Chi gioca e chi aspetta: lo spettacolo del PSG
4-0 Tutta questa maestria, tutta questa superiorità del PSG sul povero Atlético Madrid si è manifestata allo stesso modo delle più recenti esibizioni. Luis Enrique fa girare il pallone e alla fine ne rimani stritolato. Stavolta il possesso della palla ha raggiunto il 74 percento del tempo, i passaggi sono stati 818 contro 276, con 16 tiri in porta e non tanto per tirare, 16 tiri in porta di cui 11 erano nello specchio, una sessantina di incursioni nell’ultimo tratto di campo e l’esagerazione di 37 tocchi di palla nell’area di rigore avversaria.
Uno scenufregio che è stato anche fisico: “Il caldo di Pasadena – si legge su L’Équipe – non sembra aver avuto effetti negativi sul centrocampo parigino, il cui titolo di migliore reparto al mondo è sembrato innegabile nelle ultime settimane. Guardando i giocatori dell’Atlético Madrid ansimare dopo venti minuti, veniva da chiedersi quale delle due squadre fosse arrivata fino in fondo in tutte le competizioni giocate finora”.
Scrive Loïc Tanzi che nel momento in cui ci si domanda chi fra Doué e Dembélé meriterebbe di più il Pallone d’oro, viene da chiedersi allora dove mettere Neves, Vitinha e Fabian Ruiz, “ma anche solo doversi porre la questione significa riconoscere che sono attualmente tra i migliori calciatori al mondo”.
L’Équipe fa notare che il PSG ha vinto pure un’altra partita, più improbabile, quella del tifo e della simpatia.
“La California ha una grande popolazione ispanofona, e non sarebbe stato fuori luogo che il magnifico Rose Bowl di Pasadena, seppur datato ma dal fascino intatto, fosse stato dipinto di rosso e di bianco. Anche in questo campo, il Paris-SG se l’è giocata e ha vinto. Le maglie dei parigini erano ovunque, numerose e varie. Ce n’erano parecchie, ma il blu risaltava quasi quanto il cielo e un sole generoso conferiva alla partita un’atmosfera soffocante, in questa conca circondata da colline”.