# 4 giorni al ritorno di Sinner a Cincinnati
► CHARLES LECLERC ha spiazzato tutti facendo il miglior tempo nelle qualifiche per il GP di Ungheria. Si è messo alle spalle le due McLaren nel giorno in cui Lewis Hamilton non ha passato il taglio della Q2 e ha ceduto psicologicamente. Ha detto che forse la Ferrari farebbe bene a cercarsi un altro pilota, perché lui si sente inutile. Sono le parole che candidano Hamilton per la frase dell’anno e che lo inchioderanno per sempre al centro del cuore di codesto mezzadro.
◇ Giulio Ciccone ha vinto la Classica di San Sebastian due mesi dopo la caduta al Giro d’Italia. È stato per un po’ in fuga con Isaac Del Toro, il messicanino in maglia rosa fino al penultimo giorno. Ha vinto con 9 secondi di vantaggio sullo svizzero Christen. Ciccone si è detto felice di aver vinto perché la corsa basca è una delle sue preferite da spettatore. Un italiano non la vinceva dal 2007 [Bertagnolli]
◇ La Nazionale maschile di pallavolo ha battuto la Slovenia per 3-1 nella semifinale di Nations League con 26 punti di Alessandro Michieletto e oggi giocherà la finale con la Polonia. L’ultima finale degli azzurri risale al 2004, quando il torneo di chiamava World League, l’ultima vittoria è del 2000. La Under-16 gioca sempre oggi la finale degli Europei.
◇ Chiara Pellacani ha vinto la sua terza medaglia ai Mondiali di tuffi, un bronzo nel trampolino da tre metri acciuffato all’ultimo esercizio. Nel nuoto una meravigliosa manifestazione di come non sia possibile contabilizzare tutto sempre e solo con le medaglie. A Simona Quadarella non è bastato per salire sul podio il record europeo degli 800 stile libero, caduto dopo 17 anni e la messa al bando dei costumoni in poliuretano. Record italiano per la staffetta 4×100 stile libera mista. Manuel Frigo, Carlos D’Ambrosio, Sara Curtis ed Emma Virginia Menicucci hanno fatto meglio del crono 2021 nuotato da Miressi, Ceccon, Pellegrini e Di Pietro.
◇ Due segnali per Rino Gattuso, malinconicamente c.t. di un’Italia che ha visto partire il suo centravanti per l’Arabia Saudita nell’anno dei Mondiali. Ciro Immobile ha segnato una doppietta con la maglia del Bologna contro il Levadiakos e Gianluca Scamacca è tornato in campo a un anno dalla rottura del legamento crociato. Ha giocato l’ultima mezz’ora dell’amichevole dell’Atalanta a Lipsia e ha segnato il gol dell’1-1, prima che Bernasconi facesse al 90° quello della vittoria. Bene, no?
◇ La Juventus invece ha chiuso sul 2-2 la prima amichevole con la Reggiana. Curiosamente anche il Napoli e il Milan non avevano vinto alla prima in campo: battute una dall’Arezzo e l’altro dal Milan. I gol per Tudor sono arrivati da Conceiçao e Vlahovic.
◇ Nella prima giornata degli Assoluti di atletica leggera, in condizioni difficili e dopo molta pioggia, Zaynab Dosso ha vinto il titolo nei 100 metri correndo la finale in 11.13. Nadia Battocletti ha vinto i 5.000 in 15:03.73 attaccando all’ultima curva prima della campana. Andy Diaz ha saltato 16,66 nel triplo, Erika Saraceni si è fatta bastare un solo tentativo a 13,86.
Desidero di essere punita per la mia inadeguatezza, desidero che mi accada il peggio, qualcosa di così devastante da impedirmi di far fronte a stanotte, a domani, alle ore e ai giorni che verranno, ribadendomi con prove sempre più schiaccianti la mia costituzione inadatta
Elena Ferrante, Storia del nuovo cognome
Hamilton e il dolore ingestibile di sentirsi fuori posto
Non si sa più a cosa credere. Neppure del passato ti puoi fidare. A Maranello erano convinti che la pista dell’Hungaroring fosse indigesta per Leclerc e una ghiottoneria per Hamilton. Charles non era mai partito in prima fila su quest’asfalto alle porte di Budapest, mentre Lewis qui ha vinto otto volte, il doppio di Michael Schumacher. Solo a Silverstone, casa sua, ha trionfato più spesso [nove GP]. Qui Hamilton detiene il record di pole position [nove], ed è salito sul podio 12 volte. Poi si sale in macchina, si accende il motore e succede quel che succede.
Leclerc è andato a prendersi la prima pole position del 2025, la 27esima in carriera. Ne mancava una dal GP di Baku del 2024. Adesso spera che almeno di domenica la tradizione regga: quasi due terzi delle vittorie sono andate a piloti partiti dalla prima fila.
È l’esclusione di Lewis Hamilton dalla Q1 con il 12esimo tempo che sorprende di più. Con quella sua frase micidiale sull’inutilità che avverte. La Stampa parla di “nuovo disastro” e di “resa”. Jacopo D’Orsi ricorda che “otto giorni fa a Spa era andato a consolare Kimi Antonelli, in lacrime nell’hospitality Mercedes dopo qualifiche da dimenticare. Questa volta ne avrebbe avuto bisogno lui”.
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Francia il Tour di Pauline Ferrand-Prévot – In Inghilterra: rugby e cricket –In Spagna il nuoto artistico – In Italia il calciomercato
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I temi del giorno
La cancellazione di Jeannie Longo
Bernard Hinault prese la sua maglia gialla in una cronometro a Strasburgo e la portò fino a Parigi, difendendola per quindici giorni da Greg LeMond e Stephen Roche in cima alle montagne di Morzine-Avoriaz, di Luz Ardiden, pure sull’Aubisque. L’ultimo Tour de France vinto da un francese è ancora quello. Ogni volta che arriva l’estate, i giornalisti francesi gli fanno una telefonata e lui racconta. Oui oui LeMond, oui oui Roche, oui oui l’Aubisque.
Tutto questo montone d’attesa si è trasferito nell’estate del 2025, esattamente quarant’anni dopo, sulle spalle di Pauline Ferrand-Prevot, la signora che viene da Reims, la città dei re, nel senso che qui hanno battezzato a suo tempo Clodoveo e dove sono stati incoronati tutti i sovrani dai Capetingi fino a Carlo X di Borbone, dal primo nel 987 fino all’ultimo del 1825. La bicicletta era stata inventata da otto anni.
Susanne Andersen
Lei si chiama Chloé Dygert, americana, 28 anni. Anche lei come Pauline Ferran-Prévot e ocme molte cicliste contemporanee vive di deviazioni alla norma e alla tradizione. È una pistard. Una signora pistard. Ha vinto otto titoli mondiali nell’inseguimento, quattro a squadre e quattro individuali. Ha vinto l’oro olimpico. Ha vinto due Mondiali su strada a cronometro. Solo che la salita è la salita, e il Col de la Madeleine è una salita che fece piangere perfino Alex Zülle, l’ultima maglia rosa prima di Pantani al Giro del 1998. Arrivò a mezz’ora nella corsa dell’epifania di Davide Cassani telecronista, senza avere un’assicurazione ma dopo aver fatto paura a ogni nemico [come Zorro].
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Le analisi
Le palle di Toronto fanno schifo
Taylor Fritz non si sta divertendo. Non è questione di cattivi risultati. Anzi. Ha vinto 13 delle ultime 15 partite che ha giocato. A Toronto è fra i tennisti qualificati per gli ottavi di finale. È la testa di serie numero 2 con buone chance di arrivare in finale, senza avere tra i piedi uno Jannik Sinner, un Carlos Alcaraz né un Novak Djokovic. È che il gioco non gli pare un gioco, ma un grande enigma. «Quando sono arrivato – ha detto – facevo fatica a mandare la palla in campo. Ho commesso errori enormi senza capirne il motivo, la palla mi arrivava a tre metri di distanza e non mi rendevo conto di sbagliare».
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Dai campi
La rivincita generazionale di Katie Ledecky
In Italia si dice che il purosangue si vede alla partenza. Un detto simile esiste pure in Spagna, dove però l’hanno raffinato nella consapevolezza che la partenza non basta. Così raccontano che un purosangue si vede dal primo all’ultimo metro. È l’immagine scelta da Diego Torres su El Pais per la rivincita generazionale che Katie Ledecky s’è presa ieri nei 1.500 metri su Summer McIntosh dopo la sconfitta nei 400, facendo svanire il programmino dei cinque ori in cinque gare per la giovane canadese.
Dal primo all’ultimo metro è il modo in cui Katie Ledecky vince quando vince, sia da quindicenne alle Olimpiadi di Londra 2012, sia ieri nella piscina di Singapore, alla sua settima finale mondiale in questa gara, “Con una dimostrazione di coraggio. Senza speculazioni. Senza farsi intimidire. Dopo 13 anni di imbattibilità”.
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Interpreti
Il peso che porta Guardiola
C’è una frase di Pep Guardiola che illumina la scena e che inquieta. Una frase fra le tante contenute nell’intervista data al magazine GQ nell’estate delle canzoni scassa-gola cantate al concerto degli Oasis. È la frase in cui Pep parla di stanchezza. «Non so per quanto tempo mi fermerò: un anno, due anni, tre anni, cinque, 10, 15, non lo so. Ma me ne andrò dopo questo periodo al City perché ho bisogno di fermarmi e concentrarmi su me stesso, sul mio corpo».
Forse c’entra la spossatezza che vive Jürgen Klopp, il suo vero contraltare dopo gli anni di José MOurinho. Forse c’entrano le accuse al Manchester City che prima o poi verranno al pettine di qualche sentenza. Ma Guardiola parla da uomo distrutto. Per sua stessa ammissione, la decisione dello scorso novembre di firmare il rinnovo del contratto fino all’estate del 2027 è stata motivata dal senso di colpa per i risultati della squadra, una stagione senza ma, senza se, senza te, stagione disperata. «Dopo i problemi che abbiamo avuto, ho pensato che non fosse il momento giusto per andarmene».
La differenza tra Sesko e Haaland
A proposito di quanto si diceva ieri sui nuovi centravanti che sono quasi come i vecchi. Opta Analyst si occupa di Benjamin Sesko, l’attaccante sloveno che piace sia al Newcastle sia al Manchester United, Cioè. Un attimo. Sesko piacerebbe pure alla Giana Erminio e al Foggia, ma Newcastle e Manchester United possono permettersi di farselo piacere. Opta Analyst lo definisce “un realizzatore di grandi gol” e si domanda se – casomai – “il Manchester United saprà trasformarlo in un grande realizzatore?”.
La Nazionale femminile italiana di sitting volley ha vinto in Ungheria gli Europei battendo per 3-0 in finale l’Olanda. È il secondo titolo consecutivo in una disciplina che fa parte del programma paralimpico. Due anni fa a questa squadra era stato dedicato l’episodio #88 del podcast Rimbalzi. Una squadra che contiene percorsi di vita differenti e passioni gigantesche, una squadra che dimostra come si può schiacciare anche restando con le natiche sul pavimento e che sedersi non significa necessariamente fermarsi.
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Oggi
Il programma di oggi dei Trials USA
21.00 Salto con l’asta femminile: finale | 21.00 Lancio del disco femminile: finale | 21.05 200 maschili: semifinali | 21.32 200 femminili: semifinali | 21.50 Salto in alto maschile: finale | 21.55 110 ostacoli maschili: semifinali | 22.18 800 femminili: finale | 22.26 800 maschili: finale | 22.34 400 ostacoli femminili: finale | 22.40 Getto del peso maschile: finale | 22.43 400 ostacoli maschili: finale | 22.52 5.000 maschili: finale | 23.13 200 femminili: finale | 23.22 200 maschili: finale | 23.31 5.000 femminili: finale | 23.54 110 ostacoli maschili: finale
Anisimova vs Svitolina
OTTAVI DI FINALE MONTREAL
Se volevano usare una formula a effetto, l’hanno trovata. Per infliggere un titolo cattivo a Emma Raducanu, il Telegraph in Inghilterra ha scritto che ha perso da una tennista che non ha vinto nemmeno un game nella finale di Wimbledon, conciando per le feste sia lei sia Amanda Anisimova. La povera Emma ha raccolto in effetti solo tre game in una partita durata 64 minuti e segnando appena 8 punti sul suo servizio, proprio quel servizio che l’aveva tirata fuori dai guai con Naomi Osaka a Washington. Si è fatta fare sempre il break tranne una volta in ciascun set. Ma dir di Anisimova che si tratta della giocatrice che a Wimbledon eccetera eccetera è un piccolo grande abuso dialettico, buono per un titolo con più effetto di una punizione di Pirlo. Amanda Anisimova ha vinto 14 delle ultime 17 partite e 29 partite delle ultime 29 quando ha conquistato il primo set. Lo 0-6 0-6 contro Iga Swiatek è stato una circostanza, una buca dentro la quale è finita e dalla quale si è tirata fuori. Non era facile, non era scontato. Natasha Zvereva venne fuori dalla sua disfatta in finale con Steffi Graf spingendosi fino in semifinale al successivo Wimbledon, un mese dopo. Non è vero che dopo quel 0-6 0-6 subito in 34 minuti sparì. Giocò altri due quarti di finale negli Slam, vinse un bronzo olimpico a Barcellona, raggiunse il numero #5 della classifica mondiale e si diede a una carriera di doppio assai gratificante, con 18 Slam accumulati fra il 1989 e il 1997. Perciò pure Amanda Anisimova ha un orizzonte davanti, qualcosa che a fine carriera l’avrà definita più dello 0-6 0-6 di Wimbledon.
Per un posto ai quarti di Montréal se la vede con un’altra specialista di orgogliosa fermezza, quella Elina Svitolina che dall’inizio della guerra in Ucraina gioca per sé e per i suoi. È stata la più ostinata nel negare una stretta di mano a rete alle avversarie, un non-gesto che però estende pure alle ragazze russe che hanno cambiato passaporto. Forse è la prova definitiva che si tratta di un messaggio mandato alla nazione, come scrisse tempo fa Gigi Riva su Domani parlando del Roland-Garros come la prosecuzione della guerra con altri mezzi. “Un gesto d’amicizia costerebbe loro l’accusa di intelligenza con il nemico, il bollino infamante di essere delle quinte colonne. E dovrebbero affrontare l’ostracismo in casa propria a causa della propaganda nazionalista”.
Ora, Giuseppe Di Paola su Ubitennis si è accorto che da quando l’esercito russo ha attaccato il suo paese, Elena Svitolina ha vinto 11 match su 13 contro tenniste di quel paese, con una striscia iniziale di 8 vittorie consecutive tra febbraio 2022 e gennaio 2025. Il momento più emblematico arrivò nel maggio del 2023, quando al rientro dalla maternità vinse il torneo di Strasburgo battendo Blinkova e decidendo che i guadagni sarebbero stati devoluti ai bambini dell’Ucraina. In tre anni ha raccolto più di un milione di euro per supportare diverse iniziative, inclusa una sua fondazione. A Montréal si è ripetuta prima con Rakhimova e poi con Kalinskaya. Le ucraine agli ottavi in Canada sono tre, Yastremska ha perso da Rybakina, moscovita con passaporto kazako, Kostyuk è nei quarti dopo aver eliminato Kessler.
Guida allo sport in tv di oggi
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L’ultimo scroll
Se fosse successo davvero
I discepoli italiani dopo il passaggio di Marcelo Bielsa alla Lazio
Lui, il Maestro, ha da poco compiuto settant’anni. Paolo Condò gli ha dedicato un ritratto per Sky Sport Insider parlandone come di un allenatore rivoluzionario che non ha vinto abbastanza ma che ha segnato generazioni di tecnici come un simbolo di coerenza e di passione. “L’ultima cosa che Bielsa imparerà nella vita – ha scritto – sarà vincere le partite mal giocate. Con un bagaglio simile è evidente il fascino da influencer ante litteram che Bielsa ha generato nel tempo in un popolo di romantici (alzo la mano), rivoluzionari, lunatici, menestrelli e fumati vari. La purezza assoluta ubriaca e fa innamorare, combatte i compromessi e ti permette di vivere fuori dal mondo senza preoccuparti delle conseguenze. Per un po’”.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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