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#2 giorni a Italia-Germania, ottavi dei Mondiali femminili di volley
► I LUNGHI preliminari di Champions si sono conclusi con un bel po’ di sorprese e con la qualificazione per il girone di squadre che vengono dal Kazakistan, dall’Azerbaigian e da Cipro. Oggi il sorteggio dei calendari. Le squadre italiane sono Atalanta, Inter, Juventus e Napoli.
◇ Massimo Moratti è stato ricoverato in terapia intensiva per una polmonite.
◇ Compravendita. La Juventus non è mai stata così vicina al ritorno di Kolo Muani, Vardy è vicinissimo alla Cremonese, Hojlund è vicinissimo al Napoli ma non si muove ancora da Manchester [per il Corriere dello sport-stadio “si è arenata”], il Milan è sempre vicinissimo a qualcuno e poi se ne allontana. Anche con Conrad Harder pare stia finendo come con Victor Boniface e stamattina i giornali si dividono tra chi parla di Vlahovic come nuovo obiettivo e chi cita Nkunku. La Gazzetta parla anche di Dovbyk. “Il Milan si sveglia tardi” titola Repubblica.
◇ La Vuelta è finalmente di Spagna dopo tre tappe in Piemonte e una con arrivo in Francia. La cronometro a squadre di Figueres è stata vinta dalla UAE, ma è stato Jonas Vingegaard a riprendersi la maglia roja di leader della corsa. Oggi arrivo in salita in Andorra: sui Pirenei.
◇ Mattia Furlani ha saltato 8,30 nella finale di Diamond League, ma è stato battuto di due centimetri dallo svizzero Ehammer. Solo sesto Leonardo Fabbri, di nuovo alle prese con le sue altalene emotive in un grande evento: 21,47 nella gara vinta con 22,46 da Kovacs. Sesta pure Roberta Bruni nel salto con l’asta.
◇ Il tempo buio del Manchester United sembra non finire mai. Ieri sera è stato eliminato in Coppa di Lega da un’avversaria di IV Divisione, il Grimsby Town. È la terza volta in trent’anni che esce al secondo turno. Era successo nel 1995-96 contro lo York City [III Divisione] e di nuovo con l’MK Dons [sempre III Divisione nel 2014-15]. “Che ne sarà di Ruben Amorim?” si domanda il magazine The Athletic.
Ciò che è effetto di sola fortuna non si ripete due volte
Vincenzo Cuoco
Il mito stropicciato di Mourinho
Il vanto di José Mourinho è aver vinto dove altri non ci sono riusciti. Non tutte le Coppe sono uguali, non tutti i tituli si equivalgono. Aver vinto una Champions con il Porto non è come averla vinta a Milano, averla vinta a Milano non è la stessa cosa di Madrid, averla mancata a Madrid trova nella sua lettura del mondo una camera di compensazione nei successi sul Barcellona, aver interrotto quel dominio nella Liga.
E poi c’è Roma, ovviamente: ci sono le due finali europee, la Conference League portata a Trigoria, tutto l’amore seminato e raccolto in un Olimpico sempre sold-out. Tutto questo non si misura, eppure fa parte della costruzione di una carriera, meglio ancora se di un mito.
Cosa resta di tutto questo vanto è complicato da dirsi stamattina, alla vigilia del sesto sorteggio consecutivo per una Champions League senza di lui. Del suo mito rimangono intatte certe schegge che ogni tanto arrivano dalla Turchia nelle agenzie, quando per esempio dice che un arbitro eccetera eccetera, oppure quando risponde che non sa chi sia quel tale dirigente. Il solo Mourinho che possiamo riconoscere è quello che abbiamo già conosciuto. Quanto ne è rimasto?
Oggi i sorteggi: cosa aspettarsi
Tra pomeriggio e sera, mentre l’estate si spegne e le giornate si accorciano, arriva il secondo sorteggione del calendario unico. Paolo Condò l’ha analizzato alla vigilia sul Corriere della sera, mettendo in prospettiva partecipanti e favorite. Il panorama è questo: “I campioni in carica e il Barcellona del prodigioso Lamine Yamal si dividono la prima fila, con Liverpool e Real Madrid in seconda, Arsenal e Chelsea in terza, Bayern e speriamo un’italiana in quarta, visto che il Manchester City continua a subire gol che fanno pensare a una certa usura della filosofia di gioco di Pep Guardiola. L’Inter e il Napoli lotteranno, e un posto nelle prime otto è il loro traguardo: intendiamo i quarti di finale, più semplici da raggiungere evitando il playoff (l’anno scorso letale per tre italiane su tre). Dipenderà dal sangue fresco dell’Inter, che l’anno scorso esaurì nella leggendaria semifinale col Barça ogni energia, consegnandosi così alla figuraccia di Monaco. Dipenderà dal desiderio di rivalsa di De Bruyne, che ha lasciato il City non per scelta ma perché glielo hanno detto, e da quanto Antonio Conte consideri necessario il grande risultato europeo che gli manca”.
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra il capitombolo del Manchester United – in Francia il debutto della Nazionale agli Europei di basket – Anche in Spagna seguono l’esordio della squadra di Scariolo al torneo : in prima pagina con il titolo di apertura per Marca e per As. In Italia il calciomercato
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I temi del giorno
Com’è il nuovo film di Paolo Sorrentino
Più che a Scalfaro o a Mattarella, il Mariano De Santis che Paolo Sorrentino ha insediato al Quirinale potrebbe essere Francesco Cossiga, se è vero che nel film sua figlia Dorotea [ops] vuole regalargli un piccone per il compleanno. Ma come avverte Ugo Magri su La Stampa faremmo meglio a non cercare le verità storiche nei film. “Come in tutte le opere d’arte la verità storica a un certo punto sbiadisce e prende il volo la fantasia”. A registi e scrittori ogni tanto viene chiesto cosa ci sia di vero, di reale, addirittura autobiografico nelle loro opere, ignorando il dono più sincero che ci fanno, l’accesso alla loro parte più remota e inaccessibile: l’inventiva.
Il Leone alla carriera per Herzog, tifoso di Franco Baresi
Werner Herzog ha ricevuto il Leone alla carriera dalle mani di Francis Ford Coppola e oggi alla Mostra passa fuori concorso il suo Ghosts Elephants. Come Sorrentino ringraziò Maradona accanto a Fellini, ai Talking Heads e a Martin Scorsese dopo l’Oscar, Herzog dedicò un pensiero a Tonino Guerra e a Franco Baresi dopo il premio della poesia a Pennabili. Lo chiamò il suo amico istintivo. «Non ci siamo mai incontrati di persona – disse – ma la sua storia di persona che proviene da una famiglia contadina della campagna bresciana e di vero capitano che sapeva leggere la partita così come l’animo di ogni suo compagno di squadra è davvero unica. Non ci sarà mai nessun altro capitano come lui. Non farò un film su di lui perché Baresi è pura vita, e a volte la vita va vissuta sta da una parte, mentre il cinema sta da un’altra. Baresi è stato poeta dei campi di calcio, è radicato profondamente nella sua terra, così come lo era Tonino. Penso che sarebbe l’uomo giusto per bere un bicchiere di vino con me e Tonino».
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Interpreti
Il lavoro di Cori Gauff sul servizio
Qualcosa bisogna fare e qualcosa Cori Gauff ha fatto. Per venir fuori dai molti problemi che ancora incontra col servizio, ha chiesto aiuto a Gavin MacMillan, un esperto di biomeccanica, incaricato di rimodellare il suo servizio. Tempo fa bastarono alcune indicazioni di Andy Roddick per metterla sulla retta via. Tra gli US Open vinti nel 2024 e la primavera scorsa, prese lezioni di servizio dal gran battitore. Si fermò due giorni a casa sua e provarono, provarono, provarono. Il risultato più evidente fu una palla tirata a 199 km orari al torneo di Indian Wells. Bene, benissimo, tutto risolto.
Invece no, non era tutto risolto. Anzi. Questa nuova costruzione, questa nuova impostazione con un lancio della palla modificato, l’ha mandata fuori giri in un altro verso. Cercava l’ace a 200 all’ora e trovava il doppio fallo. A Montréal ne ha sommati 23 contro Danielle Collins [qui Ubitennis ha messo insieme un po’ di dati statistici sull’argomento]. La percentuale del 9% di errore sulla seconda di servizio è la seconda peggiore del circuito dopo Alicia Parks. Il coach Matt Daly ha perso il lavoro. Una decisione improvvisa. MacMillan ha cominciato il suo lavoro decostruendo le lezioni di Roddick – come racconta The Athletic. Basta tirare la palla a tutta, meglio concentrarsi sulla traiettoria e sull’effetto anziché sulla potenza.
Tutte le Cenerentole che non sono Cenerentole
In effetti le chiamiamo così per convenzione. Vengono dal nulla, hanno una wild card in tasca e ci stupiscono. È successo con la francese Louis Boisson nel torneo di casa al Roland-Garros: semifinale. È successo con la teenager Viktoria Mboko nel Masters 1000 di Montréal: titolo dopo aver superato quattro campionesse dello Slam. Sono storie che si presentano con i tratti della favola, una improvvisa ascesa verso la celebrità. C’è solo un problema – dice The Athletic – non è la vera storia.
La vera storia è fatta di fatica e di impegno in altri luoghi. Dove io nostro sguardo non arriva. Prima di avere una wild card per un grande torneo, le Boisson e le Mboko hanno sudato e faticato nel circuito inferiore, l’ITF World Tour. Sono tornei che offrono pochi premi in punti e impongono spesso viaggi dall’altra parte del mondo. Per alcune giocatrici rappresenta la loro dimensione, trascorrono lì un’intera esistenza. Per altre è un posto dove sviluppare un’attitudine alla vittoria che alla prima occasione potranno mettere in pratica più su.
L’effetto che fa Tsitsipas sui campi laterali
Quando Stefanos Tsitsipas riceve il foglio con la comunicazione dell’ordine del giorno, gli passa tra le mani il documento che certifica la distanza tra il passato e il presente. Ha vinto un Masters e ha giocato due finali dello Slam. A Parigi nel 2021 era avanti due set a zero su Novak Djokovic. Si fece rimontare. È rimasta la sua grande occasione smarrita. Proprio al Roland-Garros in primavera lo hanno mandato a giocare sul campo numero-6 e al primo turno di New York gli è toccato il campo numero-7 di Flushing Meadows. La classifica lo ha congelato poco dentro i primi-30 e la sua figura stilosa sui campi periferici “riflette bene il suo declino da contendente al titolo a uomo dimenticato” hanno scritto Matthew Futterman e Charlie Eccleshare su The Athletic.
I giocatori sono attenti e sensibili a questo genere di status. Due anni fa, non si sa se per spirito di servizio o per un attacco di ira, Holger Rune ha twittato una mappa che mostrava la strada per raggiungere il Campo numero-5 dove era stato dirottato. “A quanto pare – ha scritto la rivista americana – sia l’atmosfera sul Campo 7 sia la prestazione di Tsitsipas hanno superato le aspettative”. C’erano lunghe code per andare a vedere il greco contro il francese Muller. Lui deve essersi nutrito di quell’energia popolare e ha rimontato il set di svantaggio facendo 6-0 6-1 nel secondo e nel terzo, prima di chiudere al tie-break nel quarto. Ecco. Oggi lo hanno messo sul Grandstand.
Igor Protti, infanzia e malattia
➣ Igor, ci racconta quella cosa dei chiodi?
«Eh, avevo undici anni, era il 1978 e per i Mondiali d’Argentina era stato messo in commercio un pallone bellissimo, si chiamava Tango e costava un sacco. Lo chiesi al babbo, che mi disse: va bene, te lo compro se vieni con me al cantiere per una settimana.
Era muratore. Mi alzavo alle cinque di mattina, mi facevano portare il secchio con la calce, mica pieno, è chiaro, avevo imparato a guidare la gru con i bottoni. E a raddrizzare i chiodi che si levavano dalle assi, perché a quel tempo non si buttava via niente».
➣ Ci racconta la sua giornata?
«Cure e pensieri, può capire solo chi lo vive. Ma anche l’affetto di tanta gente: non lo avrei mai immaginato, non così. Ora so di avere sbagliato tante cose, di avere buttato troppo tempo in fesserie, in preoccupazioni, tutte cose che non contano. Vorrei dirvi di non fare come me: siate felici di ogni mattina vissuta in salute. Non pensate al futuro da immortali, ma al presente così bello e precario: non abbiamo altro, e dura niente. E fate prevenzione, fate sempre gli esami. Io forse ho aspettato troppo».
➣ Un atleta non dovrebbe reggere meglio l’impatto con la malattia?
«Mi guardo nudo allo specchio, ho perso 15 chili e mi sembra di essere invecchiato di vent’anni in tre mesi. Ma non posso farci niente, se non affidarmi ai medici e al cielo, tanto alla fine decide lui». – intervista di maurizio crosetti, la Repubblica
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Oggi
Alla Vuelta arrivano i Pirenei
Oggi è il giorno. Oggi è QUEL giorno. Oggi è il giorno nel quale si sente dire che non sapremo chi vincerà la Vuelta, ma sapremo chi la perderà. È uno dei topos che accompagnano il racconto del ciclismo, equivale nel calcio a quella cosa che «d’ora in avanti saranno undici finali» oppure al patto: lo spogliatoio ha fatto un patto per lo scudetto/la salvezza.
Oggi è il giorno e infatti As lo dice. La Vuelta arriva sulla cime di Andorra – Pirenei – e per giunta sono previsti fulmini e saette. Sarebbe dantesque, se fossimo da quest’altra parte del confine e della montagna. Purito Rodriguez prevede che su una salita eplosiva e corta ci saranno grossi distacchi. Sempre che il meteo estremo non induca a neutralizzare la tappa, e buona notte.
Alla prima salitona si presenta in maglia roja l’uomo che la maglia roja l’avrebbe comunque conquistata qui. Da qualche giorno in Spagna non fanno che parlare di una Vuelta segnata in partenza, la più squilibrata degli ultimi anni. Non ci sono avversari verosimili per Jonas Vingegaard. Anche la maniera in cui ha corso finora lascia poco spazio ai dubbi e alle illusioni, secondo Mundo Deportivo. Non vedono altri favoriti possibili né Pablo de la Calle per El Mundo né Jordi Quixano su El Pais. Ma se esiste una sola minuscola possibilità di mandare la trama della corsa da un’altra parte, quella minuscola possibilità passa dalla capacità di Juan Ayuso di attaccare in salita, subito, ora, oggi.
Lo ha scritto Rafa Carrasco sul quotidiano sportivo catalano dopo la cronometro a squadre vinta ieri dalla UAE. “Inizia l’altra Vuelta, quella di montagna. È arrivato per Ayuso il momento di dimostrare qualcosa”.
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Il mito dei Pirenei raccontato da Jacques Sedenteur
AGOSTO 2020 | Sui Pirenei a settembre ci vanno gli spagnoli. Portano la loro Vuelta fra le montagne povere come sul dorso di un asino, mentre noi francesi che ci siamo sempre andati a luglio, in piena estate, quando il sole è più sole che qua, ci arriviamo con la luce che di solito accompagna gli eroi e i loro cavalli bianchi.
Los Pirineos dicono loro. Les Pyrénées scriviamo noi. Sono strade che ci dividono o ci uniscono, la verità è sempre nell’occhio di chi guarda. Eppure per loro sono montagne maschili, vette virili d’autunno come un Banderas o un Javier Bardem, per noi sono femminili, sono le promesse tradite della bella stagione.
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