essere figli e uccidere il padre, i fratelli Karamazov ebbero esperienza del meno metaforico di tutti. Le cose vanno da sempre così. Metti al mondo un bambino e lo condanni ad avere per sempre a che fare con te. Il pianista e compositore Franz Mozart si logorò tutta la vita nella consapevolezza di non poter raggiungere mai papà Wolfgang, del quale gli avevano pure dato il nome aggiungendolo al suo. Come se non bastasse, lo mandarono a scuola da Salieri.

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  ore  18.00    su Sky Sport Tennis: Borg vs Shapovalov

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