Se fosse successo davvero
Lui, il Maestro, ha da poco compiuto settant’anni. Paolo Condò gli ha dedicato un ritratto per Sky Sport Insider parlandone come di un allenatore rivoluzionario che non ha vinto abbastanza ma che ha segnato generazioni di tecnici come un simbolo di coerenza e di passione. “L’ultima cosa che Bielsa imparerà nella vita – ha scritto – sarà vincere le partite mal giocate. Con un bagaglio simile è evidente il fascino da influencer ante litteram che Bielsa ha generato nel tempo in un popolo di romantici (alzo la mano), rivoluzionari, lunatici, menestrelli e fumati vari. La purezza assoluta ubriaca e fa innamorare, combatte i compromessi e ti permette di vivere fuori dal mondo senza preoccuparti delle conseguenze. Per un po’”.
Ora alla schiera nutrita di romantici e fumati se ne aggiunge un altro, Iker Muniain, spagnolo di Pamplona, 32 anni, poco più di un mese fa ha deciso di lasciare il San Lorenzo de Almagro e tornare a casa. Ha appeso le scarpe a qualche tipo di muro ma ha stabilito che non è ancora il momento di ridere dentro a un bar. Questo è il momento di portare il verbo bielsista dove il verbo non è ancora arrivato. Sarà l’allenatore del Club Deportivo Derio, una squadra biscaglina della Terza Federazione gestita da Dimension Football, la quinta divisione del calcio spagnolo. Ha incontrato Marcelo Bielsa nel 2011-12. Di quella squadra che a Bilbao raggiunse le finali di Coppa del re e di Europa League, quattro giocatori sono ancora in attività: Javi Martínez in Qatar, Raúl Fernández all’Alavés, Ander Herrera al Boca Juniors, Ruiz de Galarreta tornato all’Athletic.
Il resto della squadra si è ritirato e molti stanno seduti in panchina come discepoli. Pablo Orbaiz era all’Osasuna fino a qualche mese fa e ora è nello staff di Ernesto Valverde all’Athletic. Ibai Gómez professa ad Andorra e si racconta che quando giunse il momento di separarsi da Bielsa, gli chiese gli appunti di quella stagione. «Mi piacevano le collaborazioni tra due o tre giocatori nella stessa zona del campo, l’occupazione dello spazio, le corse in profondità, la ricerca dell’uomo libero» ha spiegato a proposito dell’influenza dell’argentino sul suo approccio al calcio.
A Vallecas sono contenti del lavoro di Iñigo Pérez, l’allenatore che ha guidato il Rayo in Europa per la seconda volta nella storia. Da giocatore di Bielsa era così affascinato che un giorno non smise di allenarsi neppure quando dovettero fasciargli la testa. È sempre in contatto con il maestro con cui – dice «ho avuto un rapporto allenatore-giocatore piuttosto intenso, lo custodisco gelosamente». Andoni Iraola ha guidato il Mirandés alla semifinale di Coppa del Re e ha accettato l’offerta del Bournemouth. Dice che Bielsa gli ha insegnato «a vedere il calcio da una prospettiva diversa» e ora tocca a Muniain, che parte dal basso a Derio.
Le sue parole a scanso di equivoci: «Bielsa è un genio, una delle persone che sa di più di calcio fra quelle che conosco, una delle persone che analizza meglio questo sport. Vorrei una squadra coraggiosa come le sue, ambiziosa, piena di energia. È il mio momento di trasmettere questi valori ai giocatori». Come Eduardo Berizzo, Jorge Sampaoli, Darío Franco, Fernando Gambia, Roberto Sensini, Gerardo Martino e Mauricio Pochettino in Argentina, adesso arriva la cellula basca del bielsismo.
Cosa sarebbe stato di noi se quella volta fosse davvero passato dalla Lazio? Chissà che allenatore sarebbe oggi Marco Parolo, quale tesi avrebbe scritto Lucas Biglia per prendere il patentino UEFA, cosa insegnerebbe Senad Lulic ai ragazzini con la sua licenza di allenatore delle giovanili, cosa avrebbe predicato Dusan Basta ai suoi compagni di Gioia Tauro in serie D.