Ho visto un posto che mi piace, si chiama Mondo
Cesare Cremonini
► ARMAND DUPLANTIS detto Mondo ha battuto per la dodicesima volta il record del mondo di salto con l’asta. Sulla pedana di Stoccolma lo ha portato a 6 metri e 28 durante la tappa di Diamond League.
◇ George Russell ha vinto con la sua Mercedes il GP del Canada partendo dalla pole position. Dietro di lui Max Verstappen. Primo scontro fra le papaya e ne ha fatto le spese Lando Norris. Le Ferrari hanno lasciato di nuovo perplessi, solo poche ore prima l’equipaggio di Robert Kubica aveva invece vinto la 24 Ore di Le Mans.
◇ Tadej Pogacar ha vinto per la prima volta in carriera il Giro del Delfinato. Ultima tappa al francese Lenny Martinez. Il Giro di Svizzera maschile è cominciato con un successo di Romain Grégoire a Kuessnacht, quello femminile è finito con la vittoria finale di tappa e classifica per Marlen Reusser sempre a Kuessnacht.
◇ Lo statunitense JJ Spaun ha vinto gli US Open di golf succedendo a Bryson DeChambeau. Era in testa già dopo il primo giro. Ha chiuso con un solo colpo sotto il pare, due in meno di Robert McIntyre secondo e tre di Viktor Hovland terzo.
◇ La Nazionale maschile di pallavolo ha battuto anche l’Argentina, dopo aver perso l’altra notte la prima partita di Nations League contro la Francia
◇ Ai Mondiali di calcio dei club il Bayern ha battuto 10-0 l’Auckland, il PSG per 4-0 l’Atlético Madrid, il Botafogo per 2-1 il Seattle, Palmeiras e Porto hanno prodotto il secondo 0-0 del torneo.
◇ La Sampdoria già retrocessa e ripescata per i guai finanziari del Brescia ha vinto per 2-0 l’andata del play-out di serie B contro la Salernitana
◇ Agli Europei di scherma a Genova il più giovane azzurro Matteo Galassi ha vinto l’argento nella spada, medaglia di bronzo per Andrea Santarelli. Quarto posto per Mariella Valle nella sciabola femminile.
#19 giorni al Tour de France
Un volo da premio Nobel per la fisica
Nel più vecchio stadio olimpico ancora in piedi, dove nella storia dell’atletica leggera sono stati battuti 83 record del mondo, il ragazzo che proprio Mondo si chiama ha fatto l’ottantaquattresimo. La contabilità in effetti è un poco ballerina. Sono 83 per il sito dei Giochi, sono 70 per L’Équipe e sono 101 per la Conf-notai che separa le distanze olimpiche da quelle che non lo sono. La certezza è che qui Wilson Kipketer corse gli 800 metri in 1:41.73 nel 1997, qui Armand Duplantis è salito alla sua maniera sopra i 6 metri e 28 centimetri impugnando un tubo pieghevole. Tre anni fa aveva passato la stessa asticella ed era atterrato sullo stesso materassino passando 6,16, migliore prestazione all’aperto a quel tempo. In tre anni ha aggiunto 12 centimetri alla sua scalata e 12 sono i record del mondo. Con Elisabetta Caporale in RAI ha detto che si trattava di una fairy tale, un sogno, una favola, quella roba là, ma non bisogna sbrigare la faccenda con cinismo, era sincero, era commosso e sincero.
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6 AGOSTO 2024
Che altro è successo a Stoccolma
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Italia la nomina di Rino Gattuso cittì della Nazionale – In Spagna la sconfitta netta dell’Atlético Madrid ai Mondiali dei club – In Francia i Mondiali di judo – In Inghilterra le vicende di Lando Norris in F.1
Il Codice Gattuso
Quando Rino Gattuso decise di mettere per iscritto le sue memorie, fu quello il titolo. Se c’è Gattuso, esiste un codice con il suo nome. La dedica era già eloquente. “A tutti quelli che si rivedono in me, perché io sono uno di loro”.
La costruzione del personaggio Ringhio è stata sempre coerente con tutto questo. Il ragazzo puro e duro, i valori di una volta, la maglia sudata, la spontaneità, la schiettezza, il dodicenne che scappava dalle costrizioni della scuola e andava a vendere il pesce in piazza per comprare il Super Tele ed essere felice. Il Codice Gattuso prevede che un allenamento non si debba saltare “nemmeno se viene il terremoto” [nell’autobiografia è scritto in dialetto calabrese] e che non si scordano i Mastro Totonno incontrati lungo la strada. Dicesi Mastro Totonno il primo allenatore, “non era quello che si dice un genio della tattica. Anzi per essere onesti, pur con tutto il bene che gli voglio, di calcio ne capiva proprio poco. Però gli devo riconoscere un merito indiscutibile nella mia formazione sportiva: mi ha insegnato che nel calcio, come nella vita, la soluzione giusta è quasi sempre la più semplice”.
Chi gioca e chi aspetta: lo spettacolo del PSG
4-0 Tutta questa maestria, tutta questa superiorità del PSG sul povero Atlético Madrid si è manifestata allo stesso modo delle più recenti esibizioni. Luis Enrique fa girare il pallone e alla fine ne rimani stritolato. Stavolta il possesso della palla ha raggiunto il 74 percento del tempo, i passaggi sono stati 818 contro 276, con 16 tiri in porta e non tanto per tirare, 16 tiri in porta di cui 11 erano nello specchio, una sessantina di incursioni nell’ultimo tratto di campo e l’esagerazione di 37 tocchi di palla nell’area di rigore avversaria.
Le prossime partite
Stasera c’è il primo pezzo di Italia ai Mondiali e siede sulla panchina del Chelsea. Ha 45 anni, da noi sarebbe ancora un giovane che può aspettare la sua occasione, invece in Inghilterra Enzo Maresca si è formato nello staff di Pepe Guardiola, alla sua prima esperienza da capo allenatore ha riportato il Leicester in Premier, alla seconda ha vinto una coppa internazionale.
Corriere della sera: “Inter, un’anima da ritrovare” – Diciotto giorni dopo la batosta di Champions i nerazzurri ripartono dal Mondiale per club Chivu: «Questa squadra non cerca colpevoli».Il nuovo allenatore lancerà con il Monterrey gli ultimi arrivati Luis Henrique e Sucic ➔ Paolo Tomaselli ha scritto: “Stretta fra un western classico in cui conta solo l’ultimo colpo e un film surreale di Woody Allen, l’Inter prepara a due passi da Hollywood la sua terapia di gruppo: giocare appena 18 giorni dopo la debacle di Monaco può essere la medicina giusta per ritrovare subito quell’anima che è mancata inspiegabilmente (o meglio, senza che nessuno abbia dato vere spiegazioni) nella notte più importante”.
Il più folle US Open di golf degli ultimi anni
La fama ci mette un attimo a guastarsi. Prendiamo Oakmont, il campo degli US Open di golf finiti nella notte. Quattro giorni fa era considerato il campo più difficile d’America su cui giocare il Major più difficile dell’anno. Stamattina ci siamo svegliati e – oplà – il campo di Oakmont è troppo, è stato decisamente troppo stavolta. Lo US Open è arrivato su questo percorso in Pennsylvania per la decima volta nella storia, un record, e adesso il mondo del golf sta discutendo della “domenica particolarmente movimentata” che ha dato la corona al “poco conosciuto JJ Spaun, al primo Major”.
Le immagini della giornata di ieri
Per la Mercedes di Russell una vittoria alla Fabietto Schisa
E per Kimi Antonelli l’epifania definitiva
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Toto Wolff non si è disunito
Per Russell una gara da 10, che è anche la somma della sua vittoria numero 4 e la sua pole numero 6. Si continua a parlare troppo poco di questo pilota, molto dotato sia nella guida che nella testa. George ha costruito la gara sin dal sabato, quando ha centrato una pole position inattesa. La partenza bruciante e la gestione dei 70 giri, con Verstappen che lo ha braccato per l’intero Gran Premio, hanno messo in luce tutte le sue qualità. La macchina ha fatto il resto, e di questo va dato merito a Toto Wolff e a tutto il team Mercedes che ha lavorato in silenzio, senza mai disunirsi o polemizzare quando i risultati non arrivavano o quando entrambe le monoposto avevano chiuso a zero punti.
Con il doppio podio del Canada, la Mercedes è arrivata a quota sei e in classifica costruttori si riprende quel secondo posto che era stato suo dalla seconda gara fino allo scorso Gran Premio. E il terzo posto di Antonelli ha completato il trionfo, ma Andrea merita un cilindro tutto suo.
Ciao Bardet, ci porti via un altro pezzetto di ciclo-ricordi
Corpo di mille balene, direbbe a questo punto il marinaio Braccio di Ferro. Che fine ha fatto il cuore, che fine ha fatto tutto quel romanticismo che il ciclismo ci ha contrabbandato attraverso i suoi nobili cantori. Romain Bardet sceglie il Giro del Delfinato per mettere fine alla sua carriera, sceglie di lasciare con la sua corsa preferita, e nessuno che lo lasci andar via per vincere una tappa, prendersi i fiori sul palco, salutare la folla. Due volte ha tentato di scappare dal gruppo durante questa settimana, due volte sono andati a riprenderlo perché la corsa è corsa, la maniera migliore di rispettarlo fino all’ultimo km, era trattarlo con cinismo. Ci ha provato alla fine sul Col de la Madeleine, lui dice «non so se sia stata una mossa disinvolta o forse più disperata. Ma quando puoi divertirti, devi cogliere il momento. Andare in testa alla corsa è stato anche un modo per ringraziare tutti per l’affetto che ho ricevuto, sia questa settimana sia nel corso degli anni».
Buon ritiro allora, buona vita con il tuo Master in gestione aziendale, gli augura Escape Collective scrivendo con Kit Nicholson che probabilmente i suoi pantaloncini marroni vivranno per sempre nella memoria collettiva degli amanti di questo sport. Non è stato un collezionista seriale di vittorie, undici in tutto. È arrivato poulidorescamente secondo per 41 volte e terzo in altre 32 occasioni. Infatti così lo chiama Le Figaro per l’ultimo tributo, il Poulidor del XXI secolo. È stato per diversi anni uno dei corridori preferiti da Gianni Mura al Tour, non solo per il secondo posto del 2016 e il terzo nel 2017 in due edizioni marchiate a fuoco da Chris Froome, ma anche per il suo rifiuto di portare gli auricolari in corsa, le famigerate oreillettes. Mura gli diede la tessera numero due del partito degli oppositori. La numero uno era la sua.
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La maglia gialla di Bardet. Quando non ci pensava più
Romain Bardet si era stancato di salire su una bici e andar su e giù, su e giù per la Francia, su e giù per l’Europa, su è giù tra la storia e le aspettative di un paese che non vince il Tour da 40 anni. Un anno e mezzo dopo quel romantico di Thibaut Pinot, un altro pilastro della generazione 2010, qualche giorno fa ha detto a L’Équipe che questo sarebbe stato il suo ultimo Tour, che fatica smettere, certe volte che fatica andare avanti, ma lui ha deciso. Ha guardato il calendario e ha scelto il Delfinato del 2025 come sua ultima corsa. La sua preferita | Segue qui
30 GIUGNO 2024
Joan-Benjamin Gaba
Il PSG ha fatto quattro gol all’Atlético Madrid, eppure sulla prima pagina de L’Équipe c’è stamattina – anema e core – Joan-Benjamin Gaba, 24 anni, di origine togolese e martinicana, nato nella piana di Versailles, in un posto di edilizia popolare [Le Chesnay-Rocquencourt] dove hanno la loro sede principale di pompieri di Parigi. Non è comodo farsi ogni volta 17 km prima di spegnere un incendio, ma sapranno il fatto loro. Gilbert Bécaud si comprò una casa fra queste strade settant’anni fa, con un giardino e un piccolo parco, era il luogo dove riceveva amici e parolieri, dove compose alcune delle sue 400 canzoni tra cui Nathalie e Et maintenant.
La vita ecologica e militante di Marlen Reusser
Con i suoi 33 anni e 265 giorni, Marlen Reusser è diventata la più anziana vincitrice nella storia del Giro di Svizzera. Tre anni fa Lucinda Brand ce l’aveva fatta a 32 anni e 351 giorni. Ha battuto Demi Vollering di 36 secondi e Katarzyna Niewiadoma di 1 minuto e 56.
È abbastanza riduttivo pensarla solo come una ciclista. Reusser ha studiato violino fino a 16 anni e ha fatto politica da ragazza, presidente dei Giovani Verdi nel suo cantone, candidata al consiglio comunale di Berna.
Guida allo sport in tv di oggi
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