Lo Slalom del 8 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

  

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# 1 giorno a Manchester City vs Liverpool

 

     

►  LORENZO MUSETTI è a una sola vittoria di distanza dalla qualificazione al Masters di Torino, ma quella vittoria dovrà conquistarla contro Novak Djokovic nella finale del torneo di Atene. Ieri ha battuto in 2 ore e 22 minuti Sebastian Korda in semifinale dopo avergli annullato un match point. Federica Cocchi sulla Gazzetta ha scritto che Lorenzo Musetti è un artista. E con gli artisti bisogna aspettarsi un po’ di tutto. L’altro Lorenzo, Sonego, ha perso con Norrie a Metz. La finale del Masters femminile sarà Sabalenka vs Rybakina. Se ne parla più giù.

◇  Lando Norris è stato il più veloce nelle prove libere e anche il più veloce nelle qualifiche per la Sprint di Interlagos. Dietro al leader del Mondiale un sorprendente Kimi Antonelli, poi Piastri, Russell e Alonso. Solo 6° Verstappen, male le Ferrari con Leclerc 8° e Hamilton 11°. La Sprint si corre oggi pomeriggio alle tre. Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera scrive che Norris è oggetto si sperticate indagini psicologiche, ora che si trova a recitare il ruolo di leader, con quella faccia un po’ così che ostenta in pianta stabile. Nervi, cuore in pista. Gli ingredienti sono sempre gli stessi quando sbagliare non si può più e così tocca a lui governare le corse e di conseguenza il proprio destino. Operazione mai tentata prima, circondato da una diffidenza che vorrebbe trasformare in un luogo comune ormai scaduto.

◇  Alex Marquez è stato il più veloce nelle Pre-qualifiche al GP di Portimao, il penultimo della stagione. Alle sue spalle Bagnaia e Acosta. Nicolò Bulega 14° al rientro in MotoGP dopo la Superbike: guida la Ducati di Marc Marquez.

◇  Il Pisa ha vinto la prima partita del suo campionato con un gol di Touré: 1-0 alla Cremonese. A zero successi restano Fiorentina e Verona. 

◇  George Aivazoglou, manager di NBA Europe, ha illustrato per la prima volta in maniera concreta il progetto della depandance della Lega: il campionato comincerà nel 2027 e coinvolgerà 16 squadre, 12 delle quali con licenza permanente. Le città: Milano e Roma per l’Italia. Londra e Manchester per il Regno Unito. Parigi e Lione per la Francia. Berlino e Monaco di Baviera per la Germania. Atene e Istanbul per Grecia e Turchia.

◇  Mauro Berruto, Ct della Nazionale italiana di pallavolo bronzo olimpico nel 2012, oggi deputato del Pd, sarà simbolicamente allenatore della Palestina in allenamento per qualche giorno. 

 

  

Il miglior maestro non ha discepoli, insegna soltanto ipotesi

Gesualdo Bufalino

 

I Maestri delle grandi fatiche

Tre partite minimo, quattro per chi va in semifinale, cinque per chi vincerà il torneo. Ma prima ancora che comincino i gironi del Masters, Carlitos Alcaraz e Sascha Zverev hanno toccato le 73 partite in stagione, e il tedesco ha pure giocato per 40 volte un set al tie-break. Tra i non qualificati alle finali di Torino, lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina si trova a 70. Nonostante tre mesi di riposo forzato per il patteggiamento con la WADA, Sinner è arrivato comunque al 12esimo posto dei più spremuti con 59 partite. 

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Il ribaltone di Elena Rybakina

Non giocano di meno le donne. La finale del Masters di oggi sarà la 71esima partita della stagione per Aryna Sabalenka, lo stesso tetto raggiunto da Iga Swiatek e Ekaterina Alexandrova. Se non altro, spesso e volentieri Swiatek chiude i suoi set sul 6-0 e si sbriga in fretta: quest’anno ne ha rifilati 16 e ne ha pure subiti 3. L’anno scorso furono 13-0 e nel 2023 addirittura 23-0. Nelle categorie giovanili già funziona così. Il coreano Cho e il cinese Chao hanno giocato 72 partite fra gli jr, a 72 è arrivata Zhang fra le ragazze. Nella fascia Boys fra i 12 e i 16 anni l’americano Carnello è arrivato a 79, la danese Henningsen a 70. 

La diciottenne che sarebbe meglio non incrociare mai a pickleball

Ci sono sportive che entrano in campo e trasformano tutto ciò che le circonda. Anna Leigh Waters è tra queste. A 18 anni domina il pickleball mondiale in singolare, in doppio femminile e in doppio misto. «Quando gioco, il rumore svanisce», dice della plasticosa esplosione della pallina che fa impazzire i vicini di condominio e affascina gli appassionati della nuova disciplina. 

   

Il nome di Francesco Garino è uno di quelli indicati nel nuovo cda della Juventus dall’azionista di minoranza Tether, colosso delle criptovalute e degli investimenti hi-tech con sede a El Salvador. Massimiliano Nerozzi racconta sul Corriere della sera: “Se è stata la prima assemblea con Tether incombente, tra rastrellamento di azioni (11,5%) e convinzioni (tra i tifosi), John Elkann ha messo le cose in chiaro

 

 

Come funziona il nuovo Wembanyama

Victor Wembanyama ha passato le prime due settimane di NBA a fare qualcosa che nostalgici e puristi apprezzano moltissimo. Ha ridotto i tiri da tre ed è tornato tornare a dominare dentro l’area come quei bei centri di una volta, quelli che addirittura chiamavamo pivot. Il francese dei San Antonio Spurs, secondo Ben Golliver del Washington Post, ha abbandonato la tentazione del perimetro, cercando schiacciate, penetrazioni e tiri ravvicinati. 

 

I piloti papà non sono più così lenti come una volta

La voce gira nel paddock dai tempi della famosa frase di Enzo Ferrari. Diventare padre rende lenti i piloti. Si dice che la paura cambi forma con il pianto di un neonato, il rischio perde il suo fascino quando qualcuno ti aspetta a casa. Un vecchio mito, alimentato oggi da video falsi generati dall’intelligenza artificiale, che Julien Pereira su Eurosport France decide di affrontare di petto mostrando Max Verstappen come una smentita vivente.

 

Ha riaperto il Camp Nou

C’è una regola non scritta nello staff del Barcellona, tra le persone più vicine a Joan Laporta: «Puoi andare dal presidente solo quando hai buone notizie da dare». Seguire questo principio durante la ristrutturazione del Camp Nou è stato impossibile — il progetto, iniziato con la parziale demolizione dello stadio nel giugno 2023, viaggia con un anno di ritardo. Le ferrovie italiane, al confronto, sembrano svizzere. 


  Le immagini della giornata di ieri

  Il batticuore di Musetti

 🟨 Le semifinali del Masters femminile 🟨 I gol da Pisa, dalla Bundesliga, dalla Liga 🟨 I canestri di Eurolega

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Tendenze

   

Aiuto, anche in Inghilterra stanno scomparendo i dribbling

Dieci giornate di Premier League sono trascorse e Michael Cox su The Athletic ritorna sul grande tema dell’anno, l’evidenza di un ritorno a un calcio diretto, focalizzato sui lanci lunghi e sul gettarsi nella mischia. Non c’è nulla di male in un calcio vecchia maniera, un calcio più verticale, se la qualità tecnica resta alta. Il punto non è ciò che aumenta, ma quel che sta sparendo, quel che si fa di meno.

 

Il razzismo di Spagna adesso punta Lamine Yamal

La seta del 22 settembre Lamine Yamal, diciotto anni, era a Parigi per il Pallone d’Oro: completo Dolce & Gabbana, la famiglia accanto, lo sguardo felice. Il trofeo andò a Dembélé, ma lui tornò a casa con il premio Kopa per il miglior under-21. Non solo. Tornò con qualcosa di più difficile da portare: l’odio. In Spagna, i suoi gol, la sua felicità e il colore della sua pelle restano un affronto. Lo racconta Nadia Tronchoni su El País. Yamal non è solo un ragazzo che segna. È un simbolo. Il fatto che sua madre sia della Guinea Equatoriale e suo padre del Marocco pesa ancora su come parte del Paese lo percepisce. Gli insulti, le risate in rete di quella sera, non sono un incidente ma una prova. Non è un’opinione, né una percezione. È un’evidenza.

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Il black-out di Loris Stecca e i super-galli delle tribune

Prima di chiudersi nel silenzio del ritiro, Loris Stecca aveva detto una frase che suonava come una confessione, più che come un ricordo: «Me lo sentivo che a Portorico andava male». Era passato un anno dal 1984, partiva già sconfitto. Salutando la moglie in ascensore — «Frida, non ho voglia di andar là» — aveva saputo che quella notte non sarebbe stata sua. «Ero terrorizzato dall’atmosfera. Non cerco scuse, però questo lo voglio dire: sapete come sono andato a battermi contro Callejas? Su una macchina di poliziotti che mi hanno prelevato con la forza, da solo, senza il mio clan».

 

metti la canottiera  Un campionato da record

Davide Romani per La Gazzetta dello Sport racconta l’effetto-mondiale sulla Superlega italiana di volley: l’entusiasmo per il quinto titolo degli azzurri non si è spento, anzi ha acceso una stagione da record per pubblico e partecipazione. Il campionato che ospita 12 dei 14 azzurri di De Giorgi ha radunato oltre 72 mila spettatori nelle prime quattro giornate, +6,7% rispetto alla passata stagione e addirittura +17,5% rispetto al 2019-20. I dati sono considerati ancora più impressionanti perché ottenuti con due turni infrasettimanali. Come spiega il presidente della Lega, Massimo Righi, «il pubblico aumenta ma anche i prezzi crescono». A trainare il movimento sono state subito alcune grandi partite in calendario [Perugia-Civitanova, Verona-Trento, Modena-Perugia] e il ritorno di una piazza storica come quella di Cuneo, capace di portare oltre tremila persone al palazzetto. La locomotiva resta Perugia, campione d’Europa con una media di 4.356 spettatori, seguita da Verona e Modena. Tra equilibrio tecnico – solo due squadre imbattute dopo quattro giornate – e palazzetti pieni, la Superlega si conferma — scrive Romani — sempre più il primo campionato al mondo. 

 

Gaël Fickou e Siya Kolisi

Due capitani, due ex compagni di squadra al Racing 92, due uomini che sono diventati amici. Francia vs Sudafrica è per Gaël Fickou e Siya Kolisi una partita con un peso simbolico — la 97ª e la 100ª presenza in nazionale. Eurosport France racconta il rispetto reciproco e la stima profonda tra i due, una relazione come poche altre nel rugby. I due si frère, fratello. Hanno costruito un legame forte, ma tutt’e due ieri hanno ripetuto quella roba che in campo non ci sono sentimenti eccetera eccetera. Le pacche sulle spalle lasceranno posto ai placcaggi. 

È una partita in cui il Sudafrica mette in giorno il numero #1 della classifica mondiale. Rischia il sorpasso. Deve evitare una sconfitta e la contemporanea vittoria della Nuova Zelanda in Scozia nel pomeriggio. I prossimi week-end delle Nations Series serviranno a definire il ranking in vista dei sorteggi del 3 dicembre per i gironi dei Mondiali 2027. 

Il ritorno della Sudafrica allo Stade de France riapre ferite ancora vive nella squadra francese, due anni dopo la sconfitta per 29-28 ai quarti di finale del Mondiale. «Ci è voluto un anno prima che riuscissi a guardare gli highlights di quella sconfitta», ha confessato Thomas Ramos. Per l’allenatore Laurent Labit, quella partita resta «la sconfitta più dura» della sua carriera, mentre Fabien Galthié parla di un vero «trauma».

La sfida di oggi rappresenta un’opportunità di rivincita per la Francia, ma anche per i Boks di infliggere un altro colpo psicologico. Storicamente la Francia fatica contro il Sudafrica: una sola vittoria negli ultimi nove test e l’ultima affermazione a Parigi risale al 2005. Giocare i test match a Parigi non ha senso. È come avere il quartier generale dell’Inghilterra a Liverpool ha scritto Gary Mortimer. 

La squadra francese affronta assenze pesanti: Antoine Dupont, Peato Mauvaka, François Cros, Théo Attissogbe, Yoram Moefana e Uini Atonio. Per Galthié, l’assenza di Atonio è particolarmente critica, con i giovani Régis Montagne e Baptiste Erdocio chiamati a un debutto difficile contro i campioni del mondo e una delle migliori prime linee del rugby.

 

carnet

Le altre partite di Nations Series

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Quanto agli azzurri, Rugby Pass spiega che non si può migliorare il decimo posto, nemmeno se l’Italia dovesse ripetere la storica vittoria ottenuta contro l’Australia qualche anno fa a Firenze. Un posto tra le prime-10 è comunque assicurato in caso di sconfitta. 

Garry Doyle analizza invece come il Giappone torni a farsi sentire nei momenti chiave del rugby irlandese, come una presenza imprevedibile e incisiva. In tutti i momenti decisivi di questo decennio del rugby irlandese, il Giappone è sempre stato lì. Non in modo educato. Non come un visitatore che bussa e aspetta. Piuttosto con quel sorriso birichino che ti fa chiedere se stiano per spostarti i mobili mentre non guardi.

Dal 2019, quando gli Brave Blossoms sorpresero l’Irlanda ai Mondiali, fino alle sfide più recenti, la squadra giapponese ha spesso segnato bivi importanti. Il Giappone aveva fatto dell’Irlanda la propria finale mondiale, e la giocò come tale”. Le sconfitte e le difficoltà successive hanno mostrato un lento declino percepibile, come una palla ovale che scivola via dalle mani nel momento esatto in cui non dovrebbe

Andy Farrell ha provato a invertire la rotta modificando la strategia, valorizzando velocità e atletismo rispetto alle regoli tradizionali delle quote per rappresentanza provinciale. Velocità e atletismo contavano più dei luoghi di nascita.  Nonostante le vittorie successive dell’Irlanda, il Giappone resta un avversario simbolico e temibile. 

Pat McCarry si concentra invece nella sua analisi sui problemi del lineout irlandese, evidenziati dalla sconfitta contro gli All Blacks a Chicago. Il crollo dell’ultimo periodo, quando l’Irlanda ha subito 19 punti senza segnare, è stato imputato a lapsus mentali dovuti a stanchezza fisica e muscolare. Andy Farrell ha sottolineato come il reparto sia «umano» e vulnerabile, soprattutto quando alcuni giocatori chiave come Jack Conan, Caelan Doris e Dan Sheehan hanno minutaggi limitati.

Il lineout era un fiore all’occhiello ai tempi di Paul O’Connell, ora mostra un calo evidente. McCarry evidenzia come la tendenza a lanciare più spesso in avanti e meno al centro o indietro abbia ridotto l’imprevedibilità, rendendo più facile per le difese avversarie leggere i movimenti.

   

Willington e il peso delle parole per tramandare un ricordo

Ecco don Jorge Valdano stamattina puntuale su El País. Dice che avrebbe voluto scrivere la sua rubrica su Ferran Torres e sulle sue parole dopo la partita contro l’Elche, quando ha detto che la squadra è stata imprecisa in alcune giocate, ma che gli è piaciuto vederla tornare a “mangiarsi il campo come nella scorsa stagione”. Valdano nota che ciò che Torres dice non rispecchia del tutto la verità, eppure le parole entusiasmano i tifosi del Barcellona. Secondo Valdano, la gente ha tanta voglia di credere e le parole hanno un potere enorme.

Nel suo ragionamento riaffiora allora un ricordo d’infanzia, in un paese dove il calcio professionistico è un mistero sostenuto dalla parola. La radio racconta le partite, giornali e riviste prolungano le emozioni, nei caffè le conversazioni creano leggende. Giocatori crescono fino a diventare mitologici grazie ai racconti che stimolano l’immaginazione, scrive Valdano. Tra questi c’era Daniel Willington, morto di recente, uno che non ha mai partecipato a un Mondiale, non è nei cinque grandi del calcio argentino, ma ha ispirato i sogni dei ragazzi.

Willington era alto, elegante come un aristocratico, con un tocco bohemien tanguero e qualche lacuna nella disciplina. Valdano cita un passaggio a lui dedicato da quel grande che è stato Roberto Fontanarrosa [L’area 18 è uno dei romanzi più belli mai scritti sul calcio]. Fontanarrosa nel racconto El exorcista scrive: Willington solleva la gamba destra con un movimento lento e cadenzato, finché il piede raggiunge l’altezza della sua testa. E il pallone, scomposto, rabbioso, impazzito, si posa sulla punta di quel piede destro per restarvi, mansueto, tranquillo, come il falco che trova la mano guantata del suo padrone

Eh. 

Willington prende colpi ma li affronta con coraggio e li restituisce con astuzia; i suoi tiri da fermo o in movimento possiedono una precisione telescopica e una potenza equina.

Il ricordo più vivo di Valdano riguarda una partita a Córdoba, città dove Willington regnava. Dieci anni al Vélez Sarsfield, poi di nuovo a Talleres, il club d’origine, sempre venerato. Valdano aveva diciotto anni e osservava l’attaccante posizionarsi per una punizione lontana dalla porta: serio come un dio, la testa alta. Lo guarda ipnotizzato. Il tiro passa sopra la sua testa con tale precisione da rendere leggibile persino il prezzo del pallone, dice, e la potenza quasi spezza la traversa. Valdano ammette che in quel momento ha pensato: «Se essere professionista è questo, io non servo». Una mortificazione durata fino a quando ha compreso che certi giocatori sono di un’altra categoria, operano a un altro livello e vanno salutati con tutti gli onori. A questo servono allora le parole, conclude Valdano, sottolineando l’importanza del racconto e della memoria per rendere il calcio mitologico.

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