Lo Slalom del 25 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 1 giorno a Atlético Madrid vs Inter

 

     

►  I DATI d’ascolto della Coppa Davis confermano il sorpasso sentimentale del calcio sul tennis. Lo share su Rai 1 per Italia-Spagna di domenica ha toccato il picco del 27 per cento. 

◇  Ettore Messina si è dimesso dal ruolo di capo allenatore dell’Olimpia Milano. Resterà in società, la squadra sarà affidata a Peppe Poeta. Daniele Dallera sul Corriere della sera ha scritto: Una squadra fatta male, l’ennesima creazione non riuscita, almeno a livello internazionale, lo scenario più interessante per una società come quella milanese che deve andare oltre i confini dello scudetto. È questa la grande colpa di Messina, la scelta degli uomini, dei giocatori, della copertura di certi ruoli: presi individualmente sono forti, ma non fanno e creano squadra.

 

   

I duelli si ripetono nella società sotto ogni forma

Denis Diderot

 

  

La manovra di Verstappen che annuncia il duello futuro

Quando finì la partita, l’arbitro si avvicinò a Karl-Heinz Rummenigge e gli chiese pure la maglia. Voleva portarla a suo figlio, ma gli aveva appena annullato il gol più bello tra quelli che non sono mai esistiti. Kalle aveva portato il suo piede più o meno dove negli anni Ottanta saliva Sara Simeoni. Teneva le braccia larghe come le ali di un uccello e nell’ultimo istante in cui saliva, o forse era il primo in cui scendeva, con la gamba destra altissima, tesa verso il cielo, diede un colpo con il piede alla palla, molto sopra la testa di un difensore dei Rangers Glasgow. Sbucò da quella nebbia e da quel fumo tipico degli stadi europei del tempo, ma il signor Volker Roth lo giudicò gioco pericoloso e non lo mise a verbale. Come andare davanti al cavalletto di Leonardo e cancellargli la Gioconda appena finita. 

Michel Platini invece ci rimase come quella statua del Canova, quella Paolina Bonaparte che se ne sta ignuda alla Galleria Borghese di Roma con la faccia poggiata alla mano destra, quando all’incirca un anno dopo si vede annullare un capolavoro della medesima stoffa: stop di petto, sombrero col destro a scavalcare Pavoni, diagonale al volo di sinistro nella porta dell’Argentinos Jrs in finale di Coppa Intercontinentale. Gioco pericoloso di nuovo. In effetti: pericoloso – lui e Rummenigge – come modello per tutti gli altri che non ci riescono. La faccenda più incredibile fra tutte è che pure quella volta l’arbitro era Volker Roth, un grossista di ferro e articoli sanitari nella Bassa Sassonia prima che cadesse il Muro. Avrebbe chiuso la carriera nel 1986 dando un rigore al Werder Brema contro il Bayern al 90° minuto di uno scontro diretto per il titolo, ultima giornata, per un fallo di mani controverso . Michael Kutzop era il miglior tiratore di Germania e lo sbagliò. È morto nove mesi fa, dopo essere rimasto a fare l’ad nella vecchia azienda di famiglia. 

Insomma. Ci sono capolavori che ufficialmente non sono mai esistiti, se non nella retina di chi la hi visti, e un altro lo ha segnato Max Verstappen a Las Vegas, ma glielo hanno annullato. Il GP di domenica scorsa resterà nei libri per la doppia squalifica alle McLaren, eppure prima che accadesse tutto questo Max si era inventato una manovra silenziosa, sobria, che merita più attenzione. Ci dice quello che potremmo vedere nelle ultime due corse, domenica in Qatar e poi Abu Dhabi. All’avvio della corsa, mentre Norris spingeva forte dalla pole, Max ha evitato la guerra lampo e ha scelto la pazienza: ha lasciato che Norris prendesse la traiettoria interna e lo chiudesse, strappandogli la linea pulita in frenata. Un gesto di potenza e nervi tesi. Verstappen non si è lasciato trascinare. Ha lasciato lo spazio e anche l’illusione di essere stato bravo a prenderlo. Ma lo ha costretto a esagerare, mandandolo dritto alla curva ,  troppo profondo, largo per eccesso d’impeto, quei due metri in più che hanno fanno perdere tempo, ritmo e autorità. 

È stato un mind game – così ha letto la scena The Race, una versione affascinante, così affascinante da spingere a dedicare una ventina di minuti per raccontarla. Va’ tu va’, avrebbe detto in buona sostanza Max a Lando, che io sbaréo [cit.]. Quella mossa di Verstappen a Las Vegas l’abbiamo guardata senza vederla. È rimasta schiacciata dal rumore della squalifica, dai titoli sulle penalità, dall’ennesima notte di caos in un circuito che nasce più come showroom che come pista. In quei primi tre secondi della corsa c’è forse un indizio preciso, l’indicazione che Max non ha più bisogno di forzare per vincere. Gli basta aspettare che siano gli altri a forzare. Norris ha 24 punti di vantaggio da gestire. Potrebbe non cascarci. Ma Verstappen ha già vinto. Sa come si fa e per giunta sa come si fa all’ultimo GP. Dentro la Red Bull lo chiamano un vantaggio nascosto, qualcosa che non appare nei grafici della telemetria. «Non sono uno showman; probabilmente non mi interessa poi così tanto» ha detto Verstappen alla fine della corsa. Senza sdraiarsi con la mano sotto il mento per una manovra che gli hanno cancellato, sta lì che aspetta le McLaren all’appuntamento. Di là dovranno passare. 

L’anomalia dell’usura McLaren e il sedile d’oro di Piastri

Oh, a quel punto tanto valeva restare su The Race a girovagare per vedere se casomai ci fosse qualcos’altro di così affascinante. C’è. Qui per esempio analizzano la doppia squalifica McLaren sottolineando un dettaglio sorprendente: il problema non riguardava i front skid blocks, che pare di capire di solito sia la zona più sollecitata della macchina, ma quelli posteriori. Un’anomalia che apre interrogativi tecnici su cosa sia andato storto. James Noble ricostruisce come funziona la McLaren 2025: la sua efficienza nasce anche dal fatto che la vettura lavora molto bassa sul davanti. Questo permette un assetto piatto, più carico aerodinamico e un’usura concentrata sulla parte anteriore del plank. Lo si vede persino dal sedile di Piastri, una sotto-trama meravigliosa. È un sedile d’oro, non per vezzo estetico, ma per necessità. Le front skids toccano così spesso l’asfalto che diventano incandescenti, e quel calore risale fino all’abitacolo, trasformando la monoposto in una stufa da 300 all’ora. Così Piastri corre seduto su uno strato di isolamento termico ricoperto di una foglia d’oro, coibentato.

Per questo la squalifica per usura eccessiva degli skid posteriori è inattesa. Noble esclude immediatamente i rumor circolati dopo il Brasile su presunti skid espandibili: oltre a essere stati già vietati dalla FIA nel 2023, sarebbero inutili perché renderebbero più facile consumare il materiale, non il contrario. L’organo federale, anzi, si è dotato di strumenti di misura molto più precisi [micrometri fino al millesimo di millimetro] aumentando i controlli e riducendo il margine d’errore.

Ma allora perché proprio a Las Vegas la McLaren ha sbagliato? The Race suggerisce due fattori: 1] La pressione competitiva. Con la Red Bull tornata minacciosa, la McLaren avrebbe iniziato a correre più bassa del solito per massimizzare il carico, essendo arrivata già al limite nelle gare precedenti, in Brasile le usure erano borderline, seppur legali. 2] una scelta di assetto specifica per Las Vegas: nel 2024 la McLaren aveva sofferto per problemi di temperatura gomme e usura all’anteriore. Per risolverli, avrebbero cambiato approccio – pare di capire [ma se sbaglio mi corrigerete] – regolando l’aerobilanciamento per alleggerire l’avantreno e caricare di più il retrotreno. Qualsiasi cosa significhi. Questo, però, avrebbe aumentato la pressione aerodinamica sul posteriore, abbassando la vettura sul fondo e portando a porpoising e usura in eccesso degli skid posteriori. Le prove libere spezzettate avrebbero impedito al team di accorgersene in anticipo. 

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I temi del giorno

   

La sottomarca della Superlega 

Adesso è tutta discesa. Comincia la seconda parte della fase campionato e le classiche del turno nel senso breriano del termine sono tre, due stasera [Ajax vs Benfica, Chelsea vs Barcellona], una domani [Liverpool vs PSV]. Altre quattro partite lo sono quasi: si incrociano vincitrici del passato contro ex finaliste. Una giornata piena di fascino e passato che si mette in moto sotto la nuova vecchia minaccia del futuro. A22 Sports Management, la società nata per sostenere il progetto moribondo della Superlega, ora ribattezzata Unify League, ha inviato alla UEFA una lettera di 18 pagine chiedendo che la loro nuova manifestazione sia pre-autorizzata entro otto settimane, sostenendo che — dopo tre sentenze favorevoli nei tribunali europei — non possa più essere bloccata. Secondo A22, continuare a rifiutare l’approvazione della nuova competizione significa violare il diritto UE alla libera concorrenza e rendersi responsabili di danni economici.

L’articolo di Matt Slater su The Athletic racconta la nuova offensiva legale e politica mettendo insieme diritto europeo, geopolitica del calcio e una ostinazione quasi ideologica. Il Real Madrid è la sola grande squadra rimasta a sostenere apertamente Unify, e Florentino Pérez ha alzato ulteriormente la posta. Ha già avviato una causa contro la UEFA. Sostiene che il club sia in credito di 4,5 miliardi di euro per le mancate entrate che la Superlega avrebbe generato. 

Il calcolo, come si intuisce,  è autocertificato, bizzarro e generoso. Se la Superlega fosse stata in grado di generare 4,5 miliardi di euro per il solo Real Madrid – figuriamoci per tutte le altre – sarebbe nata per davvero. Fu anche il mercato a bocciarla, non solo i governi nazionali dei paesi [Boris Johnson in testa] e la sollevazione popolare. 

Nel frattempo A22, per dimostrare quella che chiama “buona volontà”, ha ammorbidito il progetto: accetta il formato in tre tornei [Star, Gold e Blue] come Champions/Europa/Conference; 36 squadre e gironi da 18 squadre secondo ranking; qualificazione tramite i campionati nazionali, e non più una lega chiusa; governance condivisa con club, UEFA, giocatori; una piattaforma streaming che trasmetta le partite gratuitamente con pubblicità [questa è la mossa per tirare le folle dalla propria parte]. 

The Athletic sottolinea tuttavia le contraddizioni del progetto: mentre A22 invoca un modello più libero e gratuito, la UEFA sta vivendo anni di forte successo commerciale con la vendita dei diritti delle coppe europee. La tesi del magazine americano è che l’esempio del Mondiale per Club gratuito su DAZN non sia replicabile: dietro c’era l’investimento saudita da un miliardo. Insomma: ci risiamo. È cominciata la nuova fase di uno stesso braccio di ferro iniziato nel 2021: stessa battaglia, linguaggio diverso, obiettivi identici.

    The Champioooons 

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  Ajax vs Benfica

È una grande classica, il simbolo degli anni Settanta contro una grande del decennio precedente. la decima volta che si sfidano, il Benfica ne ha vinte appena due, ma entrambe in Olanda. La partita perfetta da vedere a novembre del Sessantotto: sei mesi prima in finale c’era l’ultimo Benfica forte di Eusébio, sei mesi dopo il primo Ajax di Cruyff. Quella di oggi è malinconica, fra le due squadre a zero punti. L’Ajax è nella peggior striscia europea della sua storia: sette sconfitte di fila, con 4 gol fatti e 22 subiti. Il Benfica ne ha perse 6 consecutive.

 un duello mai visto    Johan Cruyff vs Eusébio   ▥  Ci siamo persi una collisione di epoche e di filosofie. Ci siamo persi il pensiero in movimento di Cruyff contro la gravità di Eusébio. Il primo aveva quel modo di muoversi tra le linee tagliando in diagonale, quei tocchi che aprivano lo spazio dove prima non c’era nulla, con la sua capacità di far respirare la squadra con una scelta. L’altra aveva un modo di scattare che non era velocità ma decisione. Un tiratore micidiale. Un poeta contro un predatore, la scintilla creativa contro la forza elementare. Cruyff cercava la geometria perfetta, Eusébio la spezzava con un’intuizione. Sarebbe stato un duello tra chi disegna un mondo e chi lo attraversa per incendiarlo.

 Cosa succede in città      Di notte non si vola  ▥  L’aeroporto di Amsterdam-Schiphol sta progettando un piano per vietare voli notturni e jet privati entro la fine del 2025, così da ridurre l’inquinamento acustico e le emissioni di carbonio, in seguito a pressioni di residenti e autorità.  L’aeroporto mira a una chiusura quasi totale durante la notte, nessun decollo tra la mezzanotte e le 6 del mattino, nessun atterraggio prima delle 5. Si stima che la misura ridurrà di circa 10.000 il numero di voli all’anno. Il piano prevede anche l’eliminazione graduale e totale degli aerei più rumorosi, come alcuni modelli di Boeing 747-400.

 

 

    Galatasaray vs Union SG

Osimhen ha segnato in otto partite consecutive ma nel play-off mondiale perso dalla Nigeria contro la Repubblica Democratica del Congo è uscito alla fine del primo tempo piangendo. Un infortunio serio al tendine del ginocchio: fine anche del chiacchiericcio su mete possibili di mercato, addirittura a gennaio. 

 cosa succede in città      La soppressione dei cani randagi   ▥  Il governatore di Istanbul ha vietato il foraggiamento incontrollato dei cani randagi in luoghi pubblici come ospedali, scuole, aeroporti, luoghi di culto, parchi, aree gioco per bambini, citando rischi per la salute e l’ambiente. Si fa strada l’ipotesi dell’eutanasia. I sostenitori del provvedimento, tra cui il presidente Erdogan, citano la sicurezza pubblica e incidenti stradali tra le ragioni per la necessità di un’azione.L’opposizione – va da sé – si oppone. 

 

 

Bodo/Glimt vs Juventus

La Juve è volata sopra la linea del circolo polare artico e il gelo di Bodo è spesso un fattore in Europa: lo raccontò Francesca Milano tempo fa su Domani parlando della squadra che spaventa le avversarie con il buio. Ne sanno qualcosa la Roma e la Lazio. Il Giornale cita l’incubo norvegese per Spalletti dopo lo 0-3 di Oslo e Libero avverte: la Juve nella neve può solo vincere. La Stampa parla di rivincita per Spalletti, il Corriere della sera di ricerca della luce. Emanuele Gamba su Repubblica chiarisce che le strade sono ricoperte da una spessa coltre di ghiaccio e neve e il fattore ambientale un peso l’avrà, anche se a parlar solo di quello si rischia di far torto a una squadra che sa giocare a pallone meravigliosamente bene– 

 

  Napoli vs Qarabag

Rivista Undici dice che dobbiamo assolutamente guardare Neres e soprattutto che sarà interessante capire se la rivoluzione di Conte – e di David Neres e di Lang, visto che anche l’esterno olandese si è giovato del nuovo sistema di gioco – verrà consolidata nelle prossime settimane. Di certo, recuperare e rimettere al centro della scena un talento come quello del brasiliano, beh, potrebbe essere una mossa decisiva. Dopo l’infortunio di De Bruyne, in fondo, il Napoli aveva perso tantissimo a livello puramente creativo, era diventata una squadra prevedibile e monotona. Ecco, con questo Neres le cose possono cambiare, anzi sono già cambiate. Vedremo se la nuova veste degli azzurri continuerà a ispirarlo, a valorizzarlo, a metterlo nelle condizioni di essere determinante

La partita cade nel giorno del quinto anniversario della morte di Maradona, lo ha ricordato pure Antonio Conte in conferenza stampa. Dalla Spagna ne scrive El Mundo con una tesi — fortissima — sostenuta da Mariano Israelit, amico intimo di Maradona: nel suo nuovo libro El amigo de Dios afferma che la morte non è intervenuta per cause naturali, ma Diego sarebbe morto per colpa dei suoi medici e dal suo entourage, per negligenze gravi e una gestione irresponsabile della sua salute. Israelit accusa: Leopoldo Luque, medico personale negli ultimi anni; Agustina Cosachov, la psichiatra; e l’intero entorno che lo circondava, descritto come interessato solo al profitto Tra i punti più duri: Maradona avrebbe dovuto assumere una pastiglia per il cuore che il medico storico Cahe considerava indispensabile, ma secondo Israelit Luque non gliela somministrò, e l’autopsia lo confermerebbe. Il processo è stato annullato dopo che una delle giudici del tribunale, Julieta Makintach, aveva organizzato le riprese di un documentario intitolato Justicia divina. Il 17 marzo si dovrà ricominciare da zero.

Il pezzo di El Mundo insiste su come il mondo Maradonasia un vortice che corrompe tutto, anche i suoi stessi amici e collaboratori. Si parla di milioni di dollari scomparsi. Israelit sostiene che Diego, tornato dal Messico, parlasse di oltre 100 milioni. Intanto in Argentina i tributi si moltiplicano: i Gallagher di Oasis che gli dedicano Live Forever davanti a 85.000 persone; murales, riti popolari. C’è Dalma che produce un documentario [La hija de Dios], Claudia Villafañe che organizza pellegrinaggi turistici maradoniani in Italia; il progetto di un M10 Memorial davanti alla Casa Rosada, dove un giorno dovrebbero riposare le sue spoglie. È la storia di un mito eterno e di un uomo senza pace, inghiottito dal proprio stesso culto.

 cosa succede in città      Le Regionali   ▥  Roberto Fico ha vinto le elezioni regionali in Campania, ottenendo circa il 60% dei voti con il famoso campo largo, uno schema che Antonio Conte chiede pure ai suoi. 

 

  Chelsea vs Barcellona

C’è una discreta turbolenza interna al Barcellona, dove diversi giocatori hanno criticato i metodi di recupero tra infortunio e ritorno. Lamine Yamal, alle prese con una pubalgia, ha chiesto esplicitamente di non essere seguito dallo staff di Tous e di passare a un altro gruppo medico. Raphinha ha subito due ricadute nella stessa lesione muscolare: prima durante la sosta, poi nei giorni in cui stava rientrando per il Clásico. È stato un punto di svolta che ha fatto perdere fiducia allo spogliatoio nello staff sanitario. Alejandro Balde si è fatto male usando male un macchinario di palestra: secondo il racconto di diversi media spagnoli era stato suggerito un uso maldestro. È il risultato di un conflitto interno tra lo staff arrivato con Tous nel 2024 e quello vecchio che già lavorava con Xavi. Le due parti non si fidano l’una dell’altra e forniscono pareri medici opposti. Risultato: Flick ha dovuto scegliere di volta in volta chi ascoltare, anche su decisioni delicate. The Athletic racconta che un membro dello staff ha detto: «Il Barça è il club più autodistruttivo del mondo». Dopo le ricadute di Raphinha e l’ennesimo stop di Pedri, Flick ha chiesto la rimozione dello staff di Tous dalle operazioni-recupero. E lo spogliatoio si è rasserenato.

 specchi    Estêvão e Lamine Yamal   ▥   Il Guardian lo presenta come un grande confronto imperdibile fra due diciottenni, raccontando la loro crescita, le somiglianze tecniche e le differenze nel percorso, perché il Chelsea crede che Estêvão possa un giorno essere al livello della stella del Barça, forse superarla. Estêvão rifiuta i paragoni. Non vuole essere “Messinho”, odia le etichette, Ha già colpito in Premier, ha segnato un gol decisivo contro il Liverpool e ha mostrato lampi da fuoriclasse contro i Wolves. L’unico rischio: il fisico. Ha giocato solo 7 volte da titolare per evitare sovraccarichi. Marc Cucurella li conosce entrambi. Gioca con Estêvão al Chelsea e con Yamal in nazionale. Dice che tutt’e due vogliono sempre la palla, Yamal è più avanti per esperienza, ma Estêvão lo prenderà. Yamal ha un dribbling più creativo, passaggi che sfidano la logica, una visione totale. Estêvão ha un potenziale da numero 10, fantasia, efficacia negli ultimi metri, Il Guardian racconta che il Chelsea è impressionato dalla sua educazione e dal suo contesto familiare: Estêvão è figlio di un pastore, disciplinato e concentrato. La sensazione è che abbia la struttura mentale per reggere la pressione. Su Yamal girano allusioni a comportamenti più distratti Maresca ha recuperato anche Cole Palmer.

 un duello mai visto     Frank Lampard vs Bernd Schuster  ▥   Ci siamo persi un dibattito vivente su cosa debba essere un centrocampista. Lampard era al Chelsea una linea retta [2001-2014], con i suoi inserimenti un secondo prima degli altri, un tiro che non era mai un azzardo. Schuster era una curva [Barcellona 1980-1988]. Quando appare sulla scena degli Europei 1980 e gioca a Napoli con la maglia numero 6 della Germania contro l’Olanda, agli occhi di un quattordicenne – uno qualunque – ci sono due possibilità: o ti innamori di lui o del numero 5 che giocava con l’Olanda. L’alternativa: innamorarsi di tutt’e due [e pochi mesi dopo il 5 venne perfino a giocare bel Napoli]. Schuster era come un direttore d’orchestra seduto al centro di una tempesta. Era imprevedibile, anarchico e insieme lucidissimo. Metterli uno contro l’altro avrebbe significato opporre l’efficienza inglese alla magia tedesca-spagnola, il centrocampista che segna come un attaccante e quello che pensa come un trequartista nel corpo di un regista. L’algebra contro la poesia.
 

Cosa succede in città    Le lumache di Londra  ▥   È in corso una ricerca a livello cittadino per trovare una delle lumache più minacciate della Gran Bretagna, la piccola e pelosa German hairy snail lungo il Tamigi. La ricerca, descritta dagli esperti come una vera e propria corsa per il salvataggio di un mollusco affascinante e poco conosciuto, coinvolge conservazionisti e cittadini volontari.  È grande quanto l’unghia di un dito e si ritiene che i peli aiutino la lumaca a eliminare l’umidità, assicurando che la sua bava rimanga abbastanza appiccicosa da aderire alle piante e ai detriti scivolosi lungo il fiume. Sono cose. 

non ci posso credere   Lewandowski è come papà  ▥   Rivista Undici racconta che secondo un’indagine demoscopica, a Varsavia e dintorni, il centravanti polacco è il primo nome che i ragazzi e le ragazze citano come punto di riferimento al di fuori della sfera famigliare. La figura materna tocca il 45% delle ragazze e il 31% dei ragazzi. Il papà si attesta al 25% e al 29%. Al terzo posto ecco Robert Lewandowski: votato dal 5% delle ragazze e dal 26% dei ragazzi, praticamente come un padre aggiunto.

 

  Manchester City vs Bayer Leverkusen

Guardiola festeggerà la sua 100ª partita di Champions con il City — traguardo raggiunto solo da pochi allenatori inglesi prima di lui. La sua squadra ha vinto le ultime 13 partite casalinghe contro squadre tedesche, a gol siamo 49-13 [sono dati di Opta]. Il Guardian racconta però come la sconfitta a Newcastle abbia fatto emergere un lato insolito di Guardiola: la perdita di controllo, lo scatto d’ira verso un cameraman, la sensazione di una squadra che non domina più come prima. C’è un ambiente sotto pressione, dove ogni dettaglio – anche un gesto sbagliato a bordo campo – diventa un indizio di qualcosa che scricchiola. La scena – dice il Guardianha rivelato una frattura che va oltre il semplice nervosismo da risultato». Un momento di rabbia legato a un contesto più ampio: il City non è abituato a perdere così spesso, e Guardiola non è abituato a mostrarsi vulnerabile. Per questo la sua irritazione non era un incidente isolato, ma un sintomo di un equilibrio che si sta assottigliando. Il pezzo insiste sul fatto che dietro la cortina di controllo totale che ha definito l’era Guardiola, ora c’è una crepa nuova: Per la prima volta dopo anni, la macchina perfetta sembra rispondere agli urti con un rumore diverso dal solito

    Marsiglia vs Newcastle

Il Newcastle arriva a Marsiglia nel momento migliore della stagione: il successo contro il Manchester City ha riacceso la squadra di Howe, in Champions va meglio che in Premier League. Ha vinto tre partite di fila nel girone e non ha mai concesso un gol in questo mini-ciclo. Il barometro [o il termometro? O il goniometro? O il manometro? O il piedometro?] dell’esplosione offensiva è Anthony Gordon, cinque partecipazioni al gol tra reti e assist. Solo Osimhen ha fatto meglio, mentre Bruno Guimarães si sta rifacendo una vita come regista verticale. È l’elemento che metterà alla prova il sistema di De Zerbi, reduce da un 5-1 al Nizza, ma una sola vittoria in quattro partite in Champions, sei punti gettati da situazione di vantaggio. Il Guardian dice che ai tifosi del Newcastle è stato raccomandato di viaggiare con prudenza e cautela, Marsiglia è indicata come una città dagli alti rischi per i tifosi ospiti. 

 chi vedere    Mason Greenwood   ▥   Il Times racconta il ritorno da avversario di una inglese di Mason Greenwood, ormai uno dei migliori marcatori in Europa, ma ancora circondato da una scia di controversie che non si è mai completamente dissipata. È diventato capocannoniere della Ligue 1, decisivo a Nizza, considerato da De Zerbi un giocatore completo, goleador e creatore. Il Times ripercorre le tappe che lo hanno portato lontano dall’Inghilterra: l’arresto nel 2022 per stupro e violenza aggravata, le accuse ritirate nel 2023, la sospensione immediata da parte del Manchester United, la reazione pubblica al reintegro e la decisione finale del club di chiudere il rapporto. A Getafe prima e a Marsiglia poi, Greenwood è stato accolto con ostilità: insulti, contestazioni, prese di posizione politiche e sociali. Le ultime scintille si sono viste proprio nel derby con il Nizza, dove la sua esultanza polemica ha scatenato scontri a bordocampo e lanci dagli spalti. Il Times descrive De Zerbi come il principale sponsor umano e calcistico di Greenwood: lo ha chiamato appena arrivato, lo difende pubblicamente, e lo considera “di famiglia”. Eppure il Times adesso si domanda: quale club inglese potrebbe esporsi al rischio di tesserarlo, nonostante un rendimento da top europeo? Anche L’Equipe gli dedica una pagina e parla di impossibile perdono.

 un duello mai visto    Marius Trésor ve Alan Shearer   ▥  Ci siamo persi uno scontro di forze primarie. Marius Trésor [1972-1980] era un difensore che sembrava scolpito nella roccia, elegante come un libero antico, feroce come un centrale moderno. Anticipava più che contrastare, leggeva l’azione prima di intervenire. La sua forza era la calma: ti toglieva il pallone come se non avesse fatto altro nella vita [e in effetti faceva poco altro]. Alan Shearer [1996-2006] usava ogni cross come una minaccia, ogni palla vagante era un motivo per scatenare la sua furia. Il gol come diritto naturale. Vederli uno contro l’altro avrebbe significato assistere a una battaglia tra la difesa più nobile e l’attacco più diretto, il gesto che salva e il gesto che punisce.

 Cosa succede in città    La marcia contro la droga   ▥  Migliaia di persone hanno marciato sabato per denunciare il traffico di droga dopo un omicidio avvenuto la scorsa settimana. È stato ammazzato il fratello di un’attivista locale contro il narcotraffico, Fatah Zeitoun, fratello minore di Kenza. Aveva 22 anni, nessun precedente penali e si era da poco sposato. È stato ucciso a colpi di pistola nel quartiere di Bassens, era seduto nella sua auto. È stato trovato in un’area nota per essere un punto nevralgico dello spaccio. Una rappresaglia per le attività politiche e sociali del fratello.

 

 

Le immagini della giornata di ieri

  Il gol dell’Everton e quelli nei posticipi di serie A

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Le analisi

    

Il potere della Davis di farci tornare bambini

A mente fredda. Ripensandoci. Che poi – dopo – vengono sempre dei dubbi. Quella cosa della Coppa Davis che si diceva ieri, no? Quella cosa che in fondo la storia della Coppa Davis non si nutre di confronti fra numeri-uno, quando mai ci siamo messi a contare i top-10 che partecipavano? Gli eroi del 1976 citano i bei tempi di una volta, ma loro per primi l’hanno vinta contro una Svezia che non aveva Borg, contro avversarie che al massimo avevano un numero #21 [l’anziano John Newcombe], in un’edizione snobbata da Ilie Nastase [#3 al mondo]. La Coppa Davis si nutre di patite in cui le figure laterali si prendono il centro della scena e magari vincono annullando sette match point. 

Ecco. A mente fredda. Ripensandoci con calma. Ventiquattr’ore dopo, l’idea è sempre la stessa. C’è qualcun altro in giro che la pensa alla stessa maniera. Che bello non sentirsi matti. Alfonso Fasano su Undici ha scritto: Flavio Cobolli non è Adriano Panatta, non ancora quantomeno. L’auspicio è che arrivi a vincere più titoli di lui, ma di certo faticherà ad avere il suo impatto culturale. Eppure, eppure, se riguardiamo la partita che ha permesso all’Italia di vincere la Coppa Davis 2025, beh, le vibrazioni erano quelle di una Davis più antica, più epica, lontana dal nostro tempo

Emanuele Atturo su Ultimo Uomo aggiunge che l’assenza di Sinner ha responsabilizzato i giocatori rimasti. Chiunque abbia giocato dei tornei a squadre, anche in categorie infime, sa quanto è diverso il tennis quando si gioca un torneo a squadre. Quando si torna casa in macchina nel tramonto precoce di inizio novembre, nella malinconia dell’imbrunire la domenica pomeriggio, dopo una sconfitta. Il senso delle partite è molto diverso. Condividere lo stress mentale di uno sport così spietato può essere un sollievo; l’Italia era davvero una squadra e questo ha fatto la differenza, nel gestire la pressione, ritrovare energie, spronarsi a vicenda

Dunque. Perbacco. Questa Coppa Davis – perfino questa Coppa Davis – ha tratti da Coppa vera solita vecchia Coppa Davis. Fiuuu. 

Lo dicono addirittura finanche in Spagna, dove hanno perso e potrebbero essere presi dalla tentazione di dire bleah non ci sono più quei bei tempi di una volta [lo rileggeremo da noi alla prima finale persa]. 

Iñako Díaz-Guerra su El Mundo ha fatto tutto un paraustiello sulle sensazioni e le esperienze con cui sono cresciuti gli spettatori bambini nel paese. Dice per esempio che Miguel Indurain è uno dei colpevoli. Colpevoli scrive: esatto. Prima c’era Perico, con quel ciclismo che sembrava una telenovela interminabile; poi arrivò lui e trasformò l’epica in un documentario con cinque successi al Tour, come se conquistare il Tour fosse la gita di un dopolavorista ben allenato. In quel passaggio — dall’incertezza al dominio — la Spagna imparò, quasi senza accorgersene, la certezza della vittoria. Una sensazione nuova per i figli degli anni Settanta e Ottanta, cresciuti contando le medaglie olimpiche con le dita di una mano.

Da lì in avanti il mondo si rovesciò, ricorda Díaz-Guerra, tutto ciò che un tempo era straordinario divenne routine. Dal basket al calcio, da Nadal ad Alonso, da Márquez a Carolina Marín, la Spagna ha vinto tutto, ha vinto sempre, ha vinto così tanto che ha finito per perdere qualcosa di fondamentale: l’asombro, lo stupore, la felicità di rallegrarci con poco, scrive. Il presente è fatto da un Real Madrid che vince Champions a ripetizione, Santi Aldama che segna 29 punti in NBA e nessuno sobbalza, un posto dove si passa da Nadal ad Alcaraz, da Iniesta a Lamine come se fosse normale

È in questo paesaggio, scrive, che improvvisamente quattro volti quasi anonimi, che il 99% della popolazione non riconoscerebbe in ascensore, hanno risvegliato qualcosa di antico. Munar, Carreño Busta, Martínez e Granollers hanno fatto rinascere gesta di altri tempi, una fiammata di sorpresa pura, un viaggio nato in sordina e che si è trasformato in un ricordo destinato a durare. La finale persa – dice – riporta la Spagna a ciò che era quando si imparava lo sport come si imparano le magie. Non è stata la Davis del popolo ma la Davis del ricordo. Di ciò che siamo stati e di ciò che saremo sempre guardando una pallina: bambini. L’ha fatto la Davis. Questa Davis senza l’uno e il due. Come tante altre volte prima. 

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Discussioni

 

 

 con le scarpette di gomma dura   l’anniversario triste di Amorim

  Jamie Jackson sul Guardian racconta la sconfitta casalinga dello United con l’Everton caratterizzata da una prestazione povera, priva di idee, nonostante la superiorità numerica per più di 75 minuti. L’Everton ha vinto grazie al capolavoro individuale di Kiernan Dewsbury‑Hall e nonostante l’espulsione bizzarra di Idrissa Gueye per aver preso a schiaffi un compagno di squadra. Nonostante il 77% di possesso palla, lo United non ha creato abbastanza occasioni. Jackson sottolinea come la battuta d’arresto arrivi proprio nell’anniversario del debutto in panchina di Rúben Amorim.

 

 Il cuore pieno di paura   Copriamoci. Con il 3-5-2

  Pezzo molto interessante su Kickest, dove si descrive come dieci squadre su venti della Serie A abbiano fatto del modulo 3-5-2 un’abitudine sistemica — e in alcuni casi un vincolo culturale. Non sappiamo se sia mancanza di coraggio, di creatività, di interpreti adeguati o semplice mediocrità. Spesso si tratta soltanto di una guida per il non-possesso… mentre in fase di costruzione le traiettorie dei singoli possono variare drasticamente. Forse non si tratta di ossessione; forse… abbiamo solo scelto la via più facile.

Ultimo uomo qualche tempo fa ne parlò invece come di uno strumento tattico d’attacco reinterpretato: non più solo tre difensori e cinque uomini a presidio del centrocampo, ma un’organizzazione che può allargare le fasce, creare sovrapposizioni e giocatori centrali che si inseriscono nel cuore dell’area avversaria. Uno dei motivi per cui un sistema può improvvisamente tornare di moda … è che le squadre, che non sono più allenate ad affrontare quel particolare sistema proveniente da un’altra epoca, vanno in difficoltà.

 

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La Macchina del tempo 

 

Vent’anni fa moriva George Best

di corrado sannucci, Repubblica – 26 novembre 2005

È  finita questa lunga agonia, trentatre anni, perché George Best ha cominciato a morire quando a 26 anni, nel ’72, già aveva deciso di ritirarsi, soffocato dal proprio talento, braccato dal proprio successo, annoiato dalle donne che poteva avere nel suo letto, compresa la Miss Universo con la quale fu sorpreso da un cameriere impiccione che si rivendette subito la storia, precisando che su quel letto oltre a Best e alla donna c’erano sparpagliate anche 20mila sterline, circostanze delle quali George non ricordava nulla. Per non parlare poi del peso di dover ascoltare i moralisti, che in tutti questi anni gli hanno spiegato che cosa avrebbe dovuto fare con il suo estro, come essere un professionista del calcio, come risparmiare i soldi, come anche risparmiare il fegato trapiantato nel 2002, che ugualmente Best (ma tutti i moralisti hanno idea di cosa voglia dire avere un cognome così ed esserlo, il migliore, al tempo stesso?) ha voluto dissipare come tutto il resto e come spiegò nel suo leggendario (e ora tristemente premonitore) aforisma: «Ho speso una fortuna in macchine veloci, donne e sbronze: il resto l’ho sperperato». 

Ma non erano stati gli altri, per primi, ad arrendersi alla magia del suo tocco e alla sua bellezza infantile e filiforme, perché avrebbe dovuto farlo lui? Quando un talent scout del Manchester United andò a vedere questo ragazzino nordirlandese di 15 anni che giocava nel Cregagh Boys Club, corse subito alla Posta e mandò un telegramma a Matt Busby: «Ho visto un genio», e poi quando al suo secondo match con la maglia del Manchester (un 5-1 al Burnley ispirato da lui, nel dicembre ’63, con il suo primo gol) pretese di tornare a casa dopo la partita e glielo concessero, allora capì che tutto gli era permesso, che il dono che aveva ricevuto accendeva lo stupore di tutti e cancellava gli altri giocatori, e con lui era gente come Bobby Charlton e Law. 

Era il giocatore che Manchester aspettava da quando l’aereo si era schiantato sulla pista di Monaco nel ’58 uccidendo otto giocatori, era il giocatore che fu esaltato dalle prime dirette della Bbc, che poco dopo il suo arrivo avrebbe cominciato a trasmettere il Match of the Day, e le sue magie arrivarono in un istante in ogni angolo d’Inghilterra. 

Fu un’esplosione di meraviglia, che nutrì e fu nutrita dai cambiamenti degli anni ’60, così che si trovò a interpretare, applicata sul campo di gioco, la parte che altrove recitavano Mary Quant, Carnaby Street, i Beatles (e si tagliò i capelli a caschetto intorno al ’65, con i baffetti ricorderà un po’ Ringo Starr e un po’ George Harrison, fino a diventare appunto il “quinto Beatle”), i capelloni, il sesso, le droghe e l’alcool: una parte terribilmente pericolosa, dispendiosa, logorante per chi come lo sportivo ha bisogno di altri supporti, l’allenamento, l’autocontrollo, la disciplina, difficili da mantenere mentre il postino ti rovescia a casa migliaia di lettere di fan alla settimana, le offerte degli sponsor (e fu tra i primi a fare il testimonial, “Mangiate Cookstown Sausages”, le Best-sausages, le salsicce migliori), le proposte di mettersi in affari (e aprì un negozio di vestiti con Mike Summerbee, un giocatore del Manchester City). «Ma come volevo strafare in campo così volevo strafare fuori» ammise più tardi, rivedendosi seduto sul cofano della sua Jaguar, la sua macchina preferita, probabilmente per distinguersi da James Bond che guidava l’Aston Martin. 

È questa sua compenetrazione con la storia e l’epoca che gli guadagnano il diritto al paragone con Pelè, rispetto al quale non ha vinto nulla (‘solo’ una Coppa dei Campioni, due campionati inglesi, il Pallone d’ Oro del ’68), che lo avvicinano al Maradona che ha fatto scrivere volumi su calcio e rivoluzione, che lo accostano a Cruyff del quale aveva la movenza imprevedibile, che richiamano Garrincha, il dribbling stordente e per la tragedia alcolica di una vita. Di ognuno aveva qualcosa (e dentro c’erano anche un paio di Sivori e un po’ di Gascoigne) ma solo sulle sue spalle sono finite le attese, gli spasimi, i vizi di un’epoca: lo stupore del mondo per quel calcio giocato da dio non fu sufficiente per alleviarlo di quel peso.

 

 

 

  

Cinque anni senza Maradona

   Ho visto Maradona

  26 NOVEMBRE 2020  È morto come Kobe Bryant. Con una notifica che arriva sul telefono. Era più basso di Cruyff, ha segnato meno di Pelé, per molti non era il più forte, per tutti è stato il più grande. Ha fatto il gol dei gol e almeno altri trenta che sarebbero ciascuno il più bello nella carriera di chiunque altro al mondo. Ha vinto un Mondiale da solo, uno glielo ha negato il CT Menotti lasciandolo fuori squadra a 18 anni, un terzo un arbitro che si inventò un rigore per la Germania. Aveva il piede sinistro per incantare, il piede destro per camminare, la mano per colpire la palla di nascosto e sentirsi in missione per conto di Dios. È stato un cacciatore di taglie arrivato su un cavallo bianco a vendicare prima i torti di una nazione dopo una guerra persa poi quelli di una città del sud che si sentiva sbagliata. È stato il più grande individualista e il più grande uomo squadra. Aveva l’estro di pochi e i difetti di tutti. Aveva placche e bulloni nelle caviglie, gli occhi dietro la testa e il fuoco nel cuore. Aveva la gioia e la rabbia, la luce e lo zolfo. Aveva il numero 10 dietro la schiena e nessuno lo è stato più di lui. 

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 L’ultima volta che abbiamo visto il corpo di Diego

  27 NOVEMBRE 2020  Don Diego faceva il barcaiolo a Corner, nel Corrientes, prima di trasferirsi a Buenos Aires, tra le lamiere e lo spurgo di Villa Fiorito. Lavorava dalle 4 del mattino alle 3 del pomeriggio in un’azienda di macinazione. Donna Tota, sua moglie, la signora Dalma Salvadora Franco, a ora di pranzo fingeva di avere mal di stomaco, così da alzarsi da tavola e lasciare una razione in più di cibo a tavola per gli otto figli. Al quinto degli otto, il maschio arrivato dopo Maria Rosa, Rita, Elsa, Ana Maria, Claudia, il quinto prima di essere raggiunto da Hugo e Raúl, piaceva addormentarsi appoggiando la testa sulla pancia del suo vecchio, sentire sotto l’orecchio che da lì dentro saliva una specie di ton, ton, un ritmo rassicurante, come rassicurante è sempre per un bambino un ventre. 

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 La lezione di Diego su un aereo

  28 NOVEMBRE 2020  |  DI GIGI RIVA   A ciglio non ancora asciutto, voglio aggiungere due dettagli al tanto che è stato scritto su Maradona. Due episodi minori, non insignificanti però. Il primo del 1986. Lavoravo al Giorno, già mi occupavo di esteri. Il quotidiano mi spedì negli Stati Uniti per scrivere articoli sul baricentro del mondo che si spostava sul Pacifico: allora andava così nei giornali, bei tempi. Sul volo Milano-Parigi-New York c’era Maradona.

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Maradona, le donne, il femminismo

  1° DICEMBRE 2020  |  Il doppio storico traguardo per Frappart e Gama cade in coincidenza del gesto di Paula Dapena, giocatrice del Viajes Interrías, squadra della serie C spagnola, che ha rifiutato di rendere omaggio a Maradona durante il minuto di silenzio della partita giocata contro il Deportivo La Coruña. Si è seduta sul prato e ha voltato le spalle al mondo.

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Parole d’autore per Diego

  25 NOVEMBRE 2021  |  “Non mi importa di cosa Diego ha fatto della sua vita, mi importa di quello che ha fatto della mia” [Roberto Fontanarrosa]

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Oggi

 

 Lo Zecchino [della pallavolo] d’oro

La banda delle quattro nella Champions italiana

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Più egemone del tennis, più profonda del tennis è forse solo la pallavolo italiana, soprattutto nel suo movimento femminile. Non solo per il doppio oro olimpico e mondiale arrivato nel giro di tredici mesi ma anche per la capacità di far fronte a infortuni e indisponibilità. Una platea vasta con un serbatoio rassicurante: la Under-21 ha vinto i Mondiali in Indonesia in agosto, la Under-16 ha vinto gli Europei in Albania. I club avevano imposto il loro dominio sull’Europa ancora prima della Nazionale di Velasco. Quattro delle ultime sei edizioni della Champions sono state vinte da squadre italiane [tre a Conegliano, una a Novara], in tre si sono qualificate alla scorsa Final 4. 

Se non esiste al mondo un paese che può vincere la Coppa Davis lasciando fuori tutti insieme il numero #2, il numero #6 e il numero #26 al mondo, non esiste una Nazionale di pallavolo che possa permettersi di lasciare in panchina un braccio come quello di Kate Antropova, micidiale cannoniera della scorsa Coppa dei Campioni, riserva di Paola Egonu in azzurro. Eleonora Cozzari ha raccontato su Supervolley il giochino con cui Kate entra, sfrutta il suo talento e toglie a Egonu la pressione costante che si porta sulle spalle. 

Nelle partite che assegnavano le medaglie – ha scritto Cozzari – Egonu è stata a tratti devastante (l’ultimo punto con il Brasile è suo, come merito suo è praticamente il terzo set con la Turchia dove ha messo a segno ben 13 punti) ma a tratti poco incisiva (i primi con le sudamericane o nel tie break con la Turchia). Ed è allora che a prendere in mano la squadra c’ha pensato Antropova, che ha chiuso 25 punti con il Brasile e il giorno dopo è entrata in campo a metà del parziale che valeva la storia, il quinto, e ha spaccato la partita con il muro del 9-7. L’intuizione di Velasco ha permesso ad Antropova di crescere senza l’urgenza di dimostrarlo ogni volta. Egonu è ancora la prima scelta, ma questa Italia ha di fatto due opposte titolari, che a volte si danno il cambio, altre moltiplicano la forza

Le quattro squadre italiane più forti [Conegliano, Scandicci, Milano, Novara] cominciano oggi il cammino in Champions con la consapevolezza che nel girone d’andata ne è spuntata una quinta al loro livello in serie A1, Chieri, stessi punti di Novara al quarto posto, tre in meno di Milano ma in meno pure una partita. 

Le avversarie sono le solite. Le squadre turche. A loro ha dedicato un approfondimento Rachele Sangiuliano su Sky Sport Insider scrivendo che la Turchia vuole riprendersi l’Europa. Per capire la portata dell’ambizione basta guardare le panchine: Giovanni Guidetti è la colonna del Vakifbank dal 2008 e ha costruito un ciclo infinito vincendo sei Champions. Giulio Bregoli, alla sua prima esperienza sul Bosforo, guida l’Eczacibasi. Marcello Abbondanza è tornato sulla panchina del Fenerbahçe con una squadra costruita per vincere tutto grazie anche al prestigioso arrivo in regia di Alessia Orro.

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Le tre partite da vedere oggi

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È Alessia Oro ad aprire la Champions nella partita contro il Benfica. Giorgio Marota su Supervolley di agosto le aveva dedicato il servizio di copertina. 

Questo meraviglioso viaggio che è la vita, Alessia Orro ha deciso di compierlo con la valigia mezza vuota. È tipico di chi parte con l’idea tornare, di chi s’allontana senza rinunciare a priori all’obiettivo di riavvicinarsi, di chi cerca nuove esperienze purché non siano definitive. Ma anche di chi, con fiducia e ottimismo, lascia le sponde conosciute pensando che troverà altrove il necessario per riempire quel bagaglio. Alessia non sa ancora dove la condurrà questa nuova avventura al Fenerbahçe: si lascerà certamente travolgere dalle meraviglie del Bosforo, in una città che è per sua natura ponte tra due mondi, crescerà come donna e come professionista, e potrà pure godersi l’importanza di un contratto da superstar internazionale; si parla di 600 mila euro a stagione per due anni, oltre alla prospettiva di far parte di un dream team con Fedorovtseva, Vargas e tante altre campionesse. Anche se Narbolia resta la sua Itaca, cose turche attendono nella prossima stagione la miglior palleggiatrice italiana in circolazione. Avvicinandosi ai 27 anni, Orro deve aver capito che certi treni passano una volta e che sui binari di Milano cominciava a stare stretta.

  ore  17   su DAZN

Dopo due stagioni di lontananza e le altre due Coppe vinte [Challenge Cup, CEV Cup], Novara torna in Champions con Lorenzo Bernardi in panchina. Curiosamente la prima partita è nella stessa Lodz dove iniziò quello di un anno fa, ma al posto della LKS stavolta l’avversaria è la Budowlani, seconda in campionato. La sua stella è il martello svizzero Maja Storck, ex Chieri, Pinerolo, Vallefoglia e Talmassons. Storck è considerata il talento più esplosivo del volley svizzero degli ultimi anni. Grande elevazione e braccio velocissimo, istintiva, capace di tirare forte da ogni angolo, alta capacità di reggere volumi di attacco elevati, servizio aggressivo e imprevedibile, presenza emotiva forte, trascinatrice nelle partite calde: questo dicono in sintesi di lei i siti specializzati. 

  ore  18   su Sky Sport, DAZN

A sera, col calcio in campo, arrivano pure le campionesse in carica di Conegliano contro le turche dell’Ankara Zeren, iscritte al torneo con una wild card. Qui giocano due ex campionesse mondiali serbe [la centrale Maja Aleksic e la schiacciatrice Brankica Mihajilovic], oltre alla palleggiatrice che a lungo si è alternata in azzurro con Alessia Orro, quella Ofelia Malinov che dopo il 2022 ha avuto un periodo difficile.
  ore  20.30  su Sky Sport, DAZN

 


     

Guida allo sport in tv di oggi

 C’è pure la Virtus Bologna in Turchia

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