Il derby di Torino e il ritorno di Donadoni | La settimana enigmistica della A

senza schema  Il derby di Torino

Il nome di Francesco Garino è uno di quelli indicati nel nuovo cda della Juventus dall’azionista di minoranza Tether, colosso delle criptovalute e degli investimenti hi-tech con sede a El Salvador. Massimiliano Nerozzi racconta sul Corriere della sera: Se è stata la prima assemblea con Tether incombente, tra rastrellamento di azioni (11,5%) e convinzioni (tra i tifosi), John Elkann ha messo le cose in chiaro: «Rimaniamo pienamente impegnati con la Juve e siamo orgogliosi di essere il suo azionista di controllo da oltre un secolo», aveva sintetizzato alla Reuters l’ad di Exor, sulla soglia della reunion di soci. Morale, nessuna intenzione di cedere la società. Tether, che ha visto le sue proposte bocciate dall’assemblea, non nasconde frizioni e ambizioni, nonostante la gioia dell’ad Paolo Ardoino, su X: «Grazie a tutti gli azionisti di minoranza per avere supportato la nostra richiesta di essere coinvolti, il primo passo necessario verso Mjga (Make Juventus Great Again, ndr )». Poco dopo, più ponderata la nota da oltreoceano: «Il risultato odierno evidenzia le sfide in corso nell’attuale struttura di governance del club e la sua riluttanza a interagire in modo trasparente con i tifosi e gli azionisti di minoranza».

Questa è la cornice del derby, definita da Emanuele Gamba su Repubblica una partita che più di ogni altra cosa ha assottigliato la credibilità di Cairo presso i tifosi: in vent’anni, su 32 derby ne ha vinto soltanto uno, dieci anni fa, e ne ha pareggiati appena sette. La cosa più incredibile è che i 15 giocati nel girone d’andata i granata li hanno persi tutti, segnando la miseria di 4 gol. È con questo fardello che ogni anno si presentano a questa sfida come al patibolo, anche se 4 dei 7 pareggi sono arrivati dal 2021: ma non è il livello del Torino ad essere cresciuto, bensì quello della Juventus che si è abbassato.

La Stampa racconta la prima volta di Spalletti e Bsroni con due interviste, una in granata a Ruggero Rizzitelli, l’altra in bianco e nero a Franco Causio. Rizzitelli racconta di quando alla vigilia portava i giornali nello spogliatoio per caricare e stuzzicare i compagni, Causio dice che Boniperti soffriva questa partita e avrebbe voluto cancellarla. 

Le eccellenze. Giovanni Simeone è al 7° posto per tiri totali e con Cyrlin Ngonge occupa l’8° per tiri nello specchio. Kenan Yildiz è sesto per passaggi chiave, Manuel Locatelli secondo dietro il solo Luka Modric per passaggi negli ultimi trenta metri di campo, Pierre Kalulu e Nikola Vlasic quarti per passaggi in area.

Il derby che ribaltò Torino

una gita a   Il Milan a Parma

Il Milan ritrova a Parma dopo quattro partite Christian Pulisic — come dire il terzo cannoniere del campionato, il secondo per somma di gol e assist, il numero uno per percentuale di tiri finiti nello specchio. Carlos Passerini lo chiama un supereroe per provare a volare, almeno per una notte, più in alto di tutti. Il suo ritorno, da simbolo americano e da uomo-squadra, è centrale per una squadra che cerca continuità e vertigine. Max spinge per completare il processo di allegrizzazione del Diavolo, a buon punto ma non ancora completo: significa difesa solida e attacco che sprechi di meno. A Cuesta dall’altra parte mancano sette uomini fra infortuni e squalifiche. In attacco, con Pellegrino, spazio a Cutrone, ex col dente avvelenato: Diavolo avvisato dice Passerini. Andrea Sereni su Repubblica dice che Maignan e Suzuki sono l’allievo che sfida il maestro, l’allievo che conta i giorni per prenderne il posto. 

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La sfinge   Esce Pioli, entra Donadoni

Sette anni dopo la sua ultima panchina italiana, il Ct degli Europei 2008 si è seduto su quella dello Spezia in serie B, una decisione – dice – presa per un vecchio legame con il proprietario Stillitano. Roberto Donadoni è ripartito con un 1-1 nel week-end che vedrà esordire pure Daniele De Rossi al Genoa e Paolo Vanoli alla Fiorentina, ma che pure vede uscire dal gran circo della A Stefano Pioli. Arianna Ravelli per la Gazzetta dello Sport parla proprio dei ritorni e delle cadute di una generazione di allenatori italiani — rappresentata da Donadoni e Pioli — cresciuta in un calcio sobrio, educato e tecnico, oggi quasi fuori moda.

Ravelli costruisce un parallelismo malinconico tra i due: uomini misurati, ex giocatori intelligenti, simboli di un modo di intendere il calcio che rifugge gli eccessi. Senza slogan, senza urla, con la forza della misura, scrive, ricordando come entrambi siano stati spesso fraintesi come deboli solo perché educati. Donadoni incarna la resilienza silenziosa di chi sceglie di rimettersi in gioco per amore del mestiere, non per nostalgia o ribalta. Non è un ritorno mediatico, è un ritorno calcistico, sottolinea Ravelli. Il suo ricominciare dalla porta lateraleha il sapore dell’umiltà e della necessità: perché il campo, alla fine, manca più della visibilità. Pioli invece rappresenta la caduta dolorosa dopo la gloria. Licenziato dalla Fiorentina in un ambiente avvelenato, dopo il trionfo scudetto con il Milan e una parentesi in Arabia, incarna la fatica di ritrovare un posto nel calcio d’élite. Come se per gli allenatori rientrare nel calcio d’eccellenza fosse persino più difficile che per i calciatori, osserva Ravelli, allargando lo sguardo anche ai casi Mancini e Cannavaro. Un racconto di uomini che restano fedeli alla misura in un mondo che esige rumore, e che trovano nel ritorno — anche in serie B — una forma di dignità professionale. Perché, scrive Ravelli, il calcio, quando lo ami davvero, non ha gerarchie di categoria.

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rebus  Il futuro del Lecce e del Verona

Lecce-Verona è una sfida calda e decisiva per la salvezza nonostante si giochi già a inizio novembre. È una partita che “scotta”, scrive Matteo Pierelli per la Gazzetta dello Sport fra due squadre con energie opposte ma fragili: il Lecce non vince in casa da un anno, il Verona viene dalla sconfitta con autogol all’ultimo minuto con l’Inter. Il focus sul Lecce ruota intorno a Nikola Stulic, attaccante serbo dal lavoro oscuro: Ha tenuto alta la squadra, ha aperto gli spazi, ha pulito tanti palloni: è stato importantissimo, e così Eusebio Di Francesco si dice convinto che il gol arriverà presto. Nel Verona l’eccellenza è Giovane, al primo posto in serie A per tiri nello specchio della porta [15] ma un solo gol. Nella stessa voce statistica si incontra Gift Orban al quarto posto, alla pari con McTominay e Orsolini – per capirsi. Tre scontri diretti in arrivo — Lecce, Parma, Genoa — segneranno la classifica, se non il destino dei gialloblù.

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vero o falso?  La condizione di Addai

Assane Diao e Jayden Addai hanno 40 anni in due e oggi partono titolari nel Como contro il Cagliari. A piede invertito. Cioè. Non è che Diao ha messo il piede di Addai, e Addai quello di Diao. A piede invertito nel senso che – vabbè – si è capito. La Gazzetta dedica ai due la propria attenzione alla vigilia,. Giulio Saetta dice che Diao è stato chiamato dal Senegal per le amichevoli di novembre contro Brasile e Kenya — una conferma del suo talento e della fiducia che lo circonda – mentre Addai sta tornando devastante come nel precampionato per dribbling e velocità dopo l’infortunio— chiedere ai difensori di Lilla, Al Ahli e Ajax. Noi qua i numeri di telefono per chiamare non li abbiamo, i calciatori non li danno più i loro numeri di telefono, poi magari chiami, stanno facendo altro, disturbi, però ci fidiamo lo stesso. 

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Serginho, partiamo dall’argomento più duro. Poco più di un anno fa, nell’agosto del 2024, se ne andava suo figlio Diego. Come si convive con un dolore del genere?

«Non si può spiegare a parole la ferita che ti lascia un dramma così. Non mi abituerò mai a parlare della morte di Diego. Da quando non c’è più ho rimesso in discussione tutte le certezze che avevo. È il dolore più forte che un essere umano possa sopportare. Oggi vivo per lui, sono sicuro che ci aspetta un’altra vita in cui staremo insieme per sempre».

È successo tutto in fretta, anche le cause a lungo non sono state chiare… «Aveva un dolore alla spalla, ma non capivamo. Era un atleta, faceva Ju Jitsu. Gli facemmo fare delle analisi, erano perfette. Poi, in un paio di settimane, è peggiorato. Ma quasi improvvisamente. So che la colpa è del fumo: passava tutto il giorno a “svapare” con la sigaretta elettronica. Era diventato un vizio». – intervista di lorenzo cascini, Gazzetta dello sport

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